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Maurizio Ferrante Gonzaga
Generale Maurizio Gonzaga busto.jpg
Marchese di Vescovato
Heraldic Crown of Spanish Marqueses (Variant 1).svg
Predecessore Ferrante Gonzaga
Successore Ferrante Vincenzo Gonzaga
Altri titoli Principe del Sacro Romano Impero
Marchese del Vodice
Conte di Villanova, di Cassolnovo
Patrizio veneto[1]
Nascita Venezia, 21 settembre 1861
Morte Torino, 24 marzo 1938
Dinastia Gonzaga
Padre Antonio Francesco Gonzaga
Madre Giuseppina Priamo
Consorte Angiolina Aliana
Figli Maria Giuseppina, Ferrante Vincenzo
Religione cattolicesimo
Maurizio Ferrante Gonzaga

Senatore del Regno d'Italia
Sito istituzionale

Dati generali
Professione militare
Maurizio Ferrante Gonzaga
Mantova - Monumento a Maurizio Ferrante Gonzaga.jpg
Mantova - Monumento a Maurizio Ferrante Gonzaga
21 settembre 1861 – 24 marzo 1938
Nato aVenezia
Morto aRoma
Cause della mortemorte naturale
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
CCNN41.svg MVSN
Gradogenerale di corpo d'armata
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
CampagneFronte italiano
BattaglieBattaglia del Podgora
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Maurizio Ferrante Gonzaga (Venezia, 21 settembre 1861Roma, 24 marzo 1938) è stato un generale italiano, decorato del grado di ufficiale dell'Ordine militare di Savoia, di due medaglie d'oro, tre d'argento e due medaglie di bronzo al valor militare e della croce al merito di guerra. Fu principe del Sacro Romano Impero, marchese di Vescovato, marchese del Vodice, conte di Villanova e Cassolnovo (dal 1932), patrizio veneto. Fu inoltre senatore del Regno d'Italia.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Venezia, ancora austriaca, il 21 settembre 1861, figlio del principe Antonio e di Giuseppina Domenica Priamo. A ventidue anni sposò Angiolina Alliana di Alba (Cuneo), dalla quale ebbe due figli:[2]

Allievo della scuola militare nel 1879, prestò giuramento di fedeltà in Alba nel 1881 in qualità di sottotenente. Nominato capitano nel 1889 e dieci anni più tardi maggiore, venne promosso nel 1906 tenente colonnello e capo di stato maggiore della divisione militare di Livorno.

Fu inviato nel 1909 presso il comando del quarto corpo d'armata di stanza a Genova agli ordini del generale Luigi Cadorna e partecipò nel 1913 alla guerra italo-turca in Tripolitania e Cirenaica, venendo nominato colonnello e comandante del reggimento misto di fanteria con sede a Tobruk. Fu quindi promosso a maggiore generale e nominato a vice-governatore della Cirenaica.

Rientrato in Italia presso l'intendenza del secondo corpo d'armata durante la prima guerra mondiale, alle dipendenze del generale Pietro Frugoni organizzò le truppe destinate al fronte. Il 24 ottobre 1915 gli venne affidato il comando della 9ª divisione di fanteria (brigate Puglia e Roma). Combatté nella battaglia del Podgora e a Tonezza, arrestò la marcia del nemico in Val d'Astico e sull'Isonzo e conquistò il monte Cimone nel luglio 1916.

Sciolta nel secondo semestre di quell'anno la sua divisione, gli venne assegnata nel gennaio 1917, la 53ª divisione costituitasi con l'accorpamento delle due brigate, Teramo e Girgenti. Dopo il necessario periodo di addestramento, combatté sul monte Vodice, un caposaldo austriaco fortemente presidiato e fornito di gallerie e trinceramenti, ottenendo la prima medaglia d'oro al valor militare, concessagli sul campo dal re Vittorio Emanuele III.

Partecipò alla battaglia di Caporetto (24 ottobre 1917), sbarrando l'avanzata nemica sul Natisone, ma venne gravemente ferito a un ginocchio e alla mano destra dallo scoppio di una granata, perdendo tre dita[3]. Venne quindi trasferito all'ospedale militare di Udine dove lo raggiunse la moglie che lo riportò in auto a Genova, evitando la cattura da parte degli austriaci, entrati ad Udine la mattina del 28 ottobre. A Genova rimase ricoverato presso l'ospedale Mackenzie fino all'agosto del 1918. A Stupizza intanto, gli era stata assegnata su interessamento del re, la seconda medaglia d'oro.

DopoguerraModifica

 
I funerali solenni del Generale Gonzaga.

Incaricato di mantenere l'ordine alla conferenza di pace di Genova, evitò dimostrazioni di piazza. Dal febbraio 1919 fu comandante della divisione militare territoriale di Genova. Fu quindi promosso a comandante di corpo d'armata (aprile 1922) con sede a Firenze e nominato senatore del Regno.

A Firenze si impegnò per l'edificazione di un monumento in onore della "madre italiana" che fu ultimato nel 1926 e collocato in una cappella della chiesa di Santa Croce.

Il 7 settembre del 1925 Benito Mussolini lo nominò comandante supremo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN). Dopo poco più di un anno fu posto in pensione per raggiunti limiti d'età ma in capo a un mese, in considerazione delle sue benemerenze, venne richiamato in servizio dal Re che gli assegnò un ufficio[4] presso il Ministero della guerra.

A Roma riordinò gli scritti del suo archivio ed arredò il proprio appartamento in Prati. Nel 1932 fu creato marchese di Vodice con Regio Decreto del 29-12-1932 e il riconoscimento della qualifica di “Altezza Serenissima[5].

Morì nella sua casa romana il 24 marzo 1938. Nel 1941 il governo fece edificare un mausoleo sul Vodice, ora in Slovenia ma a causa della seconda guerra mondiale non poté esservi tumulato. Riposa in un monumento nel "riquadro medaglie d'oro" del cimitero del Verano a Roma, insieme al figlio Ferrante Vincenzo Gonzaga, anch'egli medaglia d'oro nella seconda guerra mondiale.

OnorificenzeModifica

Onorificenze italianeModifica

  Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 27 luglio 1922
  Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 10 giugno 1920
  Commendatore dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
  Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
«Per circa due anni di guerra, comandante di divisione, condusse con singolare valore le sue truppe in ogni cimento, procurando ad esse il vanto di brillanti successi.»
— Ottobre 1915 – agosto 1917[6]
  Medaglia d'oro al valor militare
«Animato da fortissima volontà, da incrollabile fiducia nel successo delle armi nostre, con raro sprezzo del pericolo, si teneva, per un intero mese di lotte accanite, a stretto contatto con le proprie truppe di prima linea, portando loro di persona, nei momenti più critici, la parola animatrice, incitandole con l'esempio alle azioni più ardite, rendendosi così primo fattore di quelle gesta memorabili che ci resero padroni del Vodice e che ci permisero di tenerlo inespugnabile di fronte ai più accaniti sforzi nemici.»
— Vodice, maggio-giugno 1917.[7]
  Medaglia d'oro al valor militare
«Nel momento più grave della guerra, sbarrando colla sua divisione il passo all'avversario premente con vigorosa grande offensiva, dava alle sue truppe brillante esempio di fermezza, di coraggio e di valore personale nei siti più esposti alle offese nemiche mantenendo un così esemplare contegno anche quando fu gravemente colpito in più parti del corpo dal piombo nemico, rimanendo mutilato, fino a che fu costretto a lasciare, suo malgrado, il campo di battaglia, sul quale nel nome del Re e della Patria minacciata aveva mostrata la via dell'onore: quella che portava al nemico – Magnifico e nobile esempio di alto sentimento del dovere, di sapiente spirito offensivo, di fulgido eroismo.»
— Stupizza, 25 ottobre 1917.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di divisione durante l'offensiva austriaca nel Trentino, diede ripetute prove di sereno ardimento e di sprezzo del pericolo, spingendosi sovente sulle linee più avanzate, riuscendo di esempio costante e di incitamento a tutti i suoi dipendenti.»
— Altopiano di Tonezza, maggio 1916 - Monte Cimone, luglio 1916
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di una divisione, ferito di striscio alla fronte da scheggia di granata e poi al costato destro da pallottola di shrapnel, mantenne il comando della grande unità impegnata in aspro combattimento e la portava con perizia di comandante al raggiungimento degli obiettivi assegnatigli; dando nuova prova di valore e di altissimo senso del dovere.»
— Monte Cucco (altopiano della Bainsizza), 22-25 agosto 1917
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di divisione, in speciale importante situazione in cui dalla fermezza delle sue truppe dipendevano le sorti di una violenta azione in altra parte del teatro di guerra, si prodigava con ogni energia e coll'esempio, stando tra le trincee di prima linea, sotto il martellare del fuoco avversario, infondendo ai dipendenti la necessaria fiducia per la riuscita della operazione.»
— Monte Valbella, novembre 1918
  2 Medaglie di bronzo al valor militare
  Croce al merito di guerra
  Croce d'oro per anzianità di servizio
  Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - Quattro anni di campagna
  Medaglia interalleata della vittoria (Italia)
  Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia

Onorificenze straniereModifica

  Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
  Commendatore dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito)
  Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito)

NoteModifica

  1. ^ Senato della Repubblica.
  2. ^ Giancarlo Malacarne, Gonzaga, Genealogie di una dinastia, Modena, Il Bulino, 2010.
  3. ^ In tale occasione, senza scomporsi, si chinò e, raccolto il dito caduto a terra, lo avvolse in una pezzuola e disse ai presenti col sorriso: "Non voglio lasciare nulla al nemico!" ("Un prode generale: Maurizio Gonzaga-8 marzo 1942")
  4. ^ Maurizio e Ferrante Gonzaga
  5. ^ i Gonzaga: Maurizio e Ferrante
  6. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

BibliografiaModifica

  • Angelo Fortunato Formiggini, Chi è?: Dizionario degli Italiani d'oggi, 1936.
  • Giancarlo Malacarne, Gonzaga, Genealogie di una dinastia, Modena, Il Bulino, 2010, ISBN 978-88-86251-89-1.
  • Giovanni Cecini, Generali in trincea, Roma, Chillemi Editore, 2017.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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