Apri il menu principale
Introdacqua
comune
Introdacqua – Stemma Introdacqua – Bandiera
Introdacqua – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
Sindacocommissario prefettizio[1] (Lista Civica di centrosinistra Solidarietà e progresso-Il Campanile) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate42°00′30″N 13°53′57″E / 42.008333°N 13.899167°E42.008333; 13.899167 (Introdacqua)Coordinate: 42°00′30″N 13°53′57″E / 42.008333°N 13.899167°E42.008333; 13.899167 (Introdacqua)
Altitudine650 m s.l.m.
Superficie37,11 km²
Abitanti2 113[3] (31-8-2017)
Densità56,94 ab./km²
FrazioniCantone, Cauze, Mastroiacovo, Pannate, Picarelli, Santa Maria Frascati
Comuni confinantiBugnara, Pettorano sul Gizio, Scanno, Sulmona
Altre informazioni
Cod. postale67030
Prefisso0864
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066048
Cod. catastaleE307
TargaAQ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantiintrodacquesi
PatronoSan Feliciano martire
Giorno festivopenultimo lunedì di agosto (festa di sant'Antonio)
PIL(nominale) 47 mln [2]
PIL procapite(nominale) 22 196 [2]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Introdacqua
Introdacqua
Introdacqua – Mappa
Posizione del comune di Introdacqua all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Introdacqua è un comune italiano di 2.113 abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Fa parte del Club dei Borghi più belli d'Italia.[senza fonte]

Introdacqua è un paese situato nella Valle Peligna, in provincia di L'Aquila, sorge su un colle posto sulla confluenza di due valli che lo racchiudono, quella di Contra e Sant'Antonio.

Indice

StoriaModifica

Il nomeModifica

Introdacqua (in dialetto Ndredacque) è anticamente denominata Interaquas, Interaquis cioè paese costruito tra le acque "inter aquarum cursus", data anche, soprattutto in antichità, l'immensa quantità d'acqua.

Le originiModifica

 
Mura megalitiche: in quest'immagine vi sono i resti dell'insediamento precedente alla fondazione di Introdacqua, sul monte Plaia.

Il documento più antico nel quale per la prima volta si parla di Introdacqua reca la data 983. Esso riguarda un Judicatum de Intredaque, cioè una sentenza emessa nei confronti di un Anso, figlio di Teuderamo, e di un Ferualdo, figlio di Oderisio, usurpatori di terre di proprietà del Monastero di S. Clemente a Casauria. Altro documento di poco posteriore è quello che reca la data del 1024, contenente un altro Judicatum de Intredaque, nel quale compaiono, questa volta, dieci usurpatori di terre del Monastero.

Non si sa con precisione l'origine di Introdacqua, ma si possono fare due ipotesi:

La prima ipotesi è avvalorata da Strabone, il quale dice che gli Osci (dimoranti della Campania) stazionavano in copiosi ed ampli villaggi e che l'uso di fabbricare ville con case agglomerate fu da essi introdotto nella nostra regione nei secoli IX e X, quando i Saraceni e gli Ungari, spargendo il terrore ovunque, consigliarono agli abitatori locali di cercarsi un rifugio in luoghi muniti e naturalmente difesi. Rifugiandosi nella plaga più remota della Valle Peligna, presero inizialmente dimora sulla sommità della Plaja, dalla quale, sentendosi a disagio specialmente per la mancanza d'acqua, dovettero allontanarsi per scendere a valle e stabilirsi in un luogo ugualmente difeso, più idoneo all'agricoltura e più vicino alle sorgenti;

La seconda ipotesi si basa sul fatto che, avendo il Monastero di S. Clemente a Casauria ampli possedimenti ad Introdacqua, la colonia agricola inviata per ingentilire le sue terre fu il risultato di una vera e propria spedizione di un certo numero di coloni o lavoratori, capaci di organizzarsi, progredire e rendersi utili al Monastero. In origine il paese fu dunque un vico o un pago. Con l'andar del tempo si espanse e divenne villa (è definita villa ma non nel senso attribuito dai Romani, ma nel senso di una civilizzazione agricola voluta dai Monaci Casauriensi). I Casauriensi avranno assisitito i loro coloni perché il pago divenisse una villa, e perché a villa divenisse un castello capace di difenderli dalle scorrerie e dalle incursioni straniere e nostrane.

Dunque l'origine di Introdacqua, nell'attuale locazione, non va oltre il IX secolo.

I Conti Di Sangro (1173-1239) - I primi feudatariModifica

Introdacqua, come del resto le altre località della valle, subì le invasioni di Longobardi, Franchi, Saraceni e Normanni. E fu proprio con l'occupazione dei Normanni, nel 1173, che il paese fu affidato ai Conti Di Sangro. Durante la signoria Di Sangro Introdacqua era popolata da 48 fuochi (famiglie), e calcolando una media di 5 persone per famiglia, il numero degli abitanti si aggirava sui 240. Scarso era lo sviluppo demografico, ma al contrario lo era lo sviluppo nella via della civiltà e del progresso, a giudicare soltanto dal'elevato numero di chiese esistenti entro e fuori l'abitato.

 
Dongione di Introdacqua, chiamato dai locali "torre".

Il dominio dei Di Sangro durò oltre mezzo secolo (1173-1239), tra i fatti di notevole importanza durante questo periodo vi sono le numerose chiese costruite, molte delle quali sono andate distrutte, ma soprattutto è stata molto importante la costruzione del Castello, la cui torre centrale svetta tutt'ora sulla sommità del paese, la costruzione del Palazzo marchesale, dei due bastioni e del torrione, ancora esistente e ben conservato prospiciente la Piazza Cavour.

I Conti d'Aquino (1318-1548)Modifica

Dopo i Conti Di Sangro, si sono susseguiti una serie di feudatari minori, fino ai Conti d'Aquino, i quali hanno avuto grande importanza per Introdacqua. Un episodio importante si verificò durante la loro signoria: nel 1310 un loro Vicario, Francesco de Insula, mosse da Introdacqua con 700 fanti e 40 cavalieri alla volta di Bugnara al fine di devastarne le campagne sradicando alberi, rubando masserizie e animali. Consapevole di ciò, il Giustiziere d'Abruzzo Guglielmo di Tre Salici si recò di persona ad Introdacqua. Ma quando vi giunse i banditi del Vicario si erano dileguati. Soltanto 25 di essi si erano barricati nel Castello, dal quale uscivano spesso per terrorizzare la popolazione e per depredarla di pane, vino e pollame.

Dopo il terremoto del 1349, tutti i feudi passarono a Tommaso d'Aquino, e successivamente a Francesco, personaggio di grande importanza durante la guerra tra Angioini e Aragonesi. Egli ospitò Giovanni Quatrario, Maestro razionale, umanista e poeta insigne di Sulmona, cresciuto nella scuola di Marco Barbato, familiare di Petrarca. Quando, intorno al 1379, a Sulmona scoppiarono fieri tumulti tra le nobili famiglie dei Merlini e dei Quatrario, Giovanni si diede alla fuga cercando rifugio nel Castello di Introdacqua presso Francesco D'Aquino. E il poeta da Roma esprime la sua riconoscenza nei confronti del Conte Francesco dedicandogli un carme:

"Quo vivit redeo morte revulsus atra rupta sinoneum pus vomuovere foras. Karitate tua nescio que mediter munere digna tuo."

I D'Aquino non vessarono i loro sudditi con le tasse e i balzelli che adottarono gli altri feudatari, particolarmente i Trasmondi. Tuttavia, per mezzo di speciali riscuotitori riscossero le sole decime, cioè la decima parte di ciascun prodotto agrario, industriale e zootecnico. Tutto ciò sta a dimostrare che ci fu una profonda trasformazione, da una parte si formò una nuova classe di feudatari, dall'altra ci fu più ampio respiro per la nascente borghesia.

In quest'epoca vissero due importanti personaggi a Introdacqua, ossia Odorisio Di Naldo e Giovanni Severini.

L'invasione degli Aragonesi (1443-1516)Modifica

 
Chiesa del S.S. Nome di Maria, meglio conosciuta come Chiesa dell'Addolorata. Si suppone sia stata edificata intorno all'anno 1500.

Il periodo degli Aragonesi fu più funesto che vantaggioso alle popolazioni abruzzesi. Il feudalesimo, difatti, ebbe tale sviluppo nella nostra regione che non vi fu paese o borgata che non ebbe il suo barone, il suo conte, il suo duca, il suo marchese o il suo signore, annidato in spaventevoli rocche o dimorante in sontuosi manieri. S'ignora la serie dei feudatari che in questo periodo ebbero il dominio di Introdacqua, si sa soltanto che furono parecchi e che il loro dominio fu una concessione fatta dal Re con l'obbligo di un censo, oppure un passaggio dall'uno all'altro o per eredità o per acquisto. A causa di ciò le condizioni della popolazione erano peggiorate per i molti tributi e le molte prestazioni dovute al feudatario, umilianti anche, perché considerata parte integrante del feudo come gli animali e gli strumenti da lavoro, e come questi soggetta alla vendita e al passaggio da un feudatario all'altro. Il periodo degli Aragonesi fu anche dannoso allo sviluppo ed al progresso delle industrie e del commercio della popolazione, costretta ad alloggiare e mantenere a proprie spese le milizie straniere di passaggio, le quali non erano che compagnie di ventura, bande di malfattori e ladri, dedite soltanto al saccheggio e alla distruzione dei paesi e delle campagne. Tra gli avventurieri che riuscirono ad avere il dominio di Introdacqua va ricordato il Capitano di ventura Conte Jacopo Piccinino.

Dopo l'avvento degli Aragonesi, esattamente nel 1494, Carlo VIII Re di Francia scendeva con le prime bombarde in Italia per conquistare il Regno di Napoli. Fedeli a questo Re giovane, per le molte promesse ricevute, gli Aquilani senza opporre resistenza gli aprirono le porte. Consapevole e sorpreso di ciò Ferrante II Viceré di Napoli esortò i sulmonesi a serbarglisi fedeli, ma ebbe un netto rifiuto. Nel settembre 1495 francesi ed aquilani, con a capo Claudio di Lenoncourt, Viceré di Carlo VIII, marciarono su Goriano Sicoli, Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Raiano e Prezza, quindi mossero su Introdacqua nel tentativo di invaderla per assoggettarla al partito di Carlo VIII. Sconfitti però dai balestrieri di Fabrizio Colonna, Connestabile del Regno di Napoli, i quali si stanziarono a Introdacqua per Ferrante, furono costretti a ripiegare lasciando sul terreno numerosi feriti e 15 prigionieri. È di questo periodo la costruzione o ricostruzione o ampliamento della Parrocchia, detta della SS. Annunziata o di S. Maria Matrice tra il 1474 e il 1510, e la costruzione di un Corritore delle Caselle che, annesso alla Parrocchia e adibito prima a vari usi, divenne in seguito il Quartiere della XII Compagnia della Guardia Nazionale Mobile di stanza ad Introdacqua, successivamente Municipio, Carcere mandamentale e Sala per i concerti musicali, per essere trasformato in questi ultimi anni in Palazzo comunale. Cade pure in questo periodo uno dei più tremendi terremoti che la storia delle convulsioni sismiche ricordi: quello del 4-5 dicembre 1456, che decimò notevolmente la popolazione. A causa di quel terremoto tutti i paesi della Valle Peligna, specialmente quelli in località montane, rimasero fortemente danneggiati. Forse a causa di questo terremoto dovette cadere la sommità del Castello di Introdacqua, la quale rimase quella visibile attualmente, forse per le difficoltà dei lavori di restauro, forse anche perché non più necessario il Castello per le operazioni di difesa del paese.

Jacopo PiccininoModifica

Il Capitano di ventura Conte Jacopo Piccinino fu tra gli avventurieri che riuscirono ad avere il dominio di Introdacqua, prima al seguito, poi successore di Braccio da Montone.

Dal 1460 al 1465 egli parteggiò per Giovanna d'Angiò contro Ferdinando d'Aragona; dall'ottobre 1460 al maggio 1461 assediò Sulmona e l'assoggettò. Ma accortosi del tramonto della fortuna angioina, stretto anche dai Capitani Alessandro Sforza e Matteo di Capua, partigiani di Ferdinando d'Aragona, nell'ottobre del 1463 si ritirò ad Introdacqua per trattare un accordo (salvacondotto del 24 ottobre 1463) in virtù del quale ebbe Sulmona ed altri centri della Valle Peligna tra cui Bugnara ed Introdacqua. La presenza di quest'uomo è provata anche dal fatto che vi fece costruire 100 fornaci per la preparazione della calce viva che il Re fece poi trasportare a Sulmona perché fosse utilizzata per riparare le mura della città.

La dominazione austriaca (1516-1700)Modifica

Al periodo della dominazione austriaca si riferiscono le scorrerie del famoso bandito Marco Sciarra, il quale con 600 banditi evasi dalle prigioni degli Stati della Chiesa invase la Terra di Lavoro e dopo aver saccheggiato parecchi centri, carico di bottino, invase l'Abruzzo. Qui vi pose il suo quartier generale, assumendo il titolo di Re della Campagna, e ne terrorizzò le popolazioni approfittando del disordine che allora funestava il Regno di Napoli conteso da spagnoli e austriaci. Il Consigliere di Chieti Carlo Gambarotta scacciò Sciarra dall'Abruzzo catturando molti banditi, ma Sciarra insieme ai non catturati tornò in Abruzzo invadendo il circondario di Sulmona dove, tra il 1587 e il 1588, saccheggiò e dette alle fiamme Introdacqua, Bugnara e Vittorito, e nel 1589 più volte anche Scanno. E da questi avvenimenti si diresse nelle Puglie.

I Marchesi d'Avalos e il ritorno dei Di Sangro (d'Avalos 1548-1649; con un'interruzione dei Di Sangro 1598-1607)Modifica

 
Campanile della Chiesa Madre

Esattamente nel 1548 Carlo V conferì a Maria d'Aragona, Marchesa del Vasto, e a suo figlio Francesco Ferdinando d'Avalos, Conte di Loreto, cinque Castelli detti della Montagna, i quali furono: Scanno, Introdacqua, Opi, Castrovalva e Pescasseroli. Per ciò che riguarda Introdacqua, è storicamente accertato che Ferdinando d'Avalos ne ebbe il dominio senza che i naturali del luogo avessero a soffrirne soprusi o violenze di sorta. La concessione era il giusto riconoscimento dei meriti suoi personali, del padre Alfonso e del nonno Innico.

 
Porta della Terra Nord

Ferdinando Francesco sposò Vittoria Colonna, figlia di Fabrizio Colonna che fu Gran Connestabile, alla quale venne affidata l'amministrazione dei suoi vasti possedimenti feudali. Come verso i sudditi degli altri Castelli della Montagna, Vittoria fu mite e indulgente, anche verso quelli di Introdacqua con l'introduzione di Capitoli e Statuti per regolare i rapporti tra il Feudatario e l'Università. Di questi purtroppo si perse ogni traccia a causa di un vasto incendio che nel 1825 distrusse l'archivio del comune e della parrocchia di Introdacqua.

Non molti anni dopo il dominio dei d'Avalos fu interrotto dal ritorno dei Di Sangro. Nel 1598 Lavinia della Rovere, balia e tutrice della piccola Marchesa di Pescara Isabella d'Avalos, vendette Introdacqua ed altri feudi ad un Giovan Giacomo Di Sangro. Nel 1607 quest'ultimo morì, e lo successe il fratello Ottavio, che dopo due anni fu a sua volta sostituito dalla sorella Andreana, morta nel 1631 senza lasciare eredi. Per tale motivo Introdacqua tornò al Fisco, fu messa in vendita, e poté essere riacquistata per 21.000 ducati da Ferdinando Francesco d'Avalos, Marchese del Vasto. Ma data la loro frequente assenza nel feudo per i suoi impegni militari, il 20 settembre 1649, con rogito del Not. Medea di Napoli, D. Ferdinando Francesco effettuava la vendita del suo Feudo di Introdacqua (allora numerato per 329 fuochi) al Barone Trasmondo Trasmondi di Sulmona per 20.000 ducati.

Fatto di rilievo del periodo fu la costruzione del Campanile, o torre campanaria, iniziata e terminata nel 1600, la costruzione della Porta della Terra rivolta a nord, e la Via Piana, consistente in un vasto caseggiato, poi trasformato in diversi palazzi, detto Corritore seu forno con granaio.

 
Chiesa della S.S. Trinità

L'invasione dei Borbone e dei Bonaparte (Borbone 1708-1798; Bonaparte 1798-1799 e 1806-1815)Modifica

Quando Napoleone fu spedito in Italia, vincitore, fondò la Repubblica Cisalpina. Nella certezza di essere assalito Ferdinando IV, fidando dell'aiuto dell'Austria e della Russia, scese per primo in campo contro i Francesi (1798), ma il Gen. Championnet piombò fulmineo sui napoletani e li disperse. Spaventato, Ferdinando fuggì in Sicilia, mentre Championnet entrò a Napoli creandovi la Repubblica Partenopea (1799). Poco dopo, avendo gli eserciti alleati sconfitto ripetutamente i francesi, Ferdinando tornava a Napoli, e fu allora che, auspice il Card. Ruffo, furono istituiti i Visitatori generali delle Province con il compito apparente di ristabilire l'ordine, ma con l'intenzione segreta di colpire duramente coloro che avevano fatto buon viso ai francesi.Visitatore "ad interim per gli Abruzzi" fu Raffaele de Giorgio, uomo venale e di animo cattivo, il quale riprese i processi rimasti sospesi con l'invasione francese, ne impiantò altri e considerò le popolazioni di Introdacqua, di Pratola e di Pacentro "rissose e feroci".

Questo in generale è un periodo di grande importanza per Introdacqua: qui vi si misero in mostra le gesta compiute da Giuseppe Pronio, che da semplice capomassa divenne Generale Comandante dei Tre Abruzzi, e Paolo Pronio, suo figlio e anch'esso generale.

 
La "Fontavecchia"

Si sono inoltre verificati numerosi fatti: la nascita del Sacerdote Marino Rossetti; la costruzione della "Fontavecchia"; la nascita di Giacinto Colangelo; venne edificata la Confraternita della SS. Trinità; venne eretta la Confraternità del SS. Sacramento; la creazione della Cappella ed Ospedale di S. Antonio Abate; la formazione del Catasto onciario; la traslazione delle ossa di S. Feliciano dalle Catacombe Ponziane a Introdacqua; la nascita del Teologo Giovanni Tommaso Maria Ventresca, tutt'ora sepolto nella Cattedrale di S. Panfilo a Sulmona; l'istituzione del Tribunale di Giustizia; venne eretto un nuovo altare nella Chiesa campestre di S. Antonio Abate, poi dedicato a S. Antonio di Padova; la creazione della Banda di Introdacqua; l'erezione nell'interno della Cappella di S. Nicola di Bari di un altare marmoreo per collocarvi l'urna del protettore S. Feliciano; l'eccidio della famiglia del Giudice Lancia per mano di quattro banditi del luogo, e solo due furono giustiziati; e come ultima cosa la controversia tra Introdacqua e Sulmona, a causa della vendita di carne, la macellazione della stessa, e lo smercio dei prodotti orto-frutticoli e delle granaglie nei mercati di Sulmona, qui i Magistrati di Sulmona si limitarono a difendere i propri diritti, mentre per l'ostinazione degli introdacquesi si fu costretti a ricorrere al Governo, dando pari diritti a entrambe le Università.

 
Giuseppe Pronio in un ritratto, conservato in un medaglione.

Giuseppe Pronio (1760-1804)Modifica

Giuseppe Pronio nacque a Introdacqua il 20 febbraio 1760, egli si sposò ed ebbe subito un figlio, Paolo. Giuseppe era un uomo molto coraggioso, un temerario, tanto che fece ricostruire un molino fatto abbattere dai Trasmondi la notte dello stesso giorno. Per il suo carattere venne soprannominato "Gran Diavolo", anche se spesso confuso con "Fra Diavolo".

"Interaquis fidelissima" - motto della famiglia Pronio, divenuto in seguito di Introdacqua tutta -

Date le sue qualità non gli fu difficile raccogliere a sé una massa, dalla quale era considerato un essere inscalfibile. Giuseppe operò durante l'invasione francese d'Abruzzo del 1798-99, il tutto iniziò quando l'esercito borbonico venne sconfitto a Torre di Palme, avanzando senza sosta. Il Re Ferdinando emanò un Decreto di mobilizzazione, autorizzando chiunque in Abruzzo all'uso delle armi contro i francesi, così Giuseppe andò a Sulmona dal Ten. Gen. De Gambs., per offrirgli un contingente di truppa, ricevendo così 200 fucili e 2 barili di cartucce. Si appostò sulle alture di Roccacasale, per creare una linea di difesa con il Brigadiere Ischoudy stanziatosi a Popoli. I francesi sfondarono e il Capomassa ripiegò a Sulmona, dove combatté al Ponte di S. Panfilo, spostandosi poi verso il Convento dei Minori Osservanti. Arrivata la notte finirono le munizioni e ripiegò al suo quartier generale: Introdacqua, e non potendo fare molto per fermare l'avanzata francese dalle gole che da Pettorano sul Gizio attraversano Rocca Pia e il Piano delle Cinquemiglia, organizzò imboscate, e trappole, approfittando anche delle bufere. Aumentata la grandezza della sua massa poté permettersi dunque di riconquistare il 3 febbraio 1799 Ripa Teatina, perdendo almeno un centinaio di uomini, il 9 maggio Chieti, il 10 Ortona, tra il 12 e il 15 Lanciano, tra il 18 e il 21 Vasto e il 24 maggio Pescara, prendendo il comando delle truppe borboniche assedianti. Per queste sue azioni ricevette una promozione a Capitano Generale dei Tre Abruzzi dal Cardinale Fabrizio Ruffo. Ricevette inoltre una lettera di lodi, inviata al padre, da parte della Regina Carolina:

"Un abbé nommé Pronio, par surnom de guerre "le Grand Diable", a repris touts les Abruzzes, s'est battu avec les Français et les Jacobins, leur a pris les canons et la caisse militaire avec laquelle il entretient sa troupe. Il est entre Gaëte et Capoue, menace et inquiète la criminelle Capitale."

Il 30 marzo 1801 combatté per l'ultima volta sulla linea del Tronto, dopodiché non si seppero più notizie di lui fino alla morte, avvenuta a Napoli il 26 Gennaio 1804, probabilmente ucciso da una donna assoldata dai giacobini napoletani.[senza fonte]

 
Paolo Pronio, olio su tela.

Paolo Pronio (1784-1853)Modifica

Paolo Pronio nacque a Introdacqua il 14 luglio 1784.

La sua carriera ha inizio nel 1799, entrando nell’esercito borbonico come “volontario distinto” nel Reggimento Reale Sanniti, con cui diede il proprio contributo nell’assedio di Pescara. Nell’ottobre del medesimo anno fu promosso al grado di ufficiale, partecipando alla spedizione nello Stato della Chiesa. Nel 1801 fu promosso col grado di capitano nel Corpo dei Cacciatori Aprutini, combattendo sul Tronto e nel 1804 in Calabria.

Nel 1807 combatté nella Piana di Mileto, assumendo il comando di una delle 10 compagnie del Reggimento Reale Sanniti, proteggendo la ritirata dell’esercito borbonico.

Fra il 1809 e il 1811 ebbe il comando di una compagnia del Reggimento Valdinoto e di un’altra compagnia del Reggimento Valdemone.

Nel 1812 egli prese parte alle azioni militari borboniche in Spagna, a causa della lega anti-Napoleone tra Inghilterra e Regno di Napoli. Successivamente, nel 1814, fu inviato in Sicilia, prendendo il comando di una colonna mobile di 600 uomini, distruggendo alcune bande di malfattori nelle Terre d’Oltranto durante la restaurazione del Regno di Napoli. Si comportò in modo tale che il 1º settembre 1815, per decreto reale, fu promosso Aiutante di Campo del 2º Reggimento Cacciatori della Guardia del Re. Tempo dopo fu decorato con la medaglia di bronzo al valor militare, e nominato Cavaliere del R. Ordine militare di San Giorgio.

Nel 1822 divenne Tenente Colonnello, nel 1832 Colonnello e infine, nel 1840, Generale di Brigata.

L’apice della sua carriera arrivò nel 1848, durante i moti rivoluzionari in Sicilia. Egli era a comando delle truppe di stanza a Palermo, dopo una ritirata a Napoli, tornò in Sicilia per cercare di riconquistare l’ormai perduta Messina. In 7 giorni riprese la città, e ricevette la Commenda dell’Ordine di San Ferdinando.

Morì il 3 febbraio 1853, si suppone avvelenato da sua moglie o da un’altra donna corrotta dai siciliani[senza fonte].

I Marchesi Trasmondi (1649-1806)Modifica

 
Palazzo Trasmondi.

Precedentemente il 1649 i Trasmondi risiedevano a Sulmona, ove rivendicarono la loro nobiltà per una controversia la quale negava loro alcuni diritti. La loro nobiltà è provata da due ipotetiche origini, ossia la discendenza dai Duchi di Spoleto, oppure la discendenza da Trasmondo figlio di Genserico Re dei Vandali. I Marchesi possedevano la giurisdizione criminale e civile di Pentima (Corfinio) e lo "jus sigilli" dell'intero Abruzzo: essi avevano molti possedimenti, tra cui la Baronia di Introdacqua, trasformata il 18 luglio 1700 in marchesato da Re Carlo II di Spagna.

Durante la loro dominazione ci furono numerosi dissapori tra i marchesi e la popolazione del paese, il più eclatante fu la demolizione di un molino e di una gualchiera, e la rivendicazione delle acque provenienti dalla Rupe di S. Nicolò.

Di una cosa però bisogna prendere nota: i Trasmondi, come anche gli altri possessori del paese, non esercitarono diritto alcuno sulla donna che andava a marito, neanche nella forma attenuata di diritto di riscatto, diritto che in altri feudi fu esercitato.[senza fonte]

 
Introdacqua nel 1887. Vista dal Monte Plaja.

Con la Legge 2 agosto 1806 sull'abolizione della Feudalità e di quella del 1º settembre, Introdacqua non fu più un marchesato, ed essendo la situazione svantaggiosa per i Trasmondi, quest'ultimi ritornarono a Sulmona, vendendo ogni loro possedimento del paese. Cessa così la lunghissima serie dei feudatari di Introdacqua.

Il RisorgimentoModifica

Nel paese in questo periodo della storia, come del resto in tutt'Italia, vi si crearono delle società segrete per il sempre più crescente senso di nazionalità e data l'impossibilità per la popolazione di combattere direttamente il Governo borbonico.

Fra i nomi memorabili del periodo ricordiamo: Croce Susi, Emanuele d'Eramo, Raffaele d'Eramo, Giuseppe Tamburrini e Giuseppe Tiberi.

Croce Susi (1819-1894)Modifica

Nacque il 3 giugno 1819, fu fratello di Arcangelo e Giuseppe. Quest'ultimo fu colui che ospitò Panfilo Serafini al Palazzo Trasmondi dato che era ricercato dalla polizia borbonica, e Arcangelo fu colui che lo fece travestire e gli diede una cavalcatura che lo fece fuggire a Roma.

Croce è famoso aver distrutto una statua in gesso di Re Ferdinando II durante l'adunanza del Sindaco di Introdacqua, gridando in dialetto: "Ma che ci fa qui questo bamboccio?!", e successivamente utilizzando con violenza un bastone mandola in frantumi (era presente anche Raffaele d'Eramo). La polizia venne a sapere dell'accaduto e lo arrestarono, portandolo in un primo momento nelle carceri di S. Monica di Sulmona, poi nel castello di L'Aquila. La Gran Corte lo condannò a 6 anni di relegazione sull'isola di Ventotene, oltre alla malleveria di 100 ducati per tre anni scontata la pena, all'ammenda di 50 ducati e alle spese di giustizia.

Il 7 settembre 1860 Garibaldi entrava a Napoli, e Croce poté di nuovo essere libero, ottenendo come ricompensa per le sue idee liberali 250 lire annue fino alla sua morte, il 6 marzo 1894.


Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Porta della Terra Sud, consente di accedere al borgo antico.
  • Torre medioevale e castello. La torre medievale del XII secolo sovrasta il paese; si tratta di un dongione a pianta quadrata cintata da mura poligonali. Il castello è il borgo antico di Introdacqua e comprende le case che circondano la torre fino al palazzo Marchesale;
  • Campanile della Chiesa Madre. Il campanile seicentesco in stile romanico è costruito in pietra locale;
  • Chiesa Madre Maria S.S. Annunziata. È la Chiesa Madre del paese, vi sono conservate le spoglie del patrono di Introdacqua, san Feliciano Martire; la chiesa ha una struttura interna basilicale a tre navate e custodisce numerosi affreschi medioevali e rinascimentali, in particolare quello dedicato a san Cristoforo;
  • Palazzo Trasmondi. Il palazzo edificato intorno al XIII secolo, con vari rifacimenti nei secoli successivi, viene chiamato Trasmondi, gli ultimi feudatari del paese. Fu rifugio di Giovanni Quatrario, umanista amico di Petrarca che fuggiva da Sulmona, e nel 1853 ospitò Panfilo Serafini, scrittore e patriota sulmonese, perseguitato dai Borbone per le sue idee liberali. Il palazzo è al centro del paese su piazza Cavour;
  • Porte della Terra. A ridosso del palazzo Marchesale vi sono le due porte, dette "Porte della Terra", che sono l'ingresso al vecchio borgo. Sulla chiave dell'arco della porta rivolta a nord compare lo stemma quadripartito della famiglia Trasmondi;
  • Chiesa della Madonna Addolorata. La chiesa della S.S. Addolorata, di fronte alla chiesa Madre, all'interno conserva le statue di Cristo Morto e dell'Addolorata che il venerdì santo vengono portate in processione;
  • Chiesa della S.S. Trinità. La chiesa della S.S. Trinità fu costruita sopra una chiesa che, a causa di un'alluvione, venne sepolta e si decise di ricostruirne una nuova sopra. Restaurata dopo il terremoto del 1706, conserva la statua della "Madonna che vèle": Madonna che corre verso il figlio risorto durante la rappresentazione allestita nel giorno di Pasqua e che richiama in paese introdacquesi e turisti;
  • Chiesa di Sant'Antonio. La chiesa di Sant'Antonio, situata a 735 metri s.l.m., edificata nell'XI secolo in onore del santo eremita. La chiesa conserva affreschi del XV e XVI secolo recentemente restaurati;
  • Chiesa di San Giovanni. La chiesa rurale di San Giovanni Battista, realizzata intorno all'XI secolo, che conserva ancora affreschi medioevali;
  • Chiesa della Madonna delle Grazie. La chiesa rurale della Madonna delle Grazie, realizzata intorno al XV secolo, conserva una tela ottocentesca;
  • Fontavecchia. La fontana Vecchia, chiamata anche "Fontavecchia", è una vasca rettangolare sulla quale è collocato un parapetto a cortina; presenta lo stemma in pietra del paese, con inciso la data di costruzione (1706). Questa grande fontana fu per molto tempo l'unica fonte di approvvigionamento per gli abitanti di Introdacqua, altrimenti costretti a recarsi presso una delle sorgenti più vicine detta "Fonte La Strega";
  • Monumento ai caduti del primo e del secondo conflitto mondiale;
  • Aereo F104 dell'Aeronautica Militare Italiana;
  • Monumento agli aviatori caduti.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[4]

 

Tradizioni e folcloreModifica

Processioni e manifestazioniModifica

  • I Fuochi di Sant'Antonio (17 gennaio)
  • Processione del Venerdì Santo (Venerdì Santo)
  • Processione di Pasqua - La Madonna che Véle (Domenica di Pasqua)
  • Processione delle Anime Sante (primo martedì dopo Pasqua)
  • Festa del Sole (24 giugno) Solstizio d'estate sul Monte Plaia per vedere il sorgere del sole dalla Majella.
  • Processione del Corpus Domini (maggio o giugno)
  • Processione di San Rocco (16 agosto)
  • Sagre e manifestazioni (luglio-agosto)
  • Festival di musica jazz, "Muntagninjazz" (agosto) dal 2007
  • Sagra del Farro (metà di agosto)
  • Festa patronale in onore di San Feliciano Martire e Sant'Antonio di Padova (penultima domenica di agosto)
  • Festa della Madonna Addolorata (2ª domenica di settembre)
  • Festa del Ringraziamento (2ª domenica di novembre)
  • Concerto e processione di Santa Cecilia (3ª domenica di novembre)

I fuochi di sant'AntonioModifica

Di notte il paese è punteggiato da decine di falò accesi per le strade, deliziato dai canti del coro folcloristico accompagnato con le note delle bande musicali. Durante la rappresentazione si possono degustare i prodotti della gastronomia locale: i tipici “renèti” (granati, granoturco bollito) accompagnati da un buon bicchiere di vino di produzione locale, e dalle salsicce di maiale che vengono cotte sulla brace del fuoco. Nel pomeriggio avviene anche la benedizione degli animali.

La Madonna che véle (che vola)Modifica

 
In questo frangente la Madonna si è appena spogliata dell'abito nero

La manifestazione della Pasqua si ritiene iniziata nella seconda metà dell'Ottocento, anche se alcune fonti ritengono che sia iniziata nell'ultimo decennio del Settecento, stando alle fonti essa risulta molto più antica della corsa che si effettua a Sulmona lo stesso giorno (Settimana Santa di Sulmona).

Mentre la piazza è gremita di folla in attesa spasmodica, ecco apparire lentamente dalla salita di San Rocco la statua della Madonna vestita a lutto portata a spalla da quattro giovani, privilegio che si acquisisce mediante asta pubblica in presenza dei deputati organizzatori della festa, questo rito vale per ogni processione. La Madonna si incammina verso la parte opposta della piazza dove c'è in attesa il Cristo Risorto, all'incirca metà della piazza quando si intravede il Cristo Risorto i portatori pian piano danno inizio alla frenetica Volata tra spari di mortaretti, suono di campane e banda locale che suona in sottofondo, il mantello nero della Madonna cade dalle sue spalle ed ella riappare nella consueta e sontuosa veste celeste, sulla mano destra apposta del bianco fazzoletto da lutto quasi per incanto appare una rosa. Un grido prorompe dalla folla, un grido di liberazione dopo l'attesa spasmodica, è un momento di grande emozione generale!

Subito dopo l'incontro tra la Madonna e il figlio Risorto si procede con una grande processione che gira attraverso le vie principali del paese, seguita con devozione dalle due confraternite, dalle autorità del paese e dal popolo.

Festa patronaleModifica

La penultima domenica di agosto vi è la festa patronale dei Santi Feliciano e Antonio. Quella di San Feliciano fu istituita tre secoli fa. Una delegazione andò a Roma alle catacombe di San Callisto per prelevare le ossa di San Feliciano, conservate nella chiesa parrocchiale. La festa prevede concerti bandistici, giochi popolari, fuochi pirotecnici. Si conclude con il ballo della pupazza. La festa patronale, un tempo, cadeva l'ultima domenica di agosto. Da circa trent'anni è stata anticipata alla penultima domenica di agosto per permettere la partecipazione degli emigranti. In quest'occasione viene fatto sfilare anche il simulacro di Sant'Antonio di Padova antico protettore del luogo.

Festa del SoleModifica

È antica tradizione di Introdacqua e delle genti della Valle Peligna salire sulla Plaja per assistere il sorgere del sole sulla Majella ed in allegra brigata inebriarsi dell'odore delle ginestre in fiore e dei pini.

"Su la Plaia me ne vo' gire, / per vedere il capo mozzo / dentro il sole, all'apparire, / per vedere nel piatto d'oro / tutto il sangue ribollire. ….. E San Giovanni Battista Decollato / Vi mostri il capo suo nel sol levante / Se questa notte andate sulla Plaia”

(Gabriele D'Annunzio - La figlia di Iorio)

CulturaModifica

MusicaModifica

Un detto popolare recita: "Ad Introdacqua si seminano cipolle e germogliano bandisti".[senza fonte]

 
La Banda di Introdacqua nel 1925

La Banda di Introdacqua è una delle cause della fama del paese, tanto che al paese è stata dedicata una marcia sinfonica, Introdacqua, dal maestro Gesualdo Coggi.

Le sue origini si perdono nel tempo.

Le origini della Banda di Introdacqua non si sanno con certezza, però le prime notizie che confermano l'antica esistenza del complesso sono del 3 dicembre 1770, e sono contenute in un "Libro degli Introiti e delle Spese" della Cappella della Concezione. In particolare vi è scritto: "Addì 3 dicembre 1770 pagato alla Musica per la festa della Concezione: la sera della vigilia ducati 0,15 (€ 0,33); il giorno della festa ducati 0,90 (€ 1,98).

La banda ebbe un trionfale successo nella primavera del 1920 prendendo parte al 1° Convegno indetto dall'Associazione della Stampa periodica Italiana, vincendo il Gran Premio Medaglia d'Argento, donato dalla Regina Madre in Campidoglio. Altro successo ci fu nei giorni 15-17 ottobre del 1922 nell'Augusteo di Roma nel 2° Convegno Nazionale Bandistico indetto dall'Associazione della Stampa periodica Italiana, vincendo la "Coppa d'argento". Si esibì anche una terza volta nella Capitale. Fece parte dell'edizione sia del 1931, che del 1949, del Festival di Sanremo, e suonò anche a Pesaro nel 1950. Nel 1949 fu affidata alla Banda la colonna sonora del film Signorinella.

Fra gli anni '70 e '90 la Banda si divise in due, andando a formare il "Complesso Musicale Città di Introdacqua" (o brevemente Banda di Introdacqua), e la A.C.M.I.

Il 1º maggio 2009 La Banda di Introdacqua si è esibita al concerto del Primo Maggio a Roma.

EventiModifica

"D'Angelo's House", via Leopoldo Susi 2. Fondazione Pascal D'angelo: "Biblioteca ed Archivio" (sezioni di emigrazione e di tradizioni popolari).

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 2004 Orlando Orsini Lista Civica di Centro-sinistra Sindaco [5][6]
14 giugno 2004 30 maggio 2015 Giuseppe Giammarco Lista Civica Solidarietà e progresso-Il Campanile Sindaco [7][8]
31 maggio 2015 4 settembre 2018 Terenzio Di Censo Lista Civica Solidarietà e progresso-Il Campanile Sindaco [1]

NoteModifica

  1. ^ a b Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 31 maggio 2015, su elezionistorico.interno.it.
  2. ^ a b Filippo Tronca, I REDDITI ABRUZZESI: PRIMA PESCARA, L'AQUILA SECONDA E SEMPRE PIU' RICCA, su Abruzzo Independent, 5 maggio 2016. URL consultato il 27 marzo 2019.
  3. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2017.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995, su elezionistorico.interno.it.
  6. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 giugno 1999, su elezionistorico.interno.it.
  7. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 12 giugno 2004, su elezionistorico.interno.it.
  8. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 28 marzo 2010, su elezionistorico.interno.it.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN140877072
  Portale Abruzzo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Abruzzo