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Giovanni Vincenzo de Luna (... – Bivona, 1547),

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BiografiaModifica

Giovanni Vincenzo o Gianvincenzo de Luna (figlio di Sigismondo e Beatrice Rosso e Spatafora) conte di Sclafani e di Caltabellotta, straticoto di Messina nel 1514, presidente e viceré del regno dal 1516 al 1517.

Giovanni vincenzo de Luna sposò Diana Montecateno o Moncada figlia di Guglielmo Raimondo Moncada ed ebbe Sigismondo, Francesco ed altri.

L'11 luglio 1478, era presente al giuramento che gli ambasciatori siciliani prestarono in Saragozza al re Ferdinando.

Il 30 settembre 1480 il padre Sigismondo de Luna lo nominò, con suo testamento, erede universale e come tutore del figlio ancora minorenne, designò Pietro de Luna, arcivescovo di Messina. Morto il padre, il 7 ottobre 1480, Gianvincenzo ottenne l'investitura dei beni feudali, il 20 ottobre 1480;

Il 26 settembre 1481 lo zio Pietro de Luna, nella persona del suo procuratore Michele La Farina, presenta il memoriale per l'investitura del nipote Gian Vincenzo.

Gianvincenzo uomo violento e prevaricatore nel 1505, per un mese intero cercò di penetrare nel Castello di Caltavuturo dove sua madre, Beatrice Spatafora, si era rifugiata per sfuggire alle sue ira. Per calmare Gian Vincenzo, dovette intervenire il Viceré.

Nel 1508 era deputato del Regno.

Nel 1509 rivendicava il feudo di Misilcassim, del quale riceveva investitura il 7 novembre del 1510.

Gian Vincenzo, dopo lunghi contenziosi con la famiglia Alliata e Settimo, con la zia Eleonora de Luna e con il cugino Simone Ventimiglia, nel 1511 riuscì ad ottenere l'investitura della contea di Caltabellotta.

Strategoto di Messina nel 1514.

Carlo d'Asburgo, con dispaccio 8 luglio 1516, datato da Bruxelles, nominò il De Luna presidente del Regno, carica che tenne fino al 1º maggio del 1517.

Il 4 febbraio 1519 ricevette l'investitura della Contea di Sclafani.

Nel 1520 Carlo V gli conferì la Signoria sul porto e caricatore di Castellammare del Golfo.

Nel 1523 dava in moglie al maggiore dei suoi figli Sigismondo Luisa Salviati, figlia di Jacopo e di Lucrezia de' Medici nipote di papa Leone X. Dopo le nozze, che si celebrarono a Roma, donò al figlio il feudo di Caltabellotta col titolo comitale e si stabilì a Palermo.

Nel giugno 1528 era a Trapani capitano d'armi per apprestare difese contro la flotta turca. Qui lo raggiunse la notizia di un grave affronto fatto al figlio Sigismondo da Giacomo Perollo barone di Pandolfina e portulano di Sciacca e decise di mandare degli uomini armati per tendere a questi un agguato per ucciderlo, ma il Perollo scampò all'agguato e successivamente scoppio il secondo caso di Sciacca.

Gianvincenzo seguì il figlio Sigismondo, dichiarato bandito, a Roma, sotto la protezione di Clemente VII cugino di Lucrezia de' Medici sua consuocera. Partì verso la corte imperiale per esporre a Carlo V la propria versione degli avvenimenti. L'imperatore, ascoltatolo, gli ordinò di rientrare nell'isola, di porsi a disposizione dei tribunali e di presentare a quei giudici le proprie discolpe.

Sigismondo non ottenendo il perdono da Carlo V avvilito, si suicidò buttandosi nel Tevere nel febbraio del 1530.

Tornato in Sicilia si presentò davanti ai giudici della Magna Curia e gli fu comminata solo una lieve condanna per avere aiutato i rei a fuggire dall'isola i giudici esclusero ogni sua responsabilità diretta negli eventi.

Il patrimonio del Luna fu decimato da confische e distruzioni e dall'indennizzo che aveva dovuto versare agli eredi del Perollo. Dovette vendere parte delle sue terre, ma successivamente per intercessione di Clemente VII presso l'imperatore ottenne la restituzione dei beni confiscatigli dal Regio Fisco.

Nel 1544 è nominato capitano d'armi e vicario per la città di Trapani.

Fu commissario della Regia Curia in diverse città dell'isola per esigere crediti della corte, nel 1544 per Castrogiovanni, nel 1545 per Sciacca, per la terra di la Grutti, per Licata, per Agrigento, nel 1546 per Nicosia e di nuovo a Castrogiovanni.

Morì a Bivona e fu sepolto a Sciacca nella Chiesa della Badia Grande in una cassa ricamata visibile ancora oggi.

BibliografiaModifica

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