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Gaetano Martino

politico e fisiologo italiano
Gaetano Martino
Gaetano martino.jpg

Presidente del Parlamento europeo
Durata mandato 1962 –
1964
Predecessore Hans Furler (Presidente dell'Assemblea parlamentare europea)
Successore Jean Duvieusart

Presidente del Partito Liberale Italiano
Durata mandato 1962 –
1972
Presidente Raffaele De Caro
Predecessore Giovanni Malagodi

Ministro degli affari esteri
Durata mandato 19 settembre 1954 –
6 maggio 1957
Presidente Mario Scelba
Antonio Segni
Predecessore Attilio Piccioni
Successore Giuseppe Pella

Ministro della pubblica istruzione
Durata mandato 10 febbraio 1954 –
19 settembre 1954
Presidente Mario Scelba
Predecessore Egidio Tosato
Successore Giuseppe Ermini

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature I, II, III e IV
Gruppo
parlamentare
Liberale
Circoscrizione CUN - XXV (Sicilia 2)
Collegio Catania
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Liberale Italiano
Titolo di studio Laurea in Medicina e Chirurgia
Professione docente universitario

Gaetano Martino (Messina, 25 novembre 1900Roma, 21 luglio 1967) è stato un politico italiano.

Indice

BiografiaModifica

L'attività accademicaModifica

Figlio di Antonino Martino, più volte sindaco di Messina, si laureò in medicina all'Università di Roma nel 1923. Si dedicò alla ricerca scientifica svolta inizialmente all'estero presso la Clinica Medica dell'Università di Berlino e successivamente nel reparto di medicina interna dell'ospedale Sant'Antoine di Parigi.[1] Allievo del fisiologo Giuseppe Amantea, nel 1934 divenne professore di Chimica biologica, e l'anno successivo di Fisiologia umana, all'Università degli Studi di Messina. Rimase all'Università di Messina, di cui fu anche rettore dal 1943 al 1954, fino al 1957 quando successe ad Amantea nella cattedra di Fisiologia umana alla Sapienza di Roma, di cui divenne rettore dal 1966 al 1967. Era il padre di Antonio Martino, già ministro e deputato di Forza Italia.

L'attività politicaModifica

Nel 1948 fu eletto deputato alla Camera nelle file del Partito Liberale Italiano e divenne vice presidente della Camera. Rieletto deputato nel 1953 nel Collegio unico nazionale, tornò a fare il vice presidente dell'assemblea fino a quando divenne Ministro della Pubblica istruzione durante il Governo Scelba nel settembre 1954. Diviene in seguito ad un rimpasto Ministro degli affari esteri, carica che mantiene anche nel I Governo Segni fino al 1957.[2] Una convinzione diffusa in quegli anni fece dimettere il titolare Attilio Piccioni a seguito del coinvolgimento del figlio nel cosiddetto Scandalo Wilma Montesi.[3]

L'impegno europeoModifica

 
I "tre saggi della Nato", ministri degli esteri di Norvegia, Italia e Canada: Martino è al centro tra Halvard Lange (sin.), e Lester Pearson

Protagonista del rilancio europeo a metà degli anni cinquanta, Martino, all'epoca Ministro degli affari esteri, è il promotore della Conferenza di Messina, a cui partecipano i ministri degli Esteri della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), tenutasi a Messina (in casa sua) dal 1º giugno al 3 giugno 1955. «Siamo tutti ansiosi di estendere sempre più la nostra integrazione... Mi auguro che in questa Conferenza aggiungeremo un'altra pietra alle fondamenta della costruzione europea», dichiara Martino in apertura dei lavori, dando un forte segnale per riprendere la via dell'integrazione, cominciando da quella economica. In meno di due anni si arriva alla firma dei Trattati di Roma e il ministro Martino guida la delegazione italiana per la stesura e la firma dei Trattati di Roma.

Come ministro degli Esteri il 13 novembre 1956, pronuncia un discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, un anno dopo l'ammissione dell'Italia all'ONU. È il primo discorso di un ministro italiano all'Assemblea ONU.

Martino è stato anche nel 1956 presidente del comitato dei tre «saggi» della NATO (i ministri degli esteri di Norvegia, Italia e Canada), autori del rapporto sui compiti dell'Alleanza Atlantica nella sfera civile.[4] Lasciata la Farnesina nel 1957, è rieletto nel 1958 alla Camera. Nel 1960 e nel 1961 è Capo della delegazione parlamentare italiana alla XV e alla XVI Assemblea generale dell'ONU a New York e, dal 1962 al 1964, Presidente del Parlamento Europeo. Torna alla Camera nel 1967 dove resta fino alla morte.

È stato anche presidente generale del Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani (CNGEI)[5]. Dall'unione con Donna Alberta Stagno d'Alcontres Calapaj, ha avuto tre figli, tra cui Antonio Martino che ha seguito le orme paterne scegliendo la carriera politica.

ControversieModifica

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, nell'ottobre del 1956 Martino, nelle vesti di Ministro degli affari esteri, dichiarò che certe indagini sulle stragi nazifasciste in Italia sarebbero servite solo "a incoraggiare le critiche nei confronti del comportamento dei militari tedeschi" e, quindi, a rafforzare in Germania "la resistenza interna contro l'ingresso del paese della Nato", frenando lo svolgimento delle inchieste. I documenti su tali crimini, nascosti per decenni, vennero poi ritrovati per caso nel 1994 in un armadio rivolto verso un muro in un palazzo ad uso militare. L'armadio venne soprannominato Armadio della Vergogna.[6]

NoteModifica

  1. ^ Marcello Saija Angela Villani, Gaetano Martino 1900-1967, Rubbettino, 2011, pag. 30
  2. ^ La Camera dei Deputati
  3. ^ Marcello Saija Angela Villani, Gaetano Martino 1900-1967, Rubbettino, 2011
  4. ^ Nato Review
  5. ^ Mario Sica, Storia dello scautismo in Italia, 4ª ed., Roma, Fiordaliso, 2006, p. 266, ISBN 978-88-8054-774-7.
  6. ^ la Repubblica/cronaca: Parla il boia di Sant'Anna "Così uccidevamo gli italiani"

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica