Geosternbergia

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Geosternbergia
Pteranodon sternbergi pair.jpg
Scheletri di due Geosternbergia, una femmina (dietro) e un maschio (davanti), al Royal Ontario Museum
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Sauropsida
Ordine † Pterosauria
Sottordine † Pterodactyloidea
Superfamiglia † Pteranodontoidea
Famiglia † Pteranodontidae
Genere Geosternbergia
Miller, 1978

Marsh, 1876
Sinonimi
  • Pteranodon sternbergi
    (Harksen, 1966)
  • Dawndraco kanzai
    Kellner, 2010
Specie
  • G. sternbergi
    (Harksen, 1966) (originariamente Pteranodon)
  • G. maysei
    Kellner, 2010

Geosternbergia è un genere di rettile volante estinto, vissuto nel Tardo Cretaceo in quello che è oggi l'attuale Nord America. Insieme all'affine Pteranodon è stato uno dei più grandi pterosauri mai vissuti con un'apertura alare fino a 7,25 metri (23,8 piedi).

DescrizioneModifica

 
Dimensioni di G. sterbergi, il maschio (verde) e la femmina (arancione) in confronto ad un uomo.

Il Geosternbergia è stato uno dei più grandi pterosauri mai esistiti, con l'apertura alare che tra i maschi adulti variava tra i 3 e i 6 metri (9.8-19.6 ft), con un'apertura alare massima di 7,25 metri (23,8 piedi). Nonostante l'anatomia molto simile, il Geosternbergia si distingue dall'affine Pteranodon per la posizione e la forma della cresta. La mascella inferiore di uno G. sternbergi era lunga circa 1,25 metri (4 piedi).[1]

La caratteristica più distintiva del Geosternbergia era la sua voluminosa cresta cranica. Queste creste era formata dall'allungamento delle ossa del cranio (paliotti) che si allungavano verso l'alto e all'indietro del cranio. La dimensione e la forma di queste creste variavano da individuo ad individuo in base a diversi fattori come l'età, il sesso, e la specie. I maschi della specie G. sternbergi, la specie tipo, aveva un'ampia cresta verticale con un'ampia proiezione in avanti, mentre la specie G. maysei aveva una cresta verticale ma più piccola e arrotondata.[2] Le femmine di entrambe le specie avevano creste piccole e arrotondate praticamente inesistenti.[3] Secondo la maggior parte dei paleontologi le creste avevano come funzione principale quella di display sessuale, anche se probabilmente avevano anche altre funzioni.[4]

ClassificazioneModifica

 
Ricostruzione scheletrica di un esemplare femmina di G. sternbergi (esemplare NMC41-358), dotata di una piccola cresta

Originariamente il Geosternbergia era stato pensato come una specie, o occasionalmente come sottogenere, dell'affine pterosauro Pteranodon, e tale è stato considerato dai principali studiosi di pterosauri sin dal 1990. Tuttavia, una revisione del 2010 a opera del gruppo AWA Kellner suggerì che i fossili della specie "Pteranodon sternbergi" erano fin troppo diversi dalla specie tipo Pteranodon longiceps, tanto da meritare un genere distinto, a cui poi si aggiungerà anche la specie nominata da Kellner, Geosternbergia maysei.[2]

Di seguito è riportato un cladogramma che mostra la collocazione filogenetica di questo genere entro Pteranodontia, da Andres e Myers (2013);[5]


 Pteranodontia 
 Nyctosauridae 

Muzquizopteryx coahuilensis

"Nyctosaurus" lamegoi

Nyctosaurus gracilis

Alamodactylus byrdi

 Pteranodontoidea 

Pteranodon

Geosternbergia

 Istiodactylidae 

Longchengpterus zhaoi

Nurhachius ignaciobritoi

Liaoxipterus brachyognathus

Istiodactylus latidens

Istiodactylus sinensis

Lonchodectes compressirostris

Aetodactylus halli

Cearadactylus atrox

Brasileodactylus araripensis

Ludodactylus sibbicki

Ornithocheirae

Storia della scopertaModifica

 
Esemplare UALVP 24238, con la cresta restaurata; l'esemplare rappresentava l'olotipo di Dawndraco kanzai

I primi fossili di questo animale furono ritrovati nel 1952 dal paleontologo George F. Sternberg e descritti da John Christian Harksen nel 1966. Tali fossili provenivano dalla porzione inferiore della formazione Niobrara, quindi risultavano più antichi di quelli dello Pteranodon, facendo ipotizzare a Bennett che la presunta specie "Pteranodon sternbergi" fosse la diretta antenata della specie P. longiceps.[6]

Attualmente, l'esemplare attualmente più completo, esposto all'University of Alberta Laboratory for Vertebrate Paleontology classificato come UALVP 24238, è il fossile di un sub-adulto parzialmente articolato con un'apertura alare di circa 4 metri (13 piedi). Scoperto nel 1974 nei pressi di Utica, Kansas, allo scheletro mancano solo alcune parti del cranio e le estremità delle ali e dei piedi. Il fossile è stato trovato da Richard C. Fox e Allen Lindoe nelle rocce appartenenti alla parte inferiore delle Smoky Hill Chalk Member della Formazione Niobrara. Queste rocce risalgono alla fine del Coniaciano e all'inizio Santoniano, circa 86 milioni di anni fa. Nel 2010, un articolo di Alexander WA Kellner sostenne che questo esemplare fosse abbastanza diverso da G. sternbegi da poter essere ri-classificato come un genere e specie a se stante, chiamandolo Dawndraco kanzai. Questo nome generico, Dawndraco, unisce il nome della divinità Dawn degli Iroquois, con la parola latina draco appunto "drago". Il nome specifico, kanzai, si riferisce alla tribù Kanza del Kansas.[2] Kellner pensava che diverse caratteristiche dello scheletro supportassero la sua ipotesi, in particolare la forma unica del muso unico, fortemente a cono verso la punta come negli esemplari femmina di Pteranodon. Kellner inoltre pensava che il campione possedesse una cresta che correva lungo tutto il muso. Tuttavia, un riesame del fossile pubblicato nel 2017 da Elizabeth Martin-Silverstone e colleghi ha dimostrato che le differenze nel muso probabilmente erano una caratteristica comune negli pteranodontidi maschi dal muso più lungo ed un becco più ampio rispetto alle femmine, che Kellner ha utilizzato per il suo confronto. Martin-Silverstone ha concluso che "Dawndraco" era semplicemente un maschio G. sternbergi.[7]

Il Geosternbergia visse sia nella formazione Niobrara sia nella formazione Sharon Springs, oggi entrambe situate nella parte centrale degli Stati Uniti. In termini generali, l'animale sarebbe vissuto dalla fine degli anni del Coniaciano ai primi anni delle fasi del periodo Cretaceo.[6] Però, gli anni precisi in cui è vissuto non sono ancora stati del tutto confermati; nel 2003, Kenneth Carpenter ha esaminato la distribuzione e la datazione dei fossili, dimostrando che la specie Geosternbergia sternbergi visse tra gli 88 e gli 85 milioni di anni fa, mentre la specie G. maysei visse tra gli 81,5 e gli 80,5 milioni di anni fa.[3]

PaleobiologiaModifica

Dimorfismo sessualeModifica

 
Variazioni di anatomia della cresta in base al sesso, all'età e alla specie (disegnate in scala), di Geosternbergia (sinistra) e Pteranodon (destra).

Gli esemplari adulti di Geosternbergia sono stati suddivisi in due classi distinte, una di dimensioni più grandi e una di dimensioni più piccole, in ci la classe degli esemplari più robusti sono circa una volta e mezzo più grande della classe degli esemplari più piccoli, che tuttavia sono due volte più numerosi degli esemplari più robusti. Entrambe le classi vivevano l'uno accanto all'altro, e mentre alcuni ricercatori sostenevano che si trattassero di specie differenti, il paleontologo Christopher Bennett dimostrò che le differenze tra i due gruppi rappresentano un dimorfismo sessuale della stessa specie. Infatti, i crani degli esemplari più grandi presentano una vistosa cresta cranica, verticale che punta leggermente verso l'indietro, mentre gli esemplari più piccoli presentano creste più piccole pressoché inesistenti. Alcuni crani degli esemplari più grandi mostrano anche una seconda cresta che si estendeva lunga e bassa, verso la punta del becco.[4]

 
Ricostruzione scheletrica di una femmina di G. sternbergi (NMC41-358), da notare la ridottissima cresta sul cranio

Tuttavia la differenza tra i sessi non è stata determinata dalla forma del cranio bensì dalle ossa pelviche. Infatti, gli esemplari più piccoli, ossia le femmine, presentano un bacino sproporzionato al resto del corpo. Bennett ipotizzò che tale spazio doveva essere usato dalle femmine per far uscire le uova durante il parto. Si concluse che gli esemplari più piccoli mancanti di cresta fossero esemplari femmine, mentre gli esemplari più grandi e robusti e con le creste maggiormente sviluppate erano esemplari maschi.[4]

 
Ricostruzione di Geosternbergia sternbergi: le grandi dimensioni delle ali fanno pensare che l'animale passasse la maggior parte della sua vita in volo

Da notare che le creste degli esemplari maschi maturavano con l'età. Infatti gli esemplari più giovani presentava tutti una cresta di uguali dimensioni indipendentemente dal sesso. Con l'avanzare dell'età la cresta dei maschi immaturi era simile a quella delle femmine adulte per poi crescere e ingrossarsi quando l'animale arrivava all'età adulta ed era maturato sessualmente.[8]

Il fatto che gli esemplari femmina siano più numerosi degli esemplari maschi, in rapporto di 2 a 1, suggerisce che, come con gli attuali animali limitrofi con dimensioni correlate al dimorfismo sessuale, come i leoni marini e altri pinnipedi, i Geosternbergia erano animali poligami, con un vasto harem di femmine e alcuni maschi in competizione tra loro per il diritto di accoppiarsi con le femmine. In maniera analoga ai moderni pinnipedi, i maschi di Geosternbergia probabilmente gareggiavano tra loro per il possesso del miglior territorio per accoppiarsi e per deporre le uova, come ad esempio un tratto roccioso che dava sul mare. Essendo animali troppo delicati per gli scontri fisici, i Geosternbergia stabilivano la supremazia su un territorio in base alle dimensioni della loro cresta: chi possedeva la cresta più grande e, forse, più vivacemente colorata dimostrava la propria forza e si aggiudicava il diritto di accoppiarsi. Se questa ipotesi fosse corretta, è anche probabile che i maschi di Geosternbergia non giocassero alcun ruolo nell'allevamento dei cuccioli; tale comportamento si trova anche in altri animali poligami marini come i pinnipedi, che dopo l'accoppiamento lasciano il compito di accudire la progenie alle femmine.[4]

Nella cultura di massaModifica

  • Il Geosternbergia compare nel film della Disney Dinosauri, dove lo si vede mentre trasporta l'uovo del dinosauro protagonista Aladar, verso il proprio nido per sfamare i suoi piccoli. Tuttavia perde tale uovo a causa di uno scontro aereo con un gruppo di Ichthyornis;
  • Compare anche nella serie animata Dinosaur King, in cui uno stormo di tre esemplari può essere evocato da una mossa speciale di uno dei dinosauri protagonisti;

Tuttavia, in entrambe queste apparizioni viene identificato come uno Pteranodon, a causa della credenza di allora sul fatto che si trattasse dello stesso animale.

NoteModifica

  1. ^ Zimmerman, H., Preiss, B., and Sovak, J. (2001). Beyond the Dinosaurs!: sky dragons, sea monsters, mega-mammals, and other prehistoric beasts, Simon and Schuster. ISBN 0-689-84113-2.
  2. ^ a b c Kellner, A.W.A., Comments on the Pteranodontidae (Pterosauria, Pterodactyloidea) with the description of two new species (PDF), in Anais da Academia Brasileira de Ciências, vol. 82, n. 4, 2010, pp. 1063–1084, DOI:10.1590/S0001-37652010000400025.
  3. ^ a b Carpenter, K. (2003). "Vertebrate Biostratigraphy of the Smoky Hill Chalk (Niobrara Formation) and the Sharon Springs Member (Pierre Shale)." High-Resolution Approaches in Stratigraphic Paleontology, 21: 421-437. DOI10.1007/978-1-4020-9053-0
  4. ^ a b c d Bennett, S.C., Sexual dimorphism of Pteranodon and other pterosaurs, with comments on cranial crests, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 12, n. 4, 1992, pp. 422–434, DOI:10.1080/02724634.1992.10011472.
  5. ^ B. Andres e T. S. Myers, Lone Star Pterosaurs, in Earth and Environmental Science Transactions of the Royal Society of Edinburgh, vol. 103, 2013, p. 1, DOI:10.1017/S1755691013000303.
  6. ^ a b Bennett, S.C., Taxonomy and systematics of the Late Cretaceous pterosaur Pteranodon (Pterosauria, Pterodactyloida), in Occasional Papers of the Natural History Museum, University of Kansas, vol. 169, 1994, pp. 1–70.
  7. ^ Martin-Silverstone, E., Glasier, J., Acorn, J., Mohr, S., and Currie, P. 2017. Reassesment of Dawndraco kanzai Kellner, 2010 and reassignment of the type specimen to Pteranodon sternbergi Harksen, 1966. Vertebrate Anatomy Morphology Palaeontology, 3:47-59. DOI10.18435/B5059J
  8. ^ Bennett, S.C., The osteology and functional morphology of the Late Cretaceous pterosaur Pteranodon. General description of osteology, in Palaeontographica, Abteilung A, vol. 260, 2001, pp. 1–112.

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