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OrigineModifica

Figlia terzogenita del re di Lotaringia Lotario II e della seconda moglie, Waldrada[1], scomunicata in quanto considerata concubina, da papa Nicola I.

BiografiaModifica

Al momento della sua nascita, suo padre, Lotario II, dopo due concili, tenuti ad Aquisgrana (o Aix-la-Chapelle); col primo, era riuscito a far condannare la propria moglie, Teoberga (o Teutberga † prima del 25 novembre 875), allontanandola dalla corte e sostituendola con la propria amante, Waldrada, e, secondo la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, Teoberga fu ripudiata[2]; col secondo era riuscito ad ottenere l'annullamento del primo matrimonio e l'approvazione del suo matrimonio con Waldrada[3]. Secondo l'Herimanni Augiensis Chronicon, il matrimonio fu celebrato nello stesso anno (862), dopo che il legame con Teoberga era stato sciolto, col favore del vescovo di Treviri, Thetgaud (Dietgold), e dell'arcivescovo di Colonia, Ghunter[4], che, secondo lo storico Baron Ernouf, erano rispettivamente fratello e zio di sua madre Waldrada[5].

Nello stesso anno della sua nascita (863), per volere del papa Niccolò I (820-867, papa 858-867), fu convocato, a Metz, un sinodo di vescovi Franchi[6] nel quale si confermò la validità del matrimonio tra Lotario e Waldrada, basandosi su un preteso matrimonio tra Lotario e Waldrada, precedente all'unione di Lotario con Teoberga.
Ma l'abate Uberto, fratello di Teoberga[7], intervenne presso il Papa Nicola I che, venuto a conoscenza di ciò che era accaduto al sinodo, sconfessò i suoi legati e annullò le decisioni prese a Metz.
Allora Lotario II, abbandonato da tutti, si appellò al papa dichiarandosi disposto ad accettare ogni sua decisione.
Teoberga, che, nel frattempo si era rifugiata nell'abbazia di Avenay, sotto la protezione dello zio di Lotario II, il re dei Franchi occidentali, Carlo il Calvo, rientrata in Lotaringia accompagnata dal legato papale, Arsenio, fu investita delle insegne della sovranità, mentre sua madre, Waldrada, essendo state dichiarate nulle le sue nozze, fu costretta a partire per Roma, con Arsenio, per discolparsi di fronte al papa.
Waldrada però, giunta a Pavia, elusa la sorveglianza del legato papale, rientrò in Lotaringia, dove, secondo il Folcuini Gesta Abbatum Lobiensium, sia lei che Lotario II, sempre nell'865, furono raggiunti dalla scomunica papale[8] e Berta, suo fratello Ugo e le sorelle, Gisella ed Ermengarda, furono dichiarati bastardi.

Alla morte del padre, l'8 agosto 869[9] vicino a Piacenza, di ritorno da Roma, dove aveva perorato la causa del suo matrimonio con papa Adriano II (792-872, papa 867-872), perse tutti i diritti di successione, in quanto era stata dichiarata illegittima. L'eredità sarebbe spettata al fratello di suo padre l'imperatore Ludovico II, ma gli zii, il re dei Franchi orientali, Ludovico il Germanico, e il re dei Franchi occidentali, Carlo il Calvo, si impossessarono dei domini del nipote[10], e, l'anno seguente sancirono la spartizione col Trattato di Meerssen.
Suo fratello, Ugo, a cui era stato sottratto il ducato d'Alsazia, da quel momento fu pretendente al trono di Lotaringia e, per una quindicina d'anni, tentò di recuperare il suo ducato, mentre la piccola Berta, che alla morte del padre, era già orfana della madre, crescendo tra le difficoltà, divenne coraggiosa e combattiva.
Le cronache la descrivono molto bella ed ambiziosa.

Tra l'879 e l'880, Berta sposò il conte di Arles, il bosonide, Tebaldo[1] (850-895), figlio dell'abate laico dell'abbazia di Saint-Maurice di Valais, Uberto del Valais (?-864, figlio di Bosone il Vecchio (?-855), conte del Valais e di Engeltrude), irriducibile avversario di suo padre e di sua madre; suo marito era infatti il nipote di Teoberga, la prima moglie di suo padre, Lotario II.
Berta, per la sua ambizione[11], spinse il marito in molte guerre: subito dopo il matrimonio, infatti Tebaldo appoggiò la ribellione del cognato Ugo contro il nuovo re dei Franchi occidentali, Luigi III[12], che alleatosi col fratello il re di Aquitania, Carlomanno II e col cugino, il re di Alemannia, da poco eletto re d'Italia e (e futuro imperatore), Carlo il Grosso, nell'880, li sconfisse una prima volta[13]. Poi furono ancora sconfitti dalle truppe di Ludovico II, comandate da Enrico di Franconia, assieme ad Adalardo il Siniscalco,[14].

Berta, rimasta vedova, tra l'887 e l'895[15], tra l'895 e l'898[15], sposò, in seconde nozze, il marchese di Toscana, Adalberto II Ricco[16](875-915), figlio del marchese Adalberto I e di Richilde di Spoleto.
Intervenne nelle vicende italiane, spingendo il marito a organizzare la fronda al re d'Italia, Berengario I e a chiamare in Italia, nel 900, il re di Provenza, Ludovico il Cieco, anche lui discendente (pronipote) di Lotario I, farlo incoronare re d'Italia e poi imperatore, e a richiamarlo, nel 905[17].

Dopo la triste esperienza di Ludovico III, essendo rimasta vedova per la seconda volta (915), nel 920, cercò invano di portare sul trono d'Italia il proprio primogenito, Ugo d'Arles.

Morì nel 925, un solo anno prima che il figlio Ugo fosse incoronato re d'Italia, anche per merito della sorellastra Ermengarda[18], vedova del marchese d'Ivrea, Adalberto I (?-924). Fu seppellita presso la cattedrale di San Martino in Lucca dove ancora oggi si può leggere il suo epitaffio[19].

FigliModifica

Berta a Tebaldo diede quattro[20] (forse cinque[21]) figli:

Ad Adalberto ne diede due[26]:

NoteModifica

  1. ^ a b c (LA) Annales Bertiniani III, anno 862, Pag 284
  2. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus XXIII, Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, pag 737
  3. ^ (LA) Annales Bertiniani III, anno 862, Pag 115, nota b
  4. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus V, Herimanni Augiensis Chronicon, pag 105
  5. ^ (FR) Histoire de Waldrade, de Lother II et de leurs descendants, pag. 5
  6. ^ I vescovi dovevano venire dalla Lotaringia, dalla Provenza, dal regno dei Franchi occidentali e da quello dei franchi orientali, ma i legati papali furono corrotti e convocarono solo vescovi lotaringi e pochi altri.
  7. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus I: Annales Lobienses, anno 855, pag. 232
  8. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus IV: Folcuini Gesta Abbatum Lobiensium, par 13, Pag 61
  9. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus XIII: Annales Necrologi Prumienses, Pag 219
  10. ^ (LA) Annales Bertiniani III, anno 869, pag 197
  11. ^ Berta era la nipote dell'imperatore Lotario I e voleva riportare in auge la discendenza di Lotario.
  12. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus V: Herimanni Augensis Chronicon, anno 879, Pag 108
  13. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus I: Annalium Fuldensium Pars Tertia, Pag 393
  14. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus I: Annalium Fuldensium Pars Tertia, Pag 394
  15. ^ a b (EN) Foundation for Medieval Genealogy :LOTHARINGIA - BERTA
  16. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus III: Liutprandi Antapodosis Lib. III, Pag 306
  17. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus I: Reginonis Chronicon, Pag 610
  18. ^ Ermengarda perseguì ed ottenne l'obiettivo inseguito per tutta la vita dalla madre, Berta, mettere sul trono d'Italia un discendente dell'imperatore Lotario I.
  19. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus IX: Epitaphium Bertae Matris Hugonis, Pag 105
  20. ^ (EN) #ES Genealogia dei Bosonidi, Theobald/Theodebert
  21. ^ (EN) Foundation for Medieval Genealogy :Nobiltà provenzale - BERTA (Theotbald)
  22. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus III: Liudprandi Antapodosis III. 48, pag. 313
  23. ^ (LA) Recueil des chartes de l'abbaye de Cluny tomus I, documento 726, pag 683
  24. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus IX: Ex Chronico S. Petri Vivi Senonensis, Pag 34
  25. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus IX: Hugonis Diplomata, Pag 689
  26. ^ (EN) Foundation for Medieval Genealogy :Nobiltà norditaliana - BERTA (Adalbert II)

BibliografiaModifica

Fonti primarieModifica

Letteratura storiograficaModifica

  • René Poupardin, I regni carolingi (840-918), in Storia del mondo medievale, vol. II, 1979, pp. 583–635
  • C. W. Previté-Orton, "L'Italia nel X secolo", cap. XXI, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, 1979, pp. 662–701.
  • Allen Mayer, I vichinghi, in Storia del mondo medievale, vol. II, 1979, pp. 734–769
  • (FR) archive.org, https://archive.org/stream/histoiredewaldra00ernouoft#page/n8/mode/1up. URL consultato il Baron Ernouf (1858) Histoire de Waldrade, de Lother II et de leurs descendants (Paris).

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica