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Luigi Rovigatti
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo titolare di Segerme

Vescovo ausiliare di Tarquinia e Civitavecchia

Vescovo ausiliare di Porto e Santa Rufina

Amministratore apostolico "sede plena" di Tarquinia e Civitavecchia

Arcivescovo titolare di Acquaviva

Vicegerente di Roma
 
Nato23 aprile 1912 a Monza
Ordinato presbitero1º dicembre 1935 a Roma dal cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani
Consacrato vescovo29 giugno 1966 a Roma dal cardinale Luigi Traglia
Elevato arcivescovo10 febbraio 1973
Deceduto13 gennaio 1975 a Roma
 

Luigi Rovigatti (Monza, 23 aprile 1912Roma, 13 gennaio 1975) è stato un arcivescovo cattolico italiano.

BiografiaModifica

Lombardo di Monza, ma proveniente da una famiglia di origini ferraresi,nel 1930, dopo il liceo, entrò nel Pontificio Seminario Romano Maggiore ma, per motivi di salute (come Giovanni Battista Montini quindici anni prima), dovette ritornare in famiglia e là continuare la propria preparazione al sacerdozio.

Ordinato presbitero il 1º dicembre 1935, fu subito assegnato alla parrocchia romana della Natività come viceparroco, per poi svolgere (dal 1938) il servizio pastorale al Vicariato di Roma, divenuto presto un luogo di rifugio in quegli anni di persecuzioni politiche, di leggi razziali, di guerra e di deportazioni nazifasciste. In quel periodo lavorò anche nella parrocchia di Santa Lucia, accanto a don Ettore Cunial, protettore di perseguitati e "resistenti" che lo avrebbe preceduto come vescovo e come vicegerente di Roma, in quella della Navicella sul Celio e come assistente degli scout romani, per i quali scrisse il volumetto Il Vangelo nel gran gioco.

Il 7 marzo 1947 fu nominato parroco della Natività, dove aveva svolto la sua prima esperienza pastorale e dove rimase quasi vent'anni[1] distinguendosi come anticipatore di molte riforme conciliari, dalla liturgia alla partecipazione attiva dei fedeli, dall'istituzione dei "Gruppi del Vangelo" già negli anni cinquanta[2] alla collaborazione dei laici, dall'organizzazione del "Fraterno Aiuto Cristiano" per l'assistenza alla celebrazione comunitaria del battesimo, dall'abolizione di "classi" e tariffe per matrimoni e funerali all'ecumenismo. Il che spiega perché nel 1960 sia stato incluso nella ristretta commissione per la riforma liturgica, attivata da Giovanni XXIII in preparazione dell'imminente concilio.

Il 23 maggio 1966 papa Paolo VI lo nominò ausiliare dell'ottantenne Giulio Bianconi, ordinario di Tarquinia e Civitavecchia, nonché vescovo titolare di Segerme.

Ricevette la consacrazione episcopale il 29 giugno 1966 dal cardinale Luigi Traglia, co-consacranti l'arcivescovo Ettore Cunial e lo stesso Giulio Bianconi.

Dall'11 maggio 1968 fu anche ausiliare di Andrea Pangrazio, arcivescovo-vescovo di Porto e Santa Rufina, che, il 28 dello stesso mese, lo nominò anche vicario generale, incarichi che continuò a ricoprire anche dopo la nomina, il 30 agosto 1969 ad amministratore apostolico "sede plena" di Tarquinia e Civitavecchia.

Il 10 febbraio 1973 venne promosso arcivescovo titolare di Acquaviva, pro illa vice titolo arcivescovile, e nominato vicegerente della diocesi di Roma, accanto al pro-vicario Ugo Poletti, creato, il 5 marzo successivo, cardinale e nominato vicario generale di Roma, ma poté esercitare solo per breve tempo il suo nuovo ministero perché colpito da una malattia rapida quanto devastante. Visitato in ospedale da Paolo VI la sera del 24 novembre 1974,[3] si spense a Roma, a sessantadue anni, il 13 gennaio 1975.

Dopo i solenni funerali, celebrati nell'Arcibasilica Lateranense, venne momentaneamente sepolto nella Cappella funeraria dei Parroci romani nel Cimitero del Verano.

Il 13 giugno 1977 riceveva definitiva sepoltura nella Chiesa della Natività in Via Gallia, di cui era stato parroco per tanti anni.

Genealogia episcopaleModifica

NoteModifica

  1. ^ Durante la sua visita pastorale alla parrocchia, papa Giovanni Paolo II lo ricorderà nell'omelia del 14 dicembre 1980.
  2. ^ Fra l'altro unendo uomini, donne, ragazzi e ragazze, cosa all'epoca pressoché impensabile.
  3. ^ "El papa visita a un prelado enfermo", sul quotidiano spagnolo ABC del 26 novembre 1974, p. 31 (consultabile anche on line).

BibliografiaModifica

  • Luigi Rovigatti, Il Vangelo nel gran gioco, Roma, Fiordaliso, 1947. Itinerari catechetici e spunti per attività dell'Associazione Scouts Cattolici Italiani.
  • Luigi Rovigatti (con altri sette autori), Domenica. Aspetti storici, liturgici e pastorali, Milano, Opera della Regalità, 1961.
  • Dante Balboni, "Luigi Rovigatti", in Anecdota ferrarensia III, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1979.
  • Luigi Della Torre, Don Luigi Rovigatti, parroco e vescovo nel rinnovamento liturgico-pastorale, Roma, Coletti, 1984.
  • Salvatore Garofalo, Per tutti era "Don Luigi". Profilo biografico di mons. Rovigatti, vicegerente di Roma,[1] Roma, Città nuova, 1987. ISBN 88-311-5434-6.
  • Annuario Pontificio anni 1966-1975
  • Acta Apostolicae Sedis anni 1966-1975

Collegamenti esterniModifica

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  1. ^ Il titolo del volume contrappone volutamente la qualifica sacerdotale di "don" a quella vescovile di "monsignore" per evidenziare un tratto caratteristico di questo prelato, che non volle mai fregiarsi di uno stemma con il motto vescovile né del titolo di "eccellenza".