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F.I.V. Edoardo Bianchi
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StatoItalia Italia
Fondazione1885 a Milano
Fondata daEdoardo Bianchi
Sede principaleTreviglio
SettoreMetalmeccanica
Prodottibiciclette, motocicli, ciclomotori, automobili, autocarri
Sito web

La F.I.V. Edoardo Bianchi (F.I.V. è acronimo di Fabbrica Italiana Velocipedi), più conosciuta semplicemente come Bianchi, è la fabbrica di biciclette più vecchia al mondo ancora esistente, un tempo anche importante casa automobilistica e motociclistica italiana, fondata a Milano nel 1885 da Edoardo Bianchi[1]. Oggi fa parte del gruppo svedese Cycleurope AB[1] e la produzione di massa non avviene più in Italia, dove si è mantenuta parte della progettazione e dell'assemblaggio dei modelli di alta gamma.

Indice

StoriaModifica

 
Bicicletta Bianchi 1950-1952 utilizzata da Fausto Coppi. Conservata presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.
 
Esemplare di autocarro Bianchi Miles unificato, adibito ad ambulanza.

Nata come piccola officina per la costruzione e riparazione di velocipedi, l'attività dell'azienda si espanse, dal 1899, ai settori dei veicoli motorizzati, con la produzione di motocicli e autovetture, sotto la ragione sociale di Fabbrica Automobili e Velocipedi Edoardo Bianchi.

Edoardo Bianchi, nel 1901, concentrò buona parte delle energie nella progettazione di una elegante vetturetta, la Bianchi 8 HP; fu così che nel 1903 Bianchi iniziò la fabbricazione di una serie di automobili esclusive, riservate a una clientela facoltosa, realizzate artigianalmente e con materiali e finiture di pregio, tra le prime di lusso al mondo a popolare le strade delle città, fino ad allora percorse solo da carrozze, carri, pedoni e qualche tram a cavalli o a vapore.[2]. Nel 1906, l'azienda aprì una sede produttiva a Brescia, destinata all'allestimento di autocarri, ma dati i ridotti margini di vendita in questa prima fase della sua esperienza nell'ottica dei mezzi industriali, la stessa viene chiusa nel 1908. Tuttavia, negli anni successivi la Bianchi ricevette numerosi riconoscimenti, in sede nazionale ed internazionale, come il "Gran Prix" ad una manifestazione svoltasi a Buenos Aires[3], nonché il "diploma" del Ministero dell'Industria all'Esposizione di Torino del 1911 (anno in cui fu presente anche alla Esposizione di Londra).

Nel 1914 l'azienda produsse 45.000 biciclette, 1.500 moto e 1.000 automobili, riuscendo poi ad affacciarsi, per un breve periodo, anche nel campo dell'aviazione, grazie a un accordo industriale sottoscritto con l'Isotta Fraschini, all'epoca particolarmente attiva nel campo della fabbricazione di motori aerei.

Fin dalle origini la Bianchi si dedicò alle corse ciclistiche, poi automobilistiche e, dagli anni venti, a quelle nel motociclismo: tra suoi più importanti alfieri si annoverano Tazio Nuvolari, Amilcare Moretti, Dorino Serafini e Alberto Ascari.

Interrotta la produzione di automobili in concomitanza con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, l'azienda intensificò i suoi processi lavorativi nei settori della meccanica (Officine Metallurgiche Edoardo Bianchi), della fabbricazione di autocarri e di veicoli per uso militare[4], sviluppando, fra i numerosi esempi il Miles, oltre al mezzo speciale VM 6C del Regio Esercito Italiano. Parallelamente all'attività di fornitura di autotelai per autobus ad alcune ditte del settore, finché i bombardamenti non minarono i processi produttivi nelle fabbriche, soprattutto, al centro produttivo di viale Abruzzi a Milano, che risultò poi il più colpito.

 
Un ciclomotore Bianchi Aquilotto del 1953, Cilindrata 48 cc.

Terminata la guerra, nonostante le difficoltà economiche e gestionali insorte alla morte del fondatore Edoardo, la Bianchi riuscì a risollevarsi, contribuendo alla ricostruzione e motorizzazione dell'Italia con la Bianchina, motoleggera di 125 cm³ e l'Aquilotto, ciclomotore di cui era disponibile per la vendita pure il motore sciolto da applicare alle biciclette. Tentando la strada di cimentarsi nella commercializzazione dei piccoli veicoli da trasporto merci, con il modello di motocarro Supermil 49, presentato nel 1948 ed equipaggiato con un inedito propulsore 500 cm³ e 18 CV potenza, in grado di porsi in concorrenza a prodotti come l'Ercole, proposto nel medesimo periodo dalla Moto Guzzi[5].

La parte relativa alle quattro ruote, dopo una prima unione di forze con Pirelli e Fiat che diede vita all'Autobianchi nel 1955, permettendo il ritorno della casa nel settore auto, venne totalmente ceduta agli altri 2 soci insieme allo stabilimento di Desio nel 1958.

L'attività nell'ambito delle due ruote, con a capo dell'Ufficio Tecnico Lino Tonti dal 1959, alla fine degli anni cinquanta proseguì il suo corso, con il debutto delle motociclette 250-350-500 bicilindriche bialbero, che permisero alla Bianchi il ritorno nelle competizioni ai Gran Premi del 1960. Parallelamente ai prodotti destinati al Motocross, alle linee dei modelli MT61 dell'Esercito Italiano, dello scooter Orsetto 80 e della Sila 175, motoleggera di intonazione sportiva.

Nel 1958 la Bianchi, oramai smembrata in varie realtà a sé stanti, cessa l'attività nella storica sede centrale di viale Abruzzi, vendendo la proprietà dell'area a una società immobiliare, che vi costruirà al posto degli edifici di fabbrica un complesso residenziale. Le linee di montaggio dei rami ciclistico e motociclistico vengono trasferite in una porzione industriale dell'ex Aeronautica Caproni di via Fantoli, quartiere milanese alla periferia di Taliedo. Contestualmente, nasceranno per volontà di Giuseppe Bianchi, figlio del fondatore Edoardo, le ragioni sociali Edoardo Bianchi Motomeccanica S.p.A. e Bianchi Nautica, quest'ultima dedicata alla vendita dal 1957 di una piccola imbarcazione da diporto, la Katamar che, nonostante gli ambiziosi propositi, non godrà di un buon esito di vendite, tanto da compromettere nel breve la fine dell'iniziativa industriale, con pesanti perdite per l'azienda.[6]

Di li a poco, la profonda crisi del settore motociclistico degli anni sessanta fa entrare la Bianchi in una grave crisi finanziaria, che sfocerà alla fine del 1964 nella dichiarazione di liquidazione della società.

 
Inserzione pubblicitaria della "Bianchi" - anno 1928

La vendita delle moto Bianchi Velo proseguirà quasi esclusivamente con le rimanenze di magazzino sino alle soglie anni settanta, mentre il settore delle biciclette continuerà l'attività a Treviglio (BG), per iniziativa di Angelo Trapletti e poi del Gruppo Piaggio, dando vita nel 1973 alla squadra ciclistica Bianchi-Piaggio, cui seguirà il controllo da parte della Bianchi fino al 2011 del marchio Legnano[7] e, ancora attualmente, di Chiorda.

Negli anni settanta si profilerà un significativo tentativo al ritorno al commercio dei ciclomotori marchiati Bianchi, equipaggiati con Motori Minarelli, modelli Bianchi Matic e Snark; ciò nonostante le attività in tale settore verranno in seguito abbandonate.

La Bianchi oggiModifica

Dal maggio 1997 la Bianchi è entrata a far parte del gruppo svedese Cycleurope AB, la più importante azienda mondiale nel settore ciclistico.

I marchi del Gruppo Bianchi si sono aggiunti a quelli di Cycleurope creando un raggruppamento unico sul mercato della bicicletta per ampiezza dell'offerta e capillarità della distribuzione a livello mondiale.[8]

Oggi, nello stabilimento italiano di Treviglio, rimane parte della progettazione e della produzione finale dell'alto di gamma di telai professionali, denominato "Reparto Corse". Oltre a uno showroom e a una officina specializzata nella manutenzione e restauro di vecchie biciclette Bianchi.

Il marchio Bianchi è tra i più prestigiosi per la produzione di bici da corsa, che furono usate da grandi campioni del passato a partire da Giovanni Gerbi ("il diavolo rosso"), Costante Girardengo, Fausto Coppi, Felice Gimondi e Marco Pantani.

La produzione odierna non si limita alla realizzazione di biciclette da gara (Reparto Corse), ma anche a bici da passeggio, mountain bike, e-bike (a pedalata assistita) e BMX.

Simbolo dell'azienda è il particolare colore con cui venivano e vengono tuttora verniciate le bici, un verde acqua chiamato spesso celeste Bianchi.

Albo d'oro motociclisticoModifica

 
Una ES250 del 1937
 
Una Mendola del 1960

Campionato d'Europa FICMModifica

Campionato Italiano VelocitàModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Corporate, su bianchi.com. URL consultato il 25 maggio 2016.
  2. ^ Catalogo collezioni - Automobile Bianchi 8 HP - museoscienza, su www.museoscienza.org. URL consultato il 13 maggio 2016.
  3. ^ Il Sole, 5 novembre 1911
  4. ^ Storia, su registrostoricobianchi.it. URL consultato il 25 maggio 2016.
  5. ^ Pubblicazione: Dalla Bianchi alla Bianchina AISA - in collaborazione con Bianchina Club Milano, Museo della Scienza e della Tecnologia Milano, 16 settembre 2007.
  6. ^ Pubblicazione: Dalla Bianchi alla Bianchina AISA - Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile - in collaborazione con Bianchina Club Milano, Museo della Scienza e della Tecnologia Milano, 16 settembre 2007.
  7. ^ Bianchi perde il marchio Legnano ma è pronta a rilanciare Chiorda, L'Eco di Bergamo, 19 gennaio 2011.
  8. ^ Tanta curiosità e interesse intorno al Bianchi Demo Day, RuoteAmatoriali.IT, 2 marzo 2013. URL consultato l'11 febbraio 2015.

Voci correlateModifica

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