William Joseph Levada

arcivescovo cattolico e teologo statunitense
William Joseph Levada
cardinale di Santa Romana Chiesa
Procession - His Eminence William Cardinal Levada.jpg
Il cardinale Levada l'11 luglio 2009
Coat of arms of William Joseph Levada.svg
Fratres in unum
 
Incarichi ricoperti
 
Nato15 giugno 1936 a Long Beach
Ordinato presbitero20 dicembre 1961 dall'arcivescovo Martin John O'Connor
Nominato vescovo25 marzo 1983 da papa Giovanni Paolo II
Consacrato vescovo12 maggio 1983 dal cardinale Timothy Manning
Elevato arcivescovo1º luglio 1986 da papa Giovanni Paolo II
Creato cardinale24 marzo 2006 da papa Benedetto XVI
Deceduto25 settembre 2019 (83 anni) a Roma
 

William Joseph Levada (Long Beach, 15 giugno 1936Roma, 25 settembre 2019) è stato un cardinale, arcivescovo cattolico e teologo statunitense.

BiografiaEdit

Sacerdote della diocesi di Los Angeles dal 1961, fu nominato vescovo ausiliare della stessa da papa Giovanni Paolo II nel 1983. Fu ordinato vescovo il 12 maggio 1983 dal cardinale Timothy Manning ed eletto alla sede titolare di Capri.

Dal 1976 al 1983 fu officiale all'ex Sant'Uffizio.

Nel 1986 fu trasferito alla sede arcivescovile di Portland in Oregon.

Dal 1986 al 1992 fu l'unico statunitense a far parte del comitato redazionale che scrisse il Catechismo della Chiesa cattolica (comitato che lavorò sotto la supervisione di una commissione cardinalizia guidata dal cardinale Ratzinger).

Il 17 agosto 1995 fu nominato coadiutore dell'arcivescovo di San Francisco John Raphael Quinn al quale succedette il 27 dicembre dello stesso anno.

Come arcivescovo di San Francisco non mancò di far sentire il suo dissenso nei confronti delle autorità municipali favorevoli al matrimonio fra gay. Nel febbraio 2004 espresse il suo appoggio a un emendamento costituzionale che stabilisse esplicitamente che poteva definirsi matrimonio solo una unione tra un uomo e una donna, un atto sottoposto a lunghe procedure del Congresso e degli Stati insabbiato però dal Senato americano. Invocò la rinascita di un'apologia cattolica e auspicò un atteggiamento più aggressivo nei confronti dell'invadenza delle sette protestanti in America Latina. Sempre nel 2004 prese le distanze da quei suoi confratelli che avevano impostato una linea dura nei confronti dei politici cattolici abortisti minacciandoli di privarli della comunione.

Il 13 maggio 2005 fu nominato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede da papa Benedetto XVI (Levada prese il posto proprio di papa Ratzinger, che fu prefetto per 24 anni prima di diventare papa). Quella di Levada sembra essere una scelta personalissima di Benedetto XVI, che lo ritenne pienamente affidabile e non considerò ostativa la mancanza in Levada di una forte formazione accademico-teologica e canonistica.[senza fonte]

Nel gennaio 2006 fu chiamato a testimoniare, a San Francisco, sugli abusi sessuali commessi su minori da alcuni preti dell'arcidiocesi di Portland (dov'era stato arcivescovo dal 1986 al 1995; era infatti l'autorità responsabile dei preti colpevoli di abusi sessuali).

Nel concistoro del 24 marzo 2006 fu creato cardinale da Benedetto XVI con l'assegnazione della diaconia di Santa Maria in Domnica, chiesa paleocristiana sul colle Celio.

Nel maggio 2007 partecipò alla V conferenza episcopale latinoamericana ad Aparecida come membro designato dal papa.

Dall'8 luglio 2009 fu presidente della Pontificia commissione "Ecclesia Dei" per volere di papa Benedetto XVI e dopo le dimissioni del cardinale Darío Castrillón Hoyos. Il Papa decise così per tentare un più intenso dialogo con la componente più tradizionalista e di ispirazione lefebvriana.

Nel mese di agosto 2015 venne arrestato nelle Isole Hawaii con l'accusa di guida in stato di ebbrezza, e successivamente rilasciato dietro pagamento di una cauzione.[1]

Il 15 giugno 2016, al compimento dell'ottantesimo anno di età, uscì dal novero dei cardinali elettori. Cinque giorni dopo optò per l'ordine presbiterale, mantenendo invariata la diaconia elevata pro hac vice a titolo presbiterale.

Morì a Roma nella notte del 25 settembre 2019[2]. Il 27 settembre, alle ore 12, all'altare della Cattedra della basilica di San Pietro in Vaticano, si tennero le esequie presiedute dal cardinale Tarcisio Bertone. Al termine della celebrazione eucaristica papa Francesco presiedette il rito dell'ultima commendatio e della valedictio. Le esequie in patria si tennero il 24 ottobre 2019 alle ore 10 nella cattedrale di Santa Maria Assunta e furono presiedute dall'arcivescovo Salvatore Joseph Cordileone mentre l'omelia venne pronunciata dall'arcivescovo di Santa Fe John Charles Wester. Al termine del rito la salma venne tumulata nella cappella degli arcivescovi del Holy Cross Catholic Cemetery di Colma.

Pedofilia nel clero e ricorso alla Corte penale internazionaleEdit

Nel settembre 2011 il gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests[3]) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Constitutional Rights[4]) hanno depositato presso la Corte penale internazionale dell'Aia un ricorso[5] in cui accusano papa Benedetto XVI, il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, di crimini contro l'umanità[6] per la presunta copertura dei reati commessi da sacerdoti contro i minori[7][8][9].

Nel febbraio del 2012 l'accusa viene ritirata in seguito a una notifica da parte dello stesso avvocato Jeff Anderson che cercò di incolpare Benedetto XVI e i cardinali Bertone, Sodano e Levada. Come ha spiegato l'avvocato della Santa Sede Jeffrey S. Lena, la notifica ha provocato «l'archiviazione immediata della causa, senza che sia necessaria una sentenza in merito emanata dalla corte». Il motivo di tale scelta è spiegato dallo stesso avvocato Lena: «Hanno ritirato tutto perché sapevano che avrebbero perso se avessero continuato a perseguire il caso. Non volevano una pronuncia negativa da parte del giudice» infatti, se si fosse continuato, l'assoluzione avrebbe fatto giurisprudenza. La notizia dell'archiviazione è passata quasi del tutto inosservata da parte dei mass media, a differenza delle accuse che sui giornali occuparono un posto di assoluto rilievo[10][11].

Genealogia episcopaleEdit

Successione apostolicaEdit

OnorificenzeEdit

  Cappellano Gran Croce Conventuale ad Honorem del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM)
— 1996
  Balì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM)
— Roma, 25 maggio 2006[12]

NoteEdit

Altri progettiEdit

Collegamenti esterniEdit

Controllo di autoritàVIAF (EN255346190 · ISNI (EN0000 0003 7810 9076 · LCCN (ENn89617860 · GND (DE1030161631 · WorldCat Identities (ENn89-617860