Ettore Muti

militare, aviatore e politico italiano

Ettore Muti, nato Muty (Ravenna, 22 maggio 1902Fregene, 24 agosto 1943), è stato un militare, aviatore e politico italiano. Convinto fascista fin dagli esordi del movimento, partecipò alle iniziative delle squadre d'azione e ricoprì numerose cariche tra cui quella di segretario del Partito Nazionale Fascista dall'ottobre 1939 fino al 28 ottobre 1940.

Ettore Muti
Ettore Muti divisa.jpg
Ettore Muti con l'uniforme del PNF

Segretario del Partito Nazionale Fascista
Durata mandato31 ottobre 1939 –
30 ottobre 1940
PredecessoreAchille Starace
SuccessoreAdelchi Serena

Dati generali
Partito politicoPartito Nazionale Fascista
Ettore Muti
Ettore Muti 3.jpg
Ettore Muti con l'uniforme da Luogotenente generale della MVSN
SoprannomeGim dagli occhi verdi
NascitaRavenna, 22 maggio 1902
MorteFregene, 24 agosto 1943 (41 anni)
Cause della mortearma da fuoco
Luogo di sepolturaCimitero monumentale di Ravenna
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Emblem of Italian Blackshirts.svg M.V.S.N.
Lesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1929-1943).svg Regia Aeronautica
UnitàBrigata Aosta
Reparto6º Reggimento Fanteria - Arditi
Anni di servizio19161943
GradoTenente colonnello
Luogotenente generale
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Guerra di Spagna
Seconda guerra mondiale
Comandante di41º Gruppo aerosiluranti
DecorazioniMedaglia d'oro al valor militare
Medaglia d'argento al valor militare (10)
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Medaglia d'oro al valor militare e uomo d'azione, rimase ucciso in circostanze non del tutto chiarite circa un mese dopo la caduta del fascismo, avvenuta il 25 luglio 1943.

BiografiaModifica

GioventùModifica

 
Muti, secondo da destra, con un braccio sulla spalla di Giuseppe Frignani nell'ottobre del 1922

Figlio di Celestina Ghirardi, donna di nobili origini, e di Cesare, modesto impiegato dell'anagrafe. Il cognome originario Muty fu italianizzato dopo la Prima guerra mondiale.[1]

Poco propenso allo studio, nel dicembre 1915 fuggì di casa per raggiungere il fronte, ma fu arrestato a Cormons. Nel 1917, falsificando la data di nascita sui documenti, riuscì ad arruolarsi partecipando ad azioni di fine 1917 e giugno 1918; identificato nel 1918, fu rimandato a casa prima della fine del conflitto.[1]

S'iscrisse al movimento fascista e nel 1919 partecipò alla presa di Fiume, dove rimase fino al settembre 1920, quando tornò a Ravenna.[1]

L'adesione al Partito FascistaModifica

 
Ettore Muti in tenuta di volo

Nel 1922 partecipò alle violenze fasciste nel territorio di Ravenna nel mese di luglio e alla mobilitazione per la marcia su Roma.[1]

Dal 1923 entro nella neocostituita Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, corpo creato per inquadrare le squadre fasciste.[1]

Si sposò il 3 dicembre 1925 con Fernanda Mazzotti, figlia di un banchiere (contrario alle nozze per la dissolutezza della vita di Muti); ebbe una figlia, Diana.[1] Il 13 settembre 1927 Muti subì un attentato da parte di un bracciante che gli sparò; Muti ebbe continui scontri con i fascisti locali fino a che si allontanò nel 1929, lasciando moglie e figlia a Ravenna.[1]

A Roma ebbe diverse amanti, tra le quali Araceli Ansaldo y Cabrera, che disse di aver avuto da lui nel 1931 un figlio illegittimo; successivamente in Spagna avrebbe avuto anche una figlia, nata solo dopo la morte di Muti.[1]

Dall'Etiopia a segretario del PNFModifica

Dal 1931 era parte della Milizia portuaria di Trieste e, forse per intercessione di Costanzo Ciano, avanzò di grado fino a diventare nel 1933 comandante di una legione.[1] Nel 1934 prese il brevetto di pilota.[1]

L'arma azzurra segnò per lui una svolta: Muti si appassionò subito al volo e, pur di entrare in aeronautica, accettò il declassamento al grado di tenente. Durante la guerra d'Etiopia si mise in luce, nonostante l'assenza di aviazione avversaria, ricevendo due medaglie d'argento ed una di bronzo al valore militare. Nelle fasi finali del conflitto entrò nella 15ª Squadriglia da bombardamento Caproni La Disperata con Galeazzo Ciano (di cui divenne amico), Roberto Farinacci e Alessandro Pavolini.[2]

Nel 1936 tornò in Italia accolto da eroe, ma partì nuovamente poco dopo, per partecipare, con lo pseudonimo di "Gim Valeri", alla Guerra di Spagna. Nel conflitto guidò la sua squadriglia nell'Aviazione Legionaria, bombardando i porti delle città controllate dai repubblicani: per queste missioni venne decorato con tre medaglie d'argento e, nel 1938, con una medaglia d'oro. Dalla Spagna tornò con il soprannome di "Cid alato" e con l'ulteriore onorificenza dell'Ordine Militare di Savoia. Nel 1939 partecipò all'invasione dell'Albania al comando di truppe motorizzate e lì, nonostante la scarsa opposizione, ricevette un'altra medaglia d'argento al valore militare.

Tornato dall'Albania, ad agosto del 1939 fu nominato da Mussolini consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni e ad ottobre, su proposta di Ciano, segretario del Partito Nazionale Fascista (PNF) al posto di Achille Starace.[3]; lasciò però la gestione del partito a Pietro Capoferri per dedicarsi ad azioni di guerra.[1]

«Esordio di Muti: incerto, impacciato fino alla goffaggine. È incapace di esporre, di presentarsi, di manifestare una direttiva.»

(Giuseppe Bottai, dicembre 1939[4])

Si dimise il 30 ottobre 1940 per essere sostituito da Adelchi Serena.[5]

Il secondo conflitto mondialeModifica

Al 10 giugno 1940 il maggiore Muti comandava il XLI Gruppo SM-79 del 12º Stormo dell'Aeroporto di Ciampino Nord. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, col pretesto di andare "là dove c'è bisogno", si fece inviare al fronte col grado di tenente colonnello. Combatté prima in Francia e poi nei cieli d'Inghilterra, lasciò volontariamente la segreteria del partito in quanto si definiva non un uomo da scrivania, ma d'azione e smise di frequentare quei gerarchi che giudicava negativamente, perdendo anche l'amicizia con Ciano.[2]

Nel 1940 commissionò al giovane architetto Luigi Moretti l'allestimento e l'arredo della sua residenza romana, presso l'antica torre di Porta San Sebastiano.

Dal 6 luglio 1940 andò all'Aeroporto di Gadurrà. Il 15 luglio stesso 10 S.M.79 del XLI Gruppo del Maggiore Muti bombardarono i depositi di petrolio di Haifa lanciando da 5.000 m 120 bombe da 50 kg, provocando vasti incendi e l'interruzione della corrente in città. Il 21 luglio Muti compì una ricognizione offensiva su Alessandria d'Egitto con il primo CANT Z.1007bis del XLI Gruppo. Il 6 agosto 10 SM 79 del XLI Gruppo del Magg. Muti lanciarono da 4.000 m 120 bombe da 50 kg colpendo il porto ed incendiando i depositi di petrolio e l'oleodotto di Haifa.

Nell'ottobre 1940 fu tra coloro che bombardarono i pozzi petroliferi di Manama nelle isole del Bahrein; non fu incontrata resistenza e furono arrecati danni trascurabili, ma fu presentata come impresa eroica.

Nell'estate del 1943 entrò nel piccolo Servizio Informazioni Aeronautica (SIA)[6], un servizio segreto militare interno all'arma, e incominciò a frequentare la soubrette della compagnia teatrale di Odoardo Spadaro Dana Harlova, nome d'arte della cecoslovacca Edith Ficherová, in seguito sospettata di essere una spia tedesca o inglese.

Complessivamente nel corso della seconda guerra mondiale venne insignito di quattro Medaglie d'argento al valor militare, oltre alla Croce di ferro tedesca di I e II classe.

La morteModifica

 
Ettore Muti

Stando alla memorie di Carmine Senise, capo della polizia, dopo la Caduta del fascismo Giacomo Carboni indicò a Badoglio un complotto di fascisti e tedeschi per effettuare un attacco su Roma il 28 agosto; come conseguenza si diede ordine di arrestare le personalità del cessato regime come Giuseppe Bottai, Ugo Cavallero, Enzo Emilio Galbiati, Muti, Carlo Scorza, Ubaldo Soddu, Achille Starace e Attilio Teruzzi.[7]

I Carabinieri si presentarono perciò a Fregene dove Muti, rientrato dalla Spagna dopo il 25 luglio, si trovava in un villino insieme a un'amica. Secondo la versione ufficiale dei Carabinieri Muti cercò di fuggire e fu colpito a morte.[7]

«A seguito dell'accertamento di gravi irregolarità nella gestione di un ente parastatale, nelle quali risultava implicato l'ex segretario del P. N. F., Ettore Muti, l'Arma dei Carabinieri procedeva nella notte dal 23 al 24 corrente [agosto] al fermo del Muti a Fregene. Mentre lo si conduceva alla caserma sono stati sparati dal bosco alcuni colpi di fucile contro la scorta. Nel momentaneo scompiglio egli si dava alla fuga ma, inseguito e ferito da colpi di moschetto tirati dai carabinieri, decedeva.[8]»

I particolari della vicenda non furono mai completamente chiariti.[1]

Già nel settembre 1943 la propaganda fascista presentò Muti come un martire e a Roma gli fu dedicata una piazza.[9] Nel dicembre 1944 fu inoltre diffusa la notizia dell'esistenza di un biglietto (rivelatosi poi falso) di Badoglio diretto al capo della polizia Carmine Senise nel quale Muti era indicato come «una minaccia» e che avrebbe costituito un'indicazione di ucciderlo.[10] Nel 1950 il settimanale neofascista «Asso di bastoni» presentò una denuncia contro Badoglio utilizzando lo stesso biglietto[11]; risultò però trattarsi di un fotomontaggio realizzato sulla base di un altro messaggio di Badoglio[12] e l'accusa fu archiviata.[13]

Citazioni e riferimentiModifica

Dopo l'armistizio (8 settembre 1943) la figura di Muti fu ampiamente celebrata nella Repubblica Sociale Italiana[14] che a lui intitolò:

Gli fu anche dedicata Hanno ammazzato Muti, canzone anticomunista delle squadre d'azione fasciste costituitesi dopo l'8 settembre.[16]

OnorificenzeModifica

Onorificenze italianeModifica

  Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
«Guerra civile spagnola 1936/1939»
  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
  Cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
  Medaglia d'oro al valor militare
«Ufficiale superiore pilota, volontario fra i primi in una missione di guerra combattuta per l'affermazione dei più alti ideali fascisti, si distingueva per eccezionale attività bellica svolta con ammirevole fervore e con dedizione assoluta. Già distintosi precedentemente per valore e coraggio e sempre pronto ad ogni più rischiosa missione, eseguiva nel periodo di un anno oltre 160 azioni di bombardamento colpendo efficacemente il nemico nei più lontani e vitali obiettivi. Più volte attaccato dai caccia avversari, durante l'espletamento della sua ardimentosa attività di bombardiere, impegnava, per tredici volte aspro combattimento in condizioni di assoluta inferiorità, riuscendo sempre a respingere gli attacchi e conducendone due vittoriosamente con l'abbattimento in fiamme di due apparecchi avversari.»
— Cielo di Spagna, aprile 1937 - aprile 1938.
  10 Medaglie d'Argento al valor militare
  Medaglia di Bronzo al valor militare
  5 Croci al merito di guerra
  Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918
  Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
  Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
  Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
  Medaglia commemorativa italiana della vittoria
  Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (ruolo combattenti)
  Croce di anzianità di servizio della MVSN
  Medaglia della Guerra in corso (2 stellette)
  Medaglia commemorativa della spedizione in Albania
  Medaglia commemorativa della campagna di Spagna (1936-1939)

Onorificenze straniereModifica

  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale del Giogo e delle Frecce (Spagna)
— 3 giugno 1940[17]
  Croce della Guerra per l'Unità Nazionale Spagnola (Spagna)
  Croce di Ferro di I Classe
  Croce di Ferro di II Classe

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Albanese.
  2. ^ a b Arrigo Petacco, Ammazzate quel fascista! Vita intrepida di Ettore Muti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2003.
  3. ^ Decreto del capo del governo, 31 ottobre 1939, in Gazzetta Ufficiale del Regno, n. 273, 24 novembre 1939, p. 5399.
  4. ^ G. Bottai, Diario 1935-1944, Rizzoli, 1982, p. 171.
  5. ^ Decreto del capo del governo, 30 ottobre 1940, in Gazzetta Ufficiale del Regno, n. 299, 24 dicembre 1940, p. 4756.
  6. ^ Roberto Roggero, Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia, Greco & Greco, 2006 - ISBN 88-7980-417-0.
  7. ^ a b La morte di Ettore Muti in Senise.
  8. ^ Com'è morto Muti, in La Stampa, 26 agosto 1943, p. 1.
  9. ^ Come è caduto Ettore Muti, in La Stampa, 25 settembre 1943, p. 1.
  10. ^ Come Badoglio ordinò l'assassinio di Muti, in La Stampa, 20 dicembre 1944, p. 1.
  11. ^ Denunciato Badoglio per l'uccisione di Muti, in La Stampa, 24 agosto 1950, p. 5.
  12. ^ Il biglietto per l'arresto di Muti è un falso dei fascisti di Salò, in La Stampa, 10 settembre 1950, p. 1.
  13. ^ Era falso il biglietto di Badoglio a Senise, in La Stampa, 18 agosto 1951, p. 5.
  14. ^ Si veda ad esempio A. Pavolini, Il figliuol prodigo dell'eroismo: Ettore Muti, 1944.
  15. ^ G. Bocca, La repubblica di Mussolini, pp. 192-195.
  16. ^ Cfr. il testo della canzone.
  17. ^ Jefatura del Estado (PDF), in Boletín Oficial del Estado, n. 163, 1940, p. 3997.

BibliografiaModifica

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