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Wali di al-Andalus

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Dopo l'invasione e la conquista della penisola iberica da parte delle tribù di berberi (detti genericamente Mori dalle coeve cronache cristiane), sotto la guida degli arabi provenienti dalla Siria e dallo Yemen, furono nominati dei governatori o Wālī, che normalmente rispondevano alla wilāya (o Governatorato) di Ifriqīya (in buona parte identificantesi nell'attuale Tunisia) e, solo eccezionalmente, al califfo omayyade di Damasco.

Wālī di al-Andalus dipendenti dal califfo omayyade di Damasco

Ayyūb ibn Ḥabīb al-Lakhmī, nipote di Mūsā b. Nusayr, fu nominato per alcuni mesi del 716 governatore de facto dall'esercito arabo-berbero ma non fu tecnicamente Wālī, non provenendo la sua nomina dal Wālī di Qayrawān, l'unico legittimato in merito dal califfato.

Praticamente, dopo che il wālī di Qayrawān, Hanzala ibn Safwān, responsabile dell'Ifriqīya, nel 745, fuggendo, l'aveva abbandonata, aveva lasciato i wali di al-Andalus direttamente dipendenti dal califfo omayyade di Damasco, che nel 750, fu trucidato, con la maggior parte dei suoi familiari dalla rivoluzione abbaside di Abū l-ʿAbbās al-Saffāḥ, il wali di al-Andalus, Yūsuf ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Fihrī, non riconoscendo il nuovo califfo, si trovò in una situazione di indipendenza, restando però formalmente un governatore. Il suo successore, ʿAbd al-Raḥmān ibn Muʿāwiya, che era uno dei pochi omayyadi scampati alla strage, invece si proclamò subito emiro, mettendo in rilievo l'autonomia di al-Andalus dal califfato di Damasco.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lista degli Emiri di al-Andalus.

BibliografiaModifica

  • C.H. Becker, "L'espansione dei saraceni in Africa e in Europa", in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp. 70-96
  • Rafael Altamira, "Il califfato occidentale", in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp. 477-515
  • Gerhard Seeliger, Conquiste e incoronazione a imperatore di Carlomagno, in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 358-396

Voci correlateModifica