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Sandro Biasotti

politico e imprenditore italiano
Sandro Biasotti
Sandro Biasotti datisenato 2018.jpg

Presidente della Regione Liguria
Durata mandato 12 maggio 2000 –
14 aprile 2005
Predecessore Giancarlo Mori
Successore Claudio Burlando

Senatore della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 23 marzo 2018
Legislature XVIII
Gruppo
parlamentare
Forza Italia
Circoscrizione Liguria
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 29 aprile 2008 –
22 marzo 2018
Legislature XVI, XVII
Gruppo
parlamentare
XVI:
- Il Popolo della Libertà

XVII:
- Forza Italia

Circoscrizione Liguria
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Forza Italia (Dal 2013)
In precedenza:
FI (1994-2009)
PdL (2009-2013)
Titolo di studio Diploma di istituto tecnico commerciale
Professione Imprenditore

Sandro Mario Biasotti (Genova, 2 luglio 1948) è un politico e imprenditore italiano.

Indice

BiografiaModifica

Attività imprenditorialeModifica

Nato a Genova nel 1948. Negli anni '70, con la malattia e la morte del padre, lascia gli studi di Economia all'Università Bocconi per occuparsi dell'azienda di famiglia attiva nel trasporto merci. Sarà tra i primi a sviluppare il trasporto a mezzo di container nel porto di Genova, dove rimarrà sempre.[senza fonte]

A metà degli anni novanta - dopo aver acquisito diverse società del ramo dei trasporti e delle attività portuali - costituisce un gruppo imprenditoriale del settore, con quindici società in tutta Italia.

Nel 1998 decide di cedere le sue attività per impegnare le sue energie imprenditoriali nel campo delle concessionarie di automobili.

Attività politicaModifica

Presidenza della LiguriaModifica

Nel 2000 entra in politica come candidato indipendente del Polo delle Libertà ed è eletto Presidente della Regione Liguria. Biasotti è ricordato per la "battaglia del pesto" che da Presidente della Regione Liguria sferrò contro la multinazionale alimentare Nestlé che fu costretta a cambiare il nome di alcuni suoi prodotti conservati e non freschi, che inducevano a confonderli con il pesto[1]. In seguito alla vicenda, il basilico genovese nel 2005 ottenne la denominazione di origine protetta.

Nel 2005 si ricandida, ma è sconfitto da Claudio Burlando, pur ottenendo un buon risultato della sua lista personale che affiancava i partiti del centro-destra,venendo eletto in consiglio regionale,in qualità di consigliere.

Nel 2008 è eletto deputato per il Popolo della Libertà. Per Tale motivo si dimette dalla carica di consigliere regionale della Liguria,optando per il seggio in Parlamento (visto che le due cariche sono incompatibili).

Nel 2010 si ricandida alla presidenza della Liguria, ma è battuto nuovamente dall'uscente Burlando. Venendo comunque eletto consigliere regionale,dimettendosi però da tale carica pochi mesi dopo,optando per il proprio seggio alla Camera dei deputati,visto che le due cariche sono incompatibili.

Alle Elezioni politiche italiane del 2013 viene rieletto deputato.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia[2][3].

Il 2 gennaio 2014 viene nominato coordinatore regionale del partito; il 27 maggio seguente rassegna le sue dimissioni nelle mani di Silvio Berlusconi come "atto dovuto a seguito del deludente risultato elettorale" delle Elezioni europee[4] ma il presidente le respinge due giorni dopo.[5]

Alle Elezioni regionali in Liguria del 2015 sostiene il candidato del centro-destra Giovanni Toti che riesce a vincere le elezioni con il 34,4% dei voti a distanza di 15 anni dall'insediamento proprio della giunta Biasotti.

Elezione al SenatoModifica

In occasione delle elezioni politiche del 2018 è eletto al Senato.

Procedimenti giudiziariModifica

Il 25 settembre 2017 viene rinviato a giudizio insieme ad altre 12 persone con l'accusa di peculato in relazione a un filone del caso delle spese pazze che ha coinvolto altri consiglieri regionali liguri per quanto riguarda la legislatura 2005-2010.[6]

Il 14 maggio 2019 vengono perquisiti gli uffici delle sue concessionarie in relazione a un’indagine della Procura di Genova su alcune aziende create per evadere l’IVA tra il 2015 e il 2018.[7]

NoteModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica