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Dialetto primierotto
primieròt
Parlato inItalia Italia
RegioniTrento Trento (Primiero)
Locutori
Totale~10mila
ClassificaNon nelle prime 100
Altre informazioni
ScritturaAlfabeto latino adattato
TipoSVO
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Gallo-iberiche
      Gallo-romanze
       Gallo-italiche
        Veneto
         Veneto settentrionale
          dialetto primierotto
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Tuti i òmeni i nas lìberi e uguali in dignità e dirìti. I é bòni de pensar e i à na cosiènẑa e i à de far fra de lori tant che i fuse tuti frađèi.

Il dialetto primierotto[1] (primieròt) è un dialetto della lingua veneta (gruppo veneto settentrionale)[2][3] parlato nella valle di Primiero, nel Trentino.

Si tratta in particolare di un dialetto imparentato con il feltrino rustico. Il primierotto è infatti di una parlata "rustica" con numerosi termini legati alla vita contadina, in particolare all'allevamento delle mucche.

Una peculiarità di questo dialetto è anche la presenza di germanismi.

Storia e classificazioneModifica

La più importante, e attualmente unica, pubblicazione su questo dialetto è il Dizionario primierotto di Livio Tissot, uscito in due edizioni (1976 e 1995) e completato dalla prefazione del noto linguista Giovan Battista Pellegrini. Il primierotto fa parte dei dialetti veneti settentrionali (ovvero veneto-alpini) e si avvicina in particolare al tipo feltrino. L'Archivio glottologico italiano definisce anzi il primierotto come "quasi coincidente" col feltrino rustico.[4]

Anticamente il dialetto aveva caratteristiche simili a quelle delle altre vallate dolomitiche ladine, ma le immigrazioni, l'attività mineraria e gli scambi commerciali lo modificarono, ma non cancellandole del tutto, tanto da essere ancora rintracciabili al giorno d'oggi[5]; secondo Pietro Nicolao, dell'università degli studi di Padova,[6] nel primierotto sono sì presenti elementi preromani, ladini e tedeschi, ma esso rimane un idioma fondamentalmente di origine latina e veneta, con limitata influenza trentina.

L'impianto ladino-veneto[5] del dialetto del Primiero, già dominio dei vescovi di Feltre, non venne intaccato nemmeno durante l'appartenenza alla contea del Tirolo, anche se gli intensi scambi commerciali con l'area germanica hanno apportato al dialetto diversi germanismi. Dal secondo dopoguerra, anche il primierotto ha teso a impoverirsi con l'affermarsi dell'italiano, ma negli ultimi anni si sta assistendo a una certa rivalorizzazione tramite manifestazioni e pubblicazioni.

ParticolaritàModifica

  • La vocale paragogica E, se posta alla fine della parola o della frase è spesso detta con tono accentuato e aperto: Mi no ghe n'impòde-é! (Non ne ho colpa).
  • Particolarità unica è la collocazione del pronome all'interno della domanda: esso viene sempre posposto al verbo e messo alla fine della proposizione per aumentare l'accentazione del soggetto e del pronome: Saralo chi? (chi sarà?), Ghe la done a chi? (A chi la diamo?).[7]

Fonologia (pronuncia)Modifica

  • Come nel veneto settentrionale in generale esiste il suono /θ/, la fricativa dentale sorda (pronunciabile come la theta (θ) greca per esempio in Θερμοκρασία (thermokrasìa) o nel "think" inglese). Questo suono viene scritto con la lettera "" o più spesso, seppur creando confusioni con il suono /t͡s/ presente nell'italiano, con la lettera Z;
  • Buona parte delle 'D' intervocaliche vengono aspirate, ovvero pronunciate con /ð/, la fricativa dentale sonora, come la 'th' inglese (per esempio this).[8] e scritte con la lettera Đ
  • Nelle influenze italiane la fonotassi del dialetto tende ad eliminare le due sillabe dell'accrescitivo oni, sostituendolo con il dittongo ói per il plurale; per esempio scarpon diventa scarpói, anche se nei sostantivi femminili plurali si conserva la caratteristica ladina della desinenza ogn;
  • Allo stesso modo i trigrammi sci e sce vengono trasformate in si e se a causa dell'inesistenza della fricativa postalveolare sorda (ʃ): scemo diventa sémo. Per questo, a volte la s viene anche leggermente allungata: piscina diviene pis(s)ina..

ConsonantiModifica

Bilabiali Labiodentali Dentali Alveolari Postalveolare Palatali Velari Labiovelari
Nasali m n ɲ (ŋ)
Occlusive p b t d (c ɟ) k ɡ
Affricate ʣ ʧ ʤ
Fricative f v θ ð s z
Approssimanti j w
Vibranti r
Laterali l

VocaliModifica

Anteriore Centrale Posteriore
Alte i u
Medio-alte e æ o
Medio-basse ɛ ɔ
Basse a

Differenze tra vari comuniModifica

Ci sono nella valle di Primiero differenze di vocaboli tra i vari comuni. Le più evidenti si hanno nei comuni di Imèr, Mezzano e Siror.

Il dialetto parlato a Canal San Bovo presenta delle peculiarità proprie. Differisce da quello primierotto avvicinandosi maggiormente al dialetto della Valsugana e della Val di Fiemme. Presenta, infatti, a differenza del dialetto primierotto, la coniugazione dei verbi tipicamente trentina.

Un esempio evidente è rappresentato dalla parola che descrive la slitta tradizionalmente usata per trasportare il fieno: nel basso Primiero viene chiamata stròẑa, nell'alto Primiero slóiẑa e a Sagron Mis sluìẑa.

GrammaticaModifica

VerbiModifica

Qui ci sono alcuni verbi che mostrano la costruzione di essi nelle varie coniugazioni.[9]

Presente indicativoModifica

Verbo essere (èser) Verbo avere (aér) Verbo portare (portàr) Verbo credere (créđer) Verbo dormire (dromìr)
Mi son Mi è/ò[10] Mi porte Mi créđe Mi dròme
Ti ti se Ti ti à Ti ti porti Ti ti cređi Ti ti dròmi
El/ela el/la é El el à El el porta El el crét El el dròm
Noi son Noi ón Noi portón Noi cređón Noi dromión
Voi sé Voi aé Voi porté Voi cređé Voi dromì
Lori i é Lori i à Lori i porta Lori i cret Lori i dròm

Imperfetto indicativoModifica

Verbo essere (èser) Verbo avere (aér) Verbo portare (portàr) Verbo credere (créđer) Verbo dormire (dromìr)
Mi ère Mi aé Mi portée Mi cređée Mi dromìe
Ti ti èri Ti ti aéi Ti ti portéi Ti ti créđi Ti ti dromìi
El/ela el/la èra El el aéa El el portéa El el cređéa El el dromìa
Noi arène Noi aène Noi portène Noi cređène Noi dromiène
Voi arèđe Voi aèđe Voi portèđe Voi credèđe Voi dromièđe
Lori i èra Lori i aéa Lori i portéa Lori i cređéa Lori i dromìa

Participio passatoModifica

Il participo passato si forma solitamente aggiungendo alla radice del verbo -ést, nella seconda coniugazione e -ìst,nella terza. Nel linguaggio parlato però i participi vengono abbreviati: ad esempio verdést diventa vèrt e rompìst diventa rot.

Verbo essere Verbo avere
Stàt Bù (A)vu(to)

Forma interrogativaModifica

Per le frasi interrogative va aggiunta dopo il verbo una particella che varia a seconda della persona, ma è uguale per tutte le forme verbali. Nella seguente tabella gli esempi dei verbi essere e avere:

Verbo essere Verbo avere
Son-e ... ? Ò-(p)e ... ?
Se-tu ... ? a-tu ... ?
E-lo ... ? a-lo ... ?
Son-e ... ? On-e ... ?
Se-u ... ? Ae-u ... ?
E-li ... ? A-li ... ?

GermanismiModifica

La secolare dominazione asburgica e gli scambi con le aree tedescofone hanno arricchito il primierotto di germanismi.

Si citano quali esempi cròfen (dolcetto di pasta lievitata a forma di mezzaluna con marmellata, un tempo in occasione delle nozze, da Krapfen), chìbel "secchio" (da Kübel), cucàr "curiosare" (da gucken).

Altre voci di tipo amministrativo-militare sono: stèmpel "timbro" (da Stempel), patrona "cartuccia del fucile" (da Patrone) e anche aisenpòn "ferrovia" (da Eisenbahn).

Esempi in linguaModifica

Giorni della settimanaModifica

Luni, Marti, Mèrcol, Dòbia, Vèndre, Sàbo, Domenega.

StagioniModifica

Aisùda[11], Istà, Ferdìna, Invèrn.

Mesi dell'annoModifica

Ðegnèr, Feorèr, Mèrẑ, Aorìl, Majo, Ðugn, Lujo, Agòst, Setember, Otober, November, Deẑember.

NumeriModifica

  • Un, doi, trei, quatro, ẑinch, sie, set, ot, nòve, diés.
  • Úndese, dòdese, trèdese, quatòrdese, quìndese, sèdese, dissèt, disdòt, disnòve, vinti.
  • Trenta;
  • Quaranta;
  • Ẑinquanta;
  • Sesanta;
  • Setanta;
  • Otanta;
  • Nonanta[12];
  • Ẑènto;
  • Dosènto;
  • Mili;
  • Domili;
  • Diesemili;
  • Ẑèntomili;
  • N milion;
  • N miliardo.

ProverbiModifica

  • Mèio brusàr en paés che pèrder le tradiẑión.

Proverbi contadiniModifica

  • Se el Sas Maór el à el capel, mola la falẑ e ciàpa el restel;
  • Se el Sas Maór el à la ẑentura, el siegaδor el laora a man segura;
  • De San Valantin, se guerna senẑa 'l lumin;
  • Se la pióva la vien da Santa Catarina, ciapa el restèl e camìna.[13]

Proverbi meteorologiciModifica

  • Se la piova la vien de Ẑarèđa, la vien co la ghèδa;
  • Se la piova la vien dal Pavion, piova a balón;
  • Se la piova la vien del Schenèr, la vien col stèr (staio o recipiente uguale a 19,16473 litri);
  • Se la piova la vien de San Martìn, la vien col scuδelìn.

Scioglilingua e filastroccheModifica

  • Ẑento ẑeste de ẑeule marẑe. ((IT) : Cento ceste di cipolle marce.)
  • Tirìn, tirìn, tirìna / la vècia Giacomina /la lava le scuđèle, /la salva le pì burte, /la spaca le pì bèle, /despò la và in piaẑa, /la crompa la salata, /la tasta se la é bona /col far de 'na parona /e tuti i la minciona. / ((IT) : Tirìn, tirìn, tirìna, la vecchia Giacomina lava le pentole, risparmia le peggiori, rompe le più belle, poi va in piazza, compra l'insalata, assaggia se è buona come fosse la padrona e da tutti vien burlata)

NoteModifica

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti, in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, pp. 35-39.
  3. ^ Gianna Marcato, Dialetto, storia, oralità, in Gianna Marcato, Flavia Ursini (a cura di), Dialetti veneti. Grammatica e storia, Padova, Unipress, 1998, pp. 14-15.
  4. ^ Archivio glottologico italiano, Casa Editrice Felice Le Monnier, 1991 - volume 76 - pagina 270
  5. ^ a b Dizionario primierotto, Edizioni Manfrini, 1996, pag 17
  6. ^ NICOLAO P. (A.A. 1948-1949) Primiero nella sua parlata – Tesi di glottologia, Università degli studi di Padova, Facoltà di Lettere e Filosofia
  7. ^ Dizionario primierotto, Edizioni Manfrini,1996, pag 20
  8. ^ Dizionario primierotto, Edizioni Manfrini,1996, pag 19
  9. ^ Dizionario primierotto, Edizioni Manfrini,1996, da pag. 21 in poi
  10. ^ Dizionario primierotto, Edizioni Manfrini,1996, pag 22
  11. ^ Dizionario primierotto, Edizioni Manfrini,1996, pag 28
  12. ^ Dizionario primierotto, Edizioni Manfrini,1996, pag 169
  13. ^ Primiero di ieri e di oggi, pag 281 in poi

BibliografiaModifica

  • Livio Tissot, Dizionario primierotto, Provincia Autonoma di Trento, Assessorato alle Attività Culturali, 1976
  • Primiero di ieri...e di oggi, Saturnia, 1957
  • A.A.V.V., Primiero: storia e attualità, Zero Branco (Tv), Unigrafica, 1984.

Voci correlateModifica

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