Discussione:Scauri

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Le ipotesi, quindi, sono tre: 1 - derivazione da Marco Emilio Scauro, console e priceps senatus, che avrebbe posseduto sui luoghi una villa marittima tanto imponente da creare un ricordo incancellabile nei secoli; 2 - derivazione da "eskhara", braciere ardente, greco antico, riferendosi alle dune e alla sabbia del luogo, che scaldandosi al sole divenivano roventi; 3 - derivazione da "scaula", barca, forma greco-romana bizantina altomedievale, riferendosi alla conformazione fisica del porto naturale sul Tirreno e, per questo, nei secoli rifugio delle piccole imbarcazioni di marinai e pescatori. Tutte molto suggestive. Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 151.100.89.142 (discussioni · contributi) 12:53, 13 mag 2013 (CEST).

ToponimoModifica

Considerando che a Scauri di Pantelleria, le indagini archeologiche hanno portato alla luce tombe di origine bizantina, e un Villaggio di Pescatori del V - VI secolo d. C., è probabile che l'origine del toponimo sia lo stesso: scaula - scauli. Interessante. Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 151.100.89.170 (discussioni · contributi) 11:48, 2 ago 2013 (CEST).

Metodo di ricerca storicaModifica

Le ipotesi sono forse anche più di tre, ma queste inserite sono le più dibattute. Non conosco bene la documentazione portata nelle prime due ipotesi, ma la terza, quella che fa riferimento a "scaula", è suffragata da una documentazione rigorosamente controllata e confrontata. Ripeto: rigorosamente. In effetti nel libro che la contiene quello che colpisce di più è la pars destruens, quella in cui i documenti finora acquisiti sono vagliati uno ad uno e confrontati con le altre fonti. Da questa ricerca metodologicamente ineccepibile la teoria che Scauri derivi il suo nome da Scauro viene letteralmente smontata pietra su pietra, fino a che non ne rimangono che suggestioni personali e blandissimi richiami molto indiretti e autoreferenti. Sulla seconda, quella di Castrichino, l'impressione è che sia suggestiva e non senza ragione. Per ora non rimane dunque che aspettare che qualcun altro indaghi ancora, apportando ulteriori documenti originali e comprovati dal confronto con le altre fonti. Non c'è altra strada, alla verità, che la ricerca costante di essa mediante il confronto e la curiosità libera da pregiudizi.

"Gli storici e i topografi della Campania sono concordi" - Angelo De Santis, 1935Modifica

Nel suo intervento del 1935 al Congresso di Studi Romani, Atti poi pubblicati nel 1938, dal titolo "Orme di di Roma nella toponomastica della Regione Gaetana", il grande storico minturnese Angelo De Santis, esaminando il toponimo Scauri, inaugurava il discorso con un essenziale "Gli storici e i topografi ( della Campania ) sono concordi nel ritenere che prese il nome dal console M. E. Scauro ..."... ma nel continuare l'intervento aggiungeva poi un appropriato " sembra che " ed ancora un consono " pare " . Criterio perfetto per uno studioso sensato, ineccepibile dal punto di vista della metodologia storica...

Domanda - inserimento contributi alla voce Discussione -Modifica

La voce mette in grande evidenza solo una delle ipotesi, tra l'altro molto dubbia, viste le nuove scoperte documentarie. Si rilevano molte imprecisioni e molte forzature. Come si può inserire - almeno nella Discussione - qualche nuovo contributo? Grazie Mille. Saluti.

Scauri. Il toponimo derivato dagli Emili inventato da Francesco Maria Pratilli. Prove documentarie: zero.Modifica

Nel 1745 con il falsario Francesco Maria Pratilli si trova per la prima volta instaurato un collegamento, peraltro sfumato e privo di qualsiasi testimonianza letteraria, epigrafica o di altra natura, tra il nome corrente del luogo: Scauri e gli antichi presunti proprietari della villa: “Quindi a un altro miglio (il XIC della via Appia) è la torre, e la spiaggia di Scauro […] e questa spiaggia, e torre di Scauro serba forse la dinominazione presa da qualche villa, colà da presso, di M. Emilio Scauro Console Romano più volte”. Nient'altro che una ingenua associazione linguistica, non dissimile dal gioco fonetico con il quale nel 1693 Luigi Tasselli attribuiva la fondazione della salentina Scorrano al medesimo Marco Emilio Scauro, inserendo la proposta nel contesto di una rete di rimandi analogici privi di altro fondamento, in base ai quali altri borghi come Squinzano sarebbero stati edificati “da Quintio Romano, Terentiano da Terentio, Portiano da Portio [...]” e via via fantasticando… Ancora sull’isola di Santorini l’allora capitale “Skaros”, in resoconti del 1600-1700 veniva spesso indicata anche con il nome di “Scauro” e girava la “tradizione” che il nome fosse dovuto al castello ivi costruito da un nobile romano Scauro … tradizione completamente falsa, visto che il castello – in realtà – venne edificato nel 1200, in pieno basso Medioevo … La connessione tra il territorio dell'odierna Scauri e la residenza degli Scauri ricompare il secolo successivo nell'opera del canonico Pasquale Cayro, antichista di fama, stimato e utilizzato da Mommsen, il quale, tuttavia, non esitava ad ascrivergli imprecisioni ed errori nell'identificazione dei centri laziali. Nel suo erudito lavoro di ricerca sulla ricostruzione storica del Lazio1, Cayro sostiene la derivazione del toponimo moderno dalla villa degli Scauri, la cui esistenza è assicurata da una lettera di Cicerone ad Attico. Nella lettera citata, tuttavia, Cicerone accenna al restauro della sua villa di Formia, senza fornire alcun indizio a presunte residenze degli Scauri nei dintorni. Da Cayro dipende Gaetano Ciuffi, canonico minturnese, che, citando a più riprese il precursore, sostiene senza alcuna esitazione che “Verso la parte occidentale … si osservano le reliquie della famosa (sic!) villa di Marco Emilio Scauro […] Dal nome di questo console prese il luogo il suo nome, ed ora corrotamente si appella Scavoli”. A sostegno della tesi anche Ciuffi apporta una incongrua testimonianza di Cicerone, tratta anch'essa dalla corrispondenza con Attico, ma anche in questa lettera, del 54 a.C., non si riscontra alcun collegamento congruo. Le parole di Cicerone si riferiscono, infatti, al prossimo processo in cui difenderà Messio di fronte a giurati provenienti dalle tribù Pomptina, Velina e Mecia e l'accenno a Scauro (figlio) è del tutto accidentale: Cicerone si augura che Scauro sia tra i magistrati designati nelle prossime elezioni consolari per le conseguenze positive che la candidatura potrebbe avere sul processo per corruzione che lo attende. Eppure il medesimo Ciuffi, prima di aderire, con falsi indizi, alla impostazione originata da Pratilli, qualche anno addietro, nel proporre l'identificazione sul territorio del centro di Pirae, non faceva menzione alcuna di una villa di Scauro e definiva il luogo come “promontorio di Scavoli”, senza sottolinearne, come farà in seguito, la corruzione popolare. Ne’ il Cayro né il Ciuffi identificavano i resti della presunta villa e le cosiddette mura megalitiche con Pirae: il Cayro localizzava Pirae sul Monte d’ Oro , Ciuffi in località Faraone, verso l’attuale S. Albina vecchia. Siamo a Pasquale Mattej, che rivolgendosi poeticamente al promontorio di Gianola, a cui dedica un denso articolo sul periodico napoletano di informazione culturale Poliorama Pittoresco, ricorda “il romano villaggio di Pire sulle cui rovine il tuo Scauri si edificava, ricordando il nome di un famoso consolare” (1846) . Da notare la frase : “ … si avrà finalmente un nome non oscuro …” come a dire che fino ad allora il nome della cittadina aveva una paternità oscura … Nel 1873 Francescantonio Riccardelli, altro canonico traettese, riprende acriticamente le affermazioni di Corcia e Ciuffi, accostandovi la notizia tratta da “Campania sacra e civilis” di tale Alessandro Draccarielli, secondo la quale il primo Scauro avrebbe acquistato la villa nel 112 a.C. dai Catulla di Minturno1. L'informazione, peraltro non sostenuta da alcuna fonte, si dissolve sotto i colpi dell'erudizione di Mommsen, che dimostra la falsità sia dell'opera, sia dell'autore, creato dalla fantasia invero scarsa di Riccardelli che ha evidentemente fatto ricorso all'anagramma del proprio nome2. Un altro mistificatore, i cui falsi al limite della cialtroneria suscitarono il riso, prima ancora che l'ira, di Mommsen. Con l’avvento dell’ era Fascista, e del mito della Romanità, la “favoletta” prende rapidamente piede. G. De Santis (Congresso Studi Romani) nel 1935 afferma che “sembra che” Marco Emilio Scauro avesse costruito una villa sulle mura di Pirae … Trent’anni dopo il “sembra che” diventa “sicuramente” in un articolo dello stesso De Santis che riprende il precedente… Cosa è cambiato in trent’anni? Niente … Nessuna nuova scoperta nè documentaria né archeologica … Il De Santis si associa all’idea oramai corrente supportata dal nulla. Col Fascismo la vecchia “Piazza dei Commestibili” a Scauri vecchia, diviene Piazza Marco Emilio Scauro. Nel 1942 Tommasino, storico apprezzabile ma ancora permeato di miti “fascistissimi”, scrive a proposito di Marco Emilio: “…l'acquisto od il possesso di una prima villa nel golfo di Gaeta e di una seconda nel piccolo porto di Pirae, i cui avanzi restano addossati alla cinta megalitica della scomparsa città, a pie' del colle che dal nome di questo console romano fu detto appunto Scauri…”... Siamo pressochè alle comiche visto che - secondo il Tommasino - le ville diventano due (nessuna prova documentaria, come al solito, e richiami sempre incongrui a Cicerone…): una a Gaeta e una sulle mura megalitiche della presunta Pirae … Da notare una cosa: secondo le indagini moderne le mura megalitiche sarebbero coeve alla Minturnae romana (296 a. C.) e quindi l’unico reperto pre-romano sarebbe la porta d’ingresso ogivale, che viene datata tra il VII sec. a. C. e il 350 a. C. Nell’Archivio Caetani , la famiglia Caetani che pure domina sui luoghi per due secoli (da fine 1200 a fine 1400) accenna alle mura megalitiche e non fa alcun cenno alla presenza degli Scauri … Molto molto strano, a dimostrazione che non esisteva – prima di Pratilli – una tradizione locale che legasse i luoghi agli Emili Scauri … Un’altra considerazione: prima dell’invenzione “colta” del Pratilli i viaggiatori Cinquecenteschi e Seicenteschi quando arrivavano sui luoghi scauresi non trovavano niente di meglio che parlare della coltivazione della canna da zucchero a "Scauli" per delinearne la caratteristica … eppure accennavano senza indugi alle ville di Mamurra e Cicerone a Mola di Formia … Dopo l’invenzione del Pratilli la “balla” si diffonde immediatamente nel mondo erudito, tutti cominciano a citarla e – guarda caso – i viaggiatori Ottocenteschi citano ora la villa di Scauro arrivando sui luoghi … E’ pura illazione affermare che “tutti gli storici sono concordi” … I ricercatori moderni (Coarelli, Rosi, etc.) trovano la “tradizione” oramai citata e consolidata, e la riportano, senza nulla approfondire … senza nulla verificare. Perché se approfondissero … In realtà importanti voci, di studiosi eccellenti, difformi alla solita “vulgata”, sono ben presenti, mai citate, probabilmente sfuggite: V. De Bartholomaeis che identifica il toponimo Scauri quale forma dialettale medievale, e non classica romana, nel suo meritorio spoglio del Codex Diplomaticus Cajetanus (1905), il grande glottologo e linguista G. D. Serra che afferma, riferendosi sia allo Scauri sudpontino che a quello di Pantelleria, senza indugi: “Non è possibile tuttavia un etimo da Scaurus…” (1954), X. Lafon, grande studioso delle ville marittime romane del Lazio, che esprime parecchi dubbi sull’attribuzione a Emilio Scauro o sulla datazione della presunta Pirae (2001), S. Del Lungo, archeologo del CNR, che riconosce il toponimo Scauri o Scavoli (nome del luogo ancora nel ‘700) quale “pienamente medievale”, nel suo bel libro sulla toponomastica nella provincia di Latina (2001), L. Chiappinelli, professore all’Orientale di Napoli, che al toponimo scaurese riconosce la derivazione da "escharion", approdo o luogo dove le imbarcazioni vengono tirate in secca (2006). Un ultima considerazione sulla “possessio scauriana” in territurio Gazitano… Come al solito non dimostra nulla. Il termine e cognomen Scauriano può essere additato anche agli Aureli, ai Terenzi, agli Umbrici, e a molte altre famiglie Romane minori, come gli Attili. E quindi non dimostra certo automaticamente la presenza degli Emili sui luoghi … Inoltre in altri codici essa è indicata come “Scariana” o anche “Sauriana” ... il che darebbe una valenza totalmente diversa al lemma ... Ancora: il termine "Gazitano" è un "unicum" … Non si è mai ritrovato - oltre a questo caso - riferito forse a Gaeta (in altri codici si trova anche quale Gacitano e Gitano ). In altre pagine del Liber Pontificalis inoltre il termine per Gaeta è sempre quello più congruo: Gajtano...Ancora: in un codice altomedievale dell'inizio 800, in cui gli imperatori Franchi ribadiscono la territorialità dei possessi della Chiesa si ritrova un termine simile : Gauzitano o Cusitano ... Termine che però sembrerebbe potersi localizzare nella zona del Velletrano , dove - guarda caso - esistono un Colle Scarano e - verso Carpineto - una località Scarano ... Il primo che associa la possessio scauriana alla zona di Gaeta, e a un Emilio, è un altro storico mediocre ed inaffidabile: Giovanni Tarcagnota, inserito dal Manzoni nella biblioteca di Don Ferrante … Il che è tutto dire. Il termine scauritano - inoltre - è pienamente medievale, e mai si è trovato nè mai si troverà in età Classica riferito agli Scauri. Come ha sottolineato Castrichino sembra un termine legato ad una cittadinanza come - ad es- Neapolitano, Salernitano o Amalfitano. La tradizione documentaria ci tramanda che l’ultimo degli Emili Scauri, Mamerco Emilio Scauro, muore nel 34 d. C. , per cui la presunta presenza degli Emili sui luoghi non potrebbe superare – a stento – i 100-150 anni … Tradizione documentaria che ben attesta della vendita della casa romana al Celio e dell'incendio della villa al Tuscolo sotto Emilio il giovane... e basta. Nessun accenno a presunte residenze marittime. Una villa talmente suntuosa da non lasciare però alcuna traccia, col riferimento agli Emili, in nessun documento antico, medievale o rinascimentale e che non ha alcuna tradizione popolare antica o acclarata... Una "tradizione" che prende corpo solo alla fine del Settecento con l’invenzione “colta” del Pratilli, falsario.

Considerazioni sui presunti criptoportici dei resti Romani di Scauri.Modifica

Sebbene il nome sia in parte greco e significhi portico coperto, tuttavia l'applicazione di questo edificio, se non pure l'invenzione, è prettamente Romana e presuppone l'uso completo della volta in muratura. Infatti il criptoportico si costruiva per metà, o per tre quarti, sotterraneo, come sostegno di un terrapieno, con lo scopo di fornire un luogo di passeggio, fresco nell'estate e riparato nell'inverno: era illuminato per mezzo di feritoie ricavate nel fianco della vòlta e affacciate generalmente sopra un giardino. I Romani lo usarono molto per sostruzione di terrazze; specialmente nelle ville in collina (cfr. Lugli e Conticello in Enciclopedia dell'Arte Antica). Il nostro di Scauri non può essere considerato un criptoportico in senso stretto in quanto, come giustamente rilevato da alcuni acuti osservatori, non è costituito da un corridoio voltato ma da un muro cieco nel quale si aprono degli arconi come alcune foto mostrano. In questo caso si può parlare di un muro di sostruzione di ambienti soprastanti certamente successivi alle cosiddette Mura Megalitiche, in realtà forse coeve a Minturnae. Se la favoleggiata villa di Emilio Scauro avesse un fondamento scientifico si potrebbe pensare che gli ambienti potrebbero essere riferiti alla stessa. Ma di scientifico per il momento non vi è nulla, per cui inutile andare appresso a cose che non hanno agganci con il reale. Si ricorda che negli arconi dei resti Romani scauresi c'erano degli anelli in ferro che potrebbero presupporre un ormeggio di barche nel momento in cui la linea di costa era maggiormente arretrata ed il mare arrivasse sino a quel punto, buttandola lì come semplice indicazione. La cosa certa è che quelli di Scauri non sono criptoportici né per architettura né per particolari costruttivi mancando il fondamento essenziale del cryptos (coperto). Esempi di criptoportici degni di tale nome nelle nostre zone sudpontine sono quelli a Formia sotto la Villa Comunale o quelli a Villa Caposele.

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