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Bretagne (nave da battaglia)

nave da battaglia francese
Bretagne
Bretagne (1916) - raster.jpg
La Bretagne dopo gli interventi dei primi anni venti
Descrizione generale
Civil and Naval Ensign of France.svg
TipoNave da battaglia
ClasseBretagne
ProprietàMarine nationale
Ordine1º maggio 1912
CantiereArsenale di Brest
Impostazione1º luglio 1912
Varo21 aprile 1913
Completamentosettembre 1915
Destino finaleAffondata il 3 luglio 1940 durante la distruzione della flotta francese a Mers-el-Kébir, recuperata e in seguito demolita.
Caratteristiche generali
Dislocamento23 230 tonnellate
Stazza lorda25 000 tsl
Lunghezza164,9 m
Larghezza26,9 m
Pescaggio9,8 m
Propulsione24 caldaie Niclausse e 4 turbine Parsons a presa diretta; 4 alberi motore (29 000 shp)
Velocità21 nodi (40 km/h)
Autonomia4 700 miglia a 10 nodi (8 700 chilometri a 19 km/h)
Equipaggio1 124/1 133
Armamento
Armamento
  • 10 cannoni Mle 1912 da 340 mm
  • 22 cannoni Mle 1910 da 138 mm
  • 4 cannoni Mle 1902 da 47 mm
  • 4 tubi lanciasiluri sommersi da 450 mm
  • 30 mine navali
Corazzatura
  • cintura: 180-270 mm
  • ponte interno: 40-48 mm
  • ponte di coperta: 40-70 mm
  • barbette: 248-270 mm
  • torri: massimo di 400 mm (fronte), minimo di 72 mm (tetto)
  • torre di comando: 300 mm
Note
Dati riferiti all'entrata in servizio

Fonti citate nel corpo del testo

voci di navi da battaglia presenti su Wikipedia

La Bretagne è stata una nave da battaglia appartenente alla Marine nationale, prima ed eponima unità dell'omonima classe di dreadnought e così chiamata in onore della regione francese. Fu varata nell'aprile 1913 dall'arsenale navale di Brest e assegnata alla 1ª Divisione corazzate.

Non partecipò ad alcuna azione durante la prima guerra mondiale e nel corso degli anni venti fu oggetto di lavori e modifiche due volte. Nella seconda metà degli anni trenta, mentre prestava servizio nell'Oceano Atlantico, fu dotata di un completamente nuovo apparato motore, ma in generale rimase un'unità di modesto valore bellico. Al principio della seconda guerra mondiale effettuò un viaggio sino in Canada per depositarvi parte delle riserve auree francesi, quindi rientrò a Tolone e poi ad Alessandria d'Egitto, prima di spostarsi a Mers-el-Kébir il 20 maggio 1940. Qui fu affondata il 3 luglio, con gravi perdite in vite umane, quando la Royal Navy decise di attaccare la ex-alleata Marine nationale pur di impedire un'eventuale collaborazione con gli italo-tedeschi.

CaratteristicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: classe Bretagne.

La nave da battaglia Bretagne formava con la Lorraine e la Provence la classe omonima, che si rifaceva ampiamente alla riuscita classe Courbet di dreadnought: la costruzione di quest'ultima, però, tenne occupati gli scali francesi più a lungo del previsto, ritardando il programma di ammodernamento della flotta da battaglia della Marine nationale.[1] L'unità presentava una lunghezza alla linea di galleggiamento di 164,90 metri (166 metri fuori tutto), una larghezza di 26,90 metri e un pescaggio a pieno carico di 9,80 metri; il dislocamento a vuoto ammontava a 23 230 tonnellate e la stazza lorda era equivalente a 25 000 tonnellate. L'equipaggio contava 1 124 o 1 133 tra marinai, sottufficiali e ufficiali.[2]

L'armamento principale aveva conosciuto un incremento di potenza rispetto alle Courbet. Era formato da dieci cannoni Modèle 1912 da 340 mm con canna lunga 45 calibri (L/45), accoppiati in cinque torri disposte due a prua sovrapposte, due a poppa sovrapposte e una a mezzanave. Questi pezzi impiegavano proietti perforanti dal peso di 576 chili, capaci di raggiungere una velocità iniziale di circa 800 m/s.[3] Tuttavia l'alzo di appena 12° consentiva una modesta gittata di 14 500 metri circa.[2] La potente dotazione offensiva era completata da ventidue cannoni Modèle 1910 da 139 mm L/55, distribuiti in casematte sulle due murate dello scafo (undici ciascuna), da quattro pezzi Modèle 1902 da 47 mm L/50 in funzione contraerea e (come era normale per le navi da battaglia di inizio XX secolo) da quattro tubi lanciasiluri da 450 mm posti al di sotto della linea di galleggiamento.[4] Infine erano trasportabili sino a trenta mine.[2]

La corazzatura aveva subito alcuni alleggerimenti locali e, per la prima volta, era stata coadiuvata da paratie stagne longitudinali che però, spesse appena 8 mm, non avevano la robustezza necessaria. La cintura era spessa 270 mm nella parte centrale, dove si trovavano i magazzini delle munizioni e i macchinari; rastremava verso prua e poppa a 180 mm, stesso valore riscontrabile nella fascia superiore. Qui si connetteva al ponte di coperta, che nella regione di mezzanave era spesso tra i 40 mm e i 70 mm, mentre a prua si assottigliava sino a 30 mm. Il ponte interno variava tra i 40 mm e i 48 mm. La massiccia torre di comando era placcata con lastre d'acciaio spesse 300 mm.[3] Le torri d'artiglieria avevano tutte corazzature laterali da 152 mm e superiori da 72 mm, ma solo quella centrale presentava protezioni frontali spesse 400 mm: le torri estreme di prua e poppa erano dotate di piastre da 340 mm e quelle sopraelevate (le numero 2 e 4) da 250 mm. Anche le barbette erano diverse: per le torri 2, 3 e 4 presentavano un guscio corazzato da 270 mm, per le torri 1 e 5 da 248 mm.[2]

Il sistema di propulsione era costituito da ventiquattro caldaie Niclausse e da quattro turbine a presa diretta Parsons, a ciascuna delle quali era vincolato un albero motore con elica. Era erogata una potenza totale di 29 000 shp, il che consentiva una velocità di punta di 21 nodi.[3] Il carburante per le macchine ammontava a 2 680 tonnellate di carbone e 300 di olio combustibile, i cui fumi di combustione erano espulsi attraverso due fumaioli.[2] L'autonomia massima era pari a 4 700 miglia (circa 8 700 chilometri) se si manteneva una velocità di 10 nodi.[4]

Servizio operativoModifica

La nave da battaglia Bretagne fu ordinata il 1º maggio 1912 dal Counseil Supérieur de la Marine. Fu impostata il 1º luglio dello stesso anno nell'arsenale navale di Brest e il suo varo avvenne il 21 aprile 1913; fu completata nel settembre 1915.[2] Fu effettivamente incorporata nella Marine nationale solo il 10 febbraio 1916, dopo una crociera di messa a punto e prove in mare aperto: nel dettaglio fu integrata alla 1ª Divisione corazzate, a sua volta parte del 1º Squadrone da battaglia.[3]

 
Le prove di tiro durante la messa a punto finale

Entrata in servizio nel pieno della prima guerra mondiale, la Bretagne non vide alcuna azione sebbene nel tardo 1916 fosse stata distaccata nel Mar Mediterraneo: operò nei porti meridionali dell'alleato Regno d'Italia per tenere la k.u.k. Kriegsmarine imbottigliata nel Mare Adriatico, ma non sparò una sola granata contro obiettivi nemici. Nel novembre 1918 rientrò alla base navale di Tolone, dove dal giugno 1919 all'ottobre 1920 fu sottoposta a un ciclo di revisione e ammodernamento.[3] Per prima cosa l'alzo delle torri con i pezzi da 340 mm fu incrementato a 18° e la gittata crebbe a 18 000 metri, quindi l'albero prodiero dietro la sovrastruttura fu rimpiazzato da uno a tripode più basso e i fumaioli furono resi più slanciati. Si procedette poi a rimuovere quattro pezzi da 139 mm e ad aggiungerne altrettanti del tipo Modèle 1908 da 75 mm L/63 contraerei, che furono piazzati sul ponte.[2] La Bretagne riprese il mare nel maggio 1921, passò nell'Oceano Atlantico e quindi navigò sino a Le Havre, dove partecipò a una rivista navale a giugno; sostò un paio di mesi nel porto prima di percorrere la rotta inversa e fermarsi a Tolone in settembre.[3] Nel maggio 1924 la Bretagne fu nuovamente oggetto di miglioramenti, che riguardarono l'apparato motore (quattro caldaie convertite all'alimentazione a olio combustibile), la corazzatura (rimozione di una piccola porzione di cintura prodiera) e la dotazione offensiva (le torri principali furono modificate per consentire un alzo di 23°), completati per il settembre 1925.[2] Continuò a essere stanziata a Tolone, il cui arsenale la dotò a metà 1927 di ventiquattro mitragliatrici Hotchkiss Mle 1914 da 8 mm; ridislocata nell'Atlantico, tra 1931 e 1934 la Bretagne visse la ricostruzione più radicale, dettata dai cambiamenti tecnologici nella tecnica navale.[3] Posta in bacino di carenaggio a Brest, scambiò le vecchie caldaie Niclausse con sei altre tipo Indret (alimentate esclusivamente a olio combustibile, la cui scorta di bordo ammontò a 2 600 tonnellate) e le turbine a presa diretta con turbine a ingranaggi Parsons: la potenza erogata crebbe a 43 000 shp, ma la velocità migliorò solo marginalmente passando a 21,4 nodi. Riguardo l'armamento, furono sbarcati altri quattro cannoni da 139 mm, i tubi lanciasiluri, tutti i pezzi da 75 mm e furono installati otto cannoni Modèle 1922 da 75 mm L/50 contraerei su affusto individuale, quattro pezzi Modèle 1925 da 37 mm L/50 per una difesa a medio-breve raggio e quattro mitragliatrici pesanti Hotchkiss Mle 1929 da 13,2 mm.[2]

Conclusa la ricostruzione, la Bretagne fu assegnata al 2º Squadrone operante nell'Oceano Atlantico nel 1934; due anni dopo si spostò nei porti dell'Africa Occidentale Francese. Dall'agosto 1936 all'aprile 1937 fu inserita nella pattuglia di non-intervento, costituita d'emergenza allo scoppio della guerra civile spagnola. Nel settembre 1939, al momento dell'invasione tedesca della Polonia, si trovava ormeggiata a Tolone, in seno al 2º Squadrone appartenente alla flotta d'alto mare; previstone l'impiego, la marina completò tra il dicembre 1939 e il marzo 1940 la revisione completa della corazzata.[3] L'11 marzo la Bretagne salpò diretta ad Halifax, dove scaricò circa 61 tonnellate delle riserve auree francesi;[2] quindi prese la rotta inversa e il 22 si fermò a Mers-el-Kébir. Prese in consegna un convoglio che riaccompagnò a Tolone, toccata il 10 aprile, e ripartì poco dopo con destinazione Orano, raggiunta il 18 aprile. Nei giorni seguenti levò le àncore e navigò verso est, fermandosi il 3 maggio ad Alessandria d'Egitto per collaborare con la Royal Navy: in realtà i preoccupanti sviluppi della guerra in patria fecero sì che gli alti comandi della marina ordinassero di rientrare alle basi in Francia o Africa; la Bretagne partì in gran fretta il 20 maggio e una settimana dopo entrò nella rada di Mers-el-Kébir.[3]

 
L'ultima immagine della Bretagne, in fiamme e mancata di misura da una granata britannica

All'inizio del luglio 1940 la Force H britannica si presentò in forze al largo della città. Il Primo ministro Winston Churchill nutriva grande preoccupazione che la Marine nationale potesse risolversi a cedere le sue navi all'Asse italo-tedesca o addirittura collaborare attivamente a supporto di Regia Marina e Kriegsmarine. Il viceammiraglio James Somerville ebbe dunque istruzioni di porre un ultimatum alla flotta francese riunita a Mers-el-Kébir: seguire la Royal Navy nei porti britannici e continuare la guerra contro la Germania; arrendersi e farsi internare; arrendersi e trasferirsi in ancoraggi neutrali sino alla fine delle ostilità.[5] Dinanzi l'ostinazione francese, Somerville si risolse a usare la forza e il 3 luglio fece aprire il fuoco sulla rada affollata, sfruttando alcuni biplani Fairey Swordfish lanciati dalla portaerei HMS Ark Royal per regolare il tiro. La Bretagne fu immediatamente inquadrata e incassò in rapida successione quattro granate da 381 mm, provenienti dalle corazzate HMS Valiant, HMS Resolution e dall'incrociatore da battaglia HMS Hood; la corazzatura datata non protesse i magazzini di munizioni, che deflagrarono tutti assieme squarciando lo scafo. La Bretagne si capovolse completamente e affondò nelle acque basse della rada in meno di un minuto. L'equipaggio, che aveva cercato di rispondere al fuoco, subì perdite particolarmente gravose, comprese tra i 977 e i 1 012 morti.[4]

I resti della corazzata furono recuperati e avviati alla demolizione nel 1952.[4]

NoteModifica

  1. ^ Failey 2015, p. 179.
  2. ^ a b c d e f g h i j (EN) Bretagne Battleships (1915-1916), su navypedia.org. URL consultato il 9 febbraio 2016.
  3. ^ a b c d e f g h i (EN) France's Bretagne class Battleships, su wwiivehicles.com. URL consultato il 9 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2016).
  4. ^ a b c d (EN) FS Bretagne (1916) Battleship, su militaryfactory.com. URL consultato il 10 febbraio 2016.
  5. ^ Failey 2015, p. 182.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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