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Jacobaea gibbosa

specie di pianta della famiglia Asteraceae
(Reindirizzamento da Senecio gibbosus)

EtimologiaModifica

Il nome generico (Jacobaea) potrebbe derivare da due fonti possibili: (1) da San Giacomo (o Jacobus); oppure (2) in riferimento all'isola di S. Jago (Capo Verde).[1] Il nome specifico (gibbosa) significa “rigonfia”[2] (probabilmente dato per le gibbosità basali delle squame).
Il binomio scientifico attualmente accettato (Jacobaea gibbosa) è stato proposto prima dal botanico italiano Giovanni Gussone (1787 - 1866) e poi perfezionato dai botanici Rune Bertil Nordenstam (1936-) e Werner Rodolfo Greuter (1938 -) nella pubblicazione ”Willdenowia. Mitteilungen aus dem Botanischen Garten und Museum Berlin-Dahlem. Berlino-Dahlem” del 2006.[3]

DescrizioneModifica

 
Il portamento

L'altezza di queste piante varia da 3 a 6 dm. La forma biologica è camefita suffruticosa (Ch suffr), ossia sono piante legnose alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i 2 ed i 30 cm. Le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose. Queste piante possiedono al loro interno delle sostanze chimiche quali i lattoni sesquiterpenici e alcaloidi pirrolizidinici[4]

RadiciModifica

Le radici sono avventizie da rizoma.

FustoModifica

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un breve rizoma.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, robusta con portamento cespuglioso (è molto ramificata); alla base è legnosa. La superficie del fusto è bianco-tomentosa.

FoglieModifica

Le foglie si possono distinguere in basali e caulinari. Il contorno della lamina delle foglie inferiori è triangolare (dimensioni: larghezza 8 cm; lunghezza 15 cm). In tutti i casi la lamina è profondamente incisa (in modo diverso a seconda che siano basali o apicali) e si presenta con più o meno 5 lacinie lineari o lanceolate per lato e un segmento apicale dalle dimensioni di 4 x 6 cm a forma lobata o tripartita. La consistenza è grassetta e coriacea. Il colore è bianco niveo nella pagina inferiore e cenerino-farinoso (o verde scuro) in quella superiore. Le foglie lungo il fusto sono picciolate a disposizione alterna e con dimensioni minori ma simili nella forma.

InfiorescenzaModifica

L'infiorescenza è formata da diversi capolini in formazione di ampi e densi corimbi a volte circondati da rami laterali. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro cilindrico composto da più squame disposte su un unico rango e tutte uguali fra loro, che fanno da protezione al ricettacolo più o meno piano e nudo (senza pagliette)[5] sul quale s'inseriscono due tipi di fiori : quelli esterni ligulati gialli e quelli interni tubulosi di colore giallo aranciato. Alla base dell'involucro possono essere presenti alcune squame minori (da 1 a 3); mentre le squame interne sono glabre e alla base sono ingrossate in una gobba. Diametro dei capolini: 10 – 15 mm. Diametro dell'involucro: 5 – 6 mm. Lunghezza delle squame: 4 – 5 mm.

FioreModifica

I fiori sono zigomorfi e tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[6]
  • Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la parte inferiore dei petali è saldata insieme e forma un tubo; in particolare quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle fauci dilatate a cinque lobi, mentre nei fiori periferici (ligulati) il tubo termina con un prolungamento nastriforme terminante più o meno con cinque dentelli. Lunghezza dei fiori ligulati: 7 – 8 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo.
  • Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma profondamente bifido. Le branche stilari sono sub-cilindriche, troncate e con un ciuffo di peli alla sommità.[5] Le ramificazione (dello stilo) consistono in linee stigmatiche marginali (i recettori del polline).[4] L'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo.
  • Fioritura: da giugno a luglio;

FruttiModifica

I frutti sono degli acheni a forma più o meno cilindrica, striati e glabri. Sono inoltre provvisti di un pappo biancastro di setole disposte in serie multiple.

RiproduzioneModifica

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitatModifica

 
Distribuzione della specie
(Distribuzione regionale[7])

SistematicaModifica

La famiglia di appartenenza della Jacobaea gibbosa (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[9] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[10]). Il genere Jacobaea Mill. contiene poche specie (non più di una trentina) distribuite in tutto il mondo ma con habitat in preferenza situati in zone temperate.

Il genere Jacobaea è di recente costituzione (2006)[11]. In realtà questo gruppo di piante era già stato individuato nel 1754 dal botanico scozzese Philip Miller (1691 – 1771), ma in seguito le sue specie confluirono nel più grande genere Senecio (formando una sezione autonoma: Jacobaea). Recenti studi filogenetici (sui plastidi e sul DNA nucleare[11]) hanno dimostrato tuttavia che questa sezione forma un clade ben supportato legato solo lontanamente alle altre specie del genere Senecio, giustificando così pienamente la “riabilitazione” del “vecchio” genere Jacobaea. Per merito del lavoro citato sono state individuate 27 specie da assegnare al nuovo genere. Le ricerche sono ancora in atto, è quindi possibile che altre specie del genere Senecio si trovino in una posizione migliore nel nuovo genere Jacobaea. Inoltre la recente formazione di questo genere non ha permesso alle varie checklist botaniche di essere prontamente aggiornate, creando così una certa confusione nella tassonomia di questo gruppo.

All'interno del genere Jacobaea la J. gibbosa fa parte del “Gruppo di J. maritima” formato oltre dalla specie di questa voce anche dalla Jacobaea maritima e Jacobaea ambigua[12]. Questo gruppo è caratterizzato da un habitus bianco-tomentoso, foglie profondamente divise (pennatosette) a consistenza grassetta e infiorescenze corimbose ricche di piccoli capolini. La massima diversità si ha nel bacino mediterraneo (per l'Italia è la parte meridionale della penisola e la Sicilia).

Il numero cromosomico di J. gibbosa è: 2n = 40[13]

IbridiModifica

Nell'elenco seguente sono indicati alcuni ibridi interspecifici (I nominativi fanno ancora riferimento alla vecchia denominazione del genere):[14]

  • Senecio × albescens Burbidge & Colgan (1902) - Ibrido con J. vulgaris
  • Senecio × calvescens Moris & De Not. (1839) - Ibrido con J. erratica
  • Senecio × telonensis Albert in Albert & Jahandiez (1908) - Ibrido con J. vulgaris
  • Senecio × thuretii Briq. & Cavillier in Burnat (1916) - Ibrido con J. erucifolia

Specie similiModifica

 
Foglie e involucro di A) J. maritima; B) J. maritima subsp bicolor; C) J. gibbosa ; D) J. lycopifolia; E) J. ambigua (da Pignatti)

I “senecioni” (almeno quelli della flora spontanea italiana) non sono molto dissimili uno dall'altro. La Jacobaea maritima si distingue soprattutto per il suo habitus bianco-tomentoso. Altri senecioni hanno le foglie simili (tomentose color cinereo) come la Jacobaea incana (ma è molto più basso e vive a quote più alte), oppure la Jacobaea persoonii (si trova solo nel Cuneese) oppure la Jacobaea uniflora (le foglie sono intere e lineari) oppure il Senecio squalidus (è distribuito nelle Alpi centro-orientali).

Più difficile è il riconoscimento delle specie del Gruppo di J. maritima. Il disegno a lato sia delle foglie che dell'involucro possono aiutare l'identificazione delle varie entità.

UsiModifica

 
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

FarmaciaModifica

Questa pianta in generale contiene alcaloidi pirrolizidinici che sono molto tossici per il fegato. La medicina popolare per il Senecio cinerario riconosce la seguente proprietà: oftalmica (facilità il flusso del sangue agli occhi e quindi rafforza la resistenza alle infezioni).[15]

GiardinaggioModifica

La specie di questa voce è in coltivazione nei giardini europei fin dal 1563. Ad esempio era presente nel giardino botanico del medico e anatomista italiano Andrea Cesalpino (1519 – 1603).[16]

Necessita di un'esposizione in pieno sole, predilige i terreni ben drenati, sabbiosi o a scheletro prevalente (pietrosi). Tollera bene la siccità e la salinità (sia del terreno che per aerosol marino). Esistono molte cultivar utilizzate a scopo ornamentale, esse sono selezionate in base al colore e alla dimensione di foglie e fiori.

NoteModifica

  1. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 19 luglio 2011.
  2. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 10 luglio 2011.
  3. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 24 luglio 2011.
  4. ^ a b Judd 2007, pag. 523.
  5. ^ a b Motta 1960, Vol. 3 – pag 694.
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 22 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  7. ^ Conti et al. 2005, pag. 164.
  8. ^ All'interno del SIN "Torre di Taureana".
  9. ^ Judd 2007, pag. 520.
  10. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  11. ^ a b Pelser et al. 2006, pag. 1-2.
  12. ^ Passalacqua et al. 2008.
  13. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato l'11 luglio 2011.
  14. ^ Index synonymique de la flore de France, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 12 luglio 2011.
  15. ^ Plants For A Future, su pfaf.org. URL consultato l'11 luglio 2011.
  16. ^ Motta 1960, Vol. 3 – pag 693.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica