Apri il menu principale

Giulio Germanico (incrociatore)

cacciatorpediniere della Marina Militare Italiana
Giulio Germanico
poi San Marco (D 563)
Giulio germanico.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Naval Ensign of Italy.svg
TipoIncrociatore leggero
ClasseCapitani Romani
ProprietàRegia Marina
Marina Militare
Ordine1938
CostruttoriNavalmeccanica
CantiereCastellamare di Stabia
Impostazione3 aprile 1939
Varo26 luglio 1941
Completamento19 gennaio 1956
Radiazione1971
Destino finaleAffondato dai tedeschi il 28 settembre 1943, recuperato nel 1947, ridenominato San Marco e reimmesso in servizio nel 1955
Caratteristiche generali
Dislocamento3 745 tonnellate
Stazza lorda5 334 tsl
Lunghezza142,2 m
Larghezza14,4 m
Pescaggio4,9 m
Propulsione4 caldaie Thornycroft e 4 turbine a ingranaggi a vapore Belluzzo; 2 alberi motore con elica (110 000 shp)
Velocità41 nodi (76 km/h)
Autonomia5 352 miglia a 18 nodi (8 700/9 900 chilometri a 33 km/h)
Equipaggio418
Armamento
Armamento
Note
Dati riferiti all'entrata in servizio

Fonti citate nel corpo del testo

voci di incrociatori presenti su Wikipedia

Il Giulio Germanico è stato un incrociatore leggero della Regia Marina, quarta unità appartenente alla classe Capitani Romani. Varato nel luglio 1941, si trovava ancora nel cantiere navale di Castellammare di Stabia quando fu annunciato l'Armistizio di Cassibile: il comandante, capitano di corvetta Domenico Baffigo, coordinò la difesa degli stabilimenti dall'attacco tedesco ma fu infine ucciso. L'incrociatore fu fatto affondare quindi dai tedeschi il 28 settembre, quando dovettero ripiegare.

Il Giulio Germanico fu rimesso a galla dopo la fine della seconda guerra mondiale e, convertito in conduttore di flottiglia, operò nella rinata Marina Militare come San Marco (distintivo ottico D 563) sino alla radiazione, avvenuta nel 1971.

Indice

Caratteristiche tecnicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: classe Capitani Romani.

CostruzioneModifica

Il Giulio Germanico fu impostato il 3 aprile 1939 negli stabilimenti della Navalmeccanica di Castellammare di Stabia; varato il 26 luglio 1941, stava ultimando il suo allestimento quando venne siglato l'armistizio di Cassibile.

Impiego operativoModifica

Le vicende armistizialiModifica

L'8 settembre 1943 l'incrociatore era praticamente pronto a entrare in servizio a Castellammare di Stabia: l'allestimento era completato al 94% e l'equipaggio si trovava già a bordo così come il comandante, capitano di corvetta Domenico Baffigo. Egli era stato messo a capo dell'unità sin dall'aprile 1941, aveva presenziato al varo e aveva curato tutte le fasi dell'allestimento. Subito dopo la proclamazione della capitolazione italiana gli ormai ex-alleati tedeschi reagirono immediatamente e attivarono l'operazione Achse per occupare la penisola italiana e smantellare le forze armate regie.

All'arrivo a Castellammare di Stabia le forze tedesche tentarono di occupare il porto e il cantiere navale, dove c'erano altre unità in avanzato stato di costruzione che costituivano per loro un prezioso bottino. Il capitano Baffigo assunse la difesa del cantiere con marinai, personale tecnico e carabinieri accorsi; con questa improvvisata guarnigione, appoggiata anche dai calibir del Giulio Germanico e di altre navi, respinse tutti gli attacchi. Nella errata speranza, però, di un aiuto degli Alleati, nessuna unità fu inviata in alto mare; pertanto, quando il capitano Baffigo fu catturato l'11 settembre con uno stratagemma dai tedeschi (fu invitato a parlamentare) e fucilato a Napoli, il cantiere rimase alla mercé dell'occupante. Il Giulio Germanico si era distinto nella difesa delle strutture portuali e i tedeschi procedettero a farlo affondare porto di Castellammare di Stabia il 28 settembre 1943, quando furono costretti ad abbandonare la città.[1].

Ricostruzione e secondo periodo operativoModifica

Il Giulio Germanico fu ufficialmente radiato dai quadri del naviglio militare il 27 febbraio 1947 e contraddistinto dalla sigla FV.[2] Dopo essere stato recuperato dai cantieri di Castellammare di Stabia nel 1948 si constatò che lo scafo era ancora in condizioni buone e, siccome l'Italia iniziò al principio degli anni cinquanta a ricostruire un apparato navale militare (la Marina Militare italiana), con Decreto del presidente della Repubblica del 1º marzo 1951 l'incrociatore fu nuovamente inscritto nei ruoli ufficiali: fu ribattezzato San Marco e avviato nel 1953 a lavori di ricostruzione per convertirlo in cacciatorpediniere conduttore presso gli stabilimenti della Navalmeccanica di Castellammare di Stabia.

 
Il San Marco, a destra, affiancato dall'Indomito della classe omonima

I lavori di ricostruzione furono gli stessi che riguardarono il gemello Pompeo Magno, ribattezzato San Giorgio (D 562), i cui lavori di trasformazione/ricostruzione vennero effettuati presso i Cantieri Navali del Tirreno Riuniti di Genova.

L'armamento vide la rimozione degli otto cannoni da 135/45 rimossi e sostituiti con sei cannoni da 127/38 mm statunitensi in tre torri binate, una prodiera e due a poppa e un lanciabas triplo Menon al posto della seconda torre di prora, mentre l'armamento antiaereo vide la rimozione degli otto cannoni Breda 37/54 e Breda 20/65 Mod. 1935 per fare spazio a venti cannoni Bofors da 40 mm, distribuiti in quattro impianti quadrupli e due impianti binati. Il fuoco era controllato da una centrale di tiro statunitense Mk 37 con radar Mk 25. Altri apparati elettronici furono i radar SPS-6 e SG-6B e un sonar SQS-11.

Al termine dei lavori di ricostruzione la nave entrò in servizio nella Marina Militare italiana all'inizio di gennaio 1956 con il distintivo ottico D 563 e inquadrata nella II Divisione navale di base a Taranto.

Con la velocità massima di 39 nodi, San Marco e San Giorgio sono state le navi più veloci della Marina Militare italiana, grazie ad un apparato propulsivo dalla potenza di 110000 HP, più del 50% in più rispetto agli incrociatori lanciamissili Vittorio Veneto, Andrea Doria e Caio Duilio.

Il 10 aprile 1957 le due navi vennero riclassificate cacciatorpediniere conduttori (informalmente detti "supercacciatorpediniere") e nello stesso anno effettuarono una crociera di addestramento negli Stati Uniti d'America, partendo da Napoli 19 maggio e facendo rientro a La Spezia il 10 luglio: nel corso del viaggio visitarono Norfolk, New York e Bermuda.

Negli anni successivi la nave ha partecipato attivamente alle esercitazioni e alle manovre delle forze navali italiane e della NATO. Tra il 1962 e il 1963 la nave è stata sottoposta a lavori di ammodernamento presso l'Arsenale di La Spezia, al termine dei quali e rientrata in servizio ricoprendo il ruolo di nave bandiera della II Divisione navale. Nel settembre 1964 il San Marco ha rappresentato l'Italia alle celebrazioni nel giorno dell'indipendenza di Malta. Nel 1966 ha effettuato una nuova campagna navale in Atlantico. Dopo essere stato posto in disarmo il 31 maggio 1970, il San Marco è stato radiato nel 1971 e successivamente venduto per demolizione.

NomeModifica

 
Il San Marco alla fonda

In precedenza due unità della Regia Marina aveva portato il nome San Marco. La prima era un'unità lacustre ricevuta dall'Impero austriaco come risarcimento per danni di guerra nel 1866 dopo la terza guerra d'indipendenza italiana, che aveva prestato servizio con il nome Franz Joseph nella flottiglia del Lago di Garda. La seconda unità era stata un incrociatore corazzato del 1908, appartenente alla classe San Giorgio: nel 1941 era stato convertito in bersaglio mobile radiocomandato controllato dalla torpediniera Audace. Fu catturato dai tedeschi il 9 settembre 1943 a La Spezia che lo affondarono poco dopo, per prevenirne la cattura da parte degli Alleati.

Al 2014 nella Marina Militare a portare questo nome è una nave d'assalto anfibio, entrata in servizio alla fine degli anni ottanta appartenente alla classe San Giorgio.

Fatta eccezione per l'unità lacustre del 1866, le successive navi militari italiane di nome San Marco, compresa quella attualmente in servizio, hanno avuto un'unità gemella di nome San Giorgio.

NoteModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica