Florio

famiglia italiana
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Florio
StatoFlag of the Kingdom of Sicily (simplified).svg Regno di Sicilia
Flag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg Regno delle Due Sicilie
Flag of Italy (1861–1946).svg Regno d'Italia
FondatorePaolo Florio
Data di fondazioneXIX secolo
Data di estinzione1989
EtniaItaliana

I Florio sono una famiglia italiana di tradizione industriale che fu protagonista del periodo della cosiddetta Belle époque.

La vicenda storica della famiglia, di origini calabresi precisamente da Bagnara Calabra, si svolse nella ricca Palermo degli anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Furono una delle più ricche e nobili famiglie d'Italia

Le generazioniModifica

 
Busto di Paolo Florio opera di Benedetto Civiletti

I Florio erano originari di Bagnara Calabra, cittadina affacciata sullo Stretto di Messina in provincia di Reggio Calabria, ma in seguito al disastroso terremoto che colpì la loro terra nel 1783, Paolo Florio (1772 - 1807), padre del senatore Vincenzo Florio nonché il bisnonno dell'omonimo imprenditore, partì alla volta della Sicilia. Qui Paolo Florio aprì, in via dei Materassai, nei primi anni del 1800 un negozio di spezie, prodotti coloniali e chinino, che serviva a curare la malaria, che in breve tempo divenne uno dei più floridi di Palermo.

Quando nel 1807 Paolo Florio morì, il figlio Vincenzo era ancora troppo piccolo per succedergli nella gestione del negozio così fu chiamato il fratello minore di Paolo, Ignazio (1776-1828), il quale gestì con grande capacità l'attività iniziata dal fratello. Ad Ignazio venne inoltre affidato il nipote, che avviò all’attività di famiglia, facendogli fare anche un viaggio in Inghilterra sotto la tutela del rivale in affari ed amico Benjamin Ingham, perché si impratichisse e facesse nuove esperienze.

 
Una lattina di tonno Florio
 
Il nome Florio su di una pubblicità del loro tonno

Proprio Ignazio aveva compreso la necessità di espandere gli ambiti di interesse della famiglia oltre la semplice drogheria, e tale intuizione avrebbe condotto a infinite ricchezze i Florio. In particolare, egli si avvicinò alle tonnare e prese in affitto quella di San Nicola e quella di Vergine Maria.

Quando Ignazio morì Vincenzo, che aveva all'epoca 29 anni, successe allo zio nell'attività paterna.

II generazioneModifica

Vincenzo Florio nato a Bagnara nel 1799 e trasferitosi quando aveva pochi mesi d'età a Palermo, nella drogheria del padre, intraprese numerose iniziative industriali, tra cui nel 1833 quella dei vini Marsala, e quella del tabacco e del cotone. Vincenzo acquisì tra le altre tonnare anche quella dell’Arenella.

Fondò nel 1840 la “Società dei battelli a vapore siciliani”, che avrebbe coperto numerosi collegamenti fino ad arrivare anche in America. I contatti dei Florio con le terre lontane e gli stranieri sono ben noti, tanto che proprio Vincenzo fondò con alcuni imprenditori inglesi la «Anglo-Sicilian Sulphur Company»[1]. Fu nominato senatore del regno d'Italia. Morì a Palermo nel 1868.

III generazioneModifica

Alla morte di Vincenzo nel 1868 successe nella gestione dell'industria paterna il figlio Ignazio Senior (Palermo 1838 - 1891), che con grande maestria e disponibilità economiche accrebbe e potenziò il giro degli affari creato e mandato avanti dal padre.

 
La tonnara di Favignana in un dipinto di Antonio Varni del 1876

Ignazio nel 1874 acquistò, al prezzo di lire 2.700.000, le isole di Favignana e Formica.[2] Su quest'isola organizzò una grande tonnara con stabilimento conserviero (Tonnara di Favignana), sperimentando un nuovo metodo di produzione.

Infatti, anziché produrre tonno sotto sale, come consuetudine del tempo, si approntò per la prima volta la conservazione del tonno sott'olio e il relativo inscatolamento nelle latte. L'azienda fu in grado di dar lavoro a un gran numero di operai e di far affermare i suoi prodotti nel mondo. Le Flotte Riunite Florio divennero la prima compagnia di navigazione italiana. In seguito divenne, come il padre, senatore del Regno d'Italia.

IV generazioneModifica

 
Ignazio Florio jr, la moglie Franca e i primi due figli, Giovanna (1893-1902) e Ignazio "baby boy" (1898-1903).

Nel 1891 Ignazio Florio morì lasciando tre figli dei quali il più grande era Ignazio "Junior", il quale succedette al padre nella gestione dell'industria di famiglia, continuandone per diversi anni con successo le varie attività familiari. Anche lui, come i suoi predecessori, riuscì a intraprendere nuove attività, che esistono tutt’oggi: Villa Igiea, luogo inizialmente dedito ai malati di tubercolosi ed oggi hotel prestigioso che porta il nome della figlia, e i cantieri navali. Inoltre diede vita al quotidiano L'Ora, il cui primo numero uscì il 22 aprile 1900.

A fianco di Ignazio si innalzava la moglie, Donna Franca, che seppur non fosse una Florio di nascita dimostrò nel tempo di averne tutte le caratteristiche. Inoltre Ignazio si rivelò un autentico mecenate a Palermo, finanziando e seguendo i lavori di diverse opere, che fecero della città siciliana un punto di riferimento importante del jet set internazionale dell'epoca tra i quali ricordiamo l'imperatore tedesco Guglielmo II, che amava spesso soggiornare in Sicilia dai Florio.

Nel 1906 il fratello d'Ignazio, Vincenzo, ormai cresciuto e diventato un eccellente affarista, si rivelò pure un grande sportivo e organizzatore di eventi. Tra gli eventi che avviò e che portò lustro alla Sicilia ci fu la famosa corsa automobilistica «Targa Florio». A lui si devono anche il “Giro Aereo di Sicilia” e il “Corso dei Fiori”.

StoriaModifica

 
Milano, 1900 circa, tram con la pubblicità del marsala Florio

I Florio furono, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento tra le famiglie più ricche d'Italia. La famiglia disponeva di una flotta di novantanove navi. Aveva un impero che spaziava dalla chimica al vino, dal turismo all'industria del tonno.

 
Il Bitter Florio prodotto nelle Cantine Florio

Gli unici discendenti diretti dei Florio sono i figli di Giulia, figlia di Ignazio Florio jr, che sposò il marchese Achille Belloso Afan de Rivera[3]. Tra questi è Costanza Afan de Rivera. Difatti i fratelli di Ignazio non ebbero discendenza; Giulia Florio, che sposò Pietro Lanza di Trabia, ebbe cinque figli, ma ne perse due, Ignazio e Manfredi in guerra, e successivamente anche il figlio Giuseppe nel 1927 stroncato da una febbre tifoide; la figlia Giovanna, invece, sposò Ugo Moncada di Paternò e la figlia Sofia sposò Giangiacomo Borghese. Vincenzo Florio non ebbe figli né dalla prima moglie, Annina Alliata di Monterale, che morì molto giovane, né dalla seconda, la francese Lucie Henry[4].

Il Novecento, tuttavia, non fu prospero per i Florio. La prima guerra mondiale causò ingenti danni a molte delle attività, in particolare industriali e bancarie, della famiglia. Inoltre, come già visto, né Ignazio né Vincenzo ebbero eredi maschi che potessero occuparsi direttamente del patrimonio. La prestigiosa famiglia fu costretta, dunque, a iniziare a vendere i propri averi e si ridusse in miseria, seppur mantenendo fama e orgoglio. È nel 1989 che è morta Giulia, figlia di Ignazio Florio jr ed ultima erede della nota stirpe. Con la sua morte, si è conclusa quella dinastia che per quasi un secolo e mezzo ha regalato a Palermo e a tutta la Sicilia grandi fortune.

La tomba della famiglia Florio fu progettata dall'architetto Giuseppe Damiani Almeyda e si trova nel Cimitero di Santa Maria di Gesù a Palermo. Sulla tomba si trova la statua di un leone che beve, simbolo della famiglia, realizzato dallo scultore Benedetto De Lisi.

I Florio furono una famiglia italiana di tradizione industriale che fu protagonista del periodo della cosiddetta Belle époque. La vicenda storica della famiglia, di origini calabresi precisamente da Bagnara Calabra, si svolse nella ricca Palermo degli anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo. I Florio erano originari di Bagnara Calabra, un piccolo paesino di Reggio Calabria. In seguito al disastroso terremoto che colpì la loro terra nel 1783, Paolo Florio, partì alla volta della Sicilia. Qui Paolo Florio aprì, in via dei Materassai, nel cuore della città, una bottega di spezie l'“aromateria". Sull'isola ci sono molti Mercanti inglesi che producono una discreta circolazione di denaro e gli affari vanno a gonfie vele. Nei primi anni del 1800 a Palermo non esiste una drogheria paragonabile a quella dei Florio quanto a varietà di merce trattata. Il 30 maggio 1807 Paolo Florio muore, lasciando erede universale suo figlio Vincenzo, che però ha solo 8 anni. Viene quindi chiamato dalla Calabria il cognato Ignazio per condurre l'attività. Egli forma la società “Ignazio e Vincenzo Florio”. Nel 1828 muore anche Ignazio e quindi Vincenzo, che ormai ha 29 anni, assume la guida degli affari. La società "Ignazio e Vincenzo Florio" comincia a ricevere carichi navali e Vincenzo Florio è ormai un ricco mercante che tratta di tutto: spezie, stoffe, rame e tanto altro ancora. Il grande capitale ereditato ed accumulato gli permette di ampliare il giro d'affari. Crede nella possibilità di sviluppo del porto di Palermo, studia le attività degli industriali inglesi e non perde di vista la pesca del tonno. Titolare di un patrimonio immenso, però, Vincenzo Florio muore nel settembre del 1868 prima di concludere tutto ciò che avrebbe voluto fare. Suo figlio Ignazio è ormai uno dei maggiori rappresentanti della borghesia italiana ma non riesce resistere al fascino dell’aristocrazia. Il matrimonio con la Baronessa Giovanna D'Ondes lo introduce ufficialmente in quel mondo , vivrà gli ultimi anni della sua vita circondato da fama e prestigio. Industrie e società spaziano in tutti settori produttivi e sotto il suo comando casa Florio conosce, forse, gli anni di maggior splendore. Nel 1891 Ignazio Florio muore lasciando 3 figli: Ignazio junior, Giulia e Vincenzo. È Ignazio Junior a ereditare la guida dell'Impero economico. Può contare su un patrimonio di oltre 100 milioni di Lire, in un periodo in cui, per avere un’idea, la carne di maiale costa 2 lire. L’11 febbraio 1893 Ignazio Florio sposa Franca Jacona, per tutti "donna Franca, la regina di Palermo". La storia ora coincide con il mito: Ignazio e Franca Florio, giovani, belli, ricchissimi e generosi, legheranno il loro nome alla maggior parte delle attività culturali Palermitane, consolidando un impero economico fatto di imprese commerciali, stabilimenti industriali e soprattutto di navi.

I Florio trasportavano via mare merci e persone già dal 1840. Nel 1881, poi, Ignazio senior assieme alla famiglia Rubattino di Genova fondò la navigazione generale italiano, monopolizzando i trasporti nel Mediterraneo.

Nonostante la consistente presenza, Ignazio Florio deve fare i conti con la politica economica del nuovo stato unitario. Il vecchio mondo borbonico, con le sue tradizioni e consuetudini da circa 30 anni aveva lasciato il posto a nuovi uomini e nuove culture e sulle rovine dell'Antico regime si impone uno stato unitario relativamente moderno, ma culturalmente distante dal sud Italia. Sono anni di incertezza e di tensioni sociali che si riflettono anche negli affari. Gli anni ‘90 si aprono all'insegna di una crisi pesantissima per la principale attività dei Florio, quella armatoriale. Il governo decise di ridurre le convenzioni con la navigazione generale italiana, ecco perché quest'attività rischiò di chiudere. Navi e piroscafi sono vecchi e necessitano di costose manutenzioni. Migliaia di palermitani sono coinvolti nelle indagini tecniche e per la prima volta la politica dei Florio viene messa in discussione. Si pensò fosse la fine della dinastia Florio, ma Ignazio reagsce e, consapevole della potenzialità geografica della Sicilia, nel 1896 dà il via alla costruzione di nuovi cantieri navali di Palermo, ponendo l'Industria navale siciliana tra quelle Nazionali. È un'opera gigantesca, grazie alla quale le convenzioni con lo Stato sono rinnovate, anche se le condizioni sono sempre meno vantaggiose.

Ma il cantiere navale di Palermo non è la sola iniziativa per cercare di salvare il suo polo industriale. I suoi interessi sono anche quelli della sua terra. Ignazio deve fronteggiare la crisi di sovrapproduzione dello zolfo, impegnandosi insieme agli inglesi ad acquistare l'intera produzione siciliana. Promuove la causa della produzione in Sicilia. I suoi operai tornano ad adorarlo e alle soglie del nuovo secolo il nome Florio genera rispetto e venerazione. Ma non solo: incarna il sogno dell'industria siciliana di poter competere e addirittura superare l'imprenditoria del Nord. Negli anni a cavallo dei due secoli, la Sicilia divenne una delle più frequentate stazioni climatiche. Palermo allarga i suoi confini, si apre alle relazioni con le altre capitali europee. Nobili, principi e imperatori arrivano da tutta Europa a svernare nella nuova capitale. È la stagione del risveglio culturale di Palermo, una città moderna in cui la borghesia sceglie l'art nouveau, conosciuta meglio in Italia con il nome di "Liberty" per realizzare teatri, ville e palazzi. La città ospita convegni artistici e commerciali. Non c'è festa, riunione pubblica o privata senza rappresentanti di casa Florio. È la belle époque: all’alba del ventesimo secolo il mondo occidentale guarda con fiducia e ottimismo al futuro, sicuro che progresso, benessere e pace caratterizzeranno il nuovo secolo.

Per capire il livello di potere dei Florio in questo periodo, basti riflettere sul fatto che mentre Ignazio senior, anche lui ovviamente ricchissimo, aveva "un solo" panfilo privato, Ignazio junior ne ha sei! Sono battelli da sogno, invidiati da mezzo mondo, arredati in maniera sfarzosa. Ignazio ne ama uno in particolare, lo chiama Aegusa. Aegusa è anche la qualità del suo miglior Marsala, Aegusa è l'antico nome di Favignana, l'isola alla quale il nome Florio è strettamente legato. In quel periodo, nel mese di maggio a Favignana si faceva la cosiddetta “mattanza”. Essa è un metodo di pesca del tonno, una cerimonia intensa e un po' crudele che riassume l’intensa lotta tra uomo e natura. Si potrebbe paragonare più ad una caccia che alla pesca. Un tempo, il tonno veniva conservato salato e il consumo era limitato perché si pensava che quel tipo di conservazione fosse portatore di grave malattia. Inoltre non era semplice trasportarlo lontano. Per questi motivi Ignazio aveva inventato un nuovo metodo di conservazione: il tonno sott'olio. Così l'isola di Favignana si sviluppa grazie ai Florio che creano lavoro e sicurezza per circa 900 persone. Lo stabilimento della tonnara è oggi un monumento di archeologia industriale. Lo stabilimento della tonnara è oggi un monumento di archeologia industriale. Mentre altre tonnare della Sicilia chiudevano per la mancanza di pesce, il mare a Favignana regalava migliaia di tonni l'anno pronti ad essere tagliati, cotti e inscatolati e quindi a partire sulle rotte dei Florio verso i mercati di tutto il mondo.

Il 15 aprile 1899 al Teatro Bellini va in scena la prima assoluta della Gioconda , presente Gabriele D'Annunzio che rimane folgorato dalla bellezza di Franca Florio. Il poeta la corteggia dedicandole profonde parole. Tra loro nascerà un'amicizia sincera.

Dopo l'apparente superamento della crisi, la situazione finanziaria si appesantisce. La società che Ignazio aveva aperto per risolvere i problemi delle solfatare sì trascina stancamente fino ad essere schiacciata da concorrenti che vendono a prezzi più bassi. Anche il vino Marsala perde preziosi agganci con l'estero a favore di centinaia di piccoli produttori che offrono prodotti scadenti a costi bassissimi. Ma soprattutto Ignazio Florio ha debiti con le banche. La costruzione dei cantieri navali di Palermo, le spese per l'ammodernamento della flotta navale provocano la presenza sempre più massiccia della Banca Commerciale italiana nel controllo del mercato azionario dei Florio. I tempi cambiano e non sappiamo quanto effettivamente Ignazio ne sia stato consapevole. Il ventennale monopolio ha creato gelosia e la strisciante ostilità contro la sua attività trova spazio ora in molti leggi e decreti del governo di Roma. Ignazio deve difendersi e allora fonda, nell'aprile del 1900, il quotidiano “l'Ora”, un giornale di respiro nazionale.

Nonostante le gravi difficoltà economiche, feste e viaggi continuano senza sosta. Emblematico è il vedere Franca Florio seduta al casinò mentre si gioca in una sera lo stipendio mensile di decine di operai. Operai che ormai Ignazio non riesce più a pagare. Alla sempre più problematica situazione economica si sovrappone ora la tragedia. Il 14 agosto 1902 muore all'età di soli 9 anni la primogenita Giovannuzza. Cinque Mesi dopo, in maniera inspiegabile, muore anche l’unico figlio maschio , e dei tre che costituivano l'orgoglio della casa rimane solo la piccola Igea. La morte del figlio maschio è un colpo durissimo per Ignazio poiché era l'erede del casato, il figlio che avrebbe raccolto i frutti dell lavoro suo, di suo padre e di suo nonno. Nel mese di marzo Franca è ancora incinta e lentamente torna alla vita. Il 14 ottobre con due mesi di anticipo nasce Giacobino, ma due ore dopo muore. Franca è distrutta nel fisico e nel morale; ancora una volta parte per Favignana, ma dentro di lei qualcosa è morto per sempre. Gli affari, intanto, vanno di male in peggio. Se nel 1899 Florio aveva debiti verso le banche per 3 milioni di lire, ora il suo debito è salito a 12 milioni di lire. Quella che pochi anni prima sembrava una piccola preoccupazione si trasforma sempre di più in un vero e proprio tracollo. Il 1906 segna l'ingresso sulla scena di Vincenzo Florio, fratello di Ignazio. Ignazio si prende cura di lui come un secondo padre. Viaggi e studi nelle capitali europee ne faranno un uomo colto e sensibilissimo, capace di sviluppare le sue tendenze sportive. Organizzare manifestazioni sportive è la sua passione. Così, studiando le corse automobilistiche europee come la coppa Golden Bennet e la coppa Vanderbilt disputata nel Long Island, decide di portare in Sicilia il fascino delle corse automobilistiche. La Sicilia non ha strade asfaltate a sufficienza, ma Vincenzo ha l'intuizione giusta. Mentre le altre gare si svolgono su circuiti lisci che esaltano la velocità, le strade siciliane si prestano con i loro saliscendi, con il fondo in terra battuta a straordinarie prove di abilità al volante. Il 6 Maggio 1906 parte la prima corsa leggendaria: la targa Florio. 148 km di percorso spettacolare: un anello di oltre 900 curve intorno alle montagne Madonie. Vincenzo mette in moto un'organizzazione senza precedenti: tribune, pubblicità, un evento eccezionale. La prima edizione la vince Alessandro Cagno, con un vantaggio di mezz'ora sul secondo. È un successo clamoroso, che in pochissimo tempo fa il giro del mondo. Lo stesso calore, la stessa partecipazione popolare caratterizzerà l'edizione futura. Nel 1924 Ignazio e Franca si trasferiscono a Roma, ma il legame con Palermo rimane fortissimo. Ignazio tenta di resistere alla completa rovina e nel 1925 apre una nuova compagnia di navigazione, ma la fortuna non lo assiste e alle prime difficoltà gli ultimi capitali dei Florio vanno via via perdendosi. Apre una tonnara alle Isole Canarie, tenta la coltivazione delle banane, ma nessuna di queste attività lo salva dal tracollo. I debiti con le banche raggiungono limiti impensabili e così Ignazio è costretto a vendere nuovamente altri possedimenti di valore. Donna Franca muore il 10 novembre 1950, sette anni dopo la segue Ignazio e nel ‘59 muore anche Vincenzo. I corpi sono conservati a Palermo nella cappella del cimitero di Santa Maria di Gesù. Inoltre i Florio ebbero sempre ottimi rapporti con la casata imperiale e reale tedesca degli Hohenzollern.

NoteModifica

  1. ^ Secondo la legge mineraria allora vigente il diritto di aprire solfare era del proprietario del terreno, ma l'impresa era gestita da un gabellotto, diventata poi figura di vero imprenditore, anche in forma societaria.
  2. ^ Favignana Florio: Storia della famiglia e di tre generazioni di imprenditori a Favignana, su guida-favignana.it. URL consultato il 25 maggio 2015.
  3. ^ http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2017/01/17/271265/
  4. ^ https://www.palermomania.it/rubrica/venere-scienze-lettere-passioni/donna-silvana-paladino-la-signora-dellarenella-1808.html

BibliografiaModifica

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  • Simone Candela, I Florio, Palermo, Sellerio Editore, 2008, ISBN 88-389-2289-6.
  • Consuelo Giglio e Santo Eduardo Di Miceli, La musica nell'età dei Florio, Palermo, L'Epos, 2006, ISBN 88-8302-331-5.
  • Romualdo Giuffrida, Rosario Lentini, Leonardo Sciascia, Gioacchino Lanza Tomasi e Sergio Troisi, L'età dei Florio, Palermo, Sellerio Editore, 1985, ISBN 88-7681-025-0.
  • Rosario Lentini (a cura di), L'economia dei Florio. Una famiglia di imprenditori borghesi dell'800, Palermo, Sellerio, 1990.
  • Rosario Lentini, “I Florio e i mercanti stranieri nell’area dello zolfo”, in Città capovalli nell’Ottocento borbonico, a cura di Claudio Torrisi, S. Sciascia, Caltanissetta-Roma, pp. 263-304.
  • Rosario Lentini, Favignana nell'800: architetture di un'economia, in Lo stabilimento Florio di Favignana. Storia, iconografia, architettura, Palermo, Assessorato BB. CC., 2008., pp. 15-257.
  • Rosario Lentini, La rivoluzione di latta. Breve storia della pesca e dell'industria del tonno nella Favignana dei Florio, Palermo, Torri del Vento Edizioni, 2013.
  • Rosario Lentini, Florio Vincenzo, Florio Ignazio, in Dizionario del Liberalismo italiano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2015, t. II, pp. 492-496.
  • Rosario Lentini, I Florio: in origine fu vera impresa, «Dialoghi Mediterranei», periodico on-line www.istitutoeuroarabo.it/DM/ a cura dell’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo, n. 29, gennaio 2018.
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  • Salvatore Requirez, Casa Florio, Palermo, Flaccovio Editore, 1998, ISBN 88-7804-159-9.
  • Salvatore Requirez, Il Leone di Palermo, Palermo, Flaccovio Editore, 2005, EAN: 9788878043244
  • Salvatore Requirez, Storia dei Florio, Palermo, Flaccovio Editore, 2010, ISBN 978-88-7804-488-3.
  • Salvatore Requirez, Cento volti di un Mito, Palermo, Nuova Ipsa Editore, 2015, EAN: 9788876766459
  • Stefania Auci, I Leoni di Sicilia. La Saga dei Florio vol. I, Milano, Nord, 2019, ISBN 978-88-429-3153-9.

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