Africa orientale

regione dell'Africa
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La Macroregione ONU dell'Africa Orientale.

L'Africa orientale è la regione africana geograficamente più estesa a est; affaccia in parte sul Mar Rosso e quasi interamente sull'oceano Indiano. Politicamente essa è anche una macroregione come definita dalle Nazioni Unite[1].

Indice

Composizione politicaModifica

L'Africa orientale è politicamente ricompresa nelle sovranità dei seguenti Paesi:

StoriaModifica

PreistoriaModifica

L'Africa orientale è la regione del mondo ove si ritiene sia nata la specie umana. Nella gola di Olduvai in Tanzania sono stati trovati resti di antropoidi risalenti a oltre due milioni di anni fa, e molte culture preistoriche sono sorte nel corso dei millenni in questa regione. Le parti più interne, coperte da foreste equatoriali, erano abitate da pigmei, negli altopiani e lungo le coste vi erano anticamente popolazioni di etnia khoisan. Tutte queste popolazioni erano dedite alla caccia e alla raccolta. Attualmente i discendenti degli antichi pigmei costituiscono l'etnia batwa, questi popoli prima dell'arrivo dei bantu praticavano già la lavorazione della ceramica e conoscevano forse già l'uso del ferro.

Tra il 3000 e il 1000 a.C. giunsero dalle regioni dell'alto Nilo, attuale Etiopia, popolazioni kushitiche di pastori, che praticavano l'allevamento di bovini, attestato in Africa orientale dal 1000 a.C., e probabilmente la coltivazione del sorgo e di legumi. Contemporaneamente a queste migrazioni settentrionali, circa nel 1000 a.C. vi sarebbe stata da occidente, dalla regione costiera del golfo di Guinea, attuali Nigeria e Camerun, una prima ondata di migrazioni di popoli di etnia bantu, di cui una parte si diresse verso sud nell'attuale Angola, e l'altra verso oriente raggiunse la regione del lago Vittoria.

Da qui sarebbe partita una seconda ondata di migrazioni bantu, che si sarebbero espansi verso sud ovest circa nel 600 a.C. diffondendo nella regione corrispondente agli attuali Stati di Burundi, Uganda e Ruanda l'uso del ferro, ivi attestato dal vii secolo a.C. I bantu erano agricoltori, essi avrebbero diffuso l'agricoltura nella regione, trasformandola sostanzialmente proprio grazie all'uso del ferro. Essi costituiscono la maggior parte delle etnie attuali della regione, nonché di tutta l'Africa nera.

Tra le popolazioni bantu che giunsero all'inizio dell'evo moderno vi sono i bahutu, che avrebbero scacciato le popolazioni pigmee batwa e i khoisan e dissodato in massa il terreno trasformandolo in una regione coltivata. I bantu sono generalmente di corporatura tozza e robusta e di modesta altezza, e si diffusero in diverse ondate nel corso del primo millennio d.C. La struttura della società bantu era comunque di tipo tribale, non vi erano entità statuali molto strutturate.

Una terza ondata migratoria bantu, ultima attestata, si originò dai bantu che avevano in precedenza colonizzato la regione dello Zambesi, cioè a sud, i quali si espansero sia ulteriormente verso sud nell'attuale Sudafrica sia verso nord, raggiungendo le precedenti popolazioni bantu già stanziate in Africa orientale circa nel 700 d.C.

Anche dopo la colonizzazione dei bantu, proseguirono le migrazioni di popoli nomadi di allevatori di etnia kushitica provenienti dal nord, cioè dall'Etiopia risalendo il corso del fiume Nilo, e le popolazioni stanziali di agricoltori bantu convissero per lungo tempo con gli allevatori nomadi, tra cui i bahima dell'attuale Uganda, e vi furono in alcuni casi degli scontri tra i due sistemi economici, in altri casi una integrazione graduale delle due etnie. Nel territorio dell'attuale Uganda essi costituirono dei piccoli regni, come il regno di Kitara.

Contatti con gli ArabiModifica

Fin dal VII secolo d.C. gli Arabi colonizzarono l'isola di Zanzibar, al largo della Tanzania, e alcuni territori sulle coste dell'Africa orientale. Le colonie arabe commerciavano oro e avorio di cui si rifornivano nel continente africano, diventando gradualmente molto ricche.

A partire dal XII secolo d.C. queste prime colonie si espansero lungo tutta la costa dell'Africa orientale, dove si diffuse la lingua araba e la religione islamica, ma mescolandosi con la preesistente lingua e tradizioni bantu, dando luogo alla cultura e lingua swahili, che a partire dalle coste si diffuse gradatamente fino alla regione più interna dei grandi laghi, costituendo un elemento unificante della regione, che per il resto è abitata da popolazioni di etnie molto diverse tra loro. Nei secoli XIII-XV la cultura swahili si diffuse molto e i commerci originati da questa regione arrivavano fino in India e Cina. Nel resoconto del geografo arabo Ibn Battuta la città insulare di Kilwa, al largo della Tanzania, era descritta come molto fiorente.

Nell'entroterra proseguirono le migrazioni di popoli kushitici provenienti da nord, che convissero con la maggioranza bantu, dedita all'agricoltura e anche ai commerci con gli Arabi. Tra i popoli kushitici, di corporatura più longilinea rispetto ai bantu, cioè più alti e meno tozzi, giunsero nel XIV secolo i Batutsi, italianizzato vatussi, dediti alla caccia e all'allevamento del bestiame, in particolare bovini. Questi popoli erano anche abili guerrieri, e nella regione dell'attuale Ruanda assoggettarono i bantu stanziali di etnia Bahutu, costituendovi nel corso del XV secolo dei piccoli regni con una struttura gerarchica ai cui vertici vi era un re guerriero, come il regno del Ruanda ove vi era il clan dei Nighinya. Nel territorio dell'attuale Uganda invece il regno di Kitara, ove si praticava la coltivazione del caffè, la lavorazione del ferro e l'allevamento di bovini, fu minacciato dal nascente regno di Bunyoro, anch'esso retto da popolazioni di etnia kushitica dell'alto Nilo. Anche negli altopiani interni del Kenya vi erano popoli nilotici di guerrieri e allevatori, scacciati dalle più fertili pianure costiere dagli agricoltori bantu, così tra i due sistemi e popolazioni vi erano conflitti.

Nel XVI secolo a partire dalle esplorazioni di Vasco de Gama, che nel 1498 aveva per la prima volta doppiato il Capo di buona speranza e raggiunto così l'Oceano indiano, la costa dell'Africa orientale fu raggiunta anche dai mercanti portoghesi, che si impadronirono in breve tempo di alcune colonie arabe lungo le coste della Tanzania e si estesero a sud fino al Mozambico, mentre gli Arabi restavano a nord, attuali Kenya e Somalia.

Ma mentre le coste erano contese tra mercanti portoghesi e arabi, la regione interna dei grandi laghi era ancora in mano agli indigeni africani, dove si erano formate delle piccole entità statuali, perlopiù rette da re guerrieri di etnia Tutsi, circondati da molti altri più piccoli in rapporto di dipendenza e vassallaggio dai più potenti. Essi depredavano la regione circostante e commerciavano l'avorio, nonché i prigionieri di guerra come schiavi, con i mercanti arabi insediati sulle coste dell'attuale Kenya. Tra questi emerse nell'attuale Uganda meridionale, cioè a sud del Nilo, il regno di Buganda, che nel XVIII secolo divenne il principale della regione soppiantando il regno di Bunyoro, e accanto a quelli di Ankole, Toro e Busogu. Questi cinque regni meridionali furono il nucleo dell'attuale Uganda, mentre la parte a nord del Nilo era abitata da popolazioni nilotiche nomadi, dedite all'allevamento, che non avevano costituito alcuna entità statuale definita. Ciò suggerisce che la struttura statuale si sia creata in relazione ai rapporti con la civiltà araba. Il re di Buganda era detto kabaka, e commerciava avorio e schiavi con gli Arabi della costa. Grazie a questi scambi commerciali l'islam e la cultura swahili penetrarono gradatamente dalla costa verso l'interno.

Contemporaneamente un re di etnia Tutsi proveniente dal regno del Ruanda sarebbe stato intorno all'anno 1680 il fondatore del limitrofo regno del Burundi. Il re tutsi del regno del Burundi, chiamato mwami, riscuoteva i tributi dagli agricoltori e allevatori locali, con un sistema di tipo feudale.

Affini ai kushitici vatussi furono pure i Masai che giunsero negli altopiani del Kenya nel XVII secolo quando le regioni costiere erano saldamente in mano agli agricoltori Kikuyu, di etnia bantu, e nel corso del XVIII secolo si spostarono verso sud ma soltanto nell'altopiano interno, restando dediti alla caccia e all'allevamento, commerciando con i più ricchi Kikuyu della pianura costiera attraverso l'intermediazione dei mercanti di etnia kamba, i quali si dice che abbiano anche diffuso leggende sulla ferocia dei Masai, al fine di scoraggiare gli Arabi e i Portoghesi dall'esplorare le regioni interne e sottrarre loro il monopolio dei commerci.

Nel XVIII secolo il sultanato arabo dell'Oman sostenne le ribellioni dei popoli indigeni neri contro i portoghesi e riconquistò le coste della Tanzania, nel 1840 spostò la capitale del sultanato a Zanzibar, quale avamposto di una reconquista araba dell'Africa orientale finalizzato al commercio degli schiavi, di cui Zanzibar era il terminale analogamente al fiume Gambia e Dakar in Africa occidentale, destinati alle regioni asiatiche dell'estremo oriente. Zanzibar divenne anche un centro di coltivazione dei chiodi di garofano, e del commercio delle spezie, e di diffusione ulteriore della cultura swahili.

La penetrazione europeaModifica

L'Africa orientale nel XIX e fino all'inizio del XX secolo, fu terra di conquista e di contrasto per le principali potenze europee dell'epoca. In questa corsa verso l'Africa, tutte le zone del continente, compresa l'Africa orientale, divennero parte degli imperi coloniali europei.

I primi colonizzatori furono i portoghesi che si stabilirono nel sud del Mozambico, espandendosi in seguito anche verso il nord del paese fino ad incontrare gli inglesi presso il lago Malawi che avevano creato un protettorato nella zona dell'attuale stato del Malawi, lasciando ai portoghesi il controllo della costa est del lago.

L'impero britannico conquistò le zone più fertili e promettenti dell'Africa orientale, quelle degli attuali Uganda e Kenya. Queste zone, molto adatte all'agricoltura furono usate dagli inglesi per coltivazioni commerciali e di esportazione come il caffè e il o per l'allevamento di bestiame da carne e da latte. In più la regione aveva le potenzialità per accogliere l'espansione demografica inglese, grazie anche alle condizioni climatiche favorevoli a stanziamenti in stile europeo, come quelli di Nairobi o Entebbe.

I francesi si stanziarono in Madagascar (la più grande isola dell'oceano indiano e la quarta nel mondo) e in altre isole minori come Reunion e le Comore. Il Madagascar fu ceduto ai francesi dagli inglesi in cambio di Zanzibar, un importante base per il commercio delle spezie. Gli inglesi mantennero comunque delle isole minori come le Seychelles e le fertili Mauritius.

Gran parte dell'area era poi in mano dell'impero tedesco sotto il nome di Africa Orientale Tedesca, nella zona dell'attuale Ruanda, Burundi e della parte della Tanzania continentale chiamata Tanganyika. Nel 1922 gli inglesi ottennero dalla Società delle nazioni l'autorità sul Tanganyika, territorio che unirono poi a Zanzibar per formare la Tanzania. L'Africa orientale sotto il dominio tedesco sebbene fosse molto estesa non era strategicamente importante come quella sotto il controllo britannico situata più a nord. Quelle tedesche erano infatti zone dal clima e dalla geomorfologia più inospitale. La parte sud della Somalia divenne colonia italiana (Somalia Italiana), mentre una striscia di terra nel nord del paese rimase sotto il controllo britannico (Somaliland britannica). La costa della parte nord del paese era di fronte alla colonia inglese di Aden nella penisola arabica; insieme questi territori garantivano agli inglesi il controllo del passaggio. Anche i francesi avevano il loro avamposto strategico sulla via dell'Indocina con la piccola colonia di Gibuti anche chiamata Somaliland francese.

L'unica parte della regione indipendente era l'Etiopia che venne occupata solo brevemente dagli italiani (1936-1941). L'occupazione aveva avuto inizio dal piccolo porto di Assab in Eritrea, comprato dagli italiani. Da qui partì la colonizzazione dell'Eritrea e in seguito dell'Etiopia.

Il postcolonialismoModifica

Dopo la seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna avviò un processo per portare gradualmente le colonie all'indipendenza e all'ingresso nel Commonwealth. Negli anni 1950 in Tanganika un leader indigeno, Nyerere, tra i pochi ad aver ricevuto istruzione universitaria occidentale, organizzò un partito e avviò il processo di indipendenza che terminò nel 1961. Nel 1963 anche Zanzibar divenne indipendente e l'anno seguente le due ex colonie si unirono nella Tanzania. L'intenzione di Nyerere e delle autorità coloniali britanniche era di confederare nell'unione anche Kenya e Uganda ma ciò non accadde. L'Ugnda divenne indipendente nel 1962, con il re del Buganda, affiancato dal Primo ministro Obote, di etnia lango. Il Kenya divenne indipendente nel 1963 a seguito della rivolta dei Mau Mau, cioè dei Kikuyu, e a seguito delle elezioni del presidente Kenyatta entrò a far parte del sistema capitalistico, scelta confermata anche dal suo successore Moi. Nel 1966 il premier ugandese Obote depose il re, e fu deposto dal generale Amin. Cercò accoglienza in Tanzania, ove costituì l'esercito di liberazione dell'Uganda e con esso invase l'Uganda e riprese il potere. Ma Museweni fondò un partito di opposizione nel nord dell'Uganda, e a seguito di un golpe del generale Okello, il partito di Museweni prese il potere. Nel frattempo nacque in Uganda un movimento fondamentalista cristiano, fondato da donna Lakwena e ripreso da Kony, che fondò l'armata dell'esercito di liberazione del Signore. In Tanzania invece il presidente Nyerere, con la dichiarazione di Arusha, promosse un ideale socialista per lo sviluppo della Tanzania e l'uscita dal colonialismo, detto ujamaa, secondo l'ideale di autosufficienza basato sui villaggi africani, in modo da essere indipendente da un'economia coloniale nel sistema capitalistico globale. La Tanzania si evolse verso una repubblica monopartitica a guida del partito unico della rivoluzione di Nyerere, come sancito dalla revisione costituzionale del 1982. Nella colonia belga del Ruanda-Urundi la minoranza tutsi che storicamente esercitava il potere era stata favorita, mentre la maggioranza hutu era oppressa. Con la decolonizzazione nacque nel 1957 in Ruanda un partito di ispirazione democratica, che chiedeva il diritto della maggioranza Hutu a governare, così quando il Ruanda divenne una repubblica indipendente nel 1962, fu eletto presidente Kaybanda, di etnia Hutu maggioritaria, e la minoranza Tutsi fuggì nel Burundi, dove i Tutsi erano ancora al potere. Nel 1963 i Tutsi del Burundi invasero il Ruanda, ma nel 1965 anche in Burundi vi furono elezioni democratiche dove la maggioranza Hutu elesse il proprio candidato, ma il capoclan tutsi Micombero con un golpe assunse il potere proclamandosi presidente della Repubblica. Nel 1972 gli Hutu tentarono di riprendere il potere in Burundi, che causò in risposta una prassi genocidaria da parte di Micombero. Gli Hutu cercarono riparo in Tanzania e Zaire. Nel 1973 in Ruanda vi fu un golpe del generale hutu Habyarima, che approvò una nuova Costituzione. Nel 1976 in Burundi Micombero fu deposto da Bagaza, del suo stesso clan. In Burundi era vietata agli Hutu l'istruzione superiore e ogni ruolo di governo, per tenere il potere nelle mani dei Tutsi. Nel 1987 Bagaza fu deposto da Buyoya. Con la fine della guerra fredda, questi fu costretto a indire elezioni multipartitiche, che portarono alla vittoria di Ndaaye, espresso dalla maggioranza Hutu, e subito assassinato dall'esercito, che era in mano ai Tutsi. Gli successe Ntariamiya, anch'egli Hutu, ma fu assassinato nel 1994. A seguito di ciò nel vicino Ruanda la maggioranza Hutu si vendicò sulla minoranza Tutsi nel proprio territorio con un genocidio ai danni dei Tutsi, in quanto questa etnia deteneva illegalmente il potere nel vicino Burundi. Ciò portò a un governo di coalizione in Burundi, per scongiurare il propagarsi della ribellione, infine nel 1996 Buyoya tornò nuovamente al potere. Soltanto nel 2001 si giunse a un governo di unità nazionale e all'elezione di un presidente Hutu nel 2005 e anche di un generale dell'esercito Hutu nel 2009. Nel Ruanda dopo il genocidio del 1994 la presidenza è stata assunta da Kagame, confermata nel 2003 e 2010. Con l'aiuto di forze internazionali, si tenta di riconoscere i crimini compiuti e di superare gli storici contrasti etnici.

CuriositàModifica

NoteModifica

  1. ^ Composition of macro geographical (continental) regions, United Nations. URL consultato il 28 novembre 2016.

Voci correlateModifica

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