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Reggenza italiana del Carnaro

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Reggenza italiana del Carnaro
Reggenza italiana del Carnaro – BandieraReggenza italiana del Carnaro - Stemma
Motto: Quis contra nos?
(lat. Chi contro di noi?)
Dati amministrativi
Nome completoReggenza italiana del Carnaro
Lingue ufficialiitaliano
Lingue parlateitaliano, croato, ungherese
CapitaleFiume
Politica
Forma di StatoCittà-stato autoproclamata
Forma di governoRepubblica (ufficiale) Dittatura (di fatto)
ComandanteGabriele D'Annunzio
Organi deliberativiConsiglio dei Rettori
Nascita8 settembre 1920
CausaImpresa di Fiume
Fine31 dicembre 1920
CausaNatale di sangue
Territorio e popolazione
Bacino geograficoQuarnaro
Territorio originaleFiume
Massima estensione21 k nel Novembre 1920
Popolazione50 000 nel 1920
Economia
ValutaCorona austro-ungarica
Commerci conItalia[1]
Varie
Sigla autom.F
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religioni minoritarieEbraismo
Evoluzione storica
Preceduto daAustria-Ungheria Città di Fiume e dintorni (Austria-Ungheria)
Succeduto daFiume Stato libero di Fiume

La Reggenza italiana del Carnaro fu un'entità statuale proclamata dal poeta Gabriele D'Annunzio l'8 settembre 1920 nella città di Fiume. La proclamazione segnò il capitolo finale dell'impresa di Fiume.

La Reggenza italiana del "Carnaro", che doveva il suo nome al golfo in cui era situata, fu sostituita dallo Stato libero di Fiume nel dicembre dello stesso anno. Lo scopo della sua proclamazione era unire Fiume al Regno d'Italia nel contesto della mobilitazione intorno al mito della vittoria mutilata.

StoriaModifica

Premessa: la Conferenza di Pace di ParigiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Conferenza di pace di Parigi (1919) e Città di Fiume e dintorni.
 
In verde chiaro sono indicati i territori promessi all'Italia con Patto di Londra del 1915. La Dalmazia settentrionale, nel 1919, venne assegnata al nuovo regno serbo-croato-sloveno. La mancata annessione della Dalmazia fu all'origine del mito della vittoria mutilata. È da notare il fatto che la cessione all'Italia della città di Fiume non fosse stata prevista dal Patto di Londra

Con la fine della Prima guerra mondiale, la città di Fiume – precedentemente parte del Regno d'Ungheria ma abitata in maggioranza da italiani per il 60% della popolazione con una minoranza di croati (24%), sloveni (6%), ungheresi (13%) e tedeschi – divenne ben presto oggetto di contesa tra l'Italia e il neocostituito Regno dei Serbi, Croati e Sloveni: due Consigli Nazionali proclamarono rispettivamente l'annessione al Regno d'Italia e a quella che di lì a poco si sarebbe chiamata Jugoslavia.

Alla Conferenza di pace di Parigi (1919) venne dibattuto il futuro della città di Fiume, che già sotto l'Ungheria aveva costituito un "corpus separatum" al confine tra l'Istria austriaca e la Croazia-Slavonia ungherese, e che alcuni volevano ergere a stato indipendente. Gli jugoslavi rivendicarono l'Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia comprese Gorizia e Trieste.

I plenipotenziari italiani a Parigi, guidati dal presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando, obiettarono che tali territori erano stati promessi all'Italia in virtù del Patto di Londra (26 aprile 1915) ed rivendicarono anche Fiume, basandosi su criteri etnico-linguistici (la maggioranza dei fiumani parlava un dialetto veneto).

Tale mossa si rivelò un passo falso: la posizione negoziale italiana finì coll'indebolirsi, in quanto Fiume non era compresa nei compensi territoriali del Patto di Londra, e l'Italia fu accusata di imperialismo.

Alla ferma opposizione di Wilson, che avanzò invece la proposta di ergere la città a stato libero, il 24 aprile 1919 Orlando rispose col clamoroso abbandono della Conferenza di pace. Le trattative furono riprese qualche settimana dopo, ma oramai la posizione italiana era compromessa e, su pressione delle altre potenze dell'Intesa, Orlando rinunciò a Fiume (che sarebbe dovuta diventare una libera città-stato) e a gran parte della Dalmazia. Ne seguì una crisi di governo in Italia, in cui Orlando fu sostituito da Francesco Saverio Nitti e additato come responsabile della "Vittoria mutilata".

La ribellione dannunzianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Impresa di Fiume.

In questo frangente fu decisivo l'intervento di D'Annunzio, che prese l'iniziativa e si mise a capo di un gruppo di 2 600 nazionalisti irregolari a Ronchi, vicino a Monfalcone. In una marcia di circa 70 km, il Vate guidò i suoi "legionari" fino a Fiume, prendendone il possesso il 12 settembre 1919 in vista dell'annessione al Regno d'Italia, mentre le forze di occupazione franco-anglo-statunitensi preferirono astenersi da interventi armati.

I legionari speravano così di facilitare l'annessione italiana della città, ma la reazione del governo fu di fermo biasimo. Tuttavia, poco venne intrapreso per cambiare lo stato delle cose: Badoglio, incaricato di prendere misure contro gli occupanti, si limitò ad attuare un blocco degli approvvigionamenti che fu facilmente aggirato da una campagna di raccolta fondi attuata dal direttore de Il Popolo d'Italia, Benito Mussolini.

La proclamazione della ReggenzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Carta del Carnaro.
 
Proclamazione della Reggenza italiana del Carnaro.

Tra l'inverno e l'estate 1920 le trattative internazionali elaborarono per Fiume una soluzione di compromesso, ovvero la trasformazione della città contesa in uno Stato indipendente. Il progetto faceva leva sulla secolare autonomia di cui Fiume aveva goduto sotto gli Asburgo. I dannunziani che occupavano la città decisero di anticipare la costituzione dello Stato libero. L'8 settembre 1920 dichiararono Fiume stato indipendente in attesa di essere annesso all'Italia. Chiamarono questa entità provvisoria "Reggenza Italiana del Carnaro". Per evitare ogni opposizione da parte delle autorità locali - sempre più tiepide nei confronti degli occupanti - d'Annunzio proclamò il nuovo Stato in un comizio pubblico al balcone del palazzo del Governo. In quell'occasione disse alla folla dei suoi sostenitori:

«La vostra vittoria è in voi. Nessuno può salvarvi, nessuno vi salverà: non il Governo d'Italia che è insipiente ed è impotente come tutti gli antecessori; non la nazione italiana che, dopo la vendemmia della guerra, si lascia pigiare dai piedi sporchi dei disertori e dei traditori come un mucchio di vinacce da far l'acquerello.....Domando alla Città di vita un atto di vita. Fondiamo in Fiume d'Italia, nella Marca Orientale d'Italia, lo Stato Libero del Carnaro.»

(Dal discorso di D'Annunzio del 12 agosto 1920 in cui proclamò la Reggenza Italiana del Carnaro)

La reggenza fu dotata ufficialmente di una costituzione (la Carta del Carnaro), scritta dal capo di gabinetto Alceste De Ambris ma rielaborata da d'Annunzio. Lo statuto prefigurava un modello di società utopistico, attingendo all'Età comunale e al Corporativismo. Lo statuto, tuttavia, non sarà mai applicato e rimarranno in vigore le collaudate leggi municipali.

Il nuovo Stato era governato da un Consiglio dei Rettori:

Il consiglio cercò di normalizzare la vita cittadina, ma non poté attuare nessuna riforma radicale. Il potere rimase concentrato nel Comando militare dannunziano. Nel suo breve periodo di vita la Reggenza fu, di fatto, una Dittatura.


Epilogo: il Trattato di Rapallo e il Natale di sangueModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Rapallo (1920), Stato libero di Fiume e Natale di sangue.
 
Carlo Sforza

Con l'insediamento al governo di Giovanni Giolitti (15 aprile 1920), il Ministero degli Esteri italiano fu affidato a Carlo Sforza, che cercò di normalizzare i rapporti tra Italia e Jugoslavia.

I due governi decisero di incontrarsi in territorio italiano, a partire dal 7 novembre 1920, nella Villa Spinola (oggi conosciuta anche come Villa del trattato), presso Rapallo. Le trattative durarono pochi giorni e il 12 novembre 1920, con la sottoscrizione del trattato di Rapallo, l'Italia e il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni riconobbero consensualmente Fiume come stato libero e indipendente e stabilirono i propri confini (fissati esattamente allo spartiacque delle Alpi Giulie).

Al rifiuto di D'Annunzio di lasciare la "Reggenza", Fiume fu completamente circondata e il mattino della vigilia di Natale fu sferrato l'attacco che provocò una cinquantina di vittime (Natale 1920) e l'allontanamento dei legionari (30 dicembre 1920).

NoteModifica

  1. ^ I commerci con Austria e Ungheria erano bloccati in quanto entrambe le nazioni erano sottoposte ad embargo da parte dell'Intesa finché non avessero firmato e ratificato i trattati di pace. La Jugoslavia da parte sua rifiutava per ovvi motivi politici i commerci con la Reggenza.

BibliografiaModifica

  • Reggenza Italiana del Carnaro. Ordinamento militare dell'Esercito liberatore, Fiume d'Italia, 1920.
  • Ferdinando Gerra, L'impresa di Fiume, Longanesi, Milano 1974.
  • Mario Lazzarini, L'impresa di Fiume, Italia Editrice, Campobasso 1995
  • Michael A. Ledeen, D'Annunzio a Fiume, Laterza, Bari 1975.
  • AA.VV., Movimenti moderni 3. Dal Carnaro a Woodstock. (PDF), Il Covile, 2011. URL consultato il 25 febbraio 2013.

Voci correlateModifica