Ermengarda (moglie di Adalberto I)

figlia del marchese di Toscana Adalberto il Ricco e di Berta di Lotaringia

«Ermengarda, rimasta vedova,
prese a governare gli stati del defunto marito,
non ostante ch'egli avesse lasciati due figliuoli adulti,
cioè Berengario nato dalla prima moglie Gisla,
e Anscario di questa seconda moglie»

(Istoria dell'Italia occidentale, di Carlo Denina)

Ermengarda o Ermengarda di Tuscia (901 circa – 931 circa) fu la sposa di Adalberto I, marchese d'Ivrea.

BiografiaModifica

Ermengarda era figlia del conte di Provenza Tebaldo di Provenza, della stirpe dei Bosonidi, e di Berta di Lotaringia, a sua volta figlia terzogenita del re di Lotaringia della stirpe Carolingia Lotario II e della seconda moglie Waldrada. Ebbe come fratelli Ugo di Provenza, futuro re d'Italia, Teoberga e Bosone. Quando la madre rimase vedova, si risposò con il marchese di Toscana Adalberto il Ricco, divenendone la figliastra. Questo e Berta ebbero due figli, fratellastri di Ermengarda, Guido e Lamberto.

Ermengarda si sposò attorno al 914 con il marchese d'Ivrea Adalberto I (il quale era al suo secondo matrimonio dopo Gisla, figlia di Berengario del Friuli, re d'Italia della stirpe degli Unrochingi), appartenente alla stirpe degli Anscarici, ed ebbe con lui il figlio Anscario II. Ella aveva un grande ascendente sul marito e compare alcune volte nei diplomi di concessione fondiaria come: "nobilissima comitissa"[1]. Nel 924, infatti, il "fideli" Otberto che Eduard Hlawitschka, identificò con il visconte Autberto di Asti, ricevette in dono da re Rodolfo di Borgogna, la residenza di "castrum vetus" (Castel vecchio), su intercessione di Ermengarda.

Ermengarda, alla morte di Adalberto I (930), cercò con ogni mezzo di portare il figlio Anscario sul trono d'Italia, ma nel 940, in seguito alla calata di Ugo di Provenza, Anscario fu costretto ad abbandonare il Piemonte trovando la morte a Spoleto.

La reggenza della marca passò al fratellastro di Anscario Berengario II (nato dal primo matrimonio di Adalberto I) che nel 950 divenne re d'Italia.

NoteModifica

  1. ^ Gabiani N.,Asti nei suoi principali ricordi storici. Asti volume I 1927, pag 353.

BibliografiaModifica

  • Gabiani N., Asti nei suoi principali ricordi storici, Asti volume I 1927
  • Bordone R., Città e territorio nell'alto medioevo. La società astigiana dal dominio dei Franchi all'affermazione comunale. Biblioteca Storica Subalpina, Torino 1980

Voci correlateModifica

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