Berardo dei Marsi

cardinale, vescovo cattolico e santo italiano
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San Berardo dei Marsi
Pescina San Berardo dei Marsi.jpg
Busto di san Berardo a Pescina in Abruzzo
 

Vescovo e cardinale

 
Nascita1080
Morte1130
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza3 novembre
AttributiBastone pastorale
Berardo dei Marsi
cardinale di Santa Romana Chiesa
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NatoColli di Monte Bove
Creato cardinale1099 da Papa Pasquale II
DecedutoMarsia, 3 novembre 1130
 

Berardo dei conti dei Marsi (Colli di Monte Bove, 1080Marsia, 3 novembre 1130) proveniente da nobile famiglia abruzzese, fu stretto collaboratore di Papa Pasquale II. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

BiografiaModifica

Nacque a Colli di Monte Bove nel 1080, dal conte dei Marsi Berardo e da sua moglie Teodosia[1]. Venne avviato sin dall'infanzia alla carriera ecclesiastica ed all'età di sette anni venne affidato ai canonici della cattedrale di Santa Sabina che ne curarono l'educazione. Dal vescovo dei Marsi Pandolfo, ricevette gli ordini minori, fino all'accolitato.

Completò la sua formazione presso l'abbazia di Montecassino, dove soggiornò tra il 1095 circa e il 1102. Papa Pasquale II lo ordinò suddiacono e lo scelse quale governatore della provincia pontificia di Campagna. A causa dei contrasti con l'aristocrazia locale, e particolarmente con Pietro Colonna (signore di Cave, Zagarolo e Preneste ed acerrimo nemico del Papato) che giunse addirittura ad imprigionarlo[2], poco tempo dopo il pontefice lo richiamò a Roma e nel 1099 lo innalzò alla dignità cardinalizia, assegnandolo prima alla diaconia di Sant'Angelo in Pescheria[3] e circa un anno dopo, promossolo all'ordine dei Cardinali Presbiteri, al titolo di San Crisogono.[4]

 
Cattedrale di Santa Maria delle Grazie a Pescina, dove si trovano le reliquie

Nel 1109 venne eletto vescovo dei Marsi e tornò nella sua terra: il suo episcopato fu segnato dall'impegno nella moralizzazione del clero (lottò contro la pratica della simonia e del nicolaismo concubinato dei chierici) e dalla sollecitudine verso i poveri. Resse la diocesi fino alla morte, che lo colse il 3 novembre 1130: venne sepolto nel chiostro della cattedrale di Santa Sabina della Civitas Marsorum (la contemporanea San Benedetto dei Marsi) e, in una data incerta, la salma venne traslata dentro le mura del vescovado. Poi nel 1361 la salma del santo è trasferita presso la chiesa di Santa Maria del Popolo a Pescina, ribattezzata da questo momento chiesa di San Berardo. Infine all'inizio del Seicento nel 1631 avviene il trasferimento definitivo del corpo del santo presso la nuova cattedrale di Santa Maria delle Grazie.

La venerazione popolare del vescovo Berardo iniziò subito dopo la sua morte: il suo culto fu approvato e confermato da papa Pio VII il 10 maggio 1802[5].

La parentela con Santa RosaliaModifica

In base alle ricerche condotte a metà del XVII secolo dallo storico Pietro Antonio Tornamira (pubblicate nel 1674) e ad un albero genealogico conservato presso la biblioteca del Monastero dei Benedettini delle Vergini di San Martino delle Scale di Monreale, Berardo sarebbe stato prozio di santa Rosalia, patrona di Palermo e di tutta la Sicilia: la santa sarebbe stata infatti figlia del conte Sinibaldo delle Rose, membro della corte di Ruggero I e figlio di Teodino, fratello del cardinale dei Marsi.

L'interessante scoperta viene confermata anche da Franco Zazzara di Pescina, noto chirurgo oltre che studioso e scrittore, con una passione volta alla ricerca delle origini della Cristianità e al legame conflittuale tra Stato e Chiesa.

Per sottolineare il particolare legame che unisce le chiese particolari dei Marsi e di Palermo, fu chiamato il cardinale Salvatore De Giorgi (arcivescovo di Palermo) a celebrare la messa che, il 1º maggio 2004, segnò l'apertura dell'Anno giubilare indetto in occasione della ricorrenza del 925º anno delle nascita di san Berardo.

CultoModifica

 
La torre campanaria della chiesa di San Berardo a Pescina

Le reliquie di san Berardo sono conservate nella concattedrale di Santa Maria delle Grazie di Pescina, comune molto legato al culto del santo unitamente a Colli di Monte Bove, borgo del comune di Carsoli dove nacque. Il santo viene ufficialmente celebrato il 2 maggio e il 3 novembre dalla diocesi marsicana.[6]

San Berardo è considerato il santo patrono della Marsica.[7]

A Pescina fino al 1954 era in piedi la chiesa di San Berardo. Gravemente danneggiata dal terremoto di Avezzano e frettolosamente ristrutturata ebbe gravi problemi di staticità tanto che fu abbattuta. Di essa rimase in piedi solo la torre campanaria.

Lo scrittore Ignazio Silone, originario di Pescina, fu molto legato alla figura di san Berardo tanto da citarlo nei suoi romanzi Fontamara e Vino e pane. Poco prima della sua morte avvenuta a Ginevra nel 1978, lo scrittore chiese attraverso un testamento di poter essere sepolto sotto il vecchio campanile della chiesa di San Berardo. La sua lapide è meta di pellegrinaggi letterari e spirituali.

NoteModifica

  1. ^ Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971.
  2. ^ Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VII, Bologna, Forni Editore, 1971, sub anno 1108 sub voce "Colli".
  3. ^ (EN) Salvador Miranda, BERARDO, su fiu.edu – The Cardinals of the Holy Roman Church, Florida International University.
  4. ^ La fonte citata ((EN) Salvador Miranda, BERARDO, su fiu.edu – The Cardinals of the Holy Roman Church, Florida International University.) parla di cambio del titolo da Sant'Angelo in Pescheria a San Crisogono nel 1100 circa, ma nulla dice in proposito sul dopo. Nella scheda del cardinale Giovanni da Crema ((EN) Salvador Miranda, CREMA, Giovanni da, su fiu.edu – The Cardinals of the Holy Roman Church, Florida International University.) la stessa fonte dà quest'ultimo cardinale presbitero di San Crisogono dal 1117, inoltre Giovanni da Crema è dato anche da altre fonti partecipante al conclave del 1130, tenutosi nel febbraio di quell'anno, ma non così per Berardo, il quale avrebbe avuto invece tutti i titoli per parteciparvi in quanto deceduto nel novembre dello stesso anno, il che farebbe ritenere che nel 1117 (o prima) Berardo avesse rinunciato alla porpora cardinalizia. Tra le suddette fonti sono da menzionare:
    • (DE) Hans-Walter Klewitz, Reformpapsttum und Kardinalkolleg. Die Entstehung des Kardinalkollegiums. Studien über die Wiederherstellung der römischen Kirche in Süditalien durch das Reformpapsttum. Das Ende des Reformpapsttums, Darmstadt, Hermann Gentner Verlag, 1957, pp. 211–229;
    • (DE) Rudolf Hüls, Kardinäle, Klerus und Kirchen Roms: 1049–1130, Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, 1977, ISBN 978-3-484-80071-7, p. 84 ff;
    • (DE) Johannes Matthias Brixius, Die Mitglieder des Kardinalkollegiums von 1130-1181, Berlino, R. Trenkel, 1912. pp. 17–19, 31–40.
  5. ^ Jacques Dalarun: Berardo dei Marsi, un modello episcopale gregoriano (con lo studio della Raccolta inedita dei Miracoli di San Berardo - Bibliografia di Jacques Dalarun in Italiano) (PDF), Comune di Carsoli.
  6. ^ San Berardo, cardinale, Vescovo dei Marsi, Diocesi di Avezzano. URL consultato il 28 aprile 2020.
  7. ^ Pescina festeggia il santo patrono della Marsica, San Berardo, Marsica Live.

BibliografiaModifica

  • Pietro Antonio Corsignani, Reggia marsicana ovvero memorie topografico-storiche di varie colonie, e città antiche e moderne della provincia dei Marsi e di Valeria, compresa nel vetusto Lazio, e negli Abruzzi, colla descrizione delle loro chiese, e immagini miracolose; e delle vite de' santi, cogli uomini illustri, e la serie de' vescovi marsicani, vol. 2, Napoli, 1738.

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