I pompieri di Viggiù

film del 1949 diretto da Mario Mattoli
I pompieri di Viggiù
I pompieri di Viggiù 1.png
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1949
Durata84 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37:1
Generecommedia, musicale
RegiaMario Mattoli
SoggettoMarcello Marchesi, Steno
SceneggiaturaMarcello Marchesi, Steno
ProduttoreDino De Laurentiis
Casa di produzioneLux Film
Distribuzione in italianoLux Film
FotografiaAldo Tonti
MontaggioGiuliana Attenni
MusicheArmando Fragna
ScenografiaAlberto Boccianti
TruccoGiuliano Laurenti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

I pompieri di Viggiù è un film del 1949, diretto da Mario Mattoli.

Il titolo è ripreso da una popolare canzone dell'epoca musicata da Armando Fragna, autore delle musiche del film.

La pellicola registrò il terzo incasso nella stagione cinematografica 1949-1950.[1]

TramaModifica

 
Un fotogramma del film

A Viggiù, una cittadina del varesotto, esiste un simpatico gruppo privato di vigili del fuoco. Questi ritengono la canzonetta "I pompieri di Viggiù", di gran successo all'epoca, offensiva per il loro glorioso corpo, tant'è che non gradiscono neppure essere chiamati "pompieri", bensì "vigili". Decidono così di recarsi a Milano per interrompere d'autorità la rivista omonima. Inoltre il comandante intende convincere sua figlia Fiamma, che recita nella stessa rivista, ad abbandonare il mondo del teatro e a tornare in famiglia a Viggiù. I vigili del fuoco si spostano ben volentieri, col motivo non dichiarato di poter assistere alla rivista e soprattutto di poter ammirare le belle donne, occasione generalmente negata ai residenti di piccole località di provincia. Il film è il pretesto per una lunga sequenza di spettacolari numeri di teatro di rivista; comunque l'esile intreccio si scioglie nel migliore dei modi: i vigili del fuoco, entusiasmati dal magico mondo del teatro, rinunciano ai loro propositi e Fiamma continua la sua brillante carriera con il consenso del padre.

AccoglienzaModifica

CriticaModifica

Il Morandini cita Ennio Flaiano che nel 1949 si espresse a proposito di questo film sostenendo che “l'errore dei critici" fu quello di "volerlo considerare un film", mentre (in realtà) "è un documentario che anticipa in Italia le gioie della TV”.

Sotto questo profilo, la pellicola "è un capolavoro involontario di reportage, una preziosa antologia dell'avanspettacolo nell'Italia del dopoguerra".

NoteModifica

Collegamenti esterniModifica

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