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Provincia di Terra di Lavoro
Coat of Arms of Terra di Lavoro.svg
Informazioni generali
Capoluogo Capua
Altri capoluoghi Caserta (dal 1818)
Dipendente da Regno di Napoli
(1806-1816)

Regno delle Due Sicilie
(1816-1861)
Suddiviso in dal 1816 al 1861
5 distretti
49 circondari
233 comuni
315 villaggi
Amministrazione
Forma amministrativa Intendente
Consiglio d'intendenza
Consiglio Provinciale
Organi deliberativi Intendente
Consiglio d'Intendenza
Consiglio Provinciale
Evoluzione storica
Inizio 1806
Causa L. 189 dell'8 agosto 1806 del Regno di Napoli
Fine 1860
Causa annessione al Regno di Sardegna
Preceduto da Succeduto da
Giustizierato di Terra di Lavoro (Regno di Napoli) Provincia di Terra di Lavoro (Regno d'Italia)

La provincia di Terra di Lavoro fu un'unità amministrativa del Regno di Napoli e delle Due Sicilie.

Indice

Regno di NapoliModifica

La riforma napoleonicaModifica

 
Territorio della provincia di Terra di Lavoro durante il regno di Napoli

Con la legge 132 del 1806 Sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno, varata l'8 agosto di quell'anno, Giuseppe Bonaparte riformò la ripartizione territoriale del Regno di Napoli sulla base del modello francese e soppresse il sistema feudale. Negli anni successivi (tra il 1806 ed il 1811), una serie di regi decreti completò il percorso d'istituzione delle province con la specifica dei comuni che in esse rientravano e la definizione dei limiti territoriali e delle denominazioni di distretti e circondari in cui veniva suddivisa ciascuna provincia.

 
La sede storica della sottointendenza di Sora, ora sede del Museo della media valle del Liri

La riforma napoleonica comportò per la "nuova" provincia di Terra di Lavoro un ridimensionamento territoriale rispetto al precedente giustizierato: mentre veniva mantenuta l'enclave di Pontecorvo[1] venne, infatti, sancita l'istituzione della provincia di Napoli. Diversi comuni attraversati dai Regi Lagni, i Campi Flegrei, la città di Napoli, l'area vesuviana e la penisola sorrentina furono staccati dalla Terra di Lavoro per essere inclusi nella nuova unità amministrativa voluta per dare alla capitale del regno un proprio territorio di riferimento.

Dal 1º gennaio 1817, sotto il Regno delle Due Sicilie, l'organizzazione amministrativa venne definitivamente regolamentata con la Legge riguardante la circoscrizione amministrativa delle Provincie dei Reali Domini di qua del Faro del 1º maggio 1816.

Dall'8 agosto del 1806 fino al 25 settembre 1808 il capoluogo fu Santa Maria di Capua[2]. Il 26 settembre 1808 la sede dell'intendente provinciale fu trasferita in Capua[3] e la sede degli organi amministrativi era ubicata a palazzo Antignano. Dal 1818 il capoluogo della provincia fu Caserta e la sede della stessa fu ospitata nel palazzo reale[4].

Suddivisione amministrativaModifica

 
Territorio della provincia di Terra di Lavoro durante il regno delle due Sicilie

La provincia era suddivisa in successivi livelli amministrativi gerarchicamente dipendenti dal precedente. Al livello immediatamente successivo alla provincia individuiamo i distretti che, a loro volta, erano suddivisi in circondari. I circondari erano costituiti dai comuni, l'unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato moderno, ai quali potevano far capo i casali[5], centri a carattere prevalentemente rurale.

La provincia comprendeva i seguenti distretti:

Ogni distretto era suddiviso in circondari per un totale di 49, i quali comprendevano complessivamente 233 comuni.

Cronotassi degli intendenti dal 1806 al 1860Modifica

 
Targa storica all'ingresso di Casalattico, in provincia di Frosinone, già in provincia di Terra di Lavoro

Elenco degli intendenti della provincia di Terra di Lavoro durante il Regno di Napoli ed il Regno delle Due Sicilie[8]:

  • Lelio Parisi (1806–1808);
  • Giulio Mastrilli Della Rocca Marigliano (1808–1809);
  • Luigi Macedonio (1809);
  • Michele Bassi duca di Alanno (1809–1815);
  • Giambattista Colajanni (1815–1816);
  • Michele Filangieri (1816–1818);
  • Costantino Filippi (1818–1820);
  • Domenico Capece Zurlo (1820–1821);
  • Domenico Cacace (1821);
  • Costantino Filippi (1821);
  • Marchese di S. Agapito (1821–1834);
  • Michele Pandolfelli (1834–1837);
  • Domenico Capece Zurlo (1838–1846);
  • Marchese Della Cerda (1846–1847);
  • Gaetano Lotti (1847–1848);
  • Giacomo Ciardulli (1848–1849);
  • Giuseppe De Marco (1849–1859);
  • Salvatore Mandarini (1859–1860);
  • Francesco Viti (1860).


NoteModifica

  1. ^ Sia pure non più come dipendenza dello Stato della Chiesa, bensì come principato dei Bernadotte.
  2. ^ Collezione degli editti, determinazioni, decreti e leggi di S. M. da' 15 febbrajo a' 31 dicembre 1806, Napoli, 1806, decreto n. 136 del 13 agosto 1806..
  3. ^ Bullettino delle leggi del Regno di Napoli, Napoli, vol. II, 1808, p. 547, decreto n. 182 del 26 settembre 1808.
  4. ^ Archivio di Stato di Caserta: Archivio storico della Reggia, culturacampania.it. URL consultato il 16 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2006).
  5. ^ Nel Regno delle Due Sicilie, i centri abitati privi di autorità municipale erano chiamati "villaggi", tranne in Calabria Citeriore dove erano detti "rioni", in Abruzzo "ville", in Salerno e Napoli "casali". Gabriello De Sanctis (a cura di), Dizionario statistico de' paesi del regno delle Due Sicilie, Napoli, 1840, p. 29. URL consultato il 7 agosto 2010. ISBN non esistente
  6. ^ Giordano, Natale, Caprio, Op. cit., p. 32. URL consultato il 5 agosto 2010.
  7. ^ a b Maria Rosaria Rescigno, All'origine di una burocrazia moderna: il personale del Ministero delle Finanze nel Mezzogiorno di primo Ottocento, Napoli, ClioPress, 2007, p. 103, ISBN 978-88-88904-11-5. URL consultato il 17 agosto 2010.
  8. ^ Alfredo Di Lettera, Una finestra sulla Storia[collegamento interrotto], vitulazio24ore.it, 4 febbraio 2009. URL consultato il 22 luglio 2010.

Voci correlateModifica