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BiografiaModifica

Pietro Piovani si laureò a Napoli dove conobbe il suo maestro Giuseppe Capograssi. Tra il 1953 e il 1963 insegnò Filosofia del diritto in varie in varie università d'Italia (Trieste, Firenze e Roma), e successivamente occupò via via le cattedre di Storia delle dottrine politiche, Storia della filosofia morale e di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Napoli Federico II, dove rimase fino alla propria morte, avvenuta nel 1980. Insignito di numerosi riconoscimenti accademici, fu socio Linceo dal 1972. Figlio di due maestri elementari, educato al senso dell'appartenenza nazionale e cresciuto fino ai vent'anni sotto il fascismo, Piovani si formò a Napoli, dove, nella prima giovinezza (come invero molte altre future figure di spicco della vita culturale e civile italiana), prese anche parte alle attività del GUF cittadino e scrisse su alcuni fogli del regime[1]. La sua originale ricerca filosofica ebbe avvio all'indomani immediato della tragica conclusione della seconda guerra mondiale e di ciò portò i segni anche nell'elaborazione della propria caratterizzazione etico-politica, presto approdata alle ragioni del liberalismo democratico[2]. Dinanzi alla drammatica conclusione dell'esito volontaristico dell'attualismo, la necessità di ripensare il "modello" idealistico della "nuova Italia" lo indusse ad un'intensa riflessione sul significato e sul valore dell'individuo nel suo farsi persona, che lo impegnò per tutta la vita, troncata dalla malattia a soli 58 anni. Autore di molti volumi (se ne conteranno più di venti al termine della sua carriera di scrittore), che spaziano dalla filosofia del diritto al pensiero filosofico italiano, soprattutto a quello meridionale, ricoprì incarichi nelle più importanti accademie italiane; fu direttore, insieme a Eustachio Paolo Lamanna, della "Collana di Filosofia" delle Edizioni Morano di Napoli, e fondatore, presso il Cnr, del Centro di Studi Vichiani. Al suo pensiero e alla sua "scuola" sono dedicati numerosi scritti. La "Fondazione P. Piovani per gli studi vichiani" ne custodisce la biblioteca e gli archivi.

Pensiero filosoficoModifica

Il pensiero di Pietro Piovani è stato definito da uno dei suoi più importanti allievi, Fulvio Tessitore, «una fenomenologia dell'individuale». Per il pensatore napoletano l'individuo non è concepito come un'entità chiusa ed egoistica tendente all'assolutizzazione ma, al contrario, accettando egli la sua natura di vivente limitato, afferma sé stesso nella responsabilità della propria azione. Nella formazione del pensiero di Piovani concorrono elementi esistenzialistici (con particolare simpatia per Jaspers), coniugati con motivi rosminiani, a loro volta filtrati attraverso Capograssi, il quale pose Piovani di fronte al grande tema dell’analisi dell’esperienza comune. Di ciò è documento la prima monografia Normatività e società (1949), che utilizza anche temi della prima Azione blondeliana. La necessità di fondare la persona grazie a un criterio o norma, che è la ragione dell’agire e del pensare (la logica della vita morale), fa scoprire il tema di fondo della più matura filosofia morale piovaniana: il soggetto è un «volente non volutosi»[3], vale a dire che il soggetto, per quanto approfondisca il proprio essere che è il suo esistere, deve arrestarsi dinanzi alla constatazione di essere dato, di non essersi voluto. L’«alternativa esistenziale»[4] dell’accettazione della vita ne riscatta, con la volontà di essere a fronte della possibilità contraddittoria del suicidio, l’originaria datità. Ma questa accettazione, che è la sola possibile fondazione della vita morale, rifiuta ogni «ostinazione singolaristica» e comporta che la vita è vita di relazione, dove questa non è conquista ma condizione consustanziale del soggetto che si accetta e dunque accetta l’altro, a iniziare dalla propria alterità rispetto a se stesso. L’essenziale «instaurazione personalitaria»[5] consente la fondazione del diritto e della morale: entrambe formazioni storiche, fondate dinamicamente in quanto capaci di comprendere ogni forma in cui si sostanzi l’attivo desiderio dell’uomo di soddisfare l’insaziabile bisogno di valori, anch'essi costruiti dalla scelta esistenziale dei soggetti storici. In base a tale considerazione Piovani sostiene che l'essere umano non possa fare affidamento su alcun tipo di fondamento poiché, essendo un essere limitato e storico, è di fatto costretto a fondare continuamente i suoi punti di riferimento. A questo proposito assumono appunto un ruolo primario i valori, considerati non come assoluti ed eterni bensì prodotto della specificità individuale. Del resto proprio i valori esaltano la responsabilità dell'azione degli individui, che, altrimenti, verrebbe mortificata nel riferimento obbligato a qualcosa di assoluto. Si può dunque parlare, in Piovani, di un pluralismo etico che non significa relativismo ma relatività e, dunque, rispetto. Una posizione quest'ultima che sembra chiaramente riprendere il pensiero di Kant e, in particolare, il tema dell'agonismo etico. Per il ricorrere di questi temi, l’originale filosofia di Piovani può riassumersi nella formula tra «esistenzialismo ripensato e storicismo rinnovato»[6].

NoteModifica

  1. ^ Tra questi, un numero della rivista Gerarchia, su cui - diciannovenne - scriveva nel settembre del 1942, riferendosi alla partecipazione emotiva degli italiani al conflitto con la Grecia: "Questo modo di sentire e di interpretare gli eventi deve essere posto in luce perché esso indica che un ventennio di regime fascista è riuscito a dare agli Italiani almeno quel senso di preoccupazione della tutela e della difesa dei propri interessi, che è il presupposto indispensabile per la formazione di una autentica e completa coscienza imperiale": P. Piovani, Roma e Tirana, in Gerarchia, XXI, nº 9, settembre 1942, p. 371-373.
  2. ^ P. Piovani, Evoluzione liberale, in Biblioteca della libertà, nº 12, 1968, p. 49-59.
  3. ^ P. Piovani, Principi di una filosofia della morale, cap. I.
  4. ^ P. Piovani, Principi di una filosofia della morale, cap. II.
  5. ^ P. Piovani, Principi di una filosofia della morale, cap. IV.
  6. ^ F. Tessitore, PIOVANI, Pietro, in Enciclopedia filosofica di Gallarate, Bompiani, Milano, 2006, pp. 8645-8646.

Opere principaliModifica

  • Normatività e società, Napoli, Jovene, 1949.
  • Il significato del principio di effettività, Milano, Giuffre, 1953.
  • Morte (e trasfigurazione?) dell'Università, Napoli, Guida, 1969 (II ed. Napoli, Guida, 2000, ISBN 88-7188-390-X).
  • La teodicea sociale di Rosmini, Padova, Cedam, 1956; II ed. Brescia, Morcelliana, 1997, ISBN 88-372-1621-1.
  • Linee di una filosofia del diritto, Padova, CEDAM, 1958; II ed. riveduta 1964; III ed. 1968.
  • Giusnaturalismo ed etica moderna, Bari, Laterza, 1961; II ed. Napoli, Liguori, 2000, ISBN 88-207-3094-4.
  • Filosofia e storia delle idee, Bari, Laterza, 1965; ed. anastatica Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2010, ISBN 9788863722796.
  • Conoscenza storica e coscienza morale, Napoli, Morano, 1966; II ed. 1972.
  • Principi di una filosofia della morale, Napoli, Morano, 1972; II ed. 1989.
  • Oggettivazione etica e assenzialismo, a cura di F. Tessitore, Napoli, Morano, 1981; II ed. Brescia, Morcelliana, 2010 , ISBN 88-372-2398-6.
  • La filosofia nuova di Vico, a cura di F. Tessitore, Napoli, Morano, 1990.
  • Per una filosofia della morale, a cura di F. Tessitore, Milano, Bompiani (Il pensiero Occidentale), 2010, ISBN 8845265935.

Bibliografia CriticaModifica

  • Fulvio Tessitore, Tra esistenzialismo e storicismo: la filosofia morale di Pietro Piovani, Napoli, Morano, 1974.
  • Fulvio Tessitore, Pietro Piovani, Napoli, Società nazionale di scienze lettere e arti, 1982.
  • Domenico Jervolino, Logica del concreto ed ermeneutica della vita morale. Newman, Blondel, Piovani, Napoli, Morano, 1994.
  • Giuseppe Acocella, Idee per un'etica sociale. Note in margine al pensiero di Pietro Piovani, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1997. ISBN 88-7284-533-5.
  • Paolo Amodio (a cura di), Bibliografia degli scritti su Pietro Piovani, 1948-2000, Napoli, Liguori, 2000. ISBN 88-207-3099-5.
  • Giuseppe Lissa, Anti-ontologismo e fondazione etica in Pietro Piovani, Napoli, Giannini, 2001. ISBN 978-88-7431-023-4.
  • Anna Maria Nieddu, Normatività soggettività storicità: saggio sulla filosofia della morale di Pietro Piovani, Napoli, Loffredo, 2001. ISBN 88-8096-823-8.
  • Anna Maria Nieddu (a cura di), Incontri blondellani. Volontà, norma, azione in Maurice Blondel e in Pietro Piovani, Cagliari, Editore AV, 2005. ISBN 88-8374-030-0.
  • Adamo Perrucci, L'etica della responsabilità. Saggio su Pietro Piovani, Napoli, Liguori, 2007. ISBN 88-207-4086-9.
  • Giovanni Morrone, La scuola napoletana di Pietro Piovani: lettura critica e informazione bibliografica, Roma : Edizioni di Storia e Letteratura, 2015 (Sussidi eruditi 94)

Collegamenti esterniModifica

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