Apri il menu principale
Agrigento-Naro-Licata
Stati attraversatiItalia Italia
Lunghezza64 km
Apertura1911-1921
Chiusura1959
GestoreFS
Scartamento950 mm
Elettrificazioneno
DiramazioniBivio Margonia-Canicattì (12 km)
Notecon cremagliera Strub
Ferrovie

La ferrovia Agrigento-Margonia-Naro-Licata, con diramazione a Margonia per Canicattì, era una ferrovia a scartamento ridotto della Sicilia oggi dismessa. Alcune tratte di questa linea erano dotate di cremagliera. La linea, delle Ferrovie dello Stato, collegava la stazione di Agrigento Bassa (inizialmente Girgenti) ad alcune importanti miniere di zolfo della Provincia di Caltanissetta e ai grossi centri di Naro, Palma di Montechiaro e Licata. Dal 1933 il capolinea venne spostato nella nuova stazione di Agrigento Centrale.

Indice

StoriaModifica

La ferrovia venne concepita in funzione delle esigenze dell'industria mineraria dello zolfo allo scopo di far giungere il minerale estratto ai caricatori di imbarco di Porto Empedocle, Licata e Palma di Montechiaro e per permettere lo spostamento dei minatori pendolari che dalle varie località si dovevano recare al lavoro nelle varie miniere di zolfo disseminate nel territorio dei comuni circostanti. Ma, come tante altre linee secondarie della Sicilia, fu costruita con grande ritardo rispetto alle necessità[1][2]; progettata in seguito alla Legge Baccarini del 1879 venne costruita in assoluta economia, a scartamento ridotto e con un tracciato tortuoso allo scopo di diminuire al massimo l'esigenza di opere d'arte impegnative.

Fino al 1902, tuttavia, non venne realizzato nulla; a seguito delle conclusioni di un'apposita Regia Commissione e di una legge varata nel corso dell'anno venne ridefinita la modalità di costruzione e di finanziamento in assoluta economia definendo successivamente anche il percorso da realizzare: una tratta da Girgenti per Favara, Naro e Canicattì con diramazione a Naro per Palma di Montechiaro e Licata.

La realizzazione avvenne per tratte e a distanza di tempo: il 28 febbraio 1911[3] fu aperta la tratta tra Canicattì e Naro, il 4 dicembre 1911[3] fu raggiunta Camastra, infine il 7 ottobre 1915[3] il treno arrivò a Licata. I lavori successivi proseguirono a rilento anche a causa dello sforzo bellico così, l'8 maggio 1921,[3] venne aperto il tratto Girgenti-Favara e, il 30 dicembre 1921,[3] quello tra Favara e Margonia; quest'ultima era un semplice Posto di movimento in aperta campagna, a due chilometri da Naro, dove venne creato il bivio per la linea diramata allo scopo di risparmiare sulla spesa (ma con l'aggravio di un grosso perditempo per il regresso dei treni provenienti da Naro per i servizi Girgenti-Naro-Canicattì[4]). Soltanto nel 1933 quando finalmente venne inaugurato il tratto di circa 3 km, a doppio scartamento, tra Girgenti (stazione di Agrigento Bassa) e Stazione di Agrigento Centrale i treni da Naro e Licata poterono giungere fino al cuore della città; prima di allora da qualunque direzione o ferrovia si arrivasse per Agrigento si doveva cambiare mezzo di trasporto: calesse, mulo o caval di San Francesco.
La linea quindi era stata realizzata ma in assoluto ritardo sui tempi: il commercio degli zolfi delle zone di Favara, Naro e Palma era ormai sceso a livelli molto inferiori dato che l'apertura della linea ferrata dal nisseno verso il Porto di Catania aveva reso più conveniente e meno costoso lo zolfo dell'area Caltanissetta-Enna[5]. Ma soprattutto con l'apertura nel 1881 del tronco di linea da Campobello a Licata le zone suddette vennero del tutto tagliate fuori dato che il trasporto dello zolfo su carriaggi a trazione animale costava mediamente quasi il doppio di quello spedito per ferrovia[6].
La linea risultò quindi passiva e soprattutto obsoleta già dall'inizio. Nata per gli scopi industriali dell'area assolveva malamente quelli di trasporto viaggiatori. Una certa quantità di trasporto merci di prodotti agricoli come frutta secca, cereali, ortaggi, legumi secchi e olii essenziali (le fave e i legumi spediti negli anni venti raggiungevano le 45.000 tonnellate) alimentava il traffico ferroviario ma lo sviluppo del trasporto su strada l'avviò ad un lento declino data la bassissima velocità commerciale dovuta alla cremagliera. Il servizio ferroviario venne completamente soppresso il 28 settembre 1958.[4] La chiusura della linea e il suo smantellamento vennero decisi con Decreto del Presidente della Repubblica n. 875 del 26 agosto 1959[7]. Tale atto fu oggetto di un contenzioso per conflitto di competenza tra la Presidenza della Regione Siciliana e il Ministero dei Trasporti su cui dovette pronunciarsi la Corte Costituzionale con la sentenza n.13 del 1960[8].

CaratteristicheModifica

Stazioni e fermate
Agrigento-Licata
     
linea per Porto Empedocle
     
0+0 Agrigento Centrale
     
     
     
2+9 Agrigento Bassa
     
linea per Palermo
     
torrente Mandarà
     
10+7 Favara
     
17+0 Zolfare Deli
     
18+4 Deli
     
fiume Naro
     
linea per Canicattì
     
25+0 Margonia
     
26+8 Naro
     
31+5 Camastra
     
43+8 Palma di Montechiaro
     
fiume Palma
     
53+1 Torre di Gaffe linea per Canicattì
     
57+8 Scifitelli
     
63+77 Licata[9]
     
raccordo per Licata Marittima
     
linea per Siracusa
Stazioni e fermate
Canicattì-Margonia
     
linea per Caltanissetta
     
0+0 Canicattì
     
linea per Licata
     
7+8 Rocca di Mendola
     
linea per Agrigento Bassa
     
12+46 Margonia
     
linea per Licata

La linea venne armata con rotaie da 27 kg/m montate su traverse di legno distanti 0,82 m l'una dall'altra. Nei sei tratti a cremagliera, complessivamente 10,8 km, questa, del tipo Strub da 44 kg/m, era montata al centro del binario fissata alle stesse traverse montate a distanza inferiore. Il raggio di curvatura minimo era di 100 m e la pendenza massima era del 75 per mille sulle tratte ad aderenza artificiale. Tale tipo di costruzione, molto in economia, permetteva solo basse velocità di linea non superiori a 30 km/h per i treni a vapore e a 45 km/h per le automotrici nei tratti ad aderenza naturale. La breve diramazione Canicattì - Bivio Margonia non aveva tratti a cremagliera e la pendenza massima era del 25 per mille.

L'esercizio, come per le altre linee della rete, venne svolto a Dirigenza unica con sede a Naro; le stazioni erano presenziate da semplici assuntori e prive di segnalamento eccetto il semplice Palo indicatore a segnare il punto di fermata prima di impegnare le stazioni sede di incrocio o di precedenza.

Non venne mai fatto alcun ammodernamento degli impianti fino alla chiusura, né vennero impiegate automotrici.

PercorsoModifica

Il percorso, partendo da Agrigento Bassa, prevedeva un primo tratto a cremagliera per raggiungere la stazione di Favara a 291 m s.l.m. oltre la quale si scendeva nel bacino zolfifero all'interno del quale si trovavano la stazione per il carico del minerale, Zolfare Deli, e una fermata successiva, Deli, per i minatori che si recavano all'accesso delle miniere. La linea proseguiva ancora in salita verso il Bivio Margonia al quale non corrispondeva alcuna località ed aveva il solo scopo di diramazione per Canicattì. La linea continuava a salire fino ai 419 m di Naro, grosso centro ad economia agricola e mineraria dopo di che iniziava a scendere verso Palma di Montechiaro, giungendo sulla costa a Torre di Gaffe e terminando la corsa a Licata la cui stazione era raccordata al porto mediante un raccordo a doppio scartamento di poco meno di 1 km.

Materiale rotabileModifica

 
Disegno di una locomotiva R370 in servizio sulla linea

Per il servizio sulla linea vennero utilizzate le locomotive a vapore del gruppo R.370.

NoteModifica

  1. ^ G.Barone,Le vie del Mezzogiorno,pag.134
  2. ^ Il Politecnico-Industria zolfifera in Sicilia.Volume 1,pag 51-1869
  3. ^ a b c d e Alessandro Tuzza, Treni di Carta; quadro cronologico delle aperture
  4. ^ a b Nico Molino, La rete FS a scartamento ridotto della Sicilia
  5. ^ G.Barone,Le vie del Mezzogiorno, pag.136
  6. ^ Federico Squarzina, Produzione e commercio dello zolfo in Sicilia nel secolo XIX, pag 48,49
  7. ^ Decreto del presidente della Repubblica 26 agosto 1959, n. 875, in materia di "Soppressione della linea ferroviaria a scartamento ridotto Licata-Agrigento Bassa, con diramazione Margonia-Canicattì."
  8. ^ Consulta on line, su giurcost.org. URL consultato il 25-02-2009.
  9. ^ Stazione a Scartamento ridotto

BibliografiaModifica

  • Nico Molino, La rete FS a scartamento ridotto della Sicilia, Torino, Edizioni elledi, 1985, ISBN 88-7649-037-X.
  • Giuseppe Barone, Le vie del Mezzogiorno, Roma, Donzelli Editore, 2002, ISBN 88-7989-684-9.
  • Federico Squarzina, Produzione e commercio dello zolfo in Sicilia nel secolo XIX, ILTE, 1963.
  • Ogliari Avate, Si viaggia...anche con la dentiera, Arcipelago edizioni, 2008. pag. 371-392.
  • Fausto Condello, Le ferrovie dello zolfo, in "I Treni" n. 357 (marzo 2013), pp. 30–34

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica