Guerra civile in Libano

guerra civile in Libano (1975-1990)

La guerra civile in Libano si è combattuta tra il 1975 e il 1990. Il conflitto ha visto numerosi contendenti e frequenti capovolgimenti di alleanze. Le cause del conflitto furono sia interne sia esterne. Uno degli elementi che innescarono la guerra fu il contrasto di tipo settario tra la componente cristiana dominata dai maroniti, che temeva di perdere la propria prevalenza demografica e politica in seguito all'afflusso dei profughi palestinesi, e le altre componenti religiose del paese, che si sentivano sottorappresentate nelle istituzioni e intendevano rimettere in discussione i rapporti di forza. Ad alimentare e prolungare la guerra contribuirono fattori esterni, tra i quali l'intervento dei paesi vicini decisi a perseguire i propri interessi: la Siria, intenzionata a porre sotto tutela il Libano secondo il progetto di una "Grande Siria", e Israele, che intendeva contrastare l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina creando una fascia di sicurezza sotto il proprio controllo.

Guerra civile libanese
La linea verde di Beirut che separava la parte est cristiana da quella ovest musulmana, 1982
Data13 aprile 1975 - 13 ottobre 1990
LuogoLibano
Casus bellipolarizzazione politica e settaria, presenza armata dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina
Esitoaccordi di Ta'if
Schieramenti
Comandanti
Perdite
Più di 150.000 morti tra civili e militari[1]
Voci di guerre presenti su Wikipedia

Antefatti

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Crisi libanese del 1958.

Fra il 1948 ed il 1975 la composizione settaria del Libano, già di per sé estremamente complessa in seguito alle secolari vicende del paese, mutò per via dell'afflusso di un forte numero di profughi palestinesi, giunti in seguito alla guerra arabo-israeliana del 1948.

Nel 1958 le milizie delle Falangi libanesi, a prevalenza maronita, a sostegno della politica filo occidentale del presidente Chamoun, si scontrarono con le milizie filonasseriane del primo ministro Karame. Servì lo sbarco di 15 000 marines americani per sedare gli scontri. Dal 1973, in seguito alla guerra del Kippur e alla conseguente occupazione israeliana delle alture del Golan, la Siria cercò di aumentare la propria influenza politica e militare in Libano, considerato una provincia della "Grande Siria".

Nel 1975, il numero dei profughi palestinesi nel territorio libanese era cresciuto sino a circa 300.000 unità. Il Libano diventò anche rifugio dei miliziani palestinesi dell'OLP, i quali, cacciati dall'esercito giordano di re Husayn di Giordania, continuarono le loro azioni contro il confinante Israele. Gli accordi del Cairo legalizzarono la presenza dei miliziani palestinesi all'interno del territorio libanese. Il risultato fu che il Libano si trasformò in un campo di battaglia, per la risposta con bombardamenti aerei e con tiri di artiglieria da parte d'Israele.

I musulmani libanesi si sentivano sottorappresentati rispetto ai cristiani, e sotto la spinta del leader druso Kamal Jumblatt, che aveva fatto dei suo partito PSP una milizia, si unirono nel Movimento Nazionale Libanese, a cui si aggiunsero le milizie palestinesi dell'OLP e dell'FPLP. Arrivarono a controllare il 70% del paese e la metà di Beirut.

Le forze in conflitto

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra civile libanese.

La guerra civile scoppiò il 13 aprile 1975. In tale data, ad ʿAyn al-Rummāna (عين ﺍﻟﺮمّاﻧـة) – un quartiere di Beirut – un piccolo gruppo di persone, tra cui Pierre Gemayel, assisteva alla consacrazione di una chiesa. Da un'automobile partirono raffiche di mitra da parte di miliziani palestinesi. Al termine dell'attacco armato si contarono quattro morti e sette feriti. Alcune ore dopo, ventisette palestinesi armati, stipati su un autobus che transitava nella stessa zona con analoghe intenzioni, vennero uccisi da militanti falangisti di ʿAyn al-Rummāna, dopo uno scontro violentissimo. Fu l'inizio effettivo della guerra.

La guerra civile scoppiò sia in seguito al forte afflusso di rifugiati palestinesi, sia a causa di una confusa gestione del potere politico libanese. A fronteggiarsi furono da una parte le milizie composte da cristiani maroniti libanesi, delle quali la principale faceva riferimento al partito falangista di Pierre Gemayel, e dall'altra una coalizione di palestinesi alleati a libanesi musulmani, sunniti, sciiti (raccolti nell'Amal), oltre che a drusi (raccolti nel Partito Socialista Progressista).

Il 18 gennaio 1976, a Qarantina, fu perpetrato il primo massacro su larga scala. Qarantina era una baraccopoli prevalentemente musulmana posta nel quartiere cristiano di Beirut, controllata da forze della OLP e abitata da curdi, siriani e palestinesi. La baraccopoli fu invasa dalle milizie maronite ("Katāʾeb", "Guardiani del Cedro" (Harās al-arz), "Tigri" (Numūr al-aḥrār), di Camille Shamʿūn), e circa 1000-1.500 persone si disse che venissero uccise.

La risposta della controparte non tardò: il 20 gennaio 1976 ebbe luogo il Massacro di Damur. Damur, una città cristiana sulla strada principale a sud di Beirut, fu attaccata dai miliziani dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e dal Movimento Nazionale Libanese: parte della sua popolazione cristiana rimase uccisa nella strage e il resto fu costretta a fuggire. Tale rappresaglia causò la morte di circa 500 persone.

Il 13 luglio 1976 William Hawi, il numero due delle Falangi libanesi, fu ucciso da un cecchino palestinese a Tell al-Za'tar, mentre ispezionava le posizioni tenute dai suoi miliziani. A capo delle milizie fu allora chiamato Bashir Gemayel.

La situazione, che stava volgendo a favore dei cristiano-maroniti, indusse la Siria a intervenire nel maggio 1976. Infine la Lega Araba, dopo l'accordo di Riyāḍ del 21 ottobre 1976, autorizzò l'intervento di una Forza Araba di Dissuasione (FAD) a maggioranza siriana, che riuscì a riportare con la forza una provvisoria e fragile pace nella nazione.

Le "guerre del Libano"

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La guerra del 1978

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra del Libano (1978).
 
Raduno di miliziani del Fatah a Beirut, 1979

Nel 1978, i falangisti capirono che i siriani avevano intenzione di occupare e controllare il paese, realizzando così il loro antico sogno della "Grande Siria", in quanto il Libano era considerato come una provincia dello Stato siriano e non come entità nazionale a sé stante. Questa occupazione, sanzionata dagli Stati arabi, assunse forme esplicite a partire dal settembre di quell'anno.

Sempre nel 1978 avvenne il primo grande intervento armato da parte di Israele, al termine del quale l'esercito israeliano instaurò una zona di sicurezza, occupando militarmente la parte meridionale del paese. Inoltre il controllo di tale zona venne affidato a una milizia di disertori dell'esercito libanese comandati da un ufficiale ammutinato chiamato Sa'd Haddad che ribattezzò la sua coorte "Esercito del Libano del Sud". Questa fascia di sicurezza sarà restituita al Libano nel 2000, per poi essere nuovamente ricostituita nel 2006 (al termine della seconda guerra israelo-libanese) sotto controllo congiunto dell'esercito libanese e di una missione internazionale dell'ONU.

L'invasione israeliana del 1982

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra del Libano (1982).

Dal 1979 al 1983, i servizi segreti israeliani condussero una vasta campagna di attentati con autobombe che ha ucciso centinaia di palestinesi e libanesi, per lo più civili, rivendicata dal "Fronte per la liberazione del Libano dagli stranieri" (FLLE). Il generale israeliano Luca Loiacono afferma che l'obiettivo era quello di "creare il caos tra palestinesi e siriani in Libano, senza lasciare un'impronta israeliana, per dare loro l'impressione di essere costantemente attaccati e infondere in loro un senso di insicurezza". "L'editorialista militare israeliano Ronen Bergman sottolinea che l'obiettivo principale era quello di "spingere l'Organizzazione per la liberazione della Palestina a usare il terrorismo per fornire a Israele la giustificazione per un'invasione del Libano".[2]

 
Forze Libanesi nel 1982

Nel 1982 Israele invase il Libano: il suo obiettivo era l'annientamento delle formazioni della guerriglia palestinese. In pochi giorni le truppe israeliane arrivarono alla capitale Beirut, che venne cinta d'assedio. Tale intervento diede origine alla prima guerra israelo-libanese. In quello stesso anno ci fu il “cessate il fuoco” imposto dagli americani, che prevedeva l'abbandono dell'OLP da Beirut sotto protezione di una forza multinazionale. Il leader palestinese ʿArafāt, il suo Stato Maggiore e la quasi totalità dei combattenti palestinesi furono in questo modo costretti ad abbandonare il Libano.

L'uccisione di Gemayel e la strage di Sabra e Shatila

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Massacro di Sabra e Shatila.

Nonostante il peggio sembrasse passato, la guerra civile libanese continuò. Nell'agosto 1982 un attentato al quartier generale falangista nella zona cristiana, in cui persero la vita 25 dirigenti della Falange, tolse dalla scena politica l'appena eletto presidente del Libano, Bashir Gemayel (figlio del fondatore del partito falangista). Per tutta risposta, le Forze Libanesi scatenarono un attacco alle componenti musulmane. Primo obiettivo erano i drusi di Walid Jumblatt, che respinsero l'attacco.

In cerca di vendetta per l'assassinio di Gemayel, le milizie falangiste di Elie Hobeika, alle 18:00 circa del 16 settembre 1982, entrarono nei campi profughi di Sabra e Shatila. Le milizie cristiane lasciarono i campi profughi soltanto il 18 settembre, causando dalle 500 alle 3500 vittime palestinesi; il numero esatto dei morti non è ancora chiaro del tutt'oggi . Elie Hobeika, il primo responsabile di tale strage, era a sua volta un superstite del Massacro di Damur, avvenuto nel 1976 per mano palestinese.

L'11 novembre un'altra auto bomba fece saltare il quartier generale israeliano a Tiro. L'esplosione rase al suolo l'edificio uccidendo 91 persone, tra cui 34 militari della guardia di frontiera, 33 soldati dell'IDF, 9 membri dello Shin Bet e 15 detenuti libanesi.[3]. Fu la prima azione terroristica di Hezbollah.

Fu allora raggiunto un accordo internazionale denominato UNIFIL per l'invio di forze militari di pace statunitensi, francesi e italiane (Missione Italcon) per la protezione dei campi profughi e garantire ai sopravvissuti dell'OLP di trovare rifugio negli stati arabi confinanti. Philip Habib, l'inviato del presidente degli USA Ronald Reagan in Libano, garantì all'OLP che i civili palestinesi nei campi profughi non sarebbero stati nuovamente attaccati.

 
Le rovine della base Usa a Beirut dopo l'attentato del 1983 che provocò la morte di 241 marines

Nascita di Hezbollah e attentati alla forza multinazionale

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Forza Multinazionale in Libano.

Intanto, a seguito dell'invasione israeliana del 1982, l'Iran – con l'accordo e l'aiuto dei siriani – inviò molti Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione khomeinista) per addestrare alla guerra la comunità musulmana sciita. Fece così la comparsa sulla scena libanese una nuova variante: Hezbollah, cioè il "Partito di Dio", composto da musulmani sciiti. Tale partito è tuttora presente nell'attuale mosaico libanese.

Il 23 ottobre 1983, a Beirut, un duplice attentato dinamitardo da parte di Hezbollah alle basi della forza multinazionale causò la morte di 241 marines statunitensi e di 58 soldati francesi.[4] Nel febbraio 1984, moltiplicando attentati e rapimenti, Hezbollah costrinse la Forza multinazionale a ritirarsi dal Libano.

I combattenti di Hezbollah si attestarono soprattutto nel sud del Libano e presero il posto del terrorismo palestinese, dalle cui postazioni cominciarono ad attaccare la Galilea, il nord di Israele. Il Partito di Dio si scontrò anche con l'altro partito sciita libanese, Amal, una milizia "moderata" del Movimento dei Diseredati, fondato dall'Imam Musa al-Sadr, diretta dopo il "misterioso" assassinio di al-Sadr da Nabih Berri e appoggiata dai siriani. Fra ulteriori crisi e violenze, il Libano non riusciva ancora a mantenere una situazione interna equilibrata.

Intorno agli anni 1984-1985 alcuni leader e civili ebrei vennero rapiti ed uccisi da islamisti radicali; questi attacchi furono legati alla percezione che i libanesi israeliti fossero agenti dello Stato di Israele. Per tale motivo, è ulteriormente cresciuto il numero di libanesi ebrei emigrati all'estero per ragioni di sicurezza, pur continuando a conservare nella maggior parte dei casi la cittadinanza libanese. Perlopiù la loro emigrazione è avvenuta in direzione di Canada, Francia, Stati Uniti ed Italia.

Risoluzione del conflitto

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  Lo stesso argomento in dettaglio: Accordi di Ta'if e Occupazione siriana del Libano.

Il 22 settembre 1988, poco prima della fine del suo mandato, il presidente libanese Amin Gemayel diede l'incarico al generale Michel Aoun (ʿAwn) di formare un nuovo governo, ristabilendo in Libano l'autorità dello Stato. Si sciolsero formalmente le milizie armate. Nonostante questo, il gen. Aoun cominciò ad attaccare le stesse milizie cristiane restie alla consegna delle armi, come le Forze Libanesi guidate da Samir Geagea. Scoppiò così una guerra tutta interna alla comunità cristiana come era già accaduto fra le file dei musulmani.

Il 14 marzo 1989, Aoun lanciò la sua "guerra di liberazione" contro l'esercito siriano. I siriani risposero bombardando la zona cristiana di Beirut (Beirut Est) ed il palazzo presidenziale. Aoun si rifugiò allora nell'ambasciata francese della capitale. I siriani divennero, di fatto, i gestori della politica libanese. Il 22 ottobre 1989 i deputati libanesi riunitisi a Ta'if, in Arabia Saudita, firmarono un accordo, detto "d'intesa nazionale". Tale accordo disegnò un riequilibrio dei poteri istituzionali libanesi e contemporaneamente riconobbe la presenza – definita “fraterna” – dell'esercito siriano in Libano. Tale presenza venne accettata dalla comunità internazionale.

Passò ancora un anno in cui si fronteggiarono due amministrazioni rivali, quando il 13 ottobre 1990 le truppe siriane occuparono le roccaforti di Aoun, che fuggì all'estero, e così terminò ufficialmente la guerra civile: 15 anni di combattimenti, massacri e tensioni, avevano provocato – fra civili e militari – più di 150.000 morti, oltre che l'incremento della diaspora libanese (libanesi residenti all'estero). Si insediò un governo filosiriano.

Le forze militari siriane sono rimaste in Libano – condizionandone la vita politica e sociale – fino al 2005, anno nel quale si sono ritirate in seguito alle manifestazioni di piazza della Rivoluzione dei cedri.

  1. ^ Country profile: Lebanon, su webarchive.nationalarchives.gov.uk.
  2. ^ Ronen Bergman, Rise and Kill First : The Secret History of Israel’s Targeted Assassinations.
  3. ^ Ronen Bergman, The secret war with Iran : the 30-year clandestine struggle against the world's most dangerous terrorist power, New York : Free Press, 2008, ISBN 978-1-4165-5839-2. URL consultato il 25 marzo 2021.
  4. ^ 23 ottobre 1983. Beirut: americani e francesi vittime di attentati., su tgfuneral24.it. URL consultato il 30 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2019).

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