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Rodolfo Gabrielli di Montevecchio

generale italiano
Rodolfo Gabrielli di Montevecchio
Rodolfo Gabrielli di Montevecchio.jpg
Il Maggior Generale Rodolfo Gabrielli di Montevecchio
NascitaFano, 15 marzo 1802
MorteBalaklava, 12 ottobre 1855
Luogo di sepolturaFamedio del cimitero di Fano
Dati militari
Paese servitoFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Regno di Sardegna
ArmaCavalleria
Anni di servizio1818-1855
GradoMaggior Generale
ComandantiAlfonso La Marmora
GuerrePrima guerra d'indipendenza
Guerra di Crimea
BattaglieBattaglia di Pastrengo
Battaglia di Santa Lucia
Battaglia di Goito
Battaglia della Sforzesca
Battaglia di Novara
Battaglia della Cernaia
Comandante diBrigata provvisoria
Decorazionivedi qui
Studi militariReale Accademia Militare di Torino,
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Rodolfo Gabrielli, conte di Montevecchio (Fano, 15 marzo 1802Balaklava, 12 ottobre 1855), è stato un generale italiano, che combatté durante la Prima guerra d'indipendenza e la Guerra di Crimea.

BiografiaModifica

Nacque a Fano dal conte Antonio, suddito pontificio ma ciambellano del Re di Sardegna, e dalla torinese Barbara Richelmy dei conti di Bovile. I conti di Montevecchio (dal 1804 anche duchi di Ferentillo e principi di Umbriano), erano un ramo dei Gabrielli di Gubbio, stabilitosi a Fano sin dal XV secolo.

Rimasto orfano di padre nel 1810, Rodolfo studiò presso il seminario di Senigallia e in quello di Pesaro. Risoluto tuttavia a seguire, come il padre, che aveva servito sotto Vittorio Amedeo III di Savoia, la carriera delle armi, entrò nel 1816 alla Reale Accademia Militare di Torino, uscendone nel 1818 col grado di sottotenente.

Assegnato al reggimento Nizza Cavalleria, vi percorse i primi gradi della carriera (nel 1827 è luogotenente, nel 1831 capitano aiutante maggiore). Esperto cavaliere, nel 1840 fu incaricato di cercare nuovi e migliori cavalli per l'esercito, visitando così vari Stati tedeschi tra cui l'Hannover, l'Holstein, la Prussia, la Baviera, oltre al Tirolo, e studiandovi le tecniche di cavalleria.

Prima guerra d'indipendenzaModifica

Il 21 Ottobre 1843, promosso maggiore[1], passò in Piemonte Reale Cavalleria, partecipando nelle file di questo reggimento a tutte le battaglie della prima guerra di indipendenza: Pastrengo (30 aprile 1848), Santa Lucia (6 maggio 1848), Goito (30 maggio 1848), Sommacampagna (24 luglio 1848), Godesco (30 luglio 1848) e Milano (4 agosto 1848). In particolare, nella battaglia di Santa Lucia il Montevecchio dette prova esemplare di calma e coraggio, meritandosi la menzione onorevole, poi tramutata in medaglia di bronzo al valor militare, e ricevendo da Carlo Alberto la croce dell'Ordine Mauriziano (della quale era già stato decorato il padre).

Il 16 novembre del 1848, nominato colonnello, assume il comando di Piemonte Reale Cavalleria[2]. Nella battaglia della Sforzesca, il 21 marzo 1849, il Montevecchio si distinse resistendo prima agli Austriaci, superiori per numero e per mezzi, e poi lanciando, benché ferito ad una guancia, ripetute cariche contro il nemico. Per queste azioni fu decorato sul campo dallo stesso re con la medaglia d'argento al valor militare; e da allora il 21 marzo fu scelta come data della festa del reggimento Piemonte Reale. La partecipazione del colonnello Montevecchio alla prima guerra d'indipendenza si chiuse con la battaglia di Novara (23 marzo 1849), la fatal Novara che portò all'abdicazione di re Carlo Alberto.

 
Busto commemorativo. Torre Monumentale, San Martino della Battaglia.

La Guerra di CrimeaModifica

In seguito alla conclusione della prima guerra di indipendenza, fu incaricato da Vittorio Emanuele II di ammodernare e riformare la cavalleria sabauda. Furono tanti l'impegno e la competenza profusi in questo compito che quando nel 1855 Camillo Cavour dichiarò guerra alla Russia per lanciare il Piemonte nel grande gioco politico europeo, il generale Alfonso La Marmora, posto a capo del costituito Corpo di Spedizione Sardo in Crimea, decise di affidarne al Montevecchio il comando della 4ª brigata provvisoria (le altre tre furono affidate a Giorgio Ansaldi, Manfredo Fanti, Enrico Cialdini e Filiberto Mollard). Ai primi di agosto, già arrivato in Crimea, fu promosso maggior generale.

La mattina del 16 agosto 1855 i Russi attaccarono l'avanguardia piemontese per occupare le alture della Cernaia: era l'inizio dell'omonima battaglia. Il generale Gabrielli di Montevecchio, mentre, alla testa della seconda legione caricava il nemico, fu disarcionato perché una palla di fucile gli uccise il cavallo; subito tuttavia ne montò un altro e tornò nella mischia. Agli ufficiali subalterni, che gli consigliavano di non esporsi così apertamente al fuoco nemico rispose che: "Un soldato piemontese non indietreggia mai… Avanti!". Mentre guidava i suoi all'assalto, un'altra pallottola lo colpì al petto e gli trapassò il polmone sinistro. Raccolto e soccorso, venne trasportato all'ospedale da campo dove immediatamente lo raggiunse La Marmora per confortarlo. Qua, conscio della prossima fine, rispose: "Muoio contento, oggi, giorno di gloria per le nostre armi; muoio come vissi, per servire il Re e la Patria!".

Tuttavia non morì e fu trasportato all'ospedale di Balaklava, dove le sue condizioni apparvero però subito gravi, peggiorando lentamente e tra gravi sofferenze. Il 28 settembre giunsero al Montevecchio gli auguri di Vittorio Emanuele II uniti alla nomina a commendatore dell'Ordine Militare di Savoia.

La morte in combattimentoModifica

Morì il 12 ottobre, nella tenda dell'ospedale da campo, stringendo la mano al generale Enrico Cialdini giunto a porgergli l'estremo saluto. Volle che la divisa indossata il giorno della battaglia fosse consegnata al "Piemonte Reale Cavalleria", a ricordo delle battaglie risorgimentali condotte alla guida del reggimento.

Dopo le esequie solenni a cui parteciparono gli stati maggiori degli eserciti alleati, il suo corpo fu tumulato presso la Marina in un apposito sacrario, di fronte al Mar Nero, assieme ai generali Alessandro La Marmora e Giorgio Ansaldi e al capitano Carlo Alberto Asinari di San Marzano, in località "Osservatorio dei Sardi". Un'iscrizione sul sacrario stesso diceva: "Qui giace il Generale / Rodolfo Gabrielli di Montevecchio / colpito da mortale ferita / combattendo alle sponde della Cernaia / il XVI Agosto MDCCCLV. / Moriva dopo lunga e penosa agonia / esempio di rassegnazione / come lo era stato di valore / il XII Ottobre MDCCCLV".

Nel 1911, nell'ambito delle celebrazioni del cinquantenario dell'Unità d'Italia e grazie ad una sottoscrizione popolare, la salma di Rodolfo Montevecchio, insieme a quella di Alessandro La Marmora, fu esumata e ricondotta in Italia a bordo dell'incrociatore protetto Agordat. Trasportata a Fano, dopo solenni onoranze, fu quindi tumulata nel Famedio del cimitero di quella città.

Fama postumaModifica

La morte del generale Montevecchio, valoroso combattente della prima guerra d'indipendenza e "prima gloriosa vittima dei patti che, riaffermati a Plombières, prelusero all'italica redenzione" (così recita il suo epitaffio fanese) ebbe vasta risonanza pubblica. La vita di colui che aveva scelto di combattere per una patria non sua in nome di ideali di grandezza nazionale, e che aveva trovato la morte in una terra lontana, fu esaltata quale modello di dedizione agli ideali del Risorgimento. Alla sua memoria furono dedicate caserme e strade nel Regno di Sardegna e, dopo l'Unità, in varie città d'Italia. Su iniziativa di Vittorio Emanuele II, il Montevecchio fu decorato, a titolo postumo, della Croce di Grande ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia (28 novembre 1855).

CuriositàModifica

Al generale Montevecchio fu dedicata una varietà di camelia (Camellia japonica), nota con il nome di Général Montevecchio. La varietà, a fiori embricati di colore rosa striato di bianco, è registrata nei cataloghi van Houtte (1858), van Geert (1863-1864), e Mercatelli (1881)[3].

Onorificenze e decorazioniModifica

  Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
«Quale comandante la 4ª brigata provvisoria del Corpo di spedizione in Oriente, pel valore dimostrato nella battaglia della Cernaia del 16 agosto 1855, nella quale ferito mortalmente, diede prova del grande amore per la Patria e per l'onore delle nostre armi
— 28 novembre 1855[4]
  Medaglia di bronzo al Valor Militare
— 6 maggio 1848
  Medaglia d'argento al Valor Militare
— 21 marzo 1849
  Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
  Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
«Per l'esempio di operosità e di indomito coraggio. Prese parte nella sfortunata Campagna del 1849 come colonnello Comandante del Rgt. Piemonte Reale Cavalleria; diede piena misura oltre che di valore di spiccata abilità tattica e manovriera. Nel fatto d'arme di Borgo S. Siro e della Sforzesca al Comando di una Colonna mista seppe per ben nove ore, in aperta campagna, brillantemente contenere le forze austriache. Prodigo del proprio sangue, ferito al volto rifiutò di abbandonare il posto di Comando.»
— 6 maggio 1848

NoteModifica

  1. ^ Severino Zanelli. Il reggimento Piemonte Reale cavalleria, dalle origini ai nostri tempi. Lapi, Città di Castello, 1892
  2. ^ Matteo Dho. Indicatore generale militare dell'esercito piemontese. Tipografia militare, Torino, 1852
  3. ^ International Camellia Society. The Online Camellia Register, su internationalcamellia.org.
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

BibliografiaModifica

  • I Piemontesi in Crimea. Narrazione storica di Mariano d'Ayala. Firenze, a spese della Società Editrice, 1858
  • Rodolfo Puletti. Piemonte Reale Cavalleria alla Sforzesca e Rodolfo Gabrielli di Montevecchio in Rivista di Cavalleria - Aprile 1996.