Chiesa cattolica in Albania

La Chiesa cattolica in Albania è parte della Chiesa cattolica in comunione con il vescovo di Roma, il Papa.

Chiesa cattolica in Albania
La Cattedrale di Santo Stefano di Scutari
Anno2022[1]
Cattolici27%[1]
Popolazione2.866.374[1]
Parrocchie124
Presbiteri147
Seminaristi53
Diaconi permanenti2
Religiosi109
Religiose478
Presidente della
Conferenza episcopale
Angelo Massafra, O.F.M.
Nunzio apostolicoLuigi Bonazzi
CodiceAL

Storia modifica

 
La concattedrale di Santa Lucia di Durazzo.
 
La cattedrale di San Paolo di Tirana.
 
Distribuzione dei cattolici in Albania, secondo il censimento del 1918. I dati non sono disponibili nel Sud e Oriente a causa dell'instabilità politica.

Il cristianesimo si diffuse in Albania (allora l'Illirico) con la predicazione degli apostoli fin dai primi secoli dopo Cristo. La particolare posizione geografica del Paese fece sì che questo, con la divisione tra Impero romano d’Oriente e d’Occidente, divenisse una marca di frontiera tra le due visioni della cristianità e che il suo territorio fosse conteso, anche sotto il profilo ecclesiastico, tra Roma e Bisanzio.

Dopo i primi tre secoli della dominazione ottomana (XVIII secolo) nella penisola balcanica, l'Albania registrava la presenza di fedeli musulmani accanto ai cristiani (o criptocristiani) ancora in maggioranza. Questi ultimi, a loro volta erano prevalentemente cattolici di rito bizantino, divenuti poi ortodossi, nel sud del Paese; mentre al nord si registrava una preponderanza dei cattolici di rito latino.

Gli ordini religiosi più radicati in Albania sono quelli dei gesuiti, dei francescani e dei basiliani.

Dissolto l'Impero ottomano, la Santa Sede istituì una delegazione apostolica il 12 novembre 1920.

Nella seconda metà del XX secolo, la pratica religiosa è stata fortemente ostacolata dal regime comunista. Ascesi al potere nel 1946, i comunisti interruppero le relazioni diplomatiche con la Santa Sede appena un anno dopo. Seguì una propaganda antireligiosa durata vent'anni. Il culmine della campagna si ebbe nel 1967, quando cessò la libertà di culto nel Paese. Il primo ministro Enver Hoxha annunciò che l'Albania diventava il primo paese dove l'ateismo di Stato veniva proclamato nella Costituzione. La persecuzione colpì i ministri di culto e fu accompagnata dalla distruzione di chiese e santuari: furono in tutto 2169 gli edifici di culto distrutti o confiscati e adibiti ad attività diverse. Da quel momento i cattolici furono costretti a osservare la propria fede in clandestinità. Nella nuova Costituzione del 1976 l'articolo 37 recitava: "Lo Stato non riconosce alcuna religione e sostiene la propaganda atea per inculcare alle persone la visione scientifico-materialista del mondo".

Il ritorno alla libertà di professione della fede si è avuto con il grande raduno di fedeli a Scutari il 4 novembre 1990 e la celebrazione della Santa Messa nella cattedrale cattolica[2]. Poco dopo fu concessa la libertà di culto e furono restituite le proprietà e i beni ecclesiastici che erano stati confiscati.

Solo nel 1991, tornata la democrazia, fu possibile riallacciare le relazioni diplomatiche con la Santa Sede e fu istituita la nunziatura apostolica. La transizione è stata drammatica: nel 1992 nel Paese erano rimasti solamente 33 sacerdoti[3], tutti molto anziani. Ciò richiese uno sforzo particolare alla Chiesa cattolica che dovette ricostruire da zero sia la propria organizzazione territoriale sia le strutture pastorali. Negli anni a venire in Albania giunsero in missione diversi religiosi, tra cui molti sacerdoti e suore italiani e arbëreshë, con il compito di ricostruire la Chiesa locale. Con le prime nomine episcopali poté essere curata anche l'attenzione alle vocazioni: nel 2009 erano 213 gli studenti entrati in seminario e 20 i nuovi sacerdoti.[3][4]

Nel 2002 fu completata la costruzione ex-novo della cattedrale cattolica di Tirana. Nel 2016 è stato aperto il museo diocesano di Scutari, il primo di tutta l'Albania[5]. La Chiesa locale lamenta, tuttavia, l'incompleta restituzione da parte dello Stato dei beni ecclesiastici, che furono requisiti negli anni del regime comunista.

La Chiesa albanese ha ricevuto le visite pastorali di papa Giovanni Paolo II nel 1993 e di papa Francesco nel 2014.

Il 5 novembre 2016 papa Francesco ha beatificato 38 martiri d'Albania, uccisi in odium fidei dal 1945 al 1974.[6]

Organizzazione ecclesiastica modifica

 
Sedi delle diocesi della Chiesa cattolica in Albania.

La Chiesa cattolica è presente nel Paese con 2 arcidiocesi e 3 diocesi, tutte di rito latino:

A queste si aggiunge l'Amministrazione apostolica dell'Albania meridionale, che riunisce anche i fedeli di rito bizantino appartenenti alla Chiesa greco-cattolica albanese.

In Albania esistono due seminari: uno interdiocesano, con sede a Scutari, retto da Leonardo Falco, sacerdote e missonario proveniente dalla Diocesi di Nola, ed uno diocesano missionario "Redemptoris Mater" a Lezhë[7]. Nel Paese sono attive oltre trenta congregazioni religiose maschili e almeno il doppio sono quelle femminili, sia di rito romano che bizantino[8]. In Albania operano anche gruppi di laici cattolici, e fra questi alcuni italiani come i Focolari, Cammino neocatecumenale e Comunione e Liberazione.

Statistiche modifica

 
Distribuzione dei fedeli cattolici in Albania secondo il censimento del 2011.

Nel 2010 si contavano in Albania circa 510.338 battezzati, così distribuiti[9]:

Nome Popolazione cattolica (2010) % Popolazione cattolica (2004) %
Arcidiocesi di Scutari-Pult 164.900 69,8% 132.800 65,5%
Diocesi di Alessio 86.000 [2007] 70,6% 85.000 70,8%
Diocesi di Sapë 70.300 34,6% 90.000 45%
Arcidiocesi di Tirana-Durazzo 130.380 10,8% 105.000 8,8%
Diocesi di Rrëshen 55.200 22,9% 57.000 23,8%
Amministrazione apostolica dell'Albania meridionale 3.558 0,2% 3200 0,2%
Totale Albania 510.338 12,2% 473.000 13%

La popolazione cattolica in Albania è aumentata di 37.338 fedeli dal 2004 al 2010, ma è diminuita dello 0,8% in base all'incremento demografico.

Nunziatura apostolica modifica

«[…] Il vostro dramma, pertanto carissimi Albanesi, interessa, deve interessare, l'intero Continente europeo ed è necessario che l'Europa non dimentichi. Questa, infatti, sembra esser oggi la tendenza: voltare rapidamente pagina, scordando quel che è stato, per guardare avanti. Atteggiamento giusto e persino necessario, ma a patto che si conservi sempre viva la memoria dell'esperienza maturata in precedenza.»

La delegazione apostolica d'Albania è stata istituita il 12 novembre 1920 con il breve Quae catholico di papa Benedetto XV. Dal 1947 al 1991 non fu possibile nominare un rappresentante pontificio a causa del regime comunista.

La nunziatura apostolica d'Albania è stata istituita il 7 settembre 1991 con il breve Commodioribus iam di papa Giovanni Paolo II.

Delegati apostolici modifica

Nunzi apostolici modifica

Conferenza episcopale modifica

Elenco dei presidenti della Conferenza episcopale dell'Albania:

Elenco dei vicepresidenti della Conferenza episcopale dell'Albania:

Elenco dei segretari generali della Conferenza episcopale dell'Albania:

Note modifica

  1. ^ a b c (EN) Most Christian Countries 2022, su worldpopulationreview.com. URL consultato il 4 marzo 2022.
  2. ^ Le cicatrici e le speranze della nuova Albania, su avvenire.it. URL consultato il 5 febbraio 2019.
  3. ^ a b Giovanni Ruggiero, op. cit.
  4. ^ Antonio Sciarra, Ti ho sognato Albania, Terlizzi, Ed insieme, 1993, ISBN 88-85379-01-X
  5. ^ Alessandro Beltrami, La resistenza della fede a ottomani e comunisti, in Avvenire, 26 agosto 2016.
  6. ^ Martiri Albanesi sul sito del Dicastero per le Cause dei Santi.
  7. ^ Seminario Redemptoris Mater Lezhe
  8. ^ Suore basiliane figlie di Santa Macrina, Suore collegine della Sacra Famiglia e Piccole operaie dei Sacri Cuori.
  9. ^ Annuario Pontificio del 2011
  10. ^ VIAGGIO APOSTOLICO IN ALBANIA. MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA NAZIONE ALBANESE. Piazza Scanderbeg di Tirana (Albania) - Domenica, 25 aprile 1993, su vatican.va, www.vatican.va. URL consultato il 20 dicembre 2020.
  11. ^ AAS 83 [1991], p. 1008.
  12. ^ a b c Elezioni Conferenza Episcopale Albanese 2021, su vaticannews.va, 4 febbraio 2021. URL consultato il 5 marzo 2021.

Bibliografia modifica

Voci correlate modifica

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