Colobraro

comune italiano
Colobraro
comune
Colobraro – Stemma Colobraro – Bandiera
Colobraro – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Matera-Stemma.png Matera
Amministrazione
SindacoAndrea Bernardo (lista civica) dal 29-5-2007
Data di istituzione17 marzo 1861
Territorio
Coordinate40°11′N 16°26′E / 40.183333°N 16.433333°E40.183333; 16.433333 (Colobraro)Coordinate: 40°11′N 16°26′E / 40.183333°N 16.433333°E40.183333; 16.433333 (Colobraro)
Altitudine630 m s.l.m.
Superficie66,61 km²
Abitanti1 150[1] (30-11-2019)
Densità17,26 ab./km²
Comuni confinantiNoepoli (PZ), Rotondella, Sant'Arcangelo (PZ), Senise (PZ), Tursi, Valsinni
Altre informazioni
Cod. postale75021
Prefisso0835
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT077006
Cod. catastaleC888
TargaMT
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticolobraresi
Patronosan Nicola
Giorno festivo7 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Colobraro
Colobraro
Colobraro – Mappa
Posizione del comune di Colobraro nella provincia di Matera
Sito istituzionale

Colobraro (Culuvrérë in dialetto locale) è un comune italiano di 1 150 abitanti[1] della provincia di Matera in Basilicata.

Geografia fisicaModifica

È un centro agricolo dell'Appennino lucano nella valle del fiume Sinni. Sorge sulle pendici meridionali del Monte Calvario a 630 m s.l.m., arroccato su uno sprone dal quale domina da sinistra un ampio tratto della valle, nella parte sud-occidentale della provincia al confine con la parte sud-orientale della provincia di Potenza. Il paese si trova nei pressi della Strada statale 653 della Valle del Sinni (che collega Policoro a Lauria) e non lontano dal bacino artificiale formato dalla diga in terra (la più grande in Europa) costruita sul fiume Sinni tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta in prossimità della stretta di Monte Cotugno e da cui prende il nome di Lago di Monte Cotugno. Confina con i comuni di Valsinni (8 km), Tursi (15 km), Senise (PZ) (19 km), Rotondella e Sant'Arcangelo (PZ) (22 km) e Noepoli (PZ) (23 km). Dista 80 km da Matera e 126 km dal capoluogo di regione Potenza.

StoriaModifica

Cenni storici ed artisticiModifica

Antico centro basiliano, appartenne alla Badia di Santa Maria di Cersosimo di cui seguì le sorti fino al XII secolo. Posseduto per breve tempo dal conte Bertaimo d'Andria, passò ai Conti di Chiaromonte e da questi, nel 1319, ai Sanseverino (famiglia) di Tricarico. Assegnato a metà del XIV secolo ai Poderico, fu successivamente dei Pignatelli, dei Carafa (principi dal 1617) ed infine dei Donnaperna. La parrocchiale conserva un trittico (Madonna col Bambino) del XIV secolo; nella chiesa dei Francescani vi sono ricchi altari in marmo policromo.

Il "paese senza nome"Modifica

Nei paesi vicini, il paese è chiamato anche, in modo scaramantico più che dispregiativo, "Quel paese", in dialetto lucano (a seconda dei paesi): Cudde puaise (a Montalbano Jonico) o Chille paìse (nella vicina Valsinni). Ciò a causa della presunta innominabilità della parola "Colobraro" per la credenza superstiziosa che la semplice evocazione del nome porti sfortuna. È divenuto leggenda metropolitana a tutti gli effetti[2] che tale innominabilità risalga ad un aneddoto di prima della seconda guerra mondiale. L'allora podestà, avvocato di grande cultura e persona molto nota, alla fine di una sua affermazione avrebbe detto qualcosa del tipo: "Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario". A quanto si racconta il lampadario sarebbe caduto davvero, secondo alcuni facendo molte vittime, secondo altri in una stanza deserta.

Più probabilmente, la sinistra fama del paese deriva dalla credenza, soprattutto degli abitanti dei paesi vicini, nelle arti magiche di alcune donne che vi dimoravano nel secolo scorso, tra cui la famosa "Cattre", al secolo "Maddalena Larocca", immortalata da Franco Pinna nei primi anni cinquanta, una "masciara", ovverosia una maga locale.

Il famoso antropologo Ernesto De Martino visitò il paese nel 1952 (dal 29 settembre al 29 ottobre) e successivamente nel 1954 (tra l'8 e il 14 agosto), e riferì di essere stato protagonista, in accordo con la superstizione, di episodi sfortunati insieme al suo gruppo di ricerca (di cui faceva parte lo stesso Pinna).[3]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

  • Chiesa madre di San Nicola di Bari
  • Chiesa di Santa Maria della Neve
  • Cappella dell'Icona
  • Convento francescano di Colobraro (con annessa chiesa di Sant'Antonio)

Architettura militariModifica

  • Castello Carafa

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[4]

CulturaModifica

 
La mostra contadina.

La mostra di arte contadinaModifica

Dal 2007 nei locali delle ex scuole medie è aperta al pubblico la Mostra dell'Arte Contadina[5], organizzata per i primi due anni dalle scuole di Colobraro e aperta tutte le estati. La mostra è curata da Rocco Modarelli, Pasquale Troccoli e Miriana Troccoli. Sono esposti, inoltre alcuni quadri dell'artista Luca Celano, le poesie di Antonio Bruno e le sculture di Nicola Iannarelli.

La mostra FotograficaModifica

La mostra fotografica è aperta nei locali delle ex scuole medie in cui sono contenute le fotografie storiche del paese.

EconomiaModifica

Modeste le risorse agricole (frutta, foraggi, olive e uva) e dell'allevamento (ovini e lavorazione dei formaggi).

SportModifica

CalcioModifica

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Colobraro che milita nel girone C lucano di 2ª Categoria.

 
Colobraro visto da Rotondella
 
Colobraro - Piazza Elena

NoteModifica

  1. ^ a b Bilancio demografico 2019, dati Istat, su demo.istat.it.
  2. ^ Colobraro, il paese che porta sfortuna ilgiornale.it
  3. ^ Colobraro, il paese dove la iella è diventata una fortuna, in La Repubblica, 18 agosto 2017. URL consultato il 19 agosto 2017.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Sito ufficiale della mostra contadina. Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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