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Principato di Albania
Principato di Albania – BandieraPrincipato di Albania - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Motto: Atdheu mbi te gjitha
Principality of Albania (1914).svg
Dati amministrativi
Nome completoPrincipato di Albania
Nome ufficialePrincipata e Shqipnisë
Lingue ufficialiAlbanese
Lingue parlateAlbanese
InnoHimni i Flamurit
CapitaleDurazzo
Politica
Forma di StatoPrincipato
Principe d'AlbaniaSkanderbeg II
Organi deliberativiParlamento
Nascita21 febbraio 1914 con Skanderbeg II
CausaFine del governo provvisorio e proclamazione del principato sotto mandato delle potenze europee
Fine31 gennaio 1925
CausaAbolizione della monarchia
Territorio e popolazione
Bacino geograficoEuropa
Massima estensione28.748 nel
Popolazione803.959 nel 1923
Religione e società
Religioni preminentiIslam sunnita
Religioni minoritarieBektashi, Cattolicesimo, Cristianesimo ortodosso
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of Albanian Provisional Government (1912-1914).svg Governo provvisorio albanese
Succeduto daFlag of Albania (1926–1928).svg Repubblica albanese

Il Principato di Albania si riferisce al regime monarchico presente in Albania, presieduto dal principe Guglielmo d'Albania, ed allo Stato successivo la Prima guerra mondiale, fino all'abolizione nel 1925, quando nel paese venne dichiarata la repubblica.

Indice

ContestoModifica

Dopo l'indipendenza le lotte locali per il potere, le provocazioni estere, le miserabili condizioni economiche e i modesti tentativi di riforma sociale e religiosa alimentarono rivolte contro il principe e il controllo della Commissione. La propaganda ottomana, che ricorse alla massa dei contadini analfabeti fedeli all'Islam ed al leader spirituale islamico, attaccò il regime albanese, considerato come uno stato fantoccio asservito ai grandi proprietari terrieri ed all'arbitrio dell'Europa cristiana.

La Grecia, scontenta perché le grandi potenze non le avevano dato il territorio dell'Albania, incoraggiò rivolte contro il governo albanese, e bande armate greche compirono atrocità contro gli abitanti dei villaggi albanesi. L'Italia trattò con Essad Pascià per rovesciare il nuovo principe ed instaurare un protettorato. Montenegro e Serbia erano entrambi insoddisfatti dei tracciati dei confini settentrionali. Da parte loro, le grandi potenze diedero appoggio al principe Guglielmo, implicato in controversie d'affari ed intrighi locali, con una politica diplomatica di sostegno.

Un'insurrezione generale durante l'estate del 1914 privò il principe del controllo del paese ad eccezione di Durazzo e Valona.

PrincipatoModifica

Il Principato fu stabilito il 21 febbraio 1914. L'Albania era stata sotto l'Impero Ottomano da circa il 1478 fino al Trattato di Londra del maggio 1913, quando le grandi potenze riconobbero l'indipendenza dell'Albania. Le grandi potenze designarono principe Guglielmo di Wied, nipote della regina Elisabetta di Romania, come sovrano della nuova Albania indipendente. Una formale offerta fu presentata da 18 delegati albanesi dei 18 distretti albanesi il 21 febbraio 1914, offerta da lui accettata.

Al di fuori dell'Albania egli fu noto come principe Guglielmo d'Albania, ma in Albania fu chiamato Mbret (re), poiché il titolo di principe (princ, pring o prenk, secondo i diversi dialetti albanesi) era già detenuto da molti nobili locali. Inoltre, si riteneva che il sovrano d'Albania non dovesse essere insignito di un titolo inferiore a quello del sovrano del Montenegro.

 
Arrivo a Durazzo del principe Guglielmo d'Albania e della moglie, la principessa Sofia, 7 marzo 1914

Il principe Guglielmo arrivò il 7 marzo 1914, insieme con la famiglia reale, a Durazzo, capitale provvisoria albanese. La sua sicurezza doveva essere fornita da una gendarmeria comandata da ufficiali olandesi. Il principe Guglielmo lasciò il paese il 3 settembre 1914 a seguito di una rivolta pan-islamica guidata da Essad Pascià e poi ripresa da Haji Kamil, comandante militare dell'Emirato d'Albania localizzato attorno a Tirana, ma non rinunciò mai alla sua pretesa al trono.

Prima guerra mondialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Albania e Protettorato italiano dell'Albania.

La Prima guerra mondiale interruppe tutte le attività di governo albanese, alimentando il caos. Circondato dai ribelli a Durazzo, il principe Guglielmo lasciò il paese il 3 settembre 1914, appena sei mesi dopo il suo arrivo, e successivamente entrò nell'esercito tedesco, servendo sul Fronte Orientale. Dopo la sua partenza, il popolo albanese si divise a seconda delle religioni praticate: i musulmani chiesero che alla guida del paese fosse posto un imam e si allearono con la Turchia per conservare i privilegi di cui avevano goduto, altri si misero al servizio di Italia e Serbia e altri ancora, tra cui molti bey e capi clan, non riconobbero alcuna autorità superiore.

Subito dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, l'Albania fu occupata da diverse potenze straniere per quasi tutta la durata del conflitto. Alla fine del 1914, la Grecia occupò la parte meridionale dell'Albania, tra cui Coriza e Argirocastro, l'Italia prese Valona e Serbia e Montenegro occuparono la parte nord del paese, fino a quando un'offensiva austriaca non costrinse alla ritirata l'esercito serbo, evacuato dai francesi a Salonicco, poi a Corfù, a Tunisi ed in Corsica; in seguito, gli austro-ungarici, seguiti dalle forze bulgare, occuparono circa due terzi del paese.

Con il Patto di Londra, firmato nell'aprile del 1915, la Triplice intesa promise all'Italia che avrebbe ottenuto Valona, il territorio limitrofo e un protettorato sull'Albania in cambio dell'entrata in guerra contro l'Austria-Ungheria; alla Serbia e al Montenegro fu garantita gran parte del nord del paese, mentre alla Grecia gran parte del sud; si prevedeva solo un piccolo stato albanese, che sarebbe stato rappresentato dall'Italia nelle relazioni con le altre potenze.

Il 3 giugno 1917, in occasione dell'anniversario dello Statuto albertino, fu pubblicato ad Argirocastro un proclama del generale italiano Ferrero, autorizzato dal ministro degli Esteri Sidney Sonnino, con cui si assicurava l'indipendenza albanese sotto protettorato italiano.[1]

"A tutte le popolazioni albanesi. Oggi, 3 giugno 1917, fausta ricorrenza delle libertà statutarie italiane, noi, tenente generale Giacinto Ferrero, comandante del Corpo italiano di occupazione in Albania per ordine del Governo del Re Vittorio Emanuele III, proclamiamo solennemente l'unità e l'indipendenza di tutta l'Albania, sotto l'egida e la protezione del Regno d'Italia. Per questo atto, albanesi! avrete libere istituzioni, milizie, tribunali, scuole rette da cittadini albanesi, potrete amministrare le vostre proprietà, il frutto del vostro lavoro a beneficio vostro e per il beneficio sempre maggiore del vostro paese. Albanesi! Dovunque siate, o già liberi nelle terre vostre o esuli nel mondo o ancora soggetti a dominazioni straniere, larghe di promesse ma di fatto violente e predatrici; voi che di antichissima e nobile stirpe avete memorie e tradizioni secolari che si ricongiungono alla civiltà romana e veneziana; voi che sapete la comunanza degli interessi italo albanesi sul mare che ci separa e ad un tempo ci congiunge, unitevi tutti quanti e siate uomini di buona volontà e di fede nei destini della vostra patria diletta; tutti accorrete all'ombra dei vessilli italiani e albanesi per giurare fede perenne a quanto viene oggi proclamato in nome del Governo italiano per un'Albania indipendente con l'amicizia e la protezione dell'Italia".[1]

Era evidente l'intenzione del governo italiano di dare attuazione alle clausole del Patto di Londra prescindendo dagli esiti della Guerra mondiale. Il proclama di Argirocastro, infatti, fu seguito, a distanza di poche settimane, dall'occupazione italiana di Giannina, capitale dell'Epiro, che era già presidiata dai Greci.

Nel settembre 1918 le forze dell'Intesa ruppero la resistenza degli Imperi Centrali a nord di Salonicco e nel giro di pochi giorni le forze austro-ungheresi cominciarono a ritirarsi dall'Albania. Quando la guerra si concluse, l'11 novembre 1918, l'esercito italiano occupò la maggior parte dell'Albania, la Serbia prese gran parte del nord del paese e la Grecia occupò un frammento di terra entro le frontiere dell'Albania del 1913; inoltre, le forze francesi occuparino Coriza e Scutari, nonché altre regioni con considerevole presenza albanese, come il Kosovo, che successivamente furono consegnate alla Serbia.

Con il Trattato di Tirana (20 luglio 1920) e il successivo trattato di amicizia con gli albanesi (2 agosto 1920), l'Italia riconobbe l'indipendenza e la piena sovranità dello Stato albanese e le truppe italiane lasciarono il Paese. Inoltre il trattato sancì il ritiro italiano da Valona, con il mantenimento dell'isolotto di Saseno, a garanzia del controllo militare italiano sul canale di Otranto[2]

Nel caos che seguì la fine del conflitto, alcuni dei numerosi governi spontanei in lotta per il riconoscimento del potere ufficiale si attribuirono la reggenza di Guglielmo, ma nessuno riuscì a spuntarla sugli altri.

La prima monarchia albanese ebbe fine nel 1925, quando un restaurato governo centrale dichiarò la nascita della repubblica.

NoteModifica

  1. ^ a b Prima Guerra Mondiale - La Storia Con I Bollettini Ufficiali
  2. ^ Carlo Sforza, L'Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi, Mondadori, Roma, 1945, pagg. 91-92

BibliografiaModifica

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