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Pino Arlacchi
Arlacchi, Pino-2636.jpg

Eurodeputato
Legislature VII
Gruppo
parlamentare
Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici
Circoscrizione Italia meridionale

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XIII
Gruppo
parlamentare
Sinistra Democratica - l'Ulivo
Coalizione l'Ulivo
Circoscrizione Toscana
Collegio 3 Mugello
Incarichi parlamentari
  • Componente della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali), dal 30 maggio 1996 al 14 marzo 1997
  • Componente della 4ª Commissione permanente (Difesa), dal 14 marzo 1997 al 31 agosto 1997
  • Componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, dal 21 novembre 1996 al 31 agosto 1997
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XII
Gruppo
parlamentare
PDS
Coalizione Progressisti
Circoscrizione XII Toscana
Collegio 5-Sesto Fiorentino
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PD (dal 2010),
IdV (2009-2010), Democratici di Sinistra, Partito Democratico della Sinistra
Titolo di studio Laurea
Professione Professore ordinario

Giuseppe Arlacchi detto Pino (Gioia Tauro, 21 febbraio 1951) è un sociologo e politico italiano.

Indice

BiografiaModifica

Già professore associato di sociologia applicata presso l'Università della Calabria e la Cesare Alfieri dell'Università di Firenze, nonché visiting professor alla Columbia University di New York, è professore ordinario di Sociologia generale presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Sassari.

È stato presidente onorario della Fondazione Falcone e tra gli ideatori della strategia antimafia italiana negli anni novanta del XX secolo. Come consigliere del Ministro degli Interni, ha redatto il progetto esecutivo della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, agenzia interforze coordinata a livello centrale. Ha resieduto l'Associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata.[senza fonte]

Nel 1994 è stato eletto alla Camera, nelle file dell'Alleanza dei Progressisti, in quota Partito Democratico della Sinistra; nel 1996 è stato rieletto al Senato con L'Ulivo.

Dal 1997 al 2002 ha ricoperto l'incarico di sottosegretario generale delle Nazioni Unite, direttore dell'UNDCCP (ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine e direttore generale dell'ufficio delle Nazioni Unite a Vienna. Come direttore esecutivo dell'UNDCP, Arlacchi ha proposto e fatto approvare nel 1998 all'Assemblea generale delle Nazioni Unite una strategia decennale di riduzione della domanda di droghe e di eliminazione delle colture di oppio e coca in tutto il mondo, chiamata "un mondo libero dalla droga"; si è inoltre fatto promotore della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale approvata a Palermo da 124 paesi nel dicembre 2000 e pienamente operativa dal 2003.

Pino Arlacchi ha ripetuto l'esperienza di creazione della DIA promuovendo la nascita di una agenzia speciale antidroga nel Tagikistan, paese collocato lungo la rotta nord della droga che parte dall'Afghanistan e raggiunge i mercati russo ed europeo.

Nel campo della lotta al riciclaggio del denaro sporco, Pino Arlacchi ha promosso la firma nel 2001 da parte di 34 paradisi fiscali di un accordo che li ha impegnati a lavorare assieme all'ONU per adeguare le loro legislazioni agli standard internazionali di trasparenza finanziaria e di contrasto del riciclaggio. L'accordo coinvolgeva il 70% del mercato finanziario offshore, la cui dimensione era nel 2000 di 4.000 miliardi di dollari.

Nel 2004, su incarico della Commissione europea, ha redatto il progetto della agenzia antiriciclaggio del Kosovo. Tra il 2006 e il 2008 ha fatto parte del comitato internazionale di tre esperti costituito dalla Repubblica popolare cinese sul tema della sicurezza dei Giochi Olimpici del 2008.

Nel 2008 è divenuto responsabile del dipartimento per la sicurezza internazionale dell'Italia dei Valori, nelle cui liste verrà eletto al Parlamento europeo in occasione delle elezioni europee del 2009; insieme agli altri europedutati dell'IdV, aderisce al gruppo dell'ALDE. Il 19 novembre 2010, tuttavia, Arlacchi abbandona il partito di Antonio Di Pietro alla volta del Partito Democratico, ufficializzando il passaggio all'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici[1]..

Si candida con il PD per le Elezioni europee del 2014 (Italia) nella Circoscrizione Italia meridionale ma con 82.136 preferenze non viene eletto.

Svolge ad aprile 2016 attività di Advisor per il Gruppo ITINERA S.P.A nella conclusione di accordi con due primarie società di trasporti ferroviarie iraniane.[2].

ControversieModifica

Nel corso degli anni il personaggio Pino Arlacchi è stato protagonista di diversi eventi controversi

Presunte minacce dai mafiosiModifica

Pino Arlacchi nel corso degli anni ha ricevuto molte minacce e intimidazioni causate dal suo impegno contro la criminalità e il malaffare. Arlacchi è stato protetto da guardie del corpo per complessivi 13 anni, e nel maggio 1994 è stato minacciato in pubblico da Totò Riina, il capo di Cosa Nostra. Nel corso di un processo, Riina si proclamò perseguitato politico e fece i nomi dei suoi tre principali nemici, tra cui, "quell'Arlacchi che scrive libri". Tradotta nei codici della mafia, quella dichiarazione era l'equivalente di una condanna a morte. Per tre volte Pino Arlacchi è stato oggetto delle attenzioni ostili dei servizi di sicurezza italiani. Nella seduta del Senato del 12 luglio 1994 l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni rivelò l'esistenza presso il SISDE, il servizio interno della sicurezza dello stato, di 21 fascicoli intestati a singoli esponenti politici, tra i quali Pino Arlacchi. Quattro anni dopo, nel 1996, fu sequestrato un fax del 1993 proveniente da ambienti dell'intelligence italiana e diretto negli USA a proposito delle azioni da intraprendere per impedire la nomina di Pino Arlacchi a supervisore dei servizi di sicurezza da parte del governo Ciampi. Dopo la nomina di Arlacchi all'ONU nel 1997, Arlacchi è stato vittima di una violenta campagna di stampa per le sue iniziative in Afghanistan, culminata nel 2001, lo stesso anno nel quale Pio Pompa, un collaboratore del capo del SISMI, inseriva Pino Arlacchi in una lista di personaggi da "colpire con azioni traumatiche".[senza fonte]

Critiche dai RadicaliModifica

Alcune critiche gli sono state rivolte per la sua gestione dell'Alto Commissariato ONU per la lotta alla droga, soprattutto da rappresentanti dei Radicali Italiani come Maurizio Turco e Marco Cappato[3].

In particolare, i Radicali Italiani contestano la dichiarazione fatta da Pino Arlacchi il 15 aprile 2008 in cui egli dichiarava all'ANSA:

«Sconfiggeremo lo spettro della droga spacciata e consumata entro il 2008»

(Pino Arlacchi, dichiarazione all'Ansa, 15 aprile 2008,[4])

Pino Arlacchi ha risposto alle critiche in più occasioni ed anche nel suo sito web. Ha anche annunciato d'aver intrapreso azioni legali nei confronti dei Radicali Italiani, iniziative che però non si sono mai concretizzate in alcun processo in tribunale.[senza fonte]

Elezioni in AzerbaijanModifica

In qualità di capomissione per il Parlamento Europeo, Pino Arlacchi ha certificato che le elezioni in Azerbaijan del 9 ottobre 2013 sono state "libere, eque e trasparenti" contrariamente a quanto dichiarato da OCSE, Human Rights Watch e Freedom House - una differenza di vedute che ha sollevato più di un dubbio sulle ragioni che stanno dietro al suo giudizio.[5]

Arlacchi ha definito queste critiche incivili e faziose e ha replicato[6] che la sua valutazione sulle elezioni presidenziali azere non era personale ma rifletteva quella di altri sessantacinque parlamentari appartenenti a tre diverse delegazioni (OSCE, PE, Consiglio d'Europa), e di oltre mille osservatori di altre 46 delegazioni presenti in loco e provenienti da tutto il mondo.

PubblicazioniModifica

  • Territorio e Società. Calabria 1750-1950, Lerici, Roma, 1978.
  • Mafia, contadini e latifondo nella Calabria tradizionale. Le strutture elementari del sottosviluppo, Il Mulino, Bologna, 1980.
  • La mafia imprenditrice. L'etica mafiosa e lo spirito del capitalismo, Il Mulino, 1983.
  • La palude e la città. Si può sconfiggere la mafia (con Nando dalla Chiesa), Mondadori, 1987.
  • Droga e grande criminalità in Italia e nel mondo, Sciascia, Caltanissetta-Roma, 1988.
  • Imprenditorialità illecita e droga. Il mercato dell'eroina a Verona (con Roger Lewis), Il Mulino, 1990.
  • Gli uomini del disonore. La mafia siciliana nella vita di un grande pentito Antonino Calderone, Mondadori, Milano, 1992.
  • Addio Cosa Nostra. La vita di Tommaso Buscetta, Rizzoli, 1994.
  • Il processo. Giulio Andreotti sotto accusa a Palermo, Rizzoli, 1995:
  • Schiavi. Il nuovo traffico di esseri umani, Rizzoli, Milano, 1999.
  • La mafia imprenditrice. Dalla Calabria al centro dell'inferno, Il Saggiatore, 2007
  • Perché non c'è la Mafia in Sardegna. Le radici di una anarchia ordinata, AM&D Edizioni, Cagliari, 2007.
  • L'inganno e la paura. Il mito del grande caos, Il Saggiatore, Milano, 2009.
  • I padroni della finanza mondiale. Lo strapotere che ci minaccia e i contromovimenti che lo combattono, Chiarelettere editore, Milano, 2018.

NoteModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN108649196 · ISNI (EN0000 0000 9116 4326 · SBN IT\ICCU\CFIV\002347 · LCCN (ENn78084509 · GND (DE122351053 · BNF (FRcb120190224 (data)