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Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

Ente italiano di ricerca sui fenomeni geofisici e vulcanologici
(Reindirizzamento da INGV)
Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia
Logo INGV dal 2018.png
Ingv sede centrale roma.jpg
Sede centrale a Roma
StatoItalia Italia
TipoEnte di ricerca
SiglaINGV
Istituito1999
PresidenteCarlo Doglioni
Direttore generaleMaria Siclari
Bilancio91,9 milioni di euro (previsione 2018)[1]
Impiegati951
SedeRoma
IndirizzoVia di Vigna Murata 605, 00143 Roma
Sito web

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, noto in sigla come INGV, è l'ente di ricerca italiano, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, deputato allo studio dei fenomeni geofisici e vulcanologici e alla gestione delle rispettive reti nazionali di monitoraggio per i fenomeni sismici e vulcanici.

StoriaModifica

OriginiModifica

Le origini dell'INGV coincidono con le origini della ricerca geofisica e vulcanologica in Italia e nel mondo; le origini di questo Istituto sono tracciabili con la storia dei prestigiosi istituti che gli hanno dato origine, sintetizzata nel seguito. Nel 1841, il re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone inaugurava nella capitale Napoli il "Reale Osservatorio Vesuviano", primo osservatorio vulcanologico al mondo,[2] affidandone la direzione a Macedonio Melloni, uno dei più importanti fisici della metà dell'800, autore tra l'altro di studi e scoperte pionieristici sulla radiazione termica associata alle onde elettromagnetiche.

L'Osservatorio Vesuviano, anche dopo l'unità d'Italia, continuò ad essere un prestigioso riferimento mondiale per la vulcanologia e la geofisica. Annoverò tra i suoi direttori, dopo Melloni, altre importanti personalità scientifiche, tra cui Luigi Palmieri, inventore tra l'altro del primo sismografo elettromagnetico, e Giuseppe Mercalli, noto in tutto il mondo per aver ideato la scala di intensità macrosismica dei terremoti scala macrosismica europea, utilizzata tuttora.

 
Osservatorio INGV di Lipari

Quasi un secolo dopo la nascita dell'Osservatorio Vesuviano, negli anni trenta del Novecento, Guglielmo Marconi, allora presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche ("CNR"), propose la creazione di un Istituto che promuovesse ed eseguisse, coordinandoli, studi e ricerche sui fenomeni fisici della Terra e sulle loro applicazioni pratiche.

La disposizione presidenziale firmata dallo stesso Marconi il 13 novembre 1936 dava vita all'"Istituto Nazionale di Geofisica" (ING) dotandolo di quattro geofisici e quattro tecnici e di un ambizioso programma scientifico. Tra le attività scientifiche previste primeggiava la sismologia, ma si intendevano approfondire anche altri settori della fisica terrestre come la fisica ionosferica, l'elettricità atmosferica e terrestre, le radiazioni naturali e l'ottica atmosferica, il geomagnetismo. Incaricato con disposizione di legge di assolvere il servizio geofisico nazionale, l'Istituto allestì la prima rete geofisica italiana.

Nel 1969, a Catania nasceva, sotto l'egida dell'UNESCO e con la direzione di uno dei più brillanti vulcanologi europei del Novecento, Alfred Rittmann, l'"Istituto Internazionale di Vulcanologia", prestigioso centro di ricerca vulcanologico orientato principalmente agli studi sull'attività dell'Etna e delle Eolie.

Tra gli anni settanta e gli anni ottanta, vedevano inoltre la luce altri due prestigiosi istituti di ricerca geofisica e vulcanologica: l'Istituto di geochimica dei fluidi di Palermo e l'Istituto di ricerca sul rischio sismico di Milano.

Alla fine degli anni novanta del Novecento, la geofisica e la vulcanologia in Italia erano divenute discipline scientifiche ormai mature e, specialmente nel campo della sismologia e vulcanologia, l'Italia, grazie all'intensa attività scientifica di questi Istituti e di molte altre prestigiose università, aveva conquistato una posizione di indubbio prestigio e credibilità scientifica internazionale.

NascitaModifica

 
Il logo usato fino al 2018.

Nel 1999, il D.L. 29/9/1999 n. 381[3] ha fatto nascere l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), dalla confluenza dei principali istituti di ricerca geofisica e vulcanologica italiani: l'Osservatorio Vesuviano di Napoli, l'ING di Roma, l'IIV di Catania, l'IGF di Palermo e l'IRRS di Milano.

Enzo Boschi, da 16 anni presidente dell'ING, uno degli enti confluiti, veniva nominato primo presidente del nuovo ente: ci rimarrà fino al 2011[4].

La nascita dell'INGV non fu indolore, principalmente in quanto l'accorpamento dell'Osservatorio Vesuviano nel nuovo ente poneva una serie di problemi di carattere burocratico, dovuti al fatto che il suo personale tecnico e scientifico, a differenza dell'ING e degli altri istituti CNR, aveva un inquadramento universitario, in linea di principio non compatibile con quello di un ente di ricerca come INGV. Inoltre, l'Osservatorio Vesuviano aveva un forte legame con il territorio, e molti sindaci dei paesi vesuviani, insieme a buona parte della popolazione e del personale dell'Istituto, protestarono per molti mesi contro un accorpamento che, privando di autonomia il più antico osservatorio vulcanologico al mondo, di origine borbonica, sembrava allontanare il prestigioso istituto scientifico dal controllo del suo territorio.

Anche l'accorpamento di altri istituti fu in parte problematico: buona parte del personale dell'IRRS di Milano, al quale era stata data possibilità di opzione al pari degli altri istituti CNR, optò per restare nel CNR; analoghi problemi di accorpamento si ebbero per l'IIV di Catania, che aveva da poco avviato, nell'ambito di una convenzione con la protezione civile, il progetto POSEIDON per il monitoraggio e la sorveglianza dei vulcani siciliani (Etna ed Eolie).

In ogni caso, il nuovo istituto costituì il maggiore raggruppamento di ricerca geofisica a livello europeo, e, fin dalla sua nascita, sviluppò importanti sinergie di ricerca su tutte le linee che caratterizzavano gli istituti che vi erano confluiti. In particolare, l'INGV ha fortemente sviluppato la ricerca Italiana in sismologia, vulcanologia, geochimica, geotermia, geomagnetismo, aeronomia, climatologia e oceanografia. Oggi, l'INGV è riconosciuto come uno dei più prestigiosi istituti di ricerca geofisica e vulcanologica a livello internazionale[5].

Settori di ricercaModifica

L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è diventato uno dei più grandi enti di ricerca europei nell'ambito delle scienze della Terra[5]. L'INGV svolge attività di ricerca scientifica nei campi della geofisica e geochimica, della sismologia e della vulcanologia.

Oltre alle sue normali attività di ricerca, l'INGV ha il compito, in convenzione con la Protezione Civile, della sorveglianza sismica e vulcanica delle aree Italiane. In particolare, la sezione di Roma CNT (Centro nazionale terremoti) si occupa della sorveglianza sismica di tutto il territorio nazionale, escluse le aree vulcaniche.

La sezione di Napoli Osservatorio Vesuviano si occupa della sorveglianza dei vulcani napoletani (Campi Flegrei, Vesuvio, Ischia), e la sezione di Catania della sorveglianza dei vulcani siciliani (Etna, Eolie). I dati provenienti dallo Stromboli sono trasmessi sia all'Osservatorio Vesuviano di Napoli che all'INGV di Catania[6]. La sezione di Palermo effettua il monitoraggio geochimico nelle aree tettoniche e vulcaniche della Penisola, essendo quindi di supporto alla sorveglianza sismica e vulcanica di tutto il territorio nazionale.

L'INGV guida i consorzi europei per il monitoraggio a terra (EPOS) ed in mare (EMSO), e la Piattaforma tecnologica nazionale per l'energia geotermica, del Ministero dell'Università e Ricerca (MIUR).

L'INGV ha inoltre avviato un programma nazionale di educazione pubblica, informazione sociale e comunicazione del rischio, relativamente ai rischi sismici e vulcanici, chiamato EduRisk[7]. Nell'ambito delle scienze della Terra, e in particolare della climatologia, dal 2005 l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è socio del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC).

PresidentiModifica

L'attuale presidente, è stato nominato dal Ministro Stefania Giannini il 28 aprile 2016.[9]

SezioniModifica

L'INGV è articolato in tre dipartimenti (Terremoti, Vulcani, Ambiente), in otto sezioni organizzative principali e un centro nazionale per lo studio dei terremoti, dislocati in sette sedi italiane:

  • Roma (sede centrale)
    • Sezione di Roma 1 - Sismologia e Tettonofisica
    • Sezione di Roma 2 - Geomagnetismo, Aeronomia e Geofisica ambientale
    • Osservatorio Nazionale Terremoti (ex Centro Nazionale Terremoti)
  • Milano
    • Sezione di Milano-Pavia - Sismologia applicata all'Ingegneria
  • Pisa
    • Sezione di Pisa
  • Bologna
    • Sezione di Bologna
  • Napoli
  • Catania
    • Sezione di Catania - Osservatorio Etneo
  • Palermo
    • Sezione di Palermo - Geochimica

Sedi distaccateModifica

Le attività dell'INGV si svolgono anche presso le sedi distaccate di:

Reti di monitoraggioModifica

L'istituto si avvale di numerose reti di osservazione e misura, alcune delle quali multidisciplinari, sparse sull'intero territorio nazionale, in ambito geofisico, geodetico, geochimico, geomagnetico, Vulcanologico.

Tra le più importanti: la rete sismica nazionale, la rete accelerometrica nazionale, la rete GPS nazionale, le reti di monitoraggio dei vulcani Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Etna, Stromboli e la rete di monitoraggio dei vulcani delle Eolie.

OnorificenzeModifica

  Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi dell'art.5, comma 5, del D.P.C.M. 19 dicembre 2008.

NoteModifica

  1. ^ Copia archiviata (PDF), su istituto.ingv.it. URL consultato il 12 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2018).
  2. ^ Osservatorio Vesuviano - INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. URL consultato il 25 aprile 2018 (archiviato il 7 gennaio 2012).
  3. ^ INGV — Norme Archiviato il 22 settembre 2013 in Internet Archive.
  4. ^ A. Farruggia, Addio a Boschi, lo scienziato dei terremoti., su La Nazione, 23 dicembre 2018, p. 14.
  5. ^ a b Science Watch: Earthquake > Top 20 Institutions
  6. ^ Monitoraggio sismologico di Stromboli
  7. ^ Edurisk – Itinerari per la riduzione del rischio
  8. ^ a b istituto.ingv.it, http://istituto.ingv.it/it/presidente-precedente.html.
  9. ^ a b Comunicato stampa del 28 aprile 2016 - Miur, su hubmiur.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 28 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2016).

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Collegamenti esterniModifica

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