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Difesa dell'ufficio postale polacco di Danzica
parte della campagna di Polonia della seconda guerra mondiale
Atak na Polską Pocztę w Gdańsku 1.09.1939.jpg
Soldati tedeschi con l'appoggio di un autoblindo ADGZ attaccano l'ufficio postale di Danzica
Data1º settembre 1939
LuogoCittà Libera di Danzica
EsitoVittoria tedesca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Unità paramilitari
SS tedesche
Milizia civile polacca
(55 tra impiegati ed altri)[1]
Perdite
51 dei 55 difensori:
7 morti nell'attacco
6 deceduti in seguito alle ferite
38 fucilati in seguito dai tedeschi[1]
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La difesa dell'ufficio postale di Danzica fu una delle prime battaglie avvenute durante la campagna di Polonia e della seconda guerra mondiale, svoltasi durante il primo giorno di guerra, 1º settembre 1939, attorno all'edificio ospitante l'ufficio postale polacco.

Indice

Cenni storiciModifica

Eventi antecedentiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Città Libera di Danzica.

L'inizio della seconda guerra mondiale trovò le sue radici nella pretesa da parte di Hitler della restituzione della città di Danzica, trasformata in città-stato semiautonoma e completamente circondata dal territorio polacco a seguito del trattato di Versailles; tale richiesta venne avanzata dai primi mesi del 1934 ed era giustificata dal fatto che Danzica era abitata da cittadini di nascita tedesca per il 95% della popolazione ma venne costantemente rigettata dal governo polacco. Oltre alla restituzione di Danzica il Führer chiese la costruzione di una ferrovia e di una autostrada extraterritoriali, ossia privi di dazi doganali, che consentissero il collegamento tra la Germania e la Prussia Orientale attraverso il corridoio di Danzica ed infine una garanzia, a lunga scadenza, del nuovo assetto territoriale.[2]

Il primo incontro tra Hitler ed ministro degli esteri polacco Józef Beck avvenne il 5 gennaio 1934: quest'ultimo, dopo avere fatto ritorno a Varsavia, espresse la propria preoccupazione, considerando seriamente la possibilità di un futuro conflitto con la Germania.[3]

All'inizio del 1939 Hitler, nonostante la Gran Bretagna e la Francia avessero garantito il loro appoggio alla Polonia in caso di violazione dei suoi confini, proseguì nella sua politica di riarmo e di espansione ed, il 3 aprile, emise una direttiva segreta denominata "Fall Weiß", "caso bianco", che ordinava allo Stato maggiore generale tedesco di preparare un piano per l'invasione della Polonia, convocando il giorno dopo l'ambasciatore polacco a Berlino Józef Lipski, comunicandogli che i termini delle richieste precedentemente avanzate "non erano più negoziabili"; in quell'occasione si diffuse nello Stato Maggiore tedesco la sensazione che, diversamente da quanto accaduto con la Cecoslovacchia, il conflitto contro la Polonia sarebbe avvenuto anche nel caso in cui le richieste territoriali di Hitler fossero state soddisfatte.[4] Il 28 aprile Hitler tenne un discorso al Reichstag nel quale sostenne l'umiliazione dei rappresentanti tedeschi a Versailles e la violazione, da parte della Polonia, della dichiarazione di non aggressione decennale stipulata nel 1934. A questo si aggiunse il rifiuto da parte della Polonia del coinvolgimento dell'Unione Sovietica in un accordo con la Gran Bretagna e la Francia a protezione del paese. Dopo l'inizio delle ostilità si sostenne che se non ci fosse stata una così netta opposizione della Polonia, che temeva una possibile annessione di porzioni del proprio territorio da parte dell'Unione Sovietica, un accordo sarebbe stato possibile.[5]

La sospensione dei negoziati tra Germania e Polonia, e soprattutto la firma del patto Molotov-Ribbentrop tra Germania ed Unione Sovietica, avvenuta il 23 agosto, indussero il Regno Unito a firmare il 25 agosto un patto di difesa comune con la Polonia ed un accordo con la Francia, attraverso il quale i due paesi si impegnavano reciprocamente a sostenersi in qualunque evento bellico che avesse coinvolto uno dei due[6], e tali accordi suggerirono ad Hitler di rinviare l'attacco, inizialmente previsto per il 26 agosto, al 1º settembre.

I piani per il conflittoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: campagna di Polonia.

Preparazione polaccaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: piano Zachód.

Il piano di difesa polacca, il piano Zachód (in italiano, "ovest") prevedeva lo stanziamento delle truppe sul confine polacco-tedesco. In questo modo la Polonia scartò l'idea di stanziare le truppe oltre la barriera naturale del fiume Vistola e del fiume San. Questo era dovuto al fatto che i due fiumi scorrono internamente alla nazione, e non avrebbero permesso la difesa delle regioni più industrializzate e ricche di risorse, che si trovavano nella zona di confine. Altro motivo di questa scelta fu il fatto che la linea Vistola-San non prevedeva neanche la difesa del corridoio di Danzica, tanto ambito dalla Germania, si temeva, infatti, che con la perdita del Corridoio la Francia e il Regno Unito avrebbero firmato con la Germania un trattato di pace simile all'accordo di Monaco del 1938. Così, un terzo delle forze della Polonia vennero concentrate presso il corridoio di Danzica.

Preparazione tedescaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fall Weiß.

Il piano tedesco, il Fall Weiß (che significa "Piano Bianco") consisteva nello sfruttare il vantaggio della lunghezza del confine con manovre aggiranti. Infatti, le unità tedesche dovevano invadere la Polonia da tre direzioni:

  • Un attacco principale dalla Germania attraverso il confine occidentale della Polonia.
  • Una seconda via di attacco dalla Prussia a nord e il raggiungimento del Corridoio polacco.
  • Un terzo attacco doveva giungere da sud dall'armata della Slovacchia nazista.

Tutti e tre gli assalti dovevano convergere a Varsavia, mentre l'esercito polacco doveva essere circondato e distrutto.

La battagliaModifica

 
I difensori dell'ufficio postale dopo la resa scortati dai soldati tedeschi

Le forze paramilitari delle SS di Danzica attaccarono l'ufficio di Danzica della Poczta Polska (il servizio postale dello stato polacco) poco dopo l'inizio delle operazioni alla Westerplatte. Gli impiegati, diretti da un sottotenente della riserva polacca e armati di sole pistole, si barricarono nell'edificio[1]. Dopo due scambi di colpi e una tregua momentanea durata due ore, i tedeschi fecero crollare ad opera di una unità di genieri d'assalto una parte dell'edificio riuscendo a fare irruzione[1]; poiché i polacchi barricati nel sotterraneo rifiutavano di arrendersi, fecero filtrare benzina nell'interrato dandole fuoco. I polacchi si arresero ma nonostante ciò due di essi che uscirono con la bandiera bianca furono uccisi subito.[1] Oltre ai 7 morti nell'attacco, tra i feriti portati all'ospedale cittadino altri 6 decedettero in seguito alle ferite mentre i 10 feriti superstiti, due dei 6 fuggiaschi e gli altri superstiti, per un totale di 38 persone, vennero fucilati in seguito dai tedeschi[1].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f The Defense of the Polish Post, su gdansk-life.com. URL consultato il 24 giugno 2011.
  2. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 9.
  3. ^ AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 140.
  4. ^ Fraser 1993, p. 131.
  5. ^ Keegan 2000, p. 42.
  6. ^ AA.VV. 2004, p. 637.

BibliografiaModifica

  • AA.VV., Il terzo Reich, vol. Sognando l'Impero, H&W, 1993, ISBN non esistente.
  • AA.VV., La Storia, La Biblioteca di Repubblica, L'età dei totalitarismi e la seconda guerra mondiale, vol. 13, De Agostini, 2004, ISBN non esistente.
  • David Fraser, Rommel, l'ambiguità di un soldato, Mondadori, 1993, ISBN 88-04-41844-3.
  • John Keegan, La seconda guerra mondiale, Rizzoli, 2000, ISBN 88-17-86340-8.
  • Cesare Salmaggi - Alfredo Pallavisini, La seconda guerra mondiale, Mondadori, 1989, ISBN 88-04-39248-7.

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