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Il complesso sistema di governo della Repubblica di Venezia, durata dal 697 al 1797, fu l'esito di numerose stratificazioni successive originatesi soprattutto nei secoli XI-XIII e della successiva costante ricerca, da parte del patriziato dominante, di un equilibrio ed un mutuo controllo tra i diversi organi dello Stato.

Indice

Storia ed evoluzione delle istituzioni venezianeModifica

La formazione del sistema costituzionale veneziano, come anticipato, fu un lungo processo che, a partire dall'originario governo del duca bizantino, nominato dall'Esarca imperiale di Ravenna, si modificò secondo una graduale evoluzione fino alla forma definitiva di una repubblica aristocratica.

In tale processo, è possibile individuare essenzialmente tre fasi:

  1. la nascita dell'istituto ducale e la successiva formazione di un governo monarchico elettivo ed il suo abortito tentativo di trasformazione in forma ereditaria: è il "periodo ducale";
  2. la creazione di una forma comunale limitativa del potere monarchico che assume sempre più una forma aristocratica: è il "periodo comunale";
  3. la chiusura del sistema di governo ad appannaggio della sola classe patrizia: è il "periodo aristocratico".

Il periodo ducale (697 - 1032)Modifica

Il dominio bizantino e la conquista dell'elettività ducaleModifica

La figura del Doge nasce nel 697 d.C. come governatore militare del Ducato di Venezia, allora provincia dell'Impero Bizantino. Inizialmente questo viene nominato dall'Esarca ravennate in nome del basileus di Costantinopoli e viene affiancato nell'amministrazione civile dagli antichi magistrati locali, i tribuni, nominati, nelle varie città, dalle assemblee degli uomini liberi.

Nel 726 i Venetici, in rivolta contro i provvedimenti iconoclasti del basileus Leone III l'Isaurico, elessero per la prima volta direttamente il proprio doge, nella persona di Orso. Alla morte di questi, però, i Bizantini riaffermarono il proprio controllo sospendendo la carica ducale e sostituendola con l'annuale magistratura dei Magistri Militum, che si successero regolarmente sino al 742, quando l'imperatore concesse all'assemblea generale, la Concio, il diritto elettivo sul Doge.

La fase monarchicaModifica

L'evento avviò una fase nuova nel governo dello Stato, che, parallelamente all'indebolirsi del potere centrale, travolto nella penisola italiana dall'aggressione longobarda, rafforzò sempre più le prerogative del Doge. Tra la fine dell'VIII e la fine del X secolo il potere ducale assunse sempre più le forme di vera e propria monarchia assoluta: il Doge si dotò di una corte per l'amministrazione della giustizia, la Curia Ducis, e di un consiglio della corona, il Consilium Sapientes, affiancando contemporaneamente nel controllo del territorio propri funzionari, i gastaldi ducali, agli antichi tribuni.

In tale periodo, le famiglie patrizie presero a contendersi aspramente il trono e a cercare a turno di svincolarsi dal potere elettivo dell'assemblea, nel tentativo di trasformare in forma ereditaria l'istituto ducale. Il meccanismo prescelto, in questa lotta per il potere, è quello dell'associazione al trono del doge regnante di un doge collega, un co-Dux modellato sull'esempio dei coreggenti degli Imperatori bizantini. Il tentativo di trasformazione in forma ereditaria non fu tuttavia indolore e ne scaturiscono frequenti sollevazioni, cambi di dinastia e complessi rapporti di forza tra le grandi famiglie patrizie. Dei ventotto dogi succedutisi nei primi tre secoli della repubblica, ben quattordici finirono deposti, con relativo accecamento, taglio della barba e dei capelli per sfregio o per forzata tonsura (anche questo al modo bizantino), oppure uccisi, mentre altri quattro preferirono abdicare; degli almeno quindici coreggenti associati al trono, invece, solo sei riuscirono effettivamente a succedere al proprio collega.

Questa fase turbolenta ha un brusco punto di svolta alla metà dell'XI secolo, quando nel 1032 la Concio, dopo aver rifiutato l'elezione di Domenico Orseolo, bandisce in perpetuo la famiglia degli Orseoli dal potere, e, emanando la prima legge costituzionale dello Stato, proibisce per sempre al doge la pratica dell'associazione e gli affianca stabilmente due consiglieri ducali per sorvegliarne l'operato.

Il periodo comunale (1032 - 1296)Modifica

Con il riaffermato potere della concio sul Doge, si apre una nuova fase politica per il ducato veneziano, che porta alla costituzione delle basi della successiva struttura statale.

L'assemblea generale inizia progressivamente ad erodere il potere del sovrano, trovando un valido alleato nel Consilium Sapientes, il consiglio personale del Doge, infatti, privato il sovrano della possibilità di trasmettere automaticamente il potere, diviene il luogo di espressione del potere delle famiglie patrizie al vertice della società.

Alla metà del XII secolo le ultime resistenze del potere ducale cedettero: venne istituito il Commune Veneciarum ("Comune di Venezia"), cioè la comunità delle famiglie cittadine al potere e, dal 1143, il Consilium prese ad essere eletto direttamente dalla Concione popolare. Questa, d'altronde, gravata da sempre maggiori responsabilità politiche, si trovò a dover creare proprie rappresentanze permanenti che potessero operare con stabilità in sua vece alla guida dello stato.

Da questo momento in poi, non soltanto il potere del Doge venne sempre più imbrigliato, ma fu progressivamente la stessa Concio popolare a perdere il controllo sugli affari dello Stato. Il gruppo aristocratico, formato dagli antichi patrizi e dai maggiorenti della città, trovandosi sempre più addentro ai meccanismi di governo, riuscì infatti progressivamente ad occupare tutte le principali posizioni di potere, procedendo poi progressivamente a limitare l'influenza degli homines novi ("uomini nuovi") negli affari dello stato, sino ad escluderli definitivamente.

Nel 1172, così, mentre il Consilium Sapientes veniva trasformato nel sovrano Maggior Consiglio, massimo organo della repubblica, l'elezione ducale venne assegnata ad un collegio ristretto di sette elettori nominati dalla Concio. Nel 1175 si elevò invece a sei il numero dei consiglieri ducali, d'ora in poi eletti in ragione di uno per ciascun sestiere della città di Venezia, creando un Minor Consiglio di stretta sorveglianza sull'operato del Doge. Infine, nel 1148, si iniziò ad imporre ai Dogi neo-eletti un giuramento di fedeltà costituzionale: la Promissione Ducale.

Nel 1179 l'elezione venne ulteriormente riformata, sorteggiando dai sette elettori quattro incaricati di nominare un collegio di quaranta uomini, la Quarantia, incaricati dell'effettiva scelta del nuovo Doge. Questi quaranta, esaurita la loro principale funzione, permanevano poi al governo come assemblea autonoma e tribunale supremo, entrando inoltre di diritto nel maggior Consiglio. Questo, poi, a partire dal 1197 stabilì che i membri del Minor consiglio dovessero necessariamente provenire dalle proprie fila. Infine nel 1207 anche la nomina diretta dei membri del Maggior Consiglio venne sottratta alla Concio, e affidata a tre grandi elettori da questa scelti, poi elevati a sette nel 1230.

Nel 1229 venne creato inoltre creato il nuovo organismo del Consiglio dei Pregadi, un'assemblea ristretta per la trattazione delle questioni più delicate e urgenti, formata di uomini "pregati" di assistere il Doge nell'amministrazione dello stato. Per non rischiare però di assegnare troppo potere ai Pregadi, nel 1260 il Maggior consiglio stabilì di riservare a sé l'ultima parola su tutti gli affari di Slstato, definendo le decisioni dei Pregadi come sempre appellabili.

Nel 1268 viene definitivamente riformato il meccanismo di elezione ducale con un complesso succedersi di votazioni e ballottaggi a sorte anticipanti la scelta dei quarantuno elettori finali. Viene poi creata la magistratura dei Correttori o Promissori Ducali, addetti alla stesura e all'aggiornamento della formula di giuramento del Doge. Allo stesso tempo, per compensare una tassa sulle granaglie che aveva provocato tumulti in città, venne creata la figura del Cancellier Grande, supremo capo della burocrazia palatina, seconda in onore solo al Doge e di esclusivo appannaggio della classe dei cittadini,

Nel 1279 il senato, diventato sempre più il centro dell'amministrazione pubblica, viene ampliato con la creazione di una zonta, mentre la forma aristocratica del governo è rafforzata con l'esclusione dall'eleggibilità in maggior Consiglio degli uomini di nascita illegittima. Il processo è ormai maturo per una chiusura del corpo politico ad una sola classe di "nobili".

Il periodo aristocratico (1296 - 1797)Modifica

Ovvia conseguenza del nuovo assetto politico comunale fu l'aumento della componente aristocratica, cioè di coloro che avevano una maggior quantità di tempo da investire in politica, all'interno degli organismi assembleari ristretti. Lo status quo di un potere popolare diretto, ma discontinuo, affiancato da un potere aristocratico più continuativo, si incrinò intorno al 1286, quando ben due tentativi, respinti, di precludere l'accesso al Maggior Consiglio alle famiglie popolari, segnarono l'apertura delle ostilità tra le due fazioni. La composizione dei due partiti popolare e aristocratico non era tuttavia netta: tra i primi, infatti, militavano anche numerose famiglie patrizie che cercando di far leva sul potere ancora forte dei ceti meno elevati, speravano di sbalzare dal potere i gruppo rivali.

Respinta ancora nel 1296, ma a fatica, la proposta di Serrata del Maggior Consiglio venne infine approvata su pressione del doge Pietro Gradenigo il 28 febbraio 1296 More Veneto. Sebbene la riforma inizialmente non escludesse l'accesso al Maggior Consiglio dei nuovi, ma si limitasse a cooptarne di diritto tutti i vecchi membri, assegnando le nuove nomine alla Quarantia, il terremoto politico provocò i tentativi insurrezionali della fazione popolare, concretizzatesi nelle congiure di Marin Bocconio (1300) e del Tiepolo (1310). Entrambe brutalmente represse: la forma aristocratica dello stato era oramai una realtà. Effetto materiale di tali tentativi fu la nascita del Consiglio dei Dieci, speciale organo di governo e tribunale incaricato di scovare e reprimere tutte le minacce contro l'ordinamento dello stato.

Le successive leggi del 1307 e del 1316 raggiunsero lo scopo finale di consentire l'accesso solo ai discendenti di coloro che già avessero seduto nel consiglio: in pratica, ai soli aristocratici. Il 19 luglio 1315 venne quindi ordinata la creazione di un Libro d'Oro in cui iscrivere i nomi degli appartenenti alla classe dei Nobiles Homines. Parallelamente un Libro d'Argento costituiva l'altro ceto sociale privilegiato dei Cittadini de intra et de extra ("cittadini dentro e fuori"), cui vennero esclusivamente assegnati i ruoli minori di governo. Nel 1319, la stretta finale si limitò a verificare con cura il possesso dei requisiti di nobiltà di tutti gli iscritti al Libro d'Oro e l'automatismo nell'accesso al consiglio per tutti i patrizi maggiorenni.

Nel 1380 venne creato un ulteriore organismo politico: il Collegio dei Savi incaricato di preparare gli ordini del giorno da trattare in Senato e Maggior Consiglio e di seguire da vicino l'operato delle amministrazioni pubbliche: in pratica una sorta di consiglio di ministri.

Sopravvissuta a sè stessa come assemblea acclamante al momento della presentazione del nuovo Doge, l'ormai inutile Concio venne abolita anche formalmente solo nel 1423. Il suo ricordo sopravvisse solo nella frase rituale, ma ormai svuotata di significato, pronunciata al popolo durante l'apparizione del nuovo sovrano:

(VEC)

«Questi xe monsignor el Doxe, se ve piaze.»

(IT)

«Costui è il nostro signore, il Doge, se vi piace!»

(Presentazione rituale del nuovo Doge al Popolo.)

Nel 1462 il nuovo assetto dello stato venne sancito dalla sostituzione del termine Commune Veneciarum con quello di Serenissima Signoria, indicante anche il supremo organo rappresentativo della sovranità, composto dal Doge, dal Minor Consiglio e dai tre capi della Quarantia, incaricato di presiedere tutti i consigli dello Stato.

Tale forma costituzionale sopravvisse, con minime variazioni, tra cui l'introduzione nel 1539 della magistratura degli Inquisitori di Stato, incaricati di affiancare e coadiuvare il Consiglio dei Dieci, sino al 1797 e alla caduta della repubblica. Il collasso finale avvenne allorché, il 12 maggio di quell'anno, il Maggior Consiglio decretò (anche se nel mancato rispetto del necessario quorum) il proprio scioglimento e la fine dell'antica costituzione della repubblica, in favore della creazione di una municipalità provvisoria, sebbene tale atto, peraltro non conforme, potesse in pratica rimettere il potere nelle mani del Doge-sovrano, il 13 maggio un decreto ducale di abdicazione in favore della municipalità pose fine alla millenaria e continuativa storia del governo veneziano.

Gli organi di governoModifica

 
Il Palazzo Ducale, sede del governo.

L'organizzazione statale era un'organizzazione piramidale strutturata su più livelli. Alla base c'era il Maggior Consiglio, detentore assoluto del potere sovrano, e al vertice il Doge, immagine pura della maestà dello Stato. Volendo fornire una rappresentazione schematica di tali livelli di governo, avremmo dunque:

  1. il Maggior Consiglio;
  2. il Senato, il Consiglio dei Quaranta o Quarantia, i Procuratori di San Marco, governatori, comandanti, ambasciatori, commissari, centinaia di uffici minori, e vari comitati;
  3. il Collegio dei Savi, il Consiglio dei Dieci e gli Inquisitori di Stato;
  4. la Serenissima Signoria;
  5. il Minor Consiglio;
  6. il Doge.

La sede di tutte queste magistrature principali si trovava nel Palazzo Ducale, residenza del Doge.

Gli organi costituzionaliModifica

 
Il doge Andrea Gritti ritratto da Tiziano.
 
Francesco Guardi, "L'udienza accordata dal doge di Venezia nella sala del Collegio nel Palazzo Ducale", olio su tela, Musée du Louvre, Parigi
 
I Dieci (in toga rossa e fascia nera) assistono alla decapitazione di Marin Faliero (al centro, vestito di nero) in un dipinto di Francesco Hayez.
 
Dipinto raffigurante il funerale del doge: si nota la processione dei senatori ammantati di rosso

Il DogeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Doge (Venezia).

Supremo magistrato della Repubblica, era eletto a vita e dal momento dell'elezione, che avveniva con un complicatissimo sistema di votazioni e ballottaggi (estrazioni a sorte), e dell'incoronazione davanti al popolo, con la pronuncia della Promissione Ducale, risiedeva nel Palazzo Ducale, ricevendo onori e circondandosi di un cerimoniale fastoso e solenne che doveva manifestare la gloria e la potenza della Repubblica. Doveva tuttavia provvedere da sé al sostentamento proprio e della propria famiglia; i suoi unici poteri consistevano nella nomina del Primicerio e dei Canonici della Basilica di San Marco e la facoltà di condurre in guerra l'armata. Numerosi erano i simboli propri della dignità dogale:

  • il Corno Ducale, corona del doge, riprendeva la foggia del berretto frigio, antico copricapo dei militari bizantini, ricordando l'antica origine di governatore militare imperiale.
  • la Cuffia, simile a quella indossata dal Papa, veniva portata al disotto del Corno Ducale ed era annualmente intessuta e donata dalle monache del convento di San Zaccaria.
  • il Manto Dorato, simbolo della maestà e opulenza di Venezia.
  • la Spada Cerimoniale, la Sedia e l'Ombrello, il Cero Benedetto, le Sei Trombe d'Argento e gli Otto Gonfaloni che accompagnavano il Doge nelle processioni solenni per perpetua concessione di papa Alessandro III nel 1177, assieme all'uso di un Anello Benedetto per la cerimonia dello Sposalizio del Mare.

I consigliModifica

La Serenissima Signoria e il Minor ConsiglioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Serenissima Signoria e Minor Consiglio.

Il Minor Consiglio si componeva dei sei Consiglieri ducali (uno per ciascuno dei Sestieri della città): era il più antico organo collegiale della Repubblica, creato per coadiuvare e sorvegliare l'operato del Doge, limitarne i poteri e curarne la corrispondenza. Il più anziano dei sei consiglieri sostituiva il "Serenissimo Principe" nei casi d'assenza o di impedimento. Nel corso del tempo, e per gli stessi motivi che avevano portato all'istituzione dei consiglieri ducali, al Minor Consiglio vennero affiancati i Tre Capi della Quarantia, fino ad esserne cooptati. Queste 9 personalità costituivano, insieme al Doge, il vertice dello Stato e andavano sotto il nome di Serenissima Signoria, termine che era andato nel tempo a sostituire la più antica espressione di Commune Veneciarum.

Il Consiglio dei Dieci e i Tre Inquisitori di StatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Consiglio dei Dieci e Tre Inquisitori di Stato.

Venne inizialmente istituito in via temporanea nel 1310 in seguito alla fallita congiura di Bajamonte Tiepolo venne più volte prorogato fino a divenire nel 1334 un organo stabile del governo della repubblica. Composto da dieci membri con incarico annuale, aveva ampi poteri al fine di garantire la sicurezza della repubblica e del suo governo. Nel 1539 venne creata la figura dei Tre inquisitori di Stato, organo dotato dei medesimi poteri del Consiglio dei X, cui si affiancava, ma capace di maggiore rapidità e segretezza, date le ridotte dimensioni. L'attività di tali organi era legata in particolare all'uso delle Denuzie Segrete: queste, rigorosamente non anonime (queste ultime dovevano essere immediatamente distrutte), erano la base per molte delle indagini sulla sicurezza dello Stato e potevano essere lasciate dai cittadini in appositi raccoglitori detti Bocche di Leone o delle Denunzie sparsi per la città di Venezia e aventi sovente forma di testa di leone a fauci spalancate (sono tuttora rintracciabili e alcune sono facilmente visibili all'interno del Palazzo Ducale). Il Consiglio dei X aveva inoltre la sorveglianza sulle attività del clero secolare.

Il Collegio dei Savi e il Pieno CollegioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Collegio dei Savi.

Il Collegio dei Savi o semplicemente Collegio fu istituito 1380 e costituiva in pratica il consiglio dei ministri della repubblica. Si componeva di:

  • sei Savi Grandi, responsabili della direzione generale dei lavori del Collegio e del Senato;
  • cinque Savi di Terraferma, responsabili di quanto inerente ai Domini di Terraferma;
  • cinque Savi agli Ordini, responsabili di quanto inerente al Dogado e lo Stato da Mar;

che disponeva in materia di politica estera, finanze e affari militari, stabilendo l'agenda dei lavori del Senato: nei casi in cui veniva presieduto dalla Signoria il Collegio assumeva il nome di Pieno Collegio.

Il SenatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Consiglio dei Pregadi.

Istituito nel 1229 e noto anche come Consiglio dei Pregadi (lett. di coloro che venivano "pregati" di fornire il proprio consiglio al Doge), il Senato della Repubblica si componeva del Collegio (presieduto dalla Signoria) e di sessanta senatori, cui si aggiunsero successivamente, nel 1279, altri sessanta membri che costituivano la cosiddetta Zonta (lett. "aggiunta", da cui l'odierno italiano "giunta"). A questi potevano aggiungersi funzionari, ambasciatori, comandanti militari, di volta in volta convocati per riferire delle loro missioni o per fornire il proprio parere nelle questioni trattate. Il Senato era infatti l'organo deliberativo della Repubblica, che si occupava di discutere della politica estera e dei problemi correnti, per i quali si configurava come un organismo decisionale più snello rispetto al Maggior Consiglio.

Vi partecipavano senza preventivo decreto del Maggior Consiglio i Procuratori di San Marco e audivano alle sedute gli Avogadori de Comùn. Ad essi si aggiungevano, ex officio i membri dei vari Magistrati e Deputazionie i numerosi Provveditori. Oltre ai comandanti militari, tra i quali, il Capitano Generale da Màr, il Capitano Generale di Terraferma e il Capitano del Golfo e ai governatori, funzionari e ambasciatori la cui presenza fosse ritenuta necessaria.

La QuarantiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Quarantia.

Nata originariamente come assemblea dei quaranta elettori del Doge nominati dalla Concio, i cui membri affiancavano poi il Doge nel governo dello Stato, la Quarantia, persa nel tempo la funzione elettiva in favore del Maggior Consiglio, si stabilizzò quindi come Tribunale Supremo della Repubblica e come organo di controllo sulle nomine in seno al Maggior Consiglio ed al Senato. Alla Quarantia spettò inoltre la pianificazione dell'esercizio finanziario da sottoporre al Maggior Consiglio e l'autorità sovrana sulla Zecca.

Il Maggior ConsiglioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Maggior Consiglio.

Era l'organo sovrano dello Stato veneziano e, a partire dalla Serrata del 1297, vi appartenevano di diritto tutti i membri maschi e maggiorenni delle famiglie patrizie (cioè quelle iscritte nel Libro d'Oro della nobiltà cittadina): tale assemblea coincideva in pratica con la Repubblica stessa, avendo competenza illimitata in qualunque materia e procedendo all'elezione di tutti gli altri consigli e magistrature.

Magistrature di governoModifica

L'effettiva amministrazione del governo era demandata dalle assemblee ad un numerosissimo e complesso gruppo di magistrature collegiali o monocratiche, ciascuna vertente su specifiche materie e spesso reciprocamente incaricate di mutuo controllo, in un delicato sistema di pesi e contrappesi volto a prevenire la concentrazione di poteri, ridurre il rischio di corruzione ed in ultima istanza a garantire di rimando l'equilibrio all'interno del patriziato dominante.

Principali dignità e magistrature dello statoModifica

All'interno del complesso sistema di governo alcune magistrature rivestivano una particolare predominanza connesso alla loro antichità, al prestigio o alla delicatezza del ruolo da esse rivestito:

  • i Procuratori di San Marco, responsabili della basilica marciana, del suo ingente patrimonio e della sua giurisdizione, erano la massima dignità dello Stato dopo il Doge;
  • gli Avogadori de Comùn, avvocati dello Stato, responsabili della salvaguardia degli interessi del Comune e dell'osservanza degli statuti, con il potere di sospendere i provvedimenti incostituzionali, erano il baluardo del comune interesse del patriziato;
  • i Camerlenghi de Comùn, cassieri dello Stato, erano responsabili della salvaguardia del bene pubblico;
  • i Savi esecutori, responsabili delle acque lagunari;
  • i Savi alla Mercanzia, responsabili dell'indirizzo dell'attività mercantile.

Magistrati, Deputazioni e ProvveditoriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Magistrato (Repubblica di Venezia), Provveditore (Repubblica di Venezia) e Deputazione (Repubblica di Venezia).

All'interno dell'amministrazione statale particolare importanza avevano i Magistrati, importanti uffici responsabili di interi settori dell'amministrazione e spesso composti da più organi:

A questi organismi collegiali si affiancavano poi i Provveditori alle Beccherie, ai beni incolti, al bosco del Montello, al bosco di Montona, de Comùn, ai monti in Zecca, alle pompe, sopra l'Adige, sopra banchi, ai beni comunali, sopra camere, sopra denari, sopra dazii, sopra Feudi, sopra la Giustizia vecchia, sopra officii, sopra olii, sopra ori e argenti, sopra ori in Zecca, sopra la Zecca, ecc.

L'amministrazione della giustiziaModifica

I tribunaliModifica

Il Supremo Tribunale della QuarantiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Supremo Tribunale della Quarantia.

Il supremo organo giudiziario dello stato veneziano era costituito dal Supremo Tribunale della Quarantia, distintosi nel corso del tempo in tre differenti rami:

I giudici di intromissioneModifica

L'accesso al giudizio della Quarantia era subordinato alla preventiva valutazione di giudici detti di intercessione o di intromissione, i quali fungevano poi da pubblica accusa di fronte alla Quarantia:

I tribunali di appellazioneModifica

Per alleviare l'attività delle Quarantie civili, giudicando sulle cause di minore valore, vennero creati dei tribunali d'appello costituiti da membri uscenti della Quarantia:

A questi si affiancava un ulteriore corte, costituita per operare in vece del senato:

Vi erano poi altre due speciali corti d'appello:

I tribunali di prima istanzaModifica

I tribunali a VeneziaModifica

Gli organi di giustizia di prima istanza erano costituiti da numerose magistrature:

I tribunali nelle provinceModifica

A tutte queste magistrature, risiedenti a Venezia, andavano poi aggiunte quelle locali presenti nei territori del Dogado, della Terraferma e da Mar. Qui, oltre alle locali magistrature, diverse da luogo a luogo e spesso antecedenti il dominio veneziano, agivano da giudici i rettori inviati dalla repubblica.

Altri organi di GiustiziaModifica

Cancellerie e amministrazioniModifica

Il Cancellier GrandeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cancellier Grande.

Supremo capo del corpo di funzionari e burocrati dello Stato, il Cancellier Grando nelle cerimonie pubbliche e in particolar modo durante le processioni solenni aveva il primato in onore subito dopo il Doge, precedendo senatori e magistrati. Parallelamente all'esclusivizzazione del potere da parte dell'aristocrazia, infatti, andò a svilupparsi nel corpo dello Stato, un sistema burocratico e amministrativo le cui cariche di segretario o cancelliere, erano riservate ai cittadini non nobili e le cui prerogative onorifiche andavano ad affiancarsi a quelle dei magistrati, in una sorta di meccanismo di compensazione tra magistrati/nobili e funzionari/cittadini.

Cancellerie di Palazzo e altre cancellerieModifica

Le cancellerie di Palazzo avevano sede nel Palazzo Ducale e si suddividevano tra:

  1. Cancelleria Ducale, principale archivio degli atti dello Stato veneziano;
  2. Cancelleria Segreta, creata a partire dal 1402, nella quale venivano conservati gli atti riservati;
  3. Cancelleria Inferiore, cosiddetta perché collocata al primo piano del Palazzo Ducale, nella quale erano conservati tutti gli atti relativi al Doge, al Palazzo e alla Chiesa di San Marco e gli atti notarili.

Vi erano poi gli archivi del Consiglio dei Dieci, del Supremo Tribunale della Quarantia e quelli conservati presso le singole magistrature.
Altre magistrature riservate all'ordine dei cittadini erano:

  • Segretario alle Voci, responsabile della registrazione di tutte le elezioni a tutte le cariche, sia ordinarie sia straordinarie;
  • Cassiere della Bolla ducale, esattore delle tasse sui benefici ecclesiastici e responsabile sugli atti di grazia;
  • Gastaldo ducale, corpo degli esecutori delle sentenze giudiziarie.

L'amministrazione del territorioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Reggimenti, Dogado, Stato da Mar e Domini di Terraferma.

Ad esclusione di Venezia, la capitale e in pratica città-stato, il territorio della Repubblica era suddiviso in regioni amministrative chiamate comunemente Reggimenti. Tali regioni si raggruppavano essenzialmente in tre territori a differente ordinamento creati nelle successive fasi di espansione dello Stato veneziano:

  1. il Dogado, i ristretti territori metropolitani originali, sostanzialmente equiparati ad un contado di Venezia e suddivisi in reggimenti detti distretti;
  2. lo Stato da Mar, comprendente i domini marittimi frutto della prima espansione veneziana, nei quali ricadevano i territori del Regno o Ducato di Candia e del Regno di Cipro;
  3. i Domini di Terraferma, comprendente i domini terrestri frutto della seconda espansione veneziana, nei quali ricadeva il territori della Patria del Friuli.

Le province dello Stato da Mar e dei Domini di Terraferma non godevano di un'uniformità amministrativa, ma mantenevano sostanzialmente gli ordinamenti politici e giuridici pre-veneziani, sui quali si innestava la superiore autorità dei Rettori, i magistrati inviati da Venezia. Al disopra dei rettori operavano i Provveditori e i Provveditori Generali, con compiti di coordinamento, soprattutto militare.

L'amministrazione economica e monetariaModifica

 
Il Palazzo dei Camerlenghi, sede realtina dei Camerlenghi de Comùn.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Zecca di Venezia.

Sin dalla nascita del Commune Veneciarum (XII secolo), la cassa pubblica, detta camera, venne posta sotto la vigilanza della magistratura dei Camerlenghi de Comùn, cioè dei tesorieri e contabili generali dello Stato veneziano.

Sin dal Duecento, poi, la sorveglianza politica sull'attività finanziaria e monetaria fu compito esclusivo della Quarantia: questa, infatti, oltre a fungere da Tribunale Supremo, esercitava anche le prerogative sovrane sulla coniazione e il titolo della moneta, oltre a predisporre i piani finanziari da sottoporre all'approvazione del Maggior Consiglio.

Dopo la creazione, nel Trecento del Consiglio dei Dieci, supremo organo di vigilanza sulla sicurezza dello Stato, il governo materiale della Zecca di Venezia venne però affidato proprio ai Dieci, sino a quando, a partire dal Cinquecento, quest'ultima funzione non venne assegnata ad una serie di specifiche magistrature:

  1. i Governatori in Zecca, creati nel 1522, avevano la direzione generale della Zecca;
  2. il Depositario, creato nel 1543, incaricato della sorveglianza del tesoro, pubblico e privato, conservato nella Zecca;
  3. i Provveditori sopra Ori e Monete, creati nel 1551, incaricati di sorvegliare il corso dell'oro, coniato o no, per preservare il prezzo del metallo e il valore delle monete, vennero in seguito chiamati Deputati sopra Ori e Monete;
  4. l'Inquisitore aggiunto, creato nel 1687, creato in aggiunta ai Provveditori sopra Ori e Monete per sorvegliare il corso della valuta nazionale ed estera;
  5. il Provveditore agli Ori e Argenti, creato nel Seicento, aveva la funzione di sorvegliare anche il corso dell'argento
  6. il Conservatore del Deposito, creato nel 1615, aveva il dovere di verificare che le uscite pubbliche avvenissero a norma di legge;
  7. i Massari all'Argento e all'Oro, creati nel 1269, effettuavano tecnicamente la stima della quantità di metallo prezioso ammassato nella Zecca.

Connessi alle attività finanziarie vi erano inoltre altri magistrati:

Nelle province si trovavano invece dei Camerlenghi responsabili delle locali camere fiscali.

BibliografiaModifica

  • Da Mosto, Andrea: L'Archivio di Stato di Venezia, indice generale, storico, descrittivo ed analitico, Biblioteca d'Arte editrice, Roma, 1937.
  • Diehl, Charles: La Repubblica di Venezia, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 8854100226
  • Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1853.

Collegamenti esterniModifica

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