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Ermengarda (moglie di Adalberto I)

figlia del marchese di Toscana Adalberto il Ricco e di Berta di Lotaringia

«Ermengarda, rimasta vedova,
prese a governare gli stati del defunto marito,
non ostante ch'egli avesse lasciati due figliuoli adulti,
cioè Berengario nato dalla prima moglie Gisla,
e Anscario di questa seconda moglie»

(Istoria dell'Italia occidentale, di Carlo Denina)

Ermengarda o Ermengarda di Tuscia (... – ...) era figlia di (Berta di Lotaringia) e del conte di Provenza Teoboldo; figliastra del marchese di Toscana Adalberto il Ricco; sposò in seconde nozze Adalberto I, marchese d'Ivrea.

Indice

BiografiaModifica

La madre di Ermengarda, Berta, aveva sposato in prime nozze Tebaldo di Provenza dal quale aveva avuto Ugo di Provenza, Teoberga, Bosone ed Ermengarda; da Adalberto II, marchese di Toscana, ebbe Guido e Lamberto.

Ermengarda si sposò con Adalberto I intorno al 914 ed ebbe con lui il figlio Anscario II. Ella aveva un grande ascendente sul marito e compare alcune volte nei diplomi di concessione fondiaria come: "nobilissima comitissa"[1]

Nel 924, infatti, il "fideli" Otberto che il Hlawitscha, identificò con il visconte Autberto di Asti, ricevette in dono da re Rodolfo di Borgogna, la residenza di "castrum vetus" (Castel vecchio), su intercessione di Ermengarda.

Ermengarda, alla morte di Adalberto I (930), cercò con ogni mezzo di portare il figlio Anscario sul trono d'Italia, ma nel 940, in seguito alla venuta di Ugo di Provenza, Anscario fu costretto ad abbandonare il Piemonte trovando la morte a Spoleto.

La reggenza della marca passò al fratellastro di Anscario Berengario II (nato dal primo matrimonio di Adalberto I) che nel 950 divenne re d'Italia.

NoteModifica

  1. ^ Gabiani N.,Asti nei suoi principali ricordi storici. Asti volume I 1927, pag 353.

BibliografiaModifica

  • Gabiani N.,Asti nei suoi principali ricordi storici. Asti volume I 1927
  • Bordone R., Città e territorio nell'alto medioevo. La società astigiana dal dominio dei Franchi all'affermazione comunale.Biblioteca Storica Subalpina, Torino 1980

Voci correlateModifica

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