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Chiesa greco-cattolica albanese
Classificazionecattolica
Orientamentorito bizantino
Fondata1939 (originaria: 1628)
AssociazioneÈ una Chiesa sui iuris della Chiesa cattolica
DiffusioneAlbania
PrimatePapa Francesco
Giovanni Peragine, B.
Forma di governoepiscopale
Congregazioni9
Membri3 845
Presbiteri12

La Chiesa greco-cattolica albanese (Kisha bizantine shqiptare in albanese) è una Chiesa particolare autonoma di rito bizantino in comunione con Roma, i cui membri vivono in Albania.

I suoi membri vivono oggi soprattutto in Elbasan e si riuniscono nella parrocchia di San Pietro (kisha e Shën Pjetrit), accanto alla casa delle Suore basiliane figlie di Santa Macrina. La parrocchia è parte dell'Amministrazione apostolica dell'Albania meridionale, che è classificata come una circoscrizione territoriale albanese di rito bizantino, ma la maggior parte dei fedeli sono rito latino, compreso il vescovo. La sua sede è nella città di Valona e dal 25 gennaio 2005 è suffraganea dell'Arcidiocesi metropolitana di Durazzo-Tirana, anche se sotto la supervisione della Congregazione per le Chiese Orientali. L'albanese è la lingua liturgica, mentre il greco antico - essendo Chiesa di tradizione costantinopolitana - è storicamente lingua ausiliaria.

Indice

StoriaModifica

 
Chiesa cattolica di rito bizantino a Valona.

La cristianizzazione dell'Albania avvenne sotto influenza latina nel nord, mentre nel sud fu di iniziativa greca. Dopo la conquista turca del XV secolo, circa due terzi della popolazione si convertirono all'Islam. Nel 1967, l'Albania comunista fu ufficialmente dichiarata stato ateo.

Nonostante il rito liturgico greco fosse in uso nella gran parte delle sue chiese, l'Albania fece parte del Patriarcato di Roma fino al 731, quando l'imperatore bizantino Leone III l'Isaurico, in risposta all'opposizione di papa Gregorio III alla politica iconoclasta imperiale, unì l'intero Illirico orientale al Patriarcato di Costantinopoli.

I cattolici di rito latino si sono da tempo stabiliti nel nord del Paese. Una missione cattolica era attiva nel sud tra dal 1660, quando l'arcivescovo ortodosso si unì alla Chiesa cattolica, al 1765, quando il tentativo fu abbandonato a causa di ostacoli posti dai governanti ottomani. Nel 1895 un gruppo di villaggi nel Mali Shpati, a sud-est di Elbasan nell'Albania centrale, decise di passare al cattolicesimo e chiese un vescovo cattolico per il loro rito, proposta a cui i rappresentanti consolari di Russia e Montenegro sollevarono obiezioni presso le autorità civili. Quasi contemporaneamente sorse un altro gruppo di greco-cattolici, basato su un archimandrita che era nipote del metropolita ortodosso. Il loro numero crebbe in maniera limitata, ma abbastanza perché l'Albania meridionale divenisse nel 1939 una giurisdizione ecclesiastica separata, sotto la cura di un amministratore apostolico. Tuttavia, dopo meno di sette anni, l'amministratore fu espulso, e sembrò perdersi il contatto con i fedeli bizantini, che si ritrovarono sotto stretto controllo comunista.

Solo nel 1992 fu possibile nominare un nuovo amministratore apostolico. Inizialmente l'incarico fu dato al rappresentante diplomatico della Santa Sede a Tirana, l'arcivescovo Ivan Dias, che in seguito divenne arcivescovo di Bombay e cardinale. Il suo successore come amministratore apostolico (ma non come nunzio), è il vescovo di origine croata francescano di rito bizantino Hil Kabashi, che fu nominato nel 1996.

ParrocchieModifica

Nel quartiere Kala di Elbasan, fuori dalle mura, si trova la chiesa bizantina San Pietro (Kisha Bizantine Shën Pjetri), già in rovina a causa della chiusura al culto per ordine del regime comunista in Albania.

Sulle orme delle missioni del XVI e XVII sec., la chiesa di San Pietro fu costruita nel 1926 dai monaci basiliani italo-albanesi di Grottaferrata, in missione in quel tempo in Albania. La chiesa sarebbe stata gestita dal sacerdote albanese Pjetër Sofronio, insieme ai molti altri monaci basiliani che si trovavano nel Paese.

Più tardi, al tempo di Re Zog I di Albania, la chiesa ebbe a ricevere polemiche dagli ortodossi filogreci che tendevano a voler annettere anche il sud dell'Albania alla Grecia moderna e ostruivano gli italo-albanesi sapendo quanto il loro apporto culturale e apostolico avrebbe rafforzato la coscienza degli albanesi locali nelle loro radici cristiane. La chiesa comunque resistette e continuò a fiorire, anche perché per niente ostacolati dagli albanesi. Ebbe un grave colpo durante il regime comunista negli anni 1944 - 1991, diventando un magazzino, e solo con l'avvento della democrazia cinquant'anni dopo è stata ripristinata al culto, così come desiderato da Papàs Sofronio che intanto si era dovuto trasferire presso l'Eparchia di Piana degli Albanesi (PA).

Rimasta nel cuore dei monaci basiliani italo-albanesi, nel 1996 molti arbëreshë hanno raccolto fondi e reso possibile il suo recupero, con l'aiuto di due pittori: Fatbardh Marku e Arben Jano, che hanno restaurato per quanto possibile la chiesa, dai tratti identificatori forti per la storia degli albanesi.

SantiModifica

NoteModifica

  1. ^ Beato Giuseppe Papamihali Sacerdote e martire, su santiebeati.it. URL consultato il 25 giugno 2017.
  2. ^ At Josif Papamihali, martiri që mbrojti Papën dhe Vatikanin, su observatorikujteses.al. URL consultato il 25 giugno 2017.

BibliografiaModifica

  • Oriente Cattolico (Sacra Congregazione per le Chiese Orientali, 1974).
  • Annuario Pontificio.

Voci correlateModifica

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