Stereotipo

opinione ipersemplificata e precostituita
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Lo stereotipo è una caratteristica soggettiva semplificata e persistente applicata ad un luogo, un oggetto, un avvenimento o ad un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità. Si tratta di un concetto astratto e schematico che può avere un significato neutrale (ad es. lo stereotipo del Natale con la neve e il caminetto acceso), positivo ("i francesi sono romantici") o negativo (l'associazione tra consumo di droghe e la musica rock) e, in questo caso, rispecchia talvolta l'opinione di un gruppo sociale riguardo ad altri gruppi. Lo stereotipo (anche quello "positivo") è una credenza radicata che può essere cambiata tramite l'educazione e/o la familiarizzazione[1].

Talvolta lo stereotipo è una caricatura o un'inversione di alcune caratteristiche positive possedute dai membri di un gruppo, esagerate al punto da diventare detestabili o ridicole. Alcuni gruppi hanno cercato, per deliberata strategia politica, di sviluppare nuovi stereotipi positivi su sé stessi[2].

OriginiModifica

Il termine stereotipo – dal greco "stereos" (duro, solido, rigido) e "typos" (impronta, immagine, gruppo), quindi "immagine rigida" – nasce in ambito tipografico, inventato da Firmin Didot per indicare un metodo di duplicazione delle composizioni tipografiche e dei cliché: l'originale da duplicare veniva fortemente pressato contro uno speciale tipo di cartone resistente al calore, detto flano (dal francese flan), che ne riceveva l'impronta; nell'impronta così ottenuta si versava la consueta lega tipografica ottenendo una o più matrici in rilievo per la stampa[3].

In origine, i termini cliché e stereotipo avevano il medesimo significato. In particolare, cliché era un termine onomatopeico derivato dal suono prodotto durante il processo di stereotipizzazione, quando la matrice colpiva il metallo fuso. Nel tempo divenne una metafora per un qualsiasi insieme di idee ripetute identicamente, in massa, con modifiche minime.

Nel 2002 Susan Fiske e colleghi hanno elaborato uno strumento teorico Modello del contenuto degli stereotipi per lo studio ed i contenuti del pregiudizio.[4]

Lo stereotipo fa, quindi, riferimento alle "rigide generalizzazioni riguardanti gruppo sociali, dal contenuto illogico e inesatto" che rappresentano in modo alterato la realtà perché la fanno percepire come se fosse tutta uguale, come se gli individui di un gruppo fossero tutti uguali. In particolare, secondo Henri Tajfel, uno psicologo di origine polacca, gli stereotipi nascono da un processo di categorizzazione secondo la quale gli individui ordinano le persone, oggetti ed eventi in base ad alcune categorie che limitano la quantità di informazioni con le quali si dovrebbero confrontare, semplificando così la complessità del mondo ed evitando di avere un atteggiamento differenziato rispetto ad ogni cosa o situazione.

Gli stereotipi sono comunque difficili da modificare perché hanno la caratteristica di rigidità continuata nel tempo che è data dall’autoriproduzione di vari meccanismi collegati ai processi mentali o a dinamiche di comunicazione sociale. Ad esempio, quando ci si accosta agli altri, o alle categorie sociali, spesso si hanno aspettative derivanti da precedenti esperienze personali o da opinioni diffuse, ma si dovrebbe verificare e valutare se queste opinioni coincidono effettivamente con il rapporto con la persona o il gruppo.

Di conseguenza gli stereotipi svolgono una doppia funzione:

  • Individuale: come aiuto nella struttura cognitiva dell'ambiente sociale dell'individuo:
  • Sociale: per il gruppo.

Stereotipi dei gruppi su altri gruppiModifica

Stereotipi comuni comprendono una varietà di opinioni su gruppi sociali basate su etnia, sessualità, nazionalità, religione, politica e propensioni, ma anche professione, status sociale e ricchezza. Diversi stereotipi esistono all'interno di grandi gruppi, e sono legati ai vari sotto-gruppi che esistono all'interno di questi. Il termine stereotipo, all'interno delle scienze sociali, fu promosso da Walter Lippmann intorno al 1920, nei suoi studi sul pregiudizio.[5] Dalle considerazioni di Lippmann sono stati sviluppati numerosi studi, che cercarono di definire e misurare gli stereotipi etnici e razziali con un esperimento con gli studenti universitari, in cui rilevarono che lo stereotipo è come un'impressione fissa che non cambia nel corso del tempo.

Stereotipi nella culturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Personaggio tipo.

In arte e letteratura, gli stereotipi sono rappresentati da situazioni o personaggi prevedibili[6][7]. Ad esempio, lo stereotipo del diavolo è quello di un personaggio rosso, con corna e forcone, mentre lo stereotipo del venditore è quello di un individuo ben vestito, che parla rapidamente, di cui non ci si può fidare. La Commedia dell'arte italiana era nota per i suoi personaggi e situazioni tipiche. Nel corso della storia i cantastorie hanno sempre attinto a personaggi e situazioni stereotipe, allo scopo di far meglio comprendere al pubblico le nuove storie. Talvolta questi stereotipi possono essere molto complessi e sofisticati, come nel caso di Shylock, protagonista de Il mercante di Venezia di William Shakespeare[8].

L'immediata riconoscibilità di alcuni stereotipi fa sì che questi vengano largamente utilizzati nella produzione di pubblicità efficaci o nelle sit-com. Gli stereotipi cambiano ed evolvono nel tempo, pertanto potrebbe essere difficile riconoscere oggi alcuni degli stereotipi relativi alla società di qualche decennio fa[9][10].

Il luogo comuneModifica

Il luogo comune è un'opinione (non necessariamente "vera") o un concetto la cui diffusione, ricorrenza o familiarità ne determinano l'ovvietà o l'immediata riconoscibilità. In letteratura è detto tòpos e indica il ricorrere di un tema in un autore o in un genere letterario o artistico. Il termine deriva dalla locuzione latina locus communis, la piazza (il forum), dove le persone si incontravano e conversavano.

Oltre a non essere stabile nel tempo, la diffusione di un luogo comune non è necessariamente omogenea nella popolazione: può infatti essere limitata a gruppi in base a culture, interessi, professioni, orientamenti politici.

Luoghi comuni, più strettamente legati alla tradizione, possono essere i detti, i proverbi o le citazioni. Possono essere opinioni interessanti, talora acute, che legittimamente possono essere utilizzate come punto di partenza per un pensiero critico o essere pronunciate come rappresentazione di una verità inconfutabile o derivare dalla saggezza popolare[11][12].

GalleriaModifica

NoteModifica

  1. ^ Mike Cardwell, Dictionary of psychology, Chicago Fitzroy Dearborn, 1999, ISBN 978-1579580643.
  2. ^ Myers, David G., Social psychology, Twenge, Jean M., 1971-, 11th, New York, NY, McGraw-Hill, 2013, ISBN 978-0-07-803529-6, OCLC 795645100.
  3. ^ Firmin Didot, uno dei padri della tipografia 'moderna', su Draft.it, 3 luglio 2020. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  4. ^ Fiske, Cuddy, Glick, Xu, A model of (often mixed) stereotype content: Competence and warmth respectively follow perceived status and competition, Journal of Personality and Social Psycology, 82, 878-902
  5. ^ Public Opinion (1922), in Progetto Gutenberg.
  6. ^ Melinda Burgess e Karen Dill, Playing With Prejudice: The Prevalence and Consequences of Racial Stereotypes in Video Games, in Media Psychology, vol. 14, n. 3, 15 settembre 2011, pp. 289–311, DOI:10.1080/15213269.2011.596467.
  7. ^ Kevin Lee, "The Little State Department": Hollywood and the MPAA's Influence on U.S. Trade Relations, in Northwestern Journal of International Law & Business, vol. 28, n. 2, gennaio 2008.
  8. ^ Daniela Capone, Profili dell'usura e della polemica antiebraica nel Rinascimento. Il mercante di Venezia di Shakespeare, 2001. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  9. ^ Lesson 2 – Stock Characters | BYU Theatre Education Database, su tedb.byu.edu. URL consultato il 30 marzo 2018.
  10. ^ Alexander Fedorov, Media Stereotypes Analysis in the Classroom at the Student Audience, in European Journal of Contemporary Education, vol. 12, n. 2, 2015, pp. 158–162, DOI:10.13187/ejced.2015.12.158.
  11. ^ Frequently Asked Questions, su implicit.harvard.edu. URL consultato il 14 aprile 2018.
  12. ^ Craig McGarty, Vincent Y. Yzerbyt e Russel Spears, Social, cultural and cognitive factors in stereotype formation (PDF), in Stereotypes as explanations: The formation of meaningful beliefs about social groups, Cambridge, Cambridge University Press, 2002, pp. 1–15, ISBN 978-0-521-80047-1.
  13. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  14. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  15. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  16. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  17. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  18. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  19. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  20. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  21. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.
  22. ^ Reading rambo ideologically - Ideology - film, cinema, su www.filmreference.com. URL consultato il 10 ottobre 2021.

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