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Cristiani di San Tommaso

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La croce di san Tommaso, simbolo dei tommasini.

I cristiani di san Tommaso, detti anche tommasini o Nasrani, sono un insieme di comunità e di Chiese cristiane siriache distribuite nel sud-ovest dell'India (specialmente nello stato del Kerala), le cui origini risalgono ai primi tempi del cristianesimo. San Tommaso è chiamato «Mar Toma» in India.

Nascita e diffusione del cristianesimo nell'India meridionaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Età Apostolica.
 
Francobollo indiano emesso in onore di san Tommaso

La più antica chiesa indiana fa risalire le proprie origini alla predicazione dell'apostolo Tommaso che, partendo dalla Mesopotamia, dove aveva fondato la prima comunità cristiana, arrivò via mare in India nell'anno 52 d.C. Secondo la tradizione, l'apostolo sbarcò a Muziris (oggi Kodungallur), all'epoca il porto di destinazione di molte navi commerciali provenienti dall'Occidente. Da tempo viveva nella città una fiorente comunità ebraica. Tommaso iniziò a predicare il Cristianesimo presso di loro. Secondo la tradizione, si recò dapprima nel quartiere di Maliankara (Paravur) fondando le «Sette Chiese» (Ezharapallikal): Cranganore (malayalam:കൊടുങ്ങല്ലൂര്‍), Paravoor (Kottakavu) (:കോട്ടക്കാവ്), Palayoor (പാലയൂര്‍), Kokkamangalam (:കൊക്കമംഗലം), Niranam (:നിരണം ), Chayal (Nilackal) (:നിലക്കല്‍) e Kollam (Quilon) (:കൊല്ലം ) [1]. Dopo gli ebrei, furono convertiti alla nuova fede molti indiani, la maggior parte dei quali apparteneva alle caste superiori; ciò aiutò San Tommaso a proseguire l'opera di evangelizzazione verso la popolazione senza incontrare ulteriori ostacoli. Anche i primi sacerdoti provennero in gran parte dalle famiglie altolocate. La tradizione riferisce che le città del Kerala in cui San Tommaso fondò una comunità cristiana furono: Maliankara (oggi Malankara Dam), Kottaikkavu, Niranam, Kollam e Gokamangalam (oggi Kothamangalam).

Sia gli ebrei che gli indiani convertiti furono inizialmente chiamati «cristiani di san Tommaso» oppure, dalla città di Gesù, Nazaret, «Nazareni» (in lingua locale, Nazrani mahâpilla, «grandi figli nazareni», un titolo che li accomuna agli ebrei).

Secondo la tradizione, l'apostolo morì a Chennai, sulla costa orientale del subcontinente, di ritorno da un viaggio in Cina.

Fonti

Diversi racconti della tradizione narrano l'arrivo in India di san Tommaso via mare[2] o via terra[3]. Non vi è alcuna prova diretta contemporanea dell'arrivo di san Tommaso in India, ma un ebreo romano come Tommaso Apostolo avrebbe certamente potuto effettuare tale viaggio; comunità come gli Ebrei di Cochin e i Bene Israel sono note per essere esistite in India in quel periodo[4]. Il primo testo con collegamenti a San Tommaso in India sono gli Atti di Tommaso, scritti a Edessa forse nel II secolo[5]. Alcune antiche fonti indiane, come il "Thomas Parvam" o "Canzone di Tommaso", hanno fatto espandere ulteriormente la tradizione dell'arrivo dell'apostolo e la sua opera in India e altrove[6].

Riferimenti alla missione indiana di san Tommaso appaiono nelle opere di scrittori del III e IV secolo, tra cui Sant'Ambrogio, Gregorio di Nazianzo, San Girolamo, e Efrem il Siro[7]. L'insieme di tutte le fonti mostra che la tradizione di san Tommaso era ben diffusa in tutto il mondo cristiano dei primi secoli[8].

Dal IV al XIV secoloModifica

 
L'India del Sud. La parte occidentale è il Malabar.

La comunità dei cristiani di san Tommaso crebbe ulteriormente nel IV secolo. Nel 345 giunse a Cranganore (oggi Kodungallur) provenendo dal Vicino Oriente, Mar Thomas Cana (al secolo Thomman Knai o Kinayi, «Tommaso il Cananeo»), un giudeo-cristiano di fede nestoriana. Egli fondò una vasta comunità cristiana di rito siriaco orientale. Il sottogruppo dei cristiani di san Tommaso conosciuto come i Knanaya ("Sudisti") fa risalire le proprie origini a Tommaso il Cananeo, mentre il gruppo noto come i Nordisti (Nasrani) richiamano la propria discendenza dagli indiani convertiti dall'apostolo Tommaso che si sposarono con i figli di Tommaso il Cananeo avuti dalla sua concubina, o seconda moglie [9].

Parallelamente alla crescita della comunità, si rafforzò il legame con la Chiesa d'Oriente, da cui si riceveva i vescovi. Si adottò, al più tardi nel VII secolo, il suo rito liturgico siriaco orientale con l'Anafora di Addai e Mari.[10]

Nel 650 ca. il Patriarca Ishoyahb III (649660) consolidò la gerarchia della Chiesa d'Oriente sulla comunità cristiana di san Tommaso istituendo la provincia ecclesiastica dell'India, una delle grandi province esterne (lontane e staccate dal territorio centrale) della Chiesa d'Oriente. Da questo momento la Provincia dell'India fu guidata da un vescovo metropolita, proveniente dalla Persia, il "Vescovo Metropolita della Sede di San Tommaso e di tutta la Chiesa cristiana dell'India". La sua sede metropolita fu probabilmente a Cranganore, (o forse Mylapore), dove si trovava il santuario di san Tommaso. Sotto di lui vi erano un numero variabile di vescovi, così come un Arcidiacono nativo, che aveva autorità sul clero e che deteneva anche un forte potere temporale.[11] Nell'VIII secolo il Patriarca Timoteo I (780660) riservò al patriarca l'ordinazione del metropolita dell'India.[12][13]

La carica di capo della chiesa indiana spettava ad un metropolita della Chiesa d'Oriente. Occupava la decima posizione nella gerarchia di tale Chiesa e portava il titolo di «Metropolita di tutta l'India». Ma, come gli altri vescovi inviati in India, non parlava la lingua locale. Il potere era esercitato nei fatti da un sacerdote indiano che aveva il titolo di «Arcidiacono di tutta l'India». La carica di arcidiacono ebbe un significato diverso in India rispetto al resto delle chiese orientali o di altre Chiese cristiane: vi era un arcidiacono in tutta la regione, anche quando l'India ebbe diverse diocesi (cioè diversi vescovi) [14]. Il patriarca nestoriano Timoteo I (780 - 823) definì l'Arcidiacono dell'India "capo dei fedeli in India", il che implica un rango elevato, almeno in quel periodo.[15]. La carica fu per secoli ereditaria, appartenendo alla famiglia Pakalomattam, che sostenne di avere un collegamento privilegiato o diretto con Tommaso Apostolo.[16][17].

Tra l'VIII secolo e il IX secolo i governanti del Kerala, in segno di apprezzamento per i loro servigi, concessero ai cristiani di san Tommaso vari diritti e privilegi che furono scritti su lastre di rame. Si tratta di tre decreti conosciuti come Cheppeds (garanzie o privilegi reali) [18]. I tre decreti sono:

  1. Decreto di Iravi Corttan: Nel 774 Sri Vira Raghava Chakravarti conferì diritti con un atto formale a Iravi Corttan (Eravi Karthan) di Mahadevarpattanam. Due famiglie di Bramini furono testimoni di questo atto (ciò dimostra che i bramini erano già in Kerala a quel tempo);
  2. Decreto Tharissa Palli I: Perumal Sthanu Ravi Gupta (844-885) concesse diritti con un atto formale nell'849 a Isodatta Virai per (la chiesa) Tharissa Palli a Curakkeni Kollam. Secondo gli storici, questo fu il primo atto formale del Kerala che riporta una data certa.[19];
  3. Decreto Tharissa Palli II: continuazione di quello sopra, è datato dopo l'849.

Queste piastre di rame elencano diritti assegnati alla comunità da parte dei governanti del tempo. Hanno influenzato lo sviluppo della struttura sociale in Kerala con privilegi, diritti, e regole per le comunità. Oggi sono considerati tra i più importanti documenti giuridici nella storia del Kerala.[20]

Nel XIV secolo la Chiesa d'Oriente conobbe una gravissima crisi a causa dell'invasione della Mesopotamia di Tamerlano. I contatti con l'India furono recisi completamente. La chiesa madre cessò di nominare un vescovo metropolita per l'India per diverse generazioni. Il ruolo di vertice ecclesiastico della chiesa indiana fu rivestito dall'arcidiacono.[21] Tale situazione perdurò fino alla fine del XV secolo. Nel 1491 l'arcidiacono mandò degli inviati al Patriarca della Chiesa d'Oriente, così come al Papa della Chiesa ortodossa copta e al patriarca della Chiesa ortodossa siriaca (Antiochia), con la richiesta di un nuovo vescovo per l'India. Il Patriarca della Chiesa d'Oriente Shemʿon IV Basidi rispose consacrando due vescovi, Thoma e Yuhanon, inviandoli in missione in India.[21] Questi vescovi aiutarono a ricostruire la gerarchia ecclesiastica ed a ristabilire i legami fraterni con il patriarcato, ma gli anni di separazione avevano fortemente influenzato la struttura della Chiesa indiana. Anche se ricevuto col massimo rispetto, il nuovo metropolita fu trattato come un ospite nella propria diocesi; l'arcidiacono si era saldamente affermato come il vero detentore del potere nella comunità cristiana dell'India [22].

Scissione del XVII secoloModifica

I cristiani di san Tommaso formarono una comunità unita fino al diciassettesimo secolo. All'arrivo nel 1498 dei portoghesi sotto Vasco da Gama le reciproche relazioni con questi cristiani latini erano all'inizio molto amichevoli.[23]

Nei territori caduti sotto il dominio portoghese i nuovi convertiti alla fede cristiana seguivano le usanze della Chiesa latina, ma in Kerala i cristiani di san Tommaso continuavano a costituire la grande maggioranza. Nel 1533 fu creata in India, con sede a Goa,[24] una diocesi retta da un vescovo latino ma posta sotto il Patriarcato di Babilonia dei Caldei creato nello stesso anno 1533 per la Chiesa cattolica di rito caldeo. Nel 1558 la diocesi di Goa fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana e nel 1565 Papa Pio IV, separò la Chiesa cattolica in India dal patriarcato caldeo. Nel 1572 Goa fu dichiarata sede primaziale dell'Oriente.[25] I patriarchi caldei continuavano ad inviare vescovi per i cristiani nativi del Kerala, ma alla morte nel 1597 di Mar Abraham, l'ultimo di questi, i portoghesi proibivano ad altri di arrivare.

Due anni dopo la morte del vescovo mesopotamico Mar Abraham, il sinodo di Diamper dei cristiani di san Tommaso fu aperto il 20 giugno 1599 a Udayamperur. Lo convocò l'ancora nuovo arcivescovo di Goa Aleixo de Menezes, arcivescovo più tardi della sede primaziale portoghese di Braga e dal 1612 al 1615 anche viceré di Portogallo. L'assemblea accettò una certa latinizzazione dei loro usi, ma conservò la propria liturgia, l'Anafora di Addai e Mari, quella del rito caldeo in lingua siriaca, soltanto aggiungendovi la narrazione dell'Ultima Cena.[26] La conservazione della tradizionale liturgia siriaca orientale è stata qualificata come "una notevole vittoria" dei cristiani di san Tommaso.[27] Però il 20 dicembre dello stesso anno 1599 la sede di Angamaly, che era quella del defunto Mar Abraham, venne retrocessa al ruolo di semplice diocesi suffraganea di Goa e fu affidata ad un gesuita europeo.

Mezzo secolo più tardi, nel 1653, nel contesto di un conflitto fra Francisco Garcia Mendes, nuovo arcivescovo di Cranganore, che voleva esercitare il governo episcopale come in Europa, e l'arcidiacono Thomas Parampil, che voleva ritenere i tradizionali ampi poteri del suo ufficio,[28] circa 25.000 cristiani locali, sotto la guida dell'arcidiacono, si riunirono a Mattancherry e, intorno alla കൂനൻ കുരിശു (Croce di Coonan), giurarono di non accettare mai dei vescovi gesuiti. Pochi mesi più tardi, senza partecipazione di alcun vescovo, dodici presbiteri conferirono una consacrazione episcopale all'arcidiacono, in seguito denominato dai suoi seguaci Mar Thoma. Questo passo gli è stato suggerito da un personaggio chiamato Ahatallah che si era presentato ai cristiani di san Tommaso come vicario del Papa.

In considerazione di tale situazione e dell'ostilità della popolazione verso i gesuiti, Papa Alessandro VII (1655-1667) inviò a Kerala come Delegato/Commissario Apostolico il carmelitano scalzo Giuseppe Maria Sebastiani, in religione Giuseppe di Santa Maria.[29] Partito il 22 febbraio 1566, il Sebastiani arrivò nel gennaio dell'anno seguente in India, dove incontrò il confratello Matteo di San Giuseppe, noto botanico, medico e linguista, che ci si trovava già e che diventò suo compagno e collaboratore.[30] Rimase otto mesi e alla fine ottenne la riconciliazione di un buon numero, circa un terzo dei dissidenti.[31] Di ritorno a Roma nel gennaio 1568, fu ordinato vescovo e nominato vicario apostolico per i cristiani di san Tommaso. Tornato in India, riuscì a portare la proporzione dei riconciliati a circa due terzi dei cristiani di san Tommaso, mentre Mar Thoma conservò la fedeltà di un terzo.[31][32]

L'8 gennaio 1663 avvenne la resa della guarnigione portoghese di Cochin alla Compagnia olandese delle Indie orientali, e i cristiani di san Tommaso passarono dal dominio dei portoghesi cattolici a quello degli olandesi protestanti, che espulsero i religiosi cattolici europei. In vista della mancanza di candidati europei, monsignor Sebastiani amministrò la consacrazione episcopale al sacerdote keralese Chandy Alessandro Parampil, eletto dagli altri capi delle chiese fedeli a Roma. Questi, che era cugino di Mar Thoma, divenne così il primo dei cristiani di san Tommaso ad essere regolarmente ordinato vescovo, visto che per tradizione essi dipendevano interamente dalla Chiesa d'Oriente in Mesopotamia per ricevere vescovi; inoltre la consacrazione di Mar Thoma, era avvenuta per le mani di presbiteri, non di un vescovo.[33][34][35]

Espulsi gli altri missionari cattolici, rimase Padre Matteo di San Giuseppe, che collaborò con il governatore olandese Hendrik van Rheede nella produzione della famosa opera Hortus Malabaricus, di cui il governatore era redattore,[36][37][38] e contribuì a rendere più mite l'atteggiamento delle autorità olandesi nei riguardi di missionari cattolici,[31] che dovevano fare fronte con le nuove norme sull'immigrazione: dal 1675 era consentita la presenza di pochissimi missionari cattolici.[39]

 
Evoluzione storica delle chiese cristiane del Kerala.

Nel 1665 arrivò a bordo una nave olandese un vescovo ortodosso siriaco, di fede miafisita, quindi non appartenente alla chiesa siriaca orientale di tradizione nestoriana, alla quale, tradizionalmente, i cristiani di san Tommaso erano uniti. A lui aderirono molti dei cristiani ribellatisi contro le autorità cattoliche. Anche se egli accettò di celebrare la loro liturgia tradizionale, mise i suoi fedeli in relazione con il patriarca siriaco occidentale, dando origine alla Chiesa malankarese, che usa la Liturgia di san Giacomo, mentre la Chiesa cattolica siro-malabarese continua ad usare l'Anafora di Addai e Mari.

I cristiani di san Tommaso risultarono così divisi in due partiti, od obbedienze: quello antico o storico, noto come Pazhayakuttukar o Pazhayakoor, in comunione con Roma e quello nuovo, noto come Puttankuttukar o Puthenkoor, di Mar Thoma, che entrò in comunione con il Patriarca siro-occidentale di Antiochia.[40][41][42]

PazhayakuttukarModifica

 
Tomba di Chandy Parampil, con iscrizione in inglese, siriaco e malayalam

Il vicario apostolico Chandy Parampil governò con efficienza e buoni risultati quei cristiani di san Tommaso che mantenevano il legame con Roma. Nel 1674, in considerazione della sua età avanzata, chiese che gli fosse nominato un coadiutore e propose il nome di un suo nipote. Nel 1675, Roma inviò quattro carmelitani in India con autorità di scegliere un indiano come futuro vescovo e successore di Chandy. Della loro scelta, il sacerdote di padre portoghese e di rito latino Raffaelo de Figueredo Salgado, lo storico Eugène Tisserant osserva che una meno felice non si può immaginare. Il nuovo vescovo entrò in conflitto con Chandy, con i cristiani di san Tommaso e con i carmelitani, che ottennero che fosse sospeso nel 1684.[43][44]

La risultante situazione aumentò il desiderio generale dei cristiani di san Tommaso in comunione con Roma di non essere più governati da vescovi latini. Tra il 1861 e il 1862 il vescovo mesopotamico Rokos, inviato dal patriarca caldeo Yosep VI Audo (1848-1878), che voleva ripristinare l'antica consuetudine di inviare vescovi ai cristiani di san Tommaso, esercitò in Kerala un ministero episcopale ma dovette tornare in patria.[45][46]

Un decennio più tardi, nel 1874, arrivò, inviato dallo stesso patriarca caldeo, il vescovo Mar Elia Mellus. Con una lettera in data 30 ottobre dello stesso anno egli raccomandò a tutte le comunità di rito siriaco di dipendere dal patriarca e non più dalla gerarchia latina e con un'ulteriore circolare del 7 febbraio 1875 distribuì una versione in lingua malayalam di un supposto breve apostolico con cui il papa avrebbe riconosciuto l'autorità del patriarca caldeo sui cristiani malabaresi. I suoi sforzi ebbero scarso risultato nel vicariato apostolico di Verapoly retto da un carmelitano, ma ottennero più appoggio fra quei cristiani di san Tommaso che erano soggetti all'arcidiocesi di Cranganore. Fra quelli di cui nella sua sede a Thrissur ricevette l'adesione c'erano quattro comunità quasi intere. Ordinò una cinquantina di nuovi sacerdoti e ottenne dal patriarca l'invio a Malabar di un secondo vescovo. Il papa Pio IX intervenne personalmente con l'enciclica Quae in patriarchatu del 1º settembre 1876, in seguito alla quale il patriarca caldeo si sottomise il 1º marzo 1877 e richiamò Mellus. Questi però rimase in India fino al 1882 e poi continuava ancora ad inviare lettere di incoraggiamento ai suoi seguaci. Si è finalmente riconciliato con la Chiesa cattolica nel 1899. Nel 1907–1908 quei cristiani di san Tommaso che si erano aggruppati intorno a lui, ridotti ormai a un po' più di 8.000 (da circa 24.000 nel 1877), si sono uniti alla Chiesa assira d'Oriente, di cui fanno quella parte che si chiama Chiesa siro-caldea d'Oriente.[47][48][49] Mar Thoma Darmo inviato dalla Chiesa assira a questo gruppo nel 1952 divenne nel 1968 il primo patriarca dell'Antica Chiesa d'Oriente, che si separò dalla Chiesa assira.[50]

L'11 agosto 1896, avvenne la nomina di cristiani di san Tommaso come capi di tre vicariati apostolici, che nel 1911 divennero quattro. Per la prima volta dopo la morte di Chandy Parampil, i cristiani cattolici di san Tommaso erano governati da membri della propria comunità. Il 21 dicembre 1923, i vicariati apostolici sono stati elevati al rango di diocesi (Ernakulam al rango di arcidiocesi metropolitana), circoscrizioni ecclesiastiche rette non più da vescovi titolari ma da vescovi delle stesse sedi da loro governate. Nel 1992 poi la chiesa sui iuris dei siro-malabaresi fu elevata al rango di chiesa arcivescovile maggiore, equivalente ad un patriarcato. I suoi fedeli sono sei o sette volte più numerosi di quelli della Chiesa cattolica caldea, la chiesa madre sotto la cui giurisdizione si domandava di essere posti a metà del secolo XIX.[51]

L'uso dell'aggettivo "siri" per distinguere dai cattolici latini dell'India i cristiani di san Tommaso (a motivo della loro liturgia di origine siro orientale) appare già nel XVI secolo. Molti di essi ora preferiscono essere chiamati non siro-malabaresi ma semplicemente malabaresi.[39]

PuttankuttukarModifica

 
Dipinto murale di Mar Thoma I

Quei cristiani di san Tommaso che, dopo il Giuramento della Croce Pendente, perseverarono nella fedeltà all'arcidiacono Thomas Parampil, diventato Mar Thoma, e che per mezzo del vescovo Mar Gabriel Abdul Jaleel si unirono al patriarca della Chiesa ortodossa siriaca, presule non in comunione con il papa della Chiesa cattolica, costituivano l'allora unica Chiesa malankarese. Adottarono la teologia miafisita e la liturgia del rito siriaco occidentale.

Durante il colonialismo britannico in India, l'anglicanesimo guadagnava influsso in questa unica Chiesa malankarese. eIl patriarca siriaco, al quale gli ortodossi indiani chiesero assistenza, visitò Kerala e nel 1876 tenne un sinodo nel quale prese la Chiesa malankarese sotto la sua diretta giurisdizione. Una certa resistenza interna culminò nel 1912 in una dichiarazione di autocefalia della chiesa indiana facente capo a un catholicos. La chiesa malankarese si divise in due fazioni, a favore l'una (che ora si chiama in italiano la Chiesa ortodossa siriaca del Malankara) dell'autocefalia, l'altra (in italiano la Chiesa cristiana siriaca giacobita) del patriarca. Con verdetti del 1958 e del 1995 la Corte Suprema Indiana dichiarò che la chiesa è unica, che il patriarca ha l'autorità suprema spirituale, e che il catholicos autocefalo ha l'autorità sulle parrocchie e sui beni temporali. Le due fazioni-chiese si unirono nel 1958 ma si divisero di nuovo nel 1972.[52][53][54]

Il 20 settembre 1930, il vescovo malankarese Mar Ivanios insieme a un altro vescovo e alcuni religiosi e fedeli chiesero ed ottennero la comunione con la Chiesa cattolica. Ai due vescovi furono assegnati ordinariati in Kerala, ma in vista del gran numero di malankaresi ortodossi che seguirono i loro passi furono erette nel 1932 due più vaste eparchie, delle quali una metropolitana, costituendo così la Chiesa cattolica siro-malankarese.[55] Seguì un continuo rapido aumento del numero di fedeli e conseguentemente di circoscrizioni ecclesiastiche, e questa chiesa fu elevata il 10 febbraio 2005 al rango di chiesa arcivescovile maggiore.

Già nel XVIII secolo c'è stata una defezione collettiva dalla Chiesa malankarese. Un vescovo siro, scontento per l'atteggiamento dell'allora vescovo capo della Chiesa malankarese Dionisio, consacrò un altro vescovo malankarese che prese il nome di Mar Cirillo. Questi non riuscì ad imporsi e con alcuni seguaci si ritirò fuori del territorio del potere politico che proteggeva Dionisio al villaggio di Thozhiyur, che diventò sede di una chiesa la cui indipendenza fu dichiarata da un tribunale civile nel 1862 e che da allora si chiama la Chiesa siriaca indipendente di Malabar. All'inizio del XX secolo, la decisione di un vescovo eletto di questo gruppo di farsi consacrare dalla Chiesa siro-malankarese Mar Thoma (di influsso anglicano) fu causa di una rottura con le altre chiese ortodosse.[56][57][58][59][60]

Dopo la conquista britannica dell'India, alcuni missionari anglicani, che volevano che i malankaresi fossero loro alleati per contrastare l'influsso della Chiesa cattolica, presero contatto con gli ortodossi malankaresi, di cui cercavano di purificare la chiesa da pratiche non protestanti quali la preghiera per i defunti, la venerazione dei santi e la confessione auricolare. Come reazione, un sinodo malankarese tenuto nel 1836 professò fedeltà al patriarca di Antiochia e alla fede ortodossa dei cristiani siri e rigettò gli insegnamenti dei missionari anglicani. Però le idee da questi trasmesse ispirarono un movimento di riforma di tipo protestante nella Chiesa malankarese, che con il tempo acquistò forza. Nel 1889, un tribunale civile respinse le pretese di un vescovo riformista scomunicato dal patriarca e sentenziò che la Chiesa malankarese dipendeva dal patriarca antiocheno. I riformisti poi istituirono la Chiesa siro-malankarese Mar Thoma.[61]

A metà del XX secolo, in questa Chiesa Mar Thoma, sorta come movimento riformista, sorse un movimento interno riformista che considerava redolenti dell'ortodossia siro-occidentale diversi elementi della sua teologia e della sua prassi. I partecipanti di questo movimento furono scomunicati e poi, fatto in vano appello a un tribunale civile contro tale misura, fondarono nel 1961 la Chiesa evangelica di San Tommaso.[62]

Attuale ripartizione dei cristiani di san TommasoModifica

Nel censimento 2011 dello stato indiano del Kerala i cristiani costituivano il 18,4% della popolazione totale. Dei cristiani il 38,2% erano siro-malabaresi, il 7,6% siro-malankaresi cattolici, il 15,2% latini (dunque i cattolici in totale erano il 59,0%); l'8,0% erano malankaresi ortodossi, il 7,9% siro-malankaresi ortodossi, il 6,6% della Chiesa Mar Thoma, il 4,5% della Chiesa dell'India del Sud, il 2,6% cristiani dalit, il 3,6% pentecostali, e il 5,9% di altri gruppi cristiani.[63]

Secondo le informazioni fornite da esse stesse al Consiglio Mondiale delle Chiese, la Chiesa ortodossa siriaca del Malankara ha 2.000.000 fedeli,[64] la Chiesa siro-malankarese Mar Thoma 1.061.940.[65]

I dati raccolti dalle diverse circoscrizioni ecclesiastiche cattoliche nel 2017 danno come numero totale dei fedeli della Chiesa cattolica siro-malabarese (anche fuori del Kerala e dell'India) 4.251.399, e per la Chiesa cattolica siro-malankarese 458.015.[66]

Alcune chiese cristiane nel Kerala classificati per nascita, comunione e rito
[67] Nome Fedeli nel 2011[63] Fondazione in India Comunione Rito Sede in India Vertice Note
1 Chiesa cattolica siro-malabarese 2.345.911 52/1653 Chiesa cattolica rito siriaco orientale o caldeo Ernakulam (Cochin, Kochi), Kerala George Alencherry (Arcivescovo maggiore) Cristiani di san Tommaso
2 Chiesa cattolica siro-malankarese 482.762 52/1930 Chiesa cattolica rito siriaco occidentale Thiruvananthapuram (Trivandrum, nel Kerala) Arcivescovo maggiore cardinale Isaac Cleemis Thottunkal Cristiani di san Tommaso
3 Chiesa latina in India 932.733 1498 Chiesa cattolica Rito romano Arcidiocesi di Verapoly a Ernakulam (Cochin, Kochi, nel Kerala) Arcivescovo Joseph (Joy) Kalathiparambil
4 Chiesa cristiana siriaca giacobita 482.762 52/1653/1912 Chiesa ortodossa siriaca di Antiochia rito siriaco occidentale Puthencruz a Kochi (Kerala) Mar Baselios Thomas I Cristiani di san Tommaso
5 Chiesa ortodossa siriaca del Malankara 493.858 52/1653/1912 Chiese orientali antiche rito siriaco occidentale Kottayam (Kerala) Baselios Mar Thoma Paulose II Cristiani di san Tommaso
6 Chiesa siro-malankarese Mar Thoma 405.089 52/1889 Chiesa anglicana rito siriaco occidentale Thiruvalla (Kerala) Joseph Mar Thoma Cristiani di san Tommaso
7 Chiesa dell'India del Sud 274.255 1947 Anglicani, Congregazionalisti, Metodisti, Presbiteriani Rito anglicano Chennai (Tamil Nadu) Thomas K Oommen
8 Chiesa di Dio Pentecostale Indiana 213.806 1924 Nessuna liturgia formale (vedi culto del Pentecostalismo) Kumbanad (Kerala) Chiesa Pentecostale
9 Chiesa evangelica di San Tommaso meno di 100.000 52/1961 Chiese riformate rito siriaco occidentale Thiruvalla, Kerala Vescovo C. V. Mathew Cristiani di san Tommaso
10 Chiesa siro-caldea d'Oriente meno di 30.000[68] 52/1908 Chiesa assira d'Oriente rito siriaco orientale o caldeo Thrissur (Kerala) Mar Aprem Mooken, Metropolita dell'India Cristiani di san Tommaso
11 Chiesa siro-malabarese indipendente meno di 10.000[69] 52/1771 Chiesa anglicana rito siriaco occidentale Thozhiyur (Kerala) Metropolita Cyril Mar Basilius I Cristiani di san Tommaso

NoteModifica

  1. ^ G. Menachery, 1973, 1982, 1998; Leslie Brown, 1956.
  2. ^ T.K. Joseph, Six St. Thomases Of South India, University of California, 1955, p. 27.
  3. ^ Eric Frykenberg, Christianity in India: from Beginnings to the Present, Oxford Un. Press, p. 93.
  4. ^ Frykenberg, op. cit, p. 103.
  5. ^ E. Frykenberg, op. cit, pag. 103.
  6. ^ E. Frykenberg, op. cit, pag. 93.
  7. ^ McVey, Kathleen E (trad.) (1989). Ephrem the Syrian: hymns. Paulist Press. ISBN 0-8091-3093-9.
  8. ^ Wilhelm Baum; Dietmar W. Winkler, The Church of the East: A Concise History, Routledge, 2003, pag. 52.
  9. ^ Wilhelm Baum; Dietmar W. Winkler, op.cit., pag. 52.
  10. ^ George Paimpillil, Christian Initiation in India: Actuality and Possibilities of Inculturation in the Syro-Malabar Church (Tillburg University 2018). pp. 86 e 90
  11. ^ Baum, p. 52.
  12. ^ Gerald O’Collins, Edward G. Farrugia, A Concise Dictionary of Theology (Paulist Press 2013)
  13. ^ Baum, pp. 52–53.
  14. ^ Vadakkekara, p. 272.
  15. ^ Vadakkekara, pp. 271.
  16. ^ W. Baum, op. cit.
  17. ^ Vadakkekara, pp. 271–272.
  18. ^ SG Pothen, Syrian Christians of Kerala, 1970, pagg. 32-33. Cinque fogli degli stessi sono ora sotto la custodia della Chiesa siro-malankarese Mar Thoma con sede a Thiruvalla.
  19. ^ Sreedhara Menon, A. A Survey of Kerala History.(Mal).Page 54.
  20. ^ NSC Network (2007),The Plates and the Privileges of Syrian Christians Brown L (1956)- The Indian Christians of St. Thomas- Pagine 74.75, 85 a 90, Mundanadan (1970),SG Pothen (1970)
  21. ^ a b Baum, p. 105.
  22. ^ Vadakkekara, p. 274.
  23. ^ Prema A. Kurien, Ethnic Church Meets Megachurch (NYU Press 2017), p. 28
  24. ^ Il porto di Goa, possedimento portoghese dal 1510, era diventato il centro dell'impero commerciale portoghese in tutto l'Oriente (Leonard Fernando, G. Gispert-Sauch, Christianity in India: Two Thousand Years of Faith (Penguin Books India 2004), p. 76).
  25. ^ Dioceses of India: Goa & Daman
  26. ^ Stephen Neill, A History of Christianity in India: The Beginnings to AD 1707 (Cambridge University Press 2004), p. 216
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