Umberto Borla

Umberto Borla
NascitaNole, 28 aprile 1904
Morte?
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Italia Italia
Forza armataRegio Esercito
Esercito Italiano
ArmaArtiglieria
Anni di servizio1925-1977
GradoGenerale di corpo d'armata
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna di Grecia
BattaglieBattaglia delle Alpi Occidentali
Comandante diReggimento artiglieria a cavallo "Voloire"
Divisione fanteria "Mantova"
3ª Armata
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino
dati tratti da Il Reggimento artiglieria a cavallo e il 2ª Celere attraverso le vicende del 2º gruppo[1]
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Umberto Borla (Nole, 28 aprile 1904 – ...) è stato un generale e partigiano italiano, veterano della seconda guerra mondiale, dove venne decorato con una Medaglia d'argento, una di bronzo al valor militare, e due Croci al merito di guerra. Dopo la fine del seconda conflitto mondiale fu addetto Militare, navale e Aeronautico presso le Ambasciate d'Italia in Svezia, Norvegia e Danimarca (10 gennaio 1946-novembre 1950) e poi comandante del Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire" (1 marzo 1951-2 ottobre 1952). Frequentato il NATO Defence College a Parigi (ottobre 1954-febbraio 1955), fu comandante dell'artiglieria della Divisione fanteria "Folgore" (febbraio 1955- 1 settembre 1956) e poi venne assegnato al Supreme Headquarters Allied Powers Europe (S.H.A.P.E.) come Vice capo della Divisione Programmi. Il 16 ottobre 1958 assunse il comando della Divisione fanteria "Mantova", mantenendolo fino al 26 ottobre 1959. Elevato al rango di generale di corpo d'armata nel dicembre 1961, fu Segretario generale della difesa (aprile 1962-3 novembre 1964, e comandante della 3ª Armata (3 novembre 1964- 26 maggio 1967).

BiografiaModifica

Nacque a Nole (provincia di Torino) il 28 aprile 1904.[1] Nel settembre 1925 fu ammesso a frequentare la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento presso il Corpo d'armata di Torino.[1] Caporale il 15 dicembre dello stesso anno, fu promosso sergente il 15 marzo 1926, venendo assegnato in forza al 27º Reggimento artiglieria da campagna di Milano.[1] Nel giugno di quell'anno fu nominato sottotenente di complemento in forza all'arma di artiglieria,[1] assegnato in forza a una batteria di obici da 100/17 del 13º Reggimento artiglieria da campagna di Roma.[2] Posto in congedo il 30 settembre, nel novembre successivo iniziò a frequentare i corsi di reclutamento per ufficiali in s,p.e. (servizio permanente effettivo) della Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino.[2] Nel giugno 1928 fu ammesso ai corsi della Scuola di applicazione di artiglieria, venendo promosso tenente di complemento nell'ottobre 1929, ed entrando in servizio permanente effettivo nell'agosto 1930, assegnato in servizio, come vicecomandante di una batteria da 75/27, presso il 27º Reggimento artiglieria da campagna di Milano.[2] Nel novembre 1933 è trasferito presso la Scuola di applicazione di Artiglieria, dove assume l'incarico di insegnante aggiunto del materiale di artiglieria e comandante della Sezione Allievi.[2] Nel novembre 1936 inizia a frequentare i corsi della Scuola di guerra di Torino, venendo promosso capitano nell'agosto 1937, e al termine del corso entra in servizio presso lo Stato maggiore del Corpo d'armata di Milano.[2] Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, nel settembre 1939, è trasferito a Limone Piemonte presso lo Stato maggiore del III Corpo d'armata, ma già in ottobre entra in forza allo Stato maggiore del IV Corpo d'armata suddiviso nelle sedi di Pinerolo e Pragelato.[2]

Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, prende parte alle operazioni sul fronte francese, al termine delle quali si sposa a Roma con la signorina Maria Biamonti.[2] Segue il Comando del IV Corpo d'armata dapprima a Lecco e poi a Bolzano, e con l'inizio delle ostilità con la Grecia, nel mese di dicembre parte per l'Albania in qualità di Addetto all'Ufficio Servizi.[2] Il 27 aprile 1941 assume il comando di un gruppo del 131º Reggimento artiglieria della Divisione corazzata "Centauro".[2] Al rientro in Italia della Grande Unità nel mese di giugno, seguì il suo reggimento a Spilimbergo, ed il 1 dicembre è trasferito alla 155ª Divisione fanteria "Emilia" di stanza ad Ancona in qualità di Capo Sezione Operazione e Servizi, operando successivamente con essa in Jugoslavia.[2] Nell'aprile 1942 ritorna a Roma come ufficiale addetto all'Ufficio servizi dello Stato maggiore del Regio Esercito (SMRE), e nel mese di maggio diviene addetto all'Ufficio Operazioni del Comando Supremo.[2] Tenente colonnello dal mese di giugno, nel mese di agosto viene definitivamente trasferito in servizio di Stato maggiore.[2] La proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 lo coglie a Roma, dove riesce a sottrarsi alla cattura da parte dei tedeschi aderendo al Fronte militare clandestino di Resistenza, e assumendo il comando della Formazione partigiana "Umberto",[2] formata da agenti delle forze armate di Polizia.[3] Nel giugno 1944, dopo la liberazione della Capitale, si presenta ad un comando italiano venendo subito nominato Capo di stato maggiore del Comando delle forze di Polizia di Roma.[4] Nel luglio successivo è trasferito al Corpo Italiano di Liberazione come Capo di stato maggiore della 2ª Brigata, incarico che lascia già nel mese di ottobre, quando viene trasferito allo Stato Maggiore Generale come Delegato militare alla frontiera settentrionale e occidentale della Delegazione presso il Ministero degli esteri.[4]

Il 10 gennaio 1946 è nominato Addetto Militare, Navale e Aeronautico presso l'Ambasciata d'Italia a Stoccolma, in Svezia, e dopo la fine della Monarchia, con l'abdicazione del re Umberto II, passò in servizio presso il neocostituito Esercito Italiano.[4] Nel maggio 1947 assume anche il contemporaneo incarico presso l'Ambasciata d'Italia a Oslo, in Norvegia, e nel gennaio 1949 anche quello presso l'Ambasciata d'Italia a Copenaghen, in Danimarca.[4] Promosso colonnello il 28 luglio 1950, rientra in Italia nel novembre dello stesso anno per frequentare un corso di aggiornamento presso la Scuola di guerra di Civitavecchia.[4] Il 1 marzo 1951 assume il comando[N 1] del Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire" a Milano, ricoprendolo fino al 2 ottobre 1952, quando assume l'incarico di Capo Ufficio del Capo di stato maggiore dell'Esercito, generale Giuseppe Pizzorno.[4] Lasciato l'incarico nell'ottobre 1954, iniziò a frequentare la sesta sezione del NATO Defence College a Parigi dove rimase fino al febbraio 1955.[4] Rientrato in Patria assunse il comando dell'artiglieria della Divisione fanteria "Folgore" a Treviso, venendo promosso generale di brigata nel luglio di quell'anno.[4] Il 1 settembre 1956 ritorna a Parigi, assegnato al Supreme Headquarters Allied Powers Europe (S.H.A.P.E.) come Vice capo della Divisione Programmi, venendo promosso generale di divisione il 16 aprile 1958.[4] Rientrato in Italia nel settembre dello stesso anno, il 16 ottobre successivo assume il comando della Divisione fanteria "Mantova" a Udine. Lasciò il comando della Grande Unità il 26 ottobre 1959 viene nominato Sottocapo di Stato maggiore operativo presso il comando delle Forze Alleate Sud Europa (F.A.S.E.) a Napoli.[4] Nel dicembre 1961 è elevato al rango di generale di corpo d'armata, posto a disposizione del Ministero della difesa, assumendo l'incarico di Segretario generale della difesa nell'aprile 1962.[4]

Il 3 novembre 1964 è nominato comandante[N 2] della 3ª Armata[5] a Padova venendo posto in posizione ausiliaria il 26 maggio 1967, posto in riserva nell'aprile 1975 e in congedo assoluto nell'aprile 1977.[4]

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'argento al valor militare
«Subito dopo l'Armistizio, insorgeva tra i primi contro l'oppressore tedesco, prodigandosi, senza sosta, nel costituire e potenziare una banda di patrioti operante nel Fronte della Resistenza, distinguendosi nella sua attività di ardimentoso Comandante e di combattente per la libertà. Durante i mesi dell'accanita lotta, sprezzante dei rischi cui continuamente si esponeva portava a termine con alto rendimento numerose missioni di guerra trasfondendo ai suoi uomini uno spirito combattivo e il suo profondo attaccamento alla causa nazionale. Individuato e attivamente ricercato dalla sbirraglia nazifascista, continuava imperterrito a sabotare e a minare il potenziale bellico del nemico, confermando, fino al vittorioso epilogo della Resistenza, le sue doti di coraggio e di assoluta dedizione alla Patria. Mirabile esempio di virtù militari e sprezzo del pericolo, settembre 1943-giugno 1944
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Capo di SM di brigata del Corpo Italiano di Liberazione, valente collaboratore del suo comandante in un ciclo operativo ininterrotto di oltre 40 giorni, dava ripetute indubbie prove di una ferrea tempra di soldato, assolvendo il suo compito quanto mai più possibile di presenza nella effettiva linea di fuoco, nel momento e nel punto della decisione. Esempio costante di consapevole ardimento ed elevato senso della responsabilità. Dal Musone al Foglia, 18 luglio-31 agosto 1944
  Croci al merito di guerra (2)
  Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Decreto del Presidente della Repubblica 27 dicembre 1962[6]
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 1967[6]
  Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— Regio Decreto 2 luglio 1943[7]
  Medaglia mauriziana
— 1967
  Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
— 1966
  Medaglia militare di bronzo al merito di lungo comando
— 1966

Onorificenze estereModifica

  Commendatore dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca)
— 1950
  Commendatore dell'Ordine della Spada (Svezia)
— 1950

PubblicazioniModifica

  • Vittorio Veneto, attualità di una vittoria, Rotary Club, Padova, 1968.

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Subentrò al tenente colonnello Aleardo Cogni.
  2. ^ Contemporaneamente divenne membro della Commissione d'Avanzamento dei Colonnelli e Generali dell'Esercito.

FontiModifica

BibliografiaModifica

  • Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell'Italia occupata, Milano, Baldini & Castoldi srl., 2014.
  • Lucio Ceva, Teatri di guerra: comandi, soldati e scrittori nei conflitti nei conflitti europei, Milano, FrancoAngeli, 2005.
  • Massimo Iacopi, Il Reggimento artiglieria a cavallo e il 2ª Celere attraverso le vicende del 2º gruppo, Roma, Rivista Militare, 1986.
  • Antonio Tedde e Daniele Sanna (a cura di), Un ufficiale scomodo: dall'armistizio alla guerra di liberazione (1943-45), Milano, FrancoAngeli, 2002.

Collegamenti esterniModifica