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La donna scimmia

film del 1964 diretto da Marco Ferreri
La donna scimmia
La donna scimmia (film).JPG
Titolo originaleLa donna scimmia
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1964
Durata92 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico, grottesco
RegiaMarco Ferreri
SoggettoRafael Azcona, Marco Ferreri
SceneggiaturaRafael Azcona, Marco Ferreri
ProduttoreCarlo Ponti
Casa di produzioneCompagnia Cinematografica Champion Roma, Les Films Marceau Parigi
Distribuzione in italianoIntercine
FotografiaAldo Tonti
MontaggioMario Serandrei
MusicheTeo Usuelli
ScenografiaMario Garbuglia
CostumiPiero Tosi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La donna scimmia è un film del 1964 diretto da Marco Ferreri, interpretato da Ugo Tognazzi e Annie Girardot, presentato in concorso al 17º Festival di Cannes.[1]

TramaModifica

Napoli. Antonio Focaccia è un imbroglione da quattro soldi che vive di espedienti nella zona della Duchesca.

Capitato per caso in un ospizio per vecchi, per vendere la sua merce, si accorge di una giovane completamente ricoperta di peli, Maria. La ragazza vive lì nascosta da sempre e Semola la persuade ad abbandonare l'ospizio in cui è rinchiusa e a partire per una tournée con uno spettacolo rudimentale, in cui lei sarà presentata al pubblico come unico esemplare vivente di donna-scimmia, ritrovata in una sperduta foresta africana. Maria accetta la proposta dell'uomo da cui però viene ingannata: Antonio, infatti la sfrutta e le fa credere di essere sua socia (l'uomo arriverà addirittura a perpetuare una truffa ai danni di uno zoologo).

Maria, scoperti gli inganni di Semola (di cui si innamora), torna sdegnata all'ospizio in cui era stata rinchiusa per tutta la sua vita e, dopo alcuni mesi e numerose trattative con le monache dell'ospizio, Antonio, un po' per pietà ma tanto per interesse, la sposa.

I due partiranno consapevolmente per una tournée organizzata da un impresario francese e si recheranno a Parigi dove Maria s'accorgerà di attendere un figlio.

Durante il parto madre e figlio muoiono e un museo accoglie i loro corpi imbalsamati. Antonio, sempre pronto a sfruttare e lucrare da ogni occasione, reclama i due corpi per mostrarli al pubblico in un baraccone da fiera.

ProduzioneModifica

Prodotto da Carlo Ponti per la C.C.P. di Roma, il film fu girato negli stabilimenti di Tirrenia.Il ruolo della protagonista era stato offerto in primo luogo a Sophia Loren, moglie del produttore, la quale però rifiutò.

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[2].

Il produttore Carlo Ponti impose inizialmente un finale diverso al film, che si conclude col la morte del bambino e di Maria.

Il finale girato dal regista proseguiva dopo questo tragico avvenimento mostrando il protagonista che, imbalsamati madre e bambino, continuerà a portare, da morti, i suoi fenomeni da baraccone in giro per l'Europa.

Esiste anche un terzo finale, proposto nella versione francese, in cui Maria e il bambino sopravvivono e il parto fa cadere tutti i peli a Maria. Antonio, non avendo più i suoi fenomeni, si redime e accetta un onesto lavoro al porto, assolvendo il suo ruolo di padre di famiglia: questo finale zuccheroso e familistico è del tutto lontano dal cinismo di Ferreri.

La trama s'ispira alla storia vera di Julia Pastrana, donna ipertricotica realmente vissuta nell'Ottocento, nata in Messico e sfruttata come fenomeno da baraccone da Theodore Lent. Lent arrivò davvero a fare imbalsamare la donna insieme al figlio neonato, quando entrambi morirono a Mosca, durante la loro tournée. Le mummie della donna e del figlio hanno ricevuto sepoltura, in Messico, solo nel 2013[3].

CriticaModifica

Tullio Kezich nella Settimana Incom del 1º marzo 1964 " La donna scimmia assomiglia alla Strada di Fellini, più che a qualsiasi film. Tognazzi, che i più hanno trovato un po' debole in questo film, ci sembra invece esemplare nella sua ambiguità di uomo qualsiasi , legato al carro di un sistema dal quale non può assolutamente sciogliersi, non meno convincente di un'Annie Girardot patetica e coraggiosa".

NoteModifica

  1. ^ (EN) Official Selection 1964, festival-cannes.fr. URL consultato l'11 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2013).
  2. ^ Rete degli Spettatori
  3. ^ http://www.corriere.it/esteri/13_febbraio_13/julia-pastrana-sepolta-in-messico-donna-scimmia_4584e8a8-7609-11e2-a850-942bec559402.shtml?fr=box_primopiano Julia Pastrana sepolta in Messico

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