Il vigile

film del 1960 diretto da Luigi Zampa
Il vigile
Alberto Sordi Il vigile.jpg
Alberto Sordi in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1960
Durata90 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,77:1
Generecommedia
RegiaLuigi Zampa
SoggettoRodolfo Sonego
SceneggiaturaUgo Guerra, Rodolfo Sonego, Luigi Zampa
ProduttoreGuido Giambartolomei
Casa di produzioneRoyal Film
Distribuzione in italianoCineriz
FotografiaLeonida Barboni
MontaggioGuido Giambartolomei
MusichePiero Umiliani
CostumiVera Marzot
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il vigile è un film italiano del 1960, diretto da Luigi Zampa e interpretato da Alberto Sordi. Incassò 969 milioni e 259 mila lire dell'epoca.

TramaModifica

In un'imprecisata cittadina di provincia nei dintorni di Roma il disoccupato Otello Celletti riesce a farsi assumere come vigile motociclista del comune, grazie ad un caso fortuito (suo figlio ha salvato dall'annegamento il figlio di un assessore comunale) e alla sua ossessiva insistenza col sindaco.

L'importanza e l'autorità della nuova divisa gli danno modo di vendicarsi degli sfottò subiti e di sfogare tutte le sue ambizioni represse, nonostante il suo rendimento sul lavoro che resta comunque mediocre. Il destino riserva però ad Otello una grande quanto inaspettata occasione: un giorno è chiamato a soccorrere una speciale automobilista in panne, nientemeno che la famosa attrice Sylva Koscina (nella parte di sé stessa).

Otello si precipita in aiuto dell'attrice e non si fa sfuggire l'opportunità di flirtare con lei, tanto da condonarle la contravvenzione per mancato possesso della patente e dei documenti di circolazione. L'attrice parla poi dell'episodio in televisione durante una puntata de Il Musichiere, suscitando le ire del sindaco che, dopo essere stato chiamato dal prefetto, decide di rimproverare Otello per non aver fatto il proprio dovere.

Otello lo prende alla lettera ed inizia a mostrarsi inflessibile e zelante; quando pochi giorni dopo ferma la macchina dello stesso sindaco per eccesso di velocità, lo multa nonostante le veementi proteste di quest'ultimo credendo si tratti di una prova per testare la sua imparzialità. Il sindaco invece, infuriato perché tutta la faccenda della multa lo ha compromesso con la moglie rivelando una sua relazione clandestina, il giorno dopo lo fa trasferire al canile municipale. Ne nasce uno scandalo, in cui la vicenda viene sfruttata per fini politici dai monarchici che fanno di Otello il loro futuro candidato alle prossime elezioni. Al processo che ne segue Otello è però costretto a fare marcia indietro e a ritrattare tutto, dopo aver ricevuto pressioni dal sindaco e dalla sua giunta sulle magagne che questi ultimi hanno appositamente scoperto su quattro componenti della sua famiglia.

Otello, reintegrato come vigile, adesso ha imparato quando essere inflessibile e quando è meglio lasciar correre: un giorno vede di nuovo sfrecciare velocissima la macchina del sindaco e si guarda bene dal fermarla mentre si dirige verso la famosa "curva della morte". Pochi secondi dopo la macchina finisce fuori strada in un burrone: il sindaco ferito viene soccorso e trasportato in ambulanza, scortato da Otello che gli fa strada in motocicletta.

RiferimentiModifica

Benché il film uscisse nelle sale con la classica dicitura «Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale»[1], in realtà si ispirava ad un fatto di cronaca accaduto nel luglio del 1959, e cioè all'episodio del vigile Ignazio Melone che si era permesso di multare per un sorpasso vietato il questore di Roma Carmelo Marzano[1]. Quest'ultimo si era alquanto risentito, prima indignandosi per non essere stato riconosciuto e quindi agevolato, poi sostenendo che il suo sorpasso non aveva costituito un pericolo, a prescindere dall'esistenza del cartello segnaletico. Il mensile Quattroruote (fascicolo settembre 1959) fece un servizio con foto e didascalie per ricostruire l'episodio.

Esattamente come nel film, l'inflessibilità e il rigore morale del solerte vigile vennero poi smontati da poco edificanti scoperte sulla sua famiglia, in particolar modo sulla sorella, che a Milano faceva la prostituta.[1]

RipreseModifica

Gli esterni vennero girati a Viterbo, a Bagnaia e in prossimità di Frascati, precisamente sulla via Tuscolana.

CensuraModifica

Per poter essere distribuito nelle sale la commissione di revisione cinematografica, presieduta dal sottosegretario di Stato Renzo Helfer, ritenne opportuno censurare due scene: la scena dello scambio di battute tra la moglie del vigile e il figlio («Ma è un'ingiustizia» «Meglio che ti ci abitui da piccolo alle ingiustizie perché da grande non ti ci abitui più») e la scena in cui l'amante del sindaco sta telefonando in abiti succinti e distesa su di un letto, in quanto ritenute offensive della morale.[2] Tali scene sono state reintegrate soltanto nel 2004 dopo il restauro da parte di Sky e della Cineteca di Bologna.[1]

Manifesti e locandineModifica

In Italia, la realizzazione dei manifesti e delle locandine fu affidata al pittore cartellonista Giorgio Olivetti.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Maurizio Porro, Torna «Il vigile» di Albertone, senza censure, in Corriere della Sera, 21 agosto 2004, p. 35. URL consultato il 16-02-2010 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2013).
  2. ^ Dettagli della revisione

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Collegamenti esterniModifica

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