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Ignazio Florio jr, la moglie Franca e i primi due figli, Giovanna (1893-1902) e Ignazio "baby boy" (1898-1903).

Ignazio Florio Junior (Palermo, 1º settembre 1869Palermo, 19 settembre 1957) è stato un imprenditore italiano.

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BiografiaModifica

Conosciuto come Junior per distinguerlo dal padre Ignazio Florio che fu anche Senatore del Regno, era l'erede di una delle più grandi dinastie imprenditoriali italiane del tempo fondata dal nonno Vincenzo Florio senior agli inizi dell'Ottocento.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1891, si ritrovò fra le mani un'immensa fortuna fondata su industrie, banche, cantieri navali, attività commerciali fra le più svariate, fonderie, tonnare, saline, cantine vinicole, e soprattutto il capitale di maggioranza della Società di Navigazione Italiana, una delle più grandi flotte di navigazione d'Europa.

Dotato di una notevole cultura e sensibilità, a vent'anni aveva girato l'Europa intera e conosceva bene le lingue. Portano la sua firma le più importanti iniziative imprenditoriali nella Sicilia di fine Ottocento ed inizio Novecento: della società anglo-siciliana per lo zolfo al Consorzio agrario siciliano, dalla Ceramica Florio all'attività del Teatro Massimo di cui, finché poté fu il principale impresario, scritturando fra gli altri l'allora giovane e sconosciuto Enrico Caruso, dalla costruzione di Villa Igiea all'Acquasanta ad opera di Ernesto Basile, capolavoro del liberty, fino alla fondazione del giornale L'Ora di Palermo e alla costruzione del Cantiere navale di Palermo.

Come la sorella Giulia Florio fu animato da un sincero slancio di umanità verso le classi più svantaggiate e lo dimostrò in più occasioni, come nel soccorso prestato in prima persona agli abitanti di Messina dopo il tragico terremoto del 1908.

Sposò Franca Florio, nata baronessa Jacona Notarbartolo di San Giuliano, donna colta e intelligente. Insieme furono una delle coppie più in vista nella società internazionale del tempo. L'obiettivo di Ignazio Florio era europeizzare Palermo e la Sicilia, attirando capitali e investimenti stranieri nell'isola, intessendo una rete di rapporti e di amicizie autorevoli e potenti in cui giocò un ruolo di primo piano la stessa moglie Franca. Fu molto di più di un semplice sfavillio mondano: il suo sogno era modernizzare la Sicilia.

Fu uno dei promotori dell'Esposizione Nazionale a Palermo nel 1891 che doveva dimostrare a tutti un'immagine della Sicilia moderna e laboriosa. In quegli anni Palermo fu veramente una capitale europea: nel giro di pochissimi anni si arricchì di un grandissimo numero di ville e palazzi liberty, fiorirono le arti e anche la musica aveva trovato il suo tempio nel monumentale Teatro Massimo progettato dai Basile e fortemente voluto da Ignazio Florio che volle realizzare a Palermo uno dei più grandi Teatri lirici d'Europa, secondo solo all'Opera di Parigi.

Agli inizi del Novecento, allorché lo Stato italiano iniziò a tagliare le convenzioni con la Società di navigazione Florio, concentrando a Genova le attività della S.N.I., Ignazio, nel tentativo di rimodernare e ampliare i cantieri navali di Palermo, considerati fatiscenti e inadeguati, si imbarcò in un'opera di dimensioni grandiose che erose l'intero capitale dei Florio portandolo ad un progressivo disfacimento culminato nell'assorbimento da parte della Banca Commerciale Italiana, maggiore creditrice, delle azioni della S.N.I.. Una dopo l'altra chiusero tutte le attività della Casa Florio: anche la tonnara di Favignana, fiore all'occhiello insieme agli stabilimenti vinicoli di Marsala, sarà assorbita dalla Banca Commerciale che ne chiese l'ipoteca già agli inizi del Novecento come garanzia sul credito sempre maggiore concesso ai Florio.

Ignazio tentò di reagire fino all'ultimo, creando tonnare e piantagioni di banane alle Canarie e tentando pure, nel 1925, di rifondare una nuova flotta di navigazione, ma alle prime difficoltà gli ultimi capitali Florio vennero assorbiti dalle Banche. Giovanni Giolitti tentò in tutti i modi di aiutare i Florio, ma i tempi erano profondamente mutati da quando Vincenzo Florio aveva intrapreso l'attività armatoriale. Egli poteva contrattare a tavolino prezzi e rotte di navigazione a suo piacimento, garantito dal regime monopolistico con cui, insieme a Rubattino, controllava il mercato navale. Fra le responsabilità degli stessi Florio c'è da dire come essi fino all'ultimo mantennero un tenore di vita spropositato rispetto alle loro entrate. Senza volerlo, proprio la dissoluzione dorata del loro impero, unita al fascino leggendario di Franca e Ignazio, ma anche di Vincenzo e di Giulia, creò il mito dei Florio.

Ai dissesti economici si aggiunsero i lutti familiari. Anche il piccolo Baby-Boy, l'erede della dinastia morì inspiegabilmente a otto anni. A nove anni morì la figlia maggiore, Giacobina. Sembra che una maledizione si fosse abbattuta su di loro. I gioielli di Donna Franca vengono venduti all'asta, i mobili e gli immobili di Casa Florio andarono al pubblico incanto. Fu venduto tutto il possibile per pagare i debiti. Ma i Florio non fallirono mai. Gli ultimi anni di Ignazio trascorsero nella totale apatia. Rimasto sordo e totalmente solo, si considerava un uomo finito. Solo la scomparsa di Donna Franca, la sua donna, lo scosse profondamente: non volle vederla stesa sul letto di morte. Di morti, lui ne aveva visti abbastanza. Dopo la morte di Franca, volle tornare a Palermo, la città in cui era nato, dove morì il 19 settembre del 1957.

Sua unica erede fu la figlia Giulia che sposò il marchese Achille Belloso Afan de Rivera [1], tra i cui figli, unici nipoti diretti e di sangue dei Florio, è Costanza Afan de Rivera. Il fratello Vincenzo Florio, infatti, non ebbe figli né dalla prima moglie, Annina Alliata di Monterale, che morì molto giovane, né dalla seconda, la francese Lucie Henry [2].

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