Reggimento Artiglieria Terrestre "a Cavallo"

Reggimento dell'Esercito Italiano
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Reggimento Artiglieria Terrestre "a Cavallo"
CoA mil ITA rgt artiglieria cav.png
Stemma Reggimento artiglieria a cavallo
Descrizione generale
Attiva1831 - oggi
NazioneRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Italia Italia
ServizioFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipoartiglieria
DimensioneReggimento
Guarnigione/QGCaserma MOVM Aldo Maria Scalise, Vercelli: Comando e 1º gruppo obici "MOVM Gioacchino Bellezza"

Caserma Santa Barbara, Milano: 2º gruppo a cavallo "MOVM Sergio Bresciani"

EquipaggiamentoObici a traino meccanico FH-70 da 155 mm e OTO Melara M56 da 105 mm
Soprannome"Batterie a Cavallo", "Le Batterie", "Volòire", "Batterie volanti", "Articavallo"
PatronoSanta Barbara, San Giorgio
Motto"(Igni Ferroque Tonantes) In Hostem Celerrime Volant" - Grido di guerra: "Caricat! Volòire!"
Giallo/RossoRosso e giallo, colori reggimentali - Giallo e nero, colori dell'arma di artiglieria - Azzurro "carta da zucchero"
Marcia"Fanfara delle Batterie a Cavallo", composta da Arrigo Boito
Mascotte"Tirella", cagnetta di razza Bovaro dell'Entlebuch
Battaglie/guerreRisorgimento ed Unità nazionale, Italia, 1848-1849-1859-1866;
Prima guerra mondiale
  • Fronte italiano
    Seconda guerra mondiale
    Missioni di pace: Albania, 2003; Libano, 2007-2009
  • Anniversari8 aprile 1831, data della costituzione delle Batterie a Cavallo in Venaria Reale e festa reggimentale
    Decorazioni4 Medaglie d'Argento al Valor Militare, 1 Medaglia d'Oro al Merito della Sanità Pubblica
    Onori di battagliaEl Mechili - Ain el Gazala - Segnali - Tobruk - Marsa Matruch - El Alamein, 26 maggio - 30 luglio 1942; Tobruk - El Aden - Ain el Gazala - Agedazia, maggio - dicembre 1941; Chazepetowka - Mikailowka - Iwanowka, agosto 1941 - maggio 1942; Nikitino - Tschebotarewski - Dewiatkin - Bolochoij, 20-30 agosto 1942; Medio Don - Scheljakino - Warwarowka - Tschuprinin, novembre 1942 - gennaio 1943; Utkimo - Schetschenka - Serafimovich - Iagodriv - Tschobotarow - Blinoff - Samodurowka - Deresowka - Grassnogorowka - Belagoskaje, luglio 1942 - 18 gennaio 1943
    Parte di
    CoA mil ITA cav bde Pozzuolo del Friuli.png Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli
    Comandanti
    Comandante attualeCol. Marco Javarone , 83º Comandante delle Batterie a Cavallo (72º Comandante del Reggimento Artiglieria a Cavallo)
    Degni di notaM.O.V.M. Alfonso La Marmora (propugnatore della specialità e 4º comandante delle Batterie), M.O.V.M. Alberto Li Gobbi (40°)
    Simboli
    Stemma storico delle Batterie a CavalloVoloire.jpg
    Fregio artiglieria a cavallo: granata, sciabole e cannoni incrociatiArtcav.jpg
    Voci su unità militari presenti su Wikipedia

    Il Reggimento Artiglieria Terrestre "a Cavallo"[1], tradizionalmente conosciuto con l'appellativo di "Voloire", è la attuale componente di artiglieria della Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli dell'Esercito Italiano.

    L'unità è erede e diretta continuatrice della storia e tradizioni delle "Batterie a Cavallo", più comunemente note come Volòire, costituite nel 1831, e di quelle del 3º Reggimento Artiglieria Celere. I comandanti del Reggimento hanno tradizionalmente anche il titolo di "Comandante delle Batterie a Cavallo", preceduto dal numero ordinale nell'ininterrotta successione dalla costituzione della specialità.

    L'artiglieria a cavallo è una specialità dell'artiglieria nata nella seconda metà del XVIII secolo, specialmente grazie alle intuizioni di Federico il Grande, perfezionatasi poi grazie agli sviluppi della tecnica militare durante le guerre napoleoniche. Le batterie a cavallo, unità di artiglieria particolarmente mobili, venivano impiegate in appoggio rapido alle azioni delle unità di cavalleria. Erano infatti dotate di pezzi leggeri e con tutti i serventi montati a cavallo[2], caratteristiche che garantivano una notevole velocità di spostamento e messa in batteria[3]. Tipiche della artiglieria a cavallo le prese di posizione al galoppo a pochi metri dalle linee nemiche, sulle quali aprivano celermente il fuoco a mitraglia (definite anche cariche di artiglieria).

    La denominazioneModifica

    Incerte sono le origini dell'appellativo dialettale piemontese di "volòire"[4], tradizionalmente associato al Reggimento. Forse deriva dalla caratteristica di velocità - equiparata al volo (in dialetto piemontese significante appunto "volante"), o forse dal gonfiarsi dei mantelli degli artiglieri lanciati al galoppo che assomigliavano a delle ali scure (in piemontese la parola ratavolòira indica il pipistrello, letteralmente "topo volante"). Un'altra ipotesi fa derivare il termine dal tardo franco-provenzale voloires che significa lesto.

    Oltre ad essere una denominazione ufficiosa del reparto , "volòire" è anche il grido di guerra del Reggimento, gridato nei momenti più alti delle cerimonie e all'esito del tradizionale "Caricat!" di cavalleria.

    L'evoluzione organicaModifica

    Dalla fondazione alla I Guerra Mondiale (1831-1918)Modifica

    Le prime due batterie a cavallo vennero costituite l'8 aprile 1831 a Venaria Reale con Regie Patenti di S.M. Maria Cristina di Borbone-Napoli, Reggente del Regno di Sardegna. Ognuna delle due primigenie batterie era costituita da 4 ufficiali, 7 sottufficiali, 11 caporali, 178 uomini di truppa, 210 cavalli, con 1º Comandante Vincenzo Morelli di Popolo. Il 23 Agosto dello stesso anno le due batterie vennero riunite in una Brigata. Nel 1848 venne costituita una terza batteria.

    Nel 1883 venne costituita una quarta batteria, e contestualmente la Brigata Artiglieria a Cavallo venne scissa in due (la I Brigata con la 1ª e 2ª batteria, e la II Brigata con la 3ª e 4ª batteria).

    Il 1º novembre 1887 venne costituito il Reggimento Artiglieria a Cavallo, nel quale confluirono anche le due Brigate a Cavallo già dell'8º Reggimento Artiglieria da Campagna. Il Reggimento era strutturato su tre Brigate (ciascuna su due batterie) ed una Brigata Treno.

    Nel 1910 le Brigate vennero rinominate Gruppi ed alla vigilia della I Guerra Mondiale il Reggimento era strutturato su quattro Gruppi (ciascuno su due batterie), due Compagnie Treno e due Compagnie Automobilisti d'Artiglieria.

    Dal primo dopoguerra alla Seconda Guerra Mondiale (1919-1943)Modifica

    Il Reggimento venne sciolto il 20 aprile 1920, nel quadro della generale riduzione di organici delle Forze Armate dopo la Prima Guerra Mondiale, cedendo le tradizioni al neo costituito Reggimento Artiglieria Misto Autoportato[5], per venire ricostruito il 7 gennaio 1923 sul I e II Gruppo a Cavallo (con pezzi da 75/27 Mod. 1906/12) e sul III e IV Gruppo Autotrasportato (con pezzi da 75/27 Mod.1911).

    Il 14 febbraio 1928 il III e IV Gruppo Autotrasporto vennero ceduti rispettivamente al 1º ed al 4º Reggimento Artiglieria Pesante Campale, e sostituiti dal III e IV Gruppo a Cavallo di nuova costituzione.

    Il 1 ottobre 1934 il Reggimento Artiglieria a Cavallo venne nuovamente sciolto, cedendo un Gruppo Artiglieria a Cavallo a ciascuno dei tre Reggimenti Artiglieria di Divisione Celere[6], successivamente rinominati[7] Reggimenti Artiglieria Celere[8]. Il IV Gruppo a Cavallo, in esubero rispetto alla nuova organizzazione, venne definitivamente sciolto.

    Con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale, tra gennaio e febbraio 1941 i tre Reggimenti Artiglieria Celere furono trasferiti in Nord Africa con i soli Gruppi Motorizzati, lasciando presso i rispettivi depositi reggimentali i Gruppi a Cavallo, ovviamente inadatti ad operare nel deserto. Da questi tre Gruppi venne ricostituito a Milano il 1 luglio 1941 il 3º Reggimento Artiglieria a Cavallo (rinominato semplicemente Reggimento Artiglieria a Cavallo, senza numerazione, dal 29 ottobre successivo), assegnato alla 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta" destinata al fronte russo. Con la riorganizzazione della divisione in unità interamente motorizzata nell'estate del 1942, il Reggimento Artiglieria a Cavallo e le altre componenti montate della divisione[9] confluirono nel Raggruppamento Truppe a Cavallo del Generale Guglielmo Barbò.

    Pressoché distrutto durante le operazioni belliche e la successiva ritirata, il Reggimento rientrò in Italia all'inizio del 1943 per essere riorganizzato. Dislocato presso Lugo di Romagna ed ancora incompleto, il Reggimento si sbandò a seguito dei fatti dell'8 settembre 1943.

    Dal secondo dopoguerraModifica

    Il Reggimento Artiglieria a Cavallo venne ricostituito a Milano il 20 novembre 1946 sul I e II Gruppo obici da 88/27, ceduti dall'11º Reggimento Artiglieria[10], tra le prime unità del rinato Esercito Italiano, ereditando anche le tradizioni del 3º Reggimento Artiglieria Celere. Successivamente rinominato Reggimento Artiglieria a Cavallo «Legnano»[11], il 30 giugno 1946 il Reggimento attivò il III Gruppo Artiglieria Contraerea Leggera su pezzi da 40/56, ceduto dal disciolto 2º Reggimento a. c/al, e nell'aprile 1952 attivò il IV e V Gruppo Artiglieria Controcarro su pezzi da 76/55, ceduti da 27º Reggimento Artiglieria di C.d.A., che dal 1º agosto 1953 vennero rinominati CVII e CVIII Gruppo Artiglieria Controcarro Semovente, rispettivamente su veicoli M10 da 76/50 ed M18 da 76/52.

    Il 1º gennaio 1951 il Reggimento venne rinominato Reggimento d'Artiglieria a Cavallo Semovente di Corpo d'Armata[12], attivando il III Gruppo Artiglieria Semovente su veicoli Sexton da 88/27 e nel maggio 1955 i suoi Gruppi Controcarro vennero posti in posizione quadro e successivamente sciolti.

    Il 1º aprile 1957 il Reggimento venne rinominato Reggimento Artiglieria a Cavallo Semovente Contro Carri, perdendo il III Gruppo Artiglieria Semovente sostituito dal XXI Gruppo Semoventi Controcarro su veicoli M36 da 90/50. Il 15 dicembre 1960 venne formato e posto alle dipendenze del Reggimento un Centro Ippico Militare, per "tener deste nei quadri le origini della specialità a cavallo".

    Il 1º settembre 1961 il Reggimento venne rinominato Reggimento Artiglieria a Cavallo da Campagna Semovente, strutturato su tre Gruppi con veicoli M7 da 105/22, sostituiti da aprile 1964 con i più moderni veicoli M44 da 155/23 ceduti dal 27º Reggimento Artiglieria Pesante Campale, del quale assorbì anche parte del personale, e dal 1º agosto 1964 tornò alla denominazione di Reggimento Artiglieria a Cavallo.

     
    La sezione storica delle Voloire con i pezzi da 75/27 Mod. 1912 ancora in uso.
     
    Le Batterie a Cavallo "Voloire" in un'esercitazione a fuoco; 1969 Poligono di Monte Romano (VT)

    Nell'agosto del 1966 Venne formata all'interno del Reggimento una batteria ippotrainata con pezzi da 75/27 mod. 1912, destinata a prendere parte a cerimonie e sfilate.

    Nel quadro di una complessa ristrutturazione dell'Esercito Italiano, dal 1 ottobre 1975 il Reggimento venne riorganizzato sul 1º e 2º Gruppo Semoventi M44 da 155/23, il 3º e 4º Gruppo[13] a Traino Meccanico su cannoni M1 da 155/45, il 5º Gruppo a Traino Meccanico su obici M 155 da 203/25, oltre al Comando, la Batteria Comando e Servizi e la Batteria a Cavallo, organizzazione che manterrà fino all'inizio del 1981, quando venne riorganizzato su tre Gruppi Semoventi su veicoli M109 da 155/23. Nel 1986 il 3º Gruppo venne posto in posizione quadro.

    La nuova complessa ristrutturazione dell'Esercito italiano all'inizio degli anni '90 vide il Reggimento riorganizzato nel 1991 sul 1º e 2º Gruppo a Traino Meccanico su cannoni/obici FH-70 da 155/39 ed il 3º Gruppo Semoventi su veicoli M109G da 155/23. L'anno successivo i due Gruppi a Traino Meccanico vennero fusi in un solo Gruppo, il 3º Gruppo Semoventi venne ceduto alla Brigata "Centauro" (30 luglio 1992), e venne costituita la batteria contraerea (30 settembre 1992).

    Dal 1º gennaio 2005 le Batterie a Cavallo sono tornate "a fare campagna" a fianco della cavalleria, divenendo la componente di artiglieria della Brigata di Cavalleria "Pozzuolo del Friuli". Due batterie del reggimento sono inserite nella capacita proiettabile della Forza di Proiezione dal Mare.

    Dal 2016 il reparto ha assunto la attuale denominazione di Reggimento Artiglieria Terrestre "a Cavallo".

    OrganizzazioneModifica

    Questa la struttura attuale:

    • Comando e Batteria Comando e Supporto Logistico
    • Batteria Sorveglianza, Acquisizione Obiettivi e Collegamento Tattico (SAOC)
    • 1º Gruppo "MOVM Gioacchino Bellezza"
      • 1ª Batteria obici/cannoni FH-70 da 155/39 e OTO Melara M56 da 105 mm
      • 2ª Batteria obici/cannoni FH-70 da 155/39
      • 3ª Batteria obici/cannoni FH-70 da 155/39
    • 2º Gruppo a cavallo "MOVM Sergio Bresciani"
      • Sezione Storica a Cavallo (due cannoni 75/27 Mod. 1912)[14]
      • Centro Ippico Militare delle Batterie a Cavallo
      • Circolo Ufficiali

    L'impiego bellicoModifica

    Le Batterie a Cavallo parteciparono alle campagne per l'indipendenza, distinguendosi nei combattimenti di Goito, Sommacampagna e Santa Lucia (1848).

    Elementi del Reggimento vennero distaccati per completare i raparti e servizi mobilitati per la Guerra d'Eritrea (1895-96)[15] e per a Guerra di Libia (1911-12)[16]

    Il Reggimento - prima a cavallo, poi appiedato e poi ancora a cavallo - visse le vicende della prima guerra mondiale, inquadrando uno dei propri Gruppi in ciascuna delle quattro divisioni di cavalleria, prendendo parte con esse ai fatti d'arme di Monfalcone (8 giugno 1915), Monte Sei Busi (24 maggio - 13 giugno 1915), Monte Cosich (3-5 agosto 1916), Monte San Marco e Monte Sober (settembre-novembre 1916), Castagnevizza e Hudi Log (24-30 maggio 1917), Selo Korite (20-26 agosto 1917), San Vito al Tagliamento, Conegliano, il Piave e il Montello (ottobre-dicembre 1917), Vittorio Veneto, Cervignano, San Pietro al Natisone e Pozzuolo del Friuli (24 ottobre-4 novembre 1918).

    Nella Seconda Guerra Mondiale il Reggimento prese parte all'intera Campagna di Russia, distinguendosi nei combattimenti di Chazepetowka, Mikailowka e Iwanowka (agosto 1941 – maggio 1942), inquadrato nel Corpo di spedizione italiano in Russia e nei combattimenti di Nikitino, Tschebotarewski, Dewiatkin e Bolochoij (20-30 agosto 1942) ed in quelli del Medio Don, Scheljakino, Warwarowka e Tschuprinin (novembre 1942 - gennaio 1943), inquadrato nell'Armata Italiana in Russia. Da ricordare che una sezione del II Gruppo del Reggimento partecipò all'ultima carica della cavalleria italiana, effettuata da Savoia Cavalleria a Isbuscenskij.

    Il 3º Reggimento Artiglieria Celere, del quale l'attuale Reggimento Artiglieria Terrestre "a Cavallo" custodisce le tradizioni, prestò invece servizio in Nord Africa, distinguendosi nei combattimenti di Tobruk, El Adem - Ain el Gazala ed Agedabia (maggio-dicembre 1941).

    Denominazioni e sedi del ReggimentoModifica

    • 1ª e 2ª Brigata Artiglieria a Cavallo (1831-1887)
    • Reggimento Artiglieria a Cavallo (1887-1920 e 1923-1931)
      • Milano, Caserma Principe Eugenio a Porta Vittoria, detta “La Vulanta”
    • Reggimento Artiglieria a Cavallo (1931-1934 e 1941-1943)
      • Milano, nuova Caserma Principe Eugenio, detta “La Perrucchetti”
    • Reggimento Artiglieria a Cavallo «Legnano» (1946-1953)
      • Milano, Caserma Santa Barbara (ex Principe Eugenio)
    • Reggimento Artiglieria a Cavallo semovente di Corpo d’Armata (1953-1957)
      • Milano, Caserma Santa Barbara
    • Reggimento Artiglieria a Cavallo semovente contro carri (1957-1961)
      • Milano, Caserma Santa Barbara
    • Reggimento Artiglieria a Cavallo semovente (1961-1963)
      • Milano, Caserma Santa Barbara
    • Reggimento Artiglieria a Cavallo (1963-2016)
      • Milano, Caserma Santa Barbara
    • Reggimento artiglieria terrestre «a Cavallo» (2016-oggi)

    Il ChepìModifica

     
    Capitano del Reggimento Artiglieria a Cavallo con il caratteristico chepi con criniera di crine di cavallo nera

    Nel 1844 le Batterie a Cavallo assunsero come distinzione di specialità una la criniera nera ad ornamento dello sciaccò, a sostituzione del pennacchietto a salice piangente tipico delle altre unità di artiglieria. Quando nel 1849 lo sciaccò venne sostituito con il chepì, il reggimento mantenne comunque la criniera, adottando in quella data il fregio con i cannoni e sciabole incrociate tuttora in uso.

    L'uso del chepì venne sospeso all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, ma venne ripristinato (senza criniera) nel 1950 con la uniforme ordinaria per servizi armati di rappresentanza. Nel 1951 venne nuovamente autorizzata anche la criniera nera (bianca per i trombettieri).

    Stemma araldicoModifica

    Scudo sannitico semitroncato partito:

    • Il primo, d'oro, all'aquila di nero, col volo abbassato, coronato con corona d'oro chiusa da otto vette dello stesso (cinque visibili), ornate da perle, sostenenti il globo d'oro, cerchiato e cimato dalla crocetta dello stesso; essa aquila, caricata in cuore dallo scudetto ovoidale d'oro, alla fascia di rosso ed al capo dello stesso, caricato dalla croce d'argento; linguata di rosso, rostrata e armata d'oro, con la coda attraversata da due sciabole d'argento, poste in decusse, con le else d'oro all'ingiù, ed afferrante la bocca da fuoco d'argento, posta in fascia, attraversante le sciabole e la coda.
    • Il secondo di Milano, che è d'argento alla croce di rosso.
    • Il terzo, di azzurro, inquartato da due filetti di rosso: nel I e nel IV di Ucraina, che è il tridente (tryzub) del Principe Vladimiro il Grande, di oro; nel II e III di Cirenaica, che è il silfio reciso, di oro, sormontato dalla stella di cinque raggi, d'argento.

    Ornamenti esteriori:

    • Corona turrita: sovrastante lo scudo, formata da un cerchio, rosso all'interno, con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili) rettangolari e dieci merli alla guelfa (quattro dei quali angolari), munite di una porta e di una sola finestra e riunite da cortine di muro, ciascuna finestrata di uno. Il tutto d'oro e murato di nero.
    • Lista bifida: svolazzante, collocata sotto la punta dello scudo, incurvata con la concavità rivolta verso l'alto, d'oro, riportante il motto: "IN HOSTEM CELERRIME VOLANT" in nero.
    • Nastri rappresentativi delle ricompense al Valore: quattro nastri di azzurro bordati d'argento, annodati nella parte centrale non visibile della corona turrita, scendenti svolazzanti in sbarra e in banda dal punto predetto, passando dietro la parte superiore dello scudo.

    OnorificenzeModifica

    Lo Stendardo delle Batterie a Cavallo è insignito di quattro Medaglie d'argento al valor militare ed una Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica. Delle medaglie al valore militare, tre sono state attribuite direttamente al Reggimento Artiglieria a Cavallo e una al 3º Reggimento Artiglieria Celere, del quale l'attuale Reggimento Artiglieria a Cavallo ha ereditato le tradizioni.

      Medaglia d'argento al valor militare (Al 3º Reggimento Artiglieria Celere)
    «Dopo un lungo periodo di attività operativa sul fronte di Tobruk, dove la capacità e l'elevato spirito dei suoi artiglieri furono fattore decisivo sia nella difesa che nel conseguimento di nuove conquiste, sostenne la battaglia della Marmarica con ammirevole ardimentoso valore. Superando aspre difficoltà di ogni genere in quarante giorni di tenace, dura lotta contro forze nemiche superiori per numero e per mezzi, ufficiali e artiglieri scrissero pagine gloriose di fulgido eroismo gareggiando coi fanti nel pericolo e nell'estremo sacrificio. La nostra controffensiva trovò il 3º Reggimento Artiglieria Celere già pronto al suo posto d'onore. Nell'esaltazione del nome del Reggimento, ardente di amor di Patria e di fede, esso mantenne alto, sempre ed ovunque, le nobili tradizioni dell'Artiglieria Italiana»
    — Fronte dell'Africa Settentrionale: Tobruch - El Aden - Ain el Gazala - Agedabia, maggio - dicembre 1941
      Medaglia d'argento al valor militare
    «Coi gruppi volta per volta impiegati in appoggio di unità della propria Divisione celere od assegnati alle fanterie in azione, allineando agilmente le sue batterie con le estreme avanguardie e sulle posizioni di maggiore rischio ed onore, ha confermato ovunque l'antico prestigio coi caratteri dell'irruenza e dell'intrepidezza. Dopo essersi inoltrato per più di mille chilometri in territorio nemico, anche osteggiato dall'intransitabilità delle piste e dalla insidia dei partigiani, si prodigava con esperta bravura nella tutela di importanti settori difensivi. In una fase ondeggiante della lotta, soverchiati e superati i suoi pezzi dalla rabbiosa imponenza numerica di un nemico quattro volte superiore, le restituiva all'orgoglio del successo con l'impeto degli artiglieri, emuli per ardire di sacrifici e virtù di eroismi alle baionette dei bersaglieri»
    — Fronte Russo: Chazepetowka - Mikailowka - Iwanowka, agosto 1941 - maggio 1942
      Medaglia d'argento al valor militare
    «Affratellato coi fanti, coi bersaglieri, con le camicie nere, e intimamente partecipe per fiera tradizione ed inalterato valore, dell'impeto di superbe unità di cavalleria, ha illustrato nelle più differenti situazioni e difficili posizioni della lotta le sue caratteristiche, la sua indole, il suo spirito marziale. Nel corso d'un'aspra battaglia per l'inviolabilità del delicato settore difensivo ha arginato, anche alle brevi distanze, la fanatica irruenza dell'avversario cui più volte, idealmente emulo dei fatti delle antiche batterie a cavallo, ha sottratto a corpo a corpo i propri cannoni minacciati di accerchiamento»
    — Fronte Russo: Nikitino - Tschebotarewski - Dewiatkin - Bolochoij, 20-30 agosto 1942
      Medaglia d'argento al valor militare
    «Gagliarda e compatta unità di guerra, già affermatasi per bravura e valore in lunghi mesi di accanita lotta contro l'avversario agguerrito, aggressivo, tenace, in diuturna gara di dedizione con le altre truppe anche nella avversa fortuna, con inalterato coraggio ed elevato spirito di cooperazione, assolveva fino all'estremo limite il suo compito. Coi gruppi assegnati a Grandi Unità di fanteria e alpine, durante un aspro e rischioso ripiegamento, superava difficoltà di ogni sorta e senza mai desistere dal combattimento riusciva in ogni situazione arditamente manovrando e, sino al limite di ogni umana possibilità, a tutelare alpini e fanti contro l'incalzante continua assillante marcia di forze corazzate avversarie. Fiero di essere a guardia delle tradizioni delle vecchie Volòire, fornendo esempi sublimi di eroismo ed altruismo, si sacrificava nella totalità attorno a quei pezzi, che solo la inesorabile massa d'acciaio nemica, annientandoli col suo peso, riusciva a far tacere»
    — Fronte Russo: Medio Don - Scheljakino - Warwarowka - Tschuprinin, novembre 1942 - gennaio 1943
      Medaglia d'oro al merito della Sanità Pubblica
    «Per l'attività svolta dagli artiglieri a cavallo nel recupero di bambini diversamente abili attraverso l'"ippoterapia
    — 3 aprile 1981

    Quattro le Medaglie d'Oro al Valor Militare conferite individualmente a militari del Reggimento Artiglieria a Cavallo:

    Ad esse si aggiungono le tre Medaglie d'Oro al Valor Militare conferite individualmente a militari del 3º Reggimento Artiglieria Celere, del quale l'attuale Reggimento Artiglieria a Cavallo ha ereditato le tradizioni:

    RiconoscimentiModifica

     
    Fregio e mostreggiature del Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire".

    Personalità legate alle Batterie a CavalloModifica

    NoteModifica

    1. ^ http://www.esercito.difesa.it/organizzazione/capo-di-sme/comando-forze-operative-nord/divisione-vittorio-veneto/brigata-pozzuolo-del-friuli/reggimento-a-cavallo
    2. ^ A differenza delle altre unità di artiglieria in cui i pezzi erano ugualmente ippotrainati ma i serventi si muovevano a piedi
    3. ^ In questo video dell'Istituto Luce risalente al 1928, si possono capire le capacità operative di questa specialità d'élite: Esercitazioni delle Batterie Volanti a Gemona (UD), 1928 Archiviato il 7 giugno 2015 in Internet Archive..
    4. ^ Volòire si legge come si scrive e non, come talvolta erroneamente accade, alla francese.
    5. ^ Su 1 Gruppo a Cavallo e 5 Gruppi Autoportati.
    6. ^ Formati per le nuove divisioni celeri: 1ª Divisione Celere «Principe Eugenio di Savoia», 2ª Divisione Celere «Principe Emanuele Filiberto Testa di Ferro» e 3ª Divisione Celere «Principe Amedeo Duca d'Aosta».
    7. ^ Dal 1 gennaio 1935
    8. ^ Ciascuno su un Gruppo a Cavallo con pezzi da 75/27 Mod. 1912, un Gruppo Motorizzato con pezzi da 75/27 Mod. 1911 ed un Gruppo Motorizzato su pezzi da 105/28
    9. ^ Reggimento "Savoia Cavalleria" (3º) e Reggimento "Lancieri di Novara" (5º).
    10. ^ Già del Gruppi di Combattimento Gruppo di Combattimento "Mantova".
    11. ^ inserito nella Divisione fanteria "Legnano".
    12. ^ Assegnato al III Corpo d'armata.
    13. ^ Il 4º Gruppo in posizione quadro
    14. ^ http://www.esercito.difesa.it/organizzazione/capo-di-sme/Comando-Forze-Operative-Nord/Divisione-Vittorio-Veneto/brigata-pozzuolo-del-friuli/Reggimento-a-Cavallo/Pagine/La-Sezione-Storica.aspx
    15. ^ 3 ufficiali e 101 tra sottufficiali e truppa.
    16. ^ 11 ufficiali e 377 tra sottufficiali e truppa.
    17. ^ Prima MOVM dell'Arma di Artiglieria e prima MOVM conferita sul campo «...per l'encomiabile comportamento tenuto a difesa del Re... »
    18. ^ «Per essersi distinto fra tutti per l'avvedutezza e il coraggio dimostrati, superiori ad ogni elogio. Rovesciatosi un pezzo giù per la china del Belvedere, per dare tempo ai serventi di raddrizzarlo, egli caricò a piedi con pochi granatieri, sparando tutti i colpi del suo revolver e di un fucile raccolto a terra. Rimasto pressoché solo si ritirò l'ultimo allora quando riconobbe perduta ogni speranza di mettere in salvo il pezzo. »
    19. ^ «Comandante di una pattuglia di osservazione e collegamenti, in due giornate di aspri combattimenti, nei posti più avanzati, svolgeva impavido la sua missione. Nella fase più critica dell'azione, con fiere parole di entusiasmo e di fede, confermava al proprio superiore la volontà decisa di compiere qualche cosa di eroico, a costo di qualunque sacrificio. Nelle alterne vicende della battaglia ritornava sulle posizioni abbandonate e già occupate dal nemico, trasportando da solo nelle nostre linee un fante gravemente ferito. Il giorno seguente, nei reiterati attacchi di forze soverchianti avversarie, gareggiava nella resistenza coi fanti, riuscendo nell'infuriare della battaglia, a mantenere efficienti i collegamenti ed a catturare alcuni prigionieri ed un lanciabombe. A sera, mentre il nemico irrompeva nella posizione tanto tenacemente contesa, si lanciava avanti contro alcuni nuclei più minacciosi e tentava, in piedi e da solo, con un moschetto mitragliatore, di arrestarne l'impeto. Cadeva colpito a morte. Fulgido esempio di leggendario eroismo e di valore guerresco.
    20. ^ «Volontario di altre due guerre, decorato al valore, rifiutava di essere impiegato quale interprete, non volendo rinunziare all'onore di rimanere servente al pezzo. Nel corso di una offensiva nemica, accerchiato da carri armati, deciso a non abbandonare il suo cannone nonostante le gravi perdite subite dal reparto, continuava da solo il fuoco e rendeva inservibili due carri armati avversari. Esauriti i proiettili, si armava di mitragliatrice e continuava a sparare; inceppatasi l'arma, persisteva nella difesa con bombe a mano e col moschetto. Privo di munizioni, faceva saltare il pezzo ed affidato l'anello nuziale ad un compagno perché lo facesse pervenire alla consorte, si armava di un'ascia e si slanciava contro la torretta di un carro nemico colpendone ripetutamente la mitragliatrice, finché scompariva gloriosamente nell'impari lotta.»
    21. ^ «Avanguardista sedicenne, fuggito di casa per accorrere sul fronte libico, portava nella batteria che lo accoglieva la poesia sublime della sua fanciullezza eroica. Sempre primo nel pericolo, rifiutava qualsiasi turno di riposo, riuscendo in ogni occasione di superbo esempio ai camerati più anziani. Durante una giornata particolarmente aspra, in cui il suo reparto veniva sottoposto a violentissimo tiro di controbatteria, in qualità di tiratore dell'ultimo pezzo rimasto efficiente, in piedi continuava a sparare fino all'ultimo colpo al grido di: “Viva il Terzo Celere!”. In altra azione di guerra, colpito dallo scoppio di una mina che gli recideva una gamba, sopportava con stoica fermezza la medicazione e, prossimo alla fine, pronunciava stupende parole di amor patrio, rammaricandosi di doversi separare dal reparto e dai compagni. Splendida figura di eroe fanciullo, simbolo purissimo della virtù della gente d'Italia. »
    22. ^ «Comandante di batteria a difesa di un'importante posizione col fuoco dei suoi pezzi graduati a zero e di poche armi automatiche arrestava il nemico che a costo di gravissime perdite era riuscito ad avvicinarsi. Ferito ad un ginocchio si trascinava di pezzo in pezzo, animando l'azione ed infondendo fede ed entusiasmo nei suoi artiglieri. Colpito una seconda volta alla fronte, rifiutava ancora il trasporto al posto di medicazione e continuava per ben sette ore a contrastare il passo all'avversario, noncurante della violenza degli attacchi e del tiro di controbatteria che riduceva al silenzio i suoi cannoni. Raccolti i pochi superstiti attorno all'ultimo pezzo efficiente ne dirigeva il tiro fino all'ultimo colpo. Ricevuto l'ordine di ripiegare, esausto nel fisico, ma indomito nello spirito, regolava il movimento dei suoi uomini, e rimasto ultimo, visti vani i tentativi di un suo ufficiale di sorreggerlo gli ordinava virilmente di porsi in salvo, cadendo poi quasi esanime poco lontano dalla posizione. Raccolto dopo due ore, riuniva le sue forze e con bella fierezza diceva al suo colonnello: “I suoi artiglieri si sono battuti da eroi”»
    23. ^ «Fiero incitatore alla rivolta contro l'oppressore, inquadratosi in una formazione partigiana, partecipava a numerose azioni dando prove continue dì valore e di ardimento. Menomato fisicamente in seguito a caduta in un burrone durante l'allestimento a lui affidato di un campo di aviolanci in terreno impervio di montagna, non volle abbandonare la lotta e, alla testa del proprio reparto, partecipava, primo fra i primi, a tutte le azioni dando sublime prova di valore. Durante una potente azione offensiva nemica, avente per obiettivo la eliminazione della formazione Val d'Ossola, allo scopo di salvare da sicura cattura i partigiani feriti, si impegnava in cruenti scontri. Ferito, veniva fatto prigioniero e non gli furono risparmiate le torture ed i martirii che ridussero il suo corpo una massa di sanguinante e dolorante carne. Trascinato al supplizio, prima di esalare lo spirito indomito, attingeva dalla sua ardente passione ancora la forza di scoprirsi il petto e gridare: “Viva l'Italia libera!”.»

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