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Amastri
Sede arcivescovile titolare
Archidioecesis Amastriana
Patriarcato di Costantinopoli
Sede titolare di Amastri
Mappa della diocesi civile del Ponto (V secolo)
Arcivescovo titolare sede vacante
Istituita XIX secolo
Stato Turchia
Arcidiocesi soppressa di Amastri
Eretta circa II secolo
Soppressa circa XV secolo
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
La città di Amastri oggi.

L'arcidiocesi di Amastri (in latino: Archidioecesis Amastriana) è una sede soppressa del patriarcato di Costantinopoli e una sede titolare della Chiesa cattolica.

Indice

StoriaModifica

Amastri, l'odierna città di Amasra in Turchia, fu una sede episcopale della provincia romana della Paflagonia nella diocesi civile del Ponto e nel patriarcato di Costantinopoli.

Il Martirologio Romano, alla data del 17 luglio, ricorda il martire san Giacinto[1]; la nota biografica riportata dal sinassario riferisce che il martire visse all'epoca del vescovo Eracleide di Amastri, ignoto alle fonti storiche, attribuito da Le Quien al IV secolo.[2]

La sede è menzionata nelle Notitiae Episcopatuum del patriarcato fino al XIV secolo, dapprima come arcidiocesi autocefala, indipendente dal metropolita di Gangra, e poi, dal X secolo circa, come sede metropolitana senza suffraganee, che si mantenne per i secoli successivi fino a quando, per il diminuire del numero dei cristiani, la sede fu soppressa nel XV secolo.[3]

Il primo vescovo storicamente documentato è Eupsichio, che prese parte al primo concilio ecumenico celebrato a Nicea nel 325.[4] Tra i vescovi di Amastri, oltre a quelli che parteciparono ai concili ecumenici e ai sinodi patriarcali, e a quelli documentati dai sigilli vescovili, si possono ricordare: san Giorgio, consacrato tra ottobre 790 e gennaio 792, che salvò la città e i suoi abitanti da una incursione di Arabi;[5]; Niceforo, già metropolita di Gangra, che fu trasferito ad Amastri verso la fine dell'XI secolo; Costantino II, sospettato di sostenere l'eresia dei Bogomilli e per questo motivo deposto della sua sede; un anonimo prelato, che poco prima del concilio di Lione del 1274 si dichiarò favorevole all'unione con la Chiesa latina. L'ultimo metropolita noto è un anonimo prelato, documentato nel mese di marzo del 1400.[6]

A partire dal XIV secolo Amastri, conosciuta all'epoca come Samastro o Salmastro, fu sede di un episcopato di rito latino, benché non siano note presenze di conventi Domenicani o Francescani. Eubel, nella sua cronotassi, riporta a suo dire solo vescovi non residenziali dal 1399 al 1471.[7] Le fonti tuttavia attestano che la diocesi era reale, non semplicemente una sede in partibus. Infatti nel 1429 essa ricevette la visita di un collettore apostolico, ossia di un membro della Curia romana incaricato di raccogliere le tasse per la Santa Sede. Ancora nel 1450 è citato un anonimo vescovo Salmastrensis, che perse la sua sede quando i Turchi conquistarono la città nel 1461.

Dalla fine dell'Ottocento Amastri è annoverata tra le sedi titolari della Chiesa cattolica; dal 1932 la sede è arcivescovile. È vacante dal 6 aprile 1965; il suo ultimo titolare è stato Teopisto Valderrama Alberto, arcivescovo coadiutore di Cáceres nelle Filippine.

CronotassiModifica

Vescovi, arcivescovi e metropoliti greciModifica

Vescovi latini SalmastrensisModifica

  • Tommaso Merkes † (menzionato nel 1399)
  • Giovanni Weninghe, O.P. † (27 aprile 1401 - ?)
  • Lupo Stremotensis, O.S.B. † (23 agosto 1402 - ?)
  • Guglielmo di Wildentoltz, O.F.M. † (6 novembre 1402 - ?)
  • Giovanni † (circa 1420/1452)
  • Enrico Pinghe, O.P. † (20 luglio 1423 - ?)
  • Vitale, O.F.M. † (25 maggio 1425 - ?)
  • Pellegrino di Padova † (29 novembre 1428 - ?)
  • Marco di Pera, O.F.M. † (19 giugno 1430 - ?)
  • Giovanni † (? - circa 1452 deceduto)
  • Enrico di Praga, O.P. † (circa 1460 - ?)
  • Ermanno, O.P. † (22 novembre 1471 - ?)

Vescovi titolariModifica

Arcivescovi titolariModifica

  • Efrem Hykary † (22 luglio 1936 - 9 febbraio 1958 deceduto)
  • Teopisto Valderrama Alberto † (7 settembre 1959 - 6 aprile 1965 succeduto arcivescovo di Cáceres)

NoteModifica

  1. ^ «Ad Amasra in Paflagonia, nell'odierna Turchia, san Giacinto, martire.» Il martirologio romano. Riformato a norma dei decreti del Concilio ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Giovanni Paolo II, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2004, pp. 552-553.
  2. ^ San Giacinto di Amastris su Santi e Beati.
  3. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, indice p. 483, voce Amastris, évêché de Paphlagonia.
  4. ^ Heinrich Gelzer, Patrum Nicaenorum nomina, Leipzig 1898, p. LXII, nº 116 (Eupsychios Amastridos).
  5. ^ Jean Darrouzès, Notes de littérature et de géographie ecclésiastiques, in «Revue des études byzantines», tome 50 (1992), pp. 95-96.
  6. ^ Darrouzès, Notes de littérature et de géographie ecclésiastiques, pp. 97-98.
  7. ^ Richard non esclude che alcuni di questi vescovi possano essere stati in realtà vescovi (titolari ?) di Selmas, in Persia, il cui nome ecclesiastico si confonde con quello Salmastrensis.
  8. ^ Vescovo riportato da Le Quien, ma escluso da Vailhé (col. 973), secondo il quale questo presunto vescovo non sarebbe altro che il martire Giacinto.
  9. ^ a b c Catalogue of Byzantine Seals at Dumbarton Oaks and in the Fogg Museum of Art, vol. IV, 2001, pp. 41-42.
  10. ^ Vescovo ammesso da Le Quien, ma escluso da Vailhé, secondo il quale questo personaggio corrisponderebbe al vescovo San Giovanni di Gothia (circa 755-785), il quale, fuggendo dalla sua sede in seguito alle incursioni dei Cazari, si rifugiò ad Amastri e qui morì. Gli editori della Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit ritengono che «in considerazione dell'incompletezza della documentazione per questo periodo, nessuna ipotesi può essere esclusa, benché non possa essere ulteriormente provata».
  11. ^ Anonymus, PmbZ 11000. Anonimo vescovo di Amastri menzionato nella vita di san Giorgio, suo successore.
  12. ^ Georgios, PmbZ 2183/corr.
  13. ^ Eutychianos, PmbZ 1867.
  14. ^ Stephanos, PmbZ 27212.
  15. ^ Eudokimos, PmbZ 21763.
  16. ^ Alexandros, PmbZ 20234.
  17. ^ Georgios, metropolitan of Amastris, PBW nº 187.
  18. ^ Konstantinos, metropolitan of Amastris, PBW nº 20564.
  19. ^ Jean Darrouzès, Le traité des transferts. Édition critique et commentaire, in «Revue des études byzantines», 42 (1984), pp. 182 (nº 50) e 208. Niceforo fu trasferito a Amastri dopo il 1094, anno in cui è menzionato per l'ultima volta come metropolita di Gangra.
  20. ^ Georgios, metropolitan of Amastris, PBW nº 20286.
  21. ^ Konstantinos, metropolitan of Amastris, PBW nº 274.
  22. ^ Ioannes, metropolitan of Amastris, PBW nº 467.
  23. ^ F. Miklosich - J. Muller, Acta et diplomata graeca medii aevi sacra et profana, tomo III, Vienna 1865, p. 65. Vitalien Laurent, Les regestes des actes du patriarcat de Constantinople, vol. I/4, Paris 1971, pp. 71-72, nº 1261. Nikolaos, metropolitan of Amastris, PBW nº 20230.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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