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József Mindszenty

cardinale e arcivescovo cattolico ungherese
József Mindszenty
cardinale di Santa Romana Chiesa
József Mindszenty c1962.jpg
Il cardinale Mindszenty nel 1962
COA cardinal HU Mindszenty Jozsef2.svg
Pannonia sacra
 
Incarichi ricoperti
 
Nato29 marzo 1892, Csehimindszent
Ordinato presbitero12 giugno 1915 dal vescovo János Mikesde Zabola (poi arcivescovo)
Nominato vescovo3 marzo 1944 da papa Pio XII
Consacrato vescovo25 marzo 1944 dal cardinale Jusztinián György Serédi
Elevato arcivescovo2 ottobre 1945 da papa Pio XII
Creato cardinale18 febbraio 1946 da papa Pio XII
Deceduto6 maggio 1975, Vienna
Firma
Signature mindszenty jozsef.gif
 

József Mindszenty nato József Pehm (Csehimindszent, 29 marzo 1892Vienna, 6 maggio 1975) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico ungherese. Fu primate di Ungheria, venne nominato cardinale da papa Pio XII nel 1946.

BiografiaModifica

Nacque a Mindszent, un villaggio della campagna ungherese, da János Pehm e da Borbála Kovács; nel 1914 cambiò cognome (a lui sgradito in quanto di origine tedesca, in polemica con la pressione germanizzatrice delle autorità imperiali) prendendolo dalla città natale. Aveva cinque fratelli, ma solo due sorelle sopravvissero all'infanzia. Studiò al seminario di Szombathely e fu ordinato presbitero il 12 giugno 1915. Dopo la prima guerra mondiale e il crollo dell'Impero asburgico, presero il potere in Ungheria i comunisti di Béla Kun. Nel 1919 Mindszenty, in quanto sacerdote, fu arrestato.

 
Statua di Jozef Mindszenty.

Il 3 marzo 1944 fu nominato vescovo di Veszprém; venne consacrato il 25 marzo dello stesso anno nella cattedrale di Strigonio dal cardinale Jusztinián Serédi, co-consacranti Lajos Shvoy, vescovo di Székesfehérvár, e József Pétery, vescovo di Vác. Fra il 1944 e il 1945 fu nuovamente imprigionato, questa volta dai nazisti.

Il 2 ottobre 1945 fu promosso arcivescovo di Esztergom e primate d'Ungheria. Papa Pio XII lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 18 febbraio 1946. Il 22 febbraio dello stesso anno ricevette il titolo di Santo Stefano al Monte Celio.

Intanto l'Ungheria era diventata un Paese satellite dell'Unione Sovietica. La Chiesa cominciò ad essere perseguitata. Secondo una tradizione secolare, il principe-primate d'Ungheria è rivestito sia di funzioni ecclesiastiche sia di compiti civili (per esempio incorona il re e lo sostituisce in caso d'impedimento). Per i comunisti Mindszenty fu un simbolo da abbattere[1].

Il 26 dicembre 1948 fu prelevato in episcopio dalla polizia ed arrestato. Sottoposto a torture ed umiliazioni[1], fu picchiato per giorni, drogato e costretto ad ascoltare oscenità: il tutto per spingerlo a confessare di aver commesso reati contro il regime. Dopo un processo-farsa, l'anno successivo fu condannato all'ergastolo. Sfinito fisicamente, sottoscrisse l'accusa di cospirazione tesa a rovesciare il governo, ma ebbe la lucidità di porre in calce la sigla C.F. (coactus feci, ossia "firmai perché costretto")[1]. L'arresto del cardinale ebbe grande risonanza nelle cronache e fu considerato una prova della natura antireligiosa e oppressiva del comunismo[2].

Tra carcere e arresti domiciliari, Mindszenty trascorse otto anni, durante i quali non poté leggere testi sacri ed ebbe il divieto di inginocchiarsi; le guardie ricevettero l'ordine di interromperlo se cominciava a recitare preghiere. Durante la prigionia si ammalò di tubercolosi, a causa del duro regime carcerario.[3] Il 1956 fu l'anno dell'insurrezione popolare. Il cardinale fu liberato dagli insorti e si recò a Budapest. Fece un discorso alla radio per dichiararsi in favore dell'insurrezione e a Imre Nagy. Quando le truppe sovietiche intervennero in Ungheria, si rifugiò nell'ambasciata statunitense di Budapest. Vi restò sino al 1971. Non poté partecipare ai conclavi del 1958 e del 1963.

Mindszenty si oppose sempre alle trattative tra la Chiesa e i governi comunisti[4], affinché apparisse chiaramente che la Chiesa subiva una dura repressione e che non avrebbe accettato compromessi. La possibilità di denunciare abusi e violazioni dei diritti umani compiuti dal regime comunista, non solo aumentava il prestigio morale della Chiesa, ma evidenziava un malcontento verso il governo. Prova della sua irremovobilità fu la lettera di protesta indirizzata alla Segreteria di Stato della Santa Sede presieduta da Jean Villot contro il metodo scelto per le nomine dei vescovi nei paesi governati dai comunisti, perché erano possibili solo le nomine gradite ai regimi.[5]

Negli anni sessanta la posizione della Santa Sede verso i regimi comunisti subì un mutamento. Fu inaugurata una politica conciliante. Responsabile del dialogo con i Paesi del Blocco dell'Est fu il cardinale Agostino Casaroli. Mindszenty si oppose nettamente a questa politica. Incontrò più volte il cardinale Casaroli, che pur considerando l'atteggiamento di Mindszenty un pesante ostacolo per la riuscita della sua Ostpolitik[6], non poté non ammirare la grandezza morale, spirituale e di forza d'animo e sopportazione del cardinale ungherese.[7] Per molti anni Mindszenty rifiutò l'invito del Vaticano a trovare riparo a Roma. Ma col tempo il cardinale era diventato un ospite scomodo anche per gli americani[1]. Dopo varie trattative, nel 1971, con l'interessamento dell'allora presidente Nixon, lasciò l'ambasciata USA e raggiunse la Santa Sede.

Negli anni successivi Mindszenty ricevette grandi amarezze dalla politica vaticana. Scelse come residenza Vienna, presso il collegio Pázmány un'antica istituzione ungherese[8]. Dalla capitale austriaca effettuò numerosi viaggi presso le comunità ungheresi sparse nel mondo per far sentire la sua vicinanza e per descrivere la realtà del comunismo[1]. Ma il regime di Budapest ottenne dal Vaticano il suo silenzio. La norma che prevedeva che i vescovi lasciassero l'incarico a 75 anni non fu applicata nel suo caso, finché il 1º novembre 1973, quando il cardinale aveva ormai superato gli 81 anni, papa Paolo VI chiese le sue dimissioni dalla cattedra primaziale di Esztergom. Il cardinale oppose un rispettoso ma netto rifiuto. Il 18 novembre dello stesso anno, papa Montini sollevò il cardinal Mindszenty dall'incarico, nominando un amministratore apostolico.[5]

Il 6 maggio 1975 morì a Vienna per un arresto cardiaco susseguente ad un intervento chirurgico. Solo dopo la sua morte, Paolo VI procedette alla nomina del nuovo arcivescovo di Strigonio nella persona di László Lékai. Nel 1991 le spoglie di Mindszenty vennero solennemente trasportate da Mariazell a Esztergom, città nella quale fu arcivescovo, per essere tumulate nella cripta della cattedrale di Nostra Signora e di sant'Adalberto.

Il 22 ottobre 1996 è stata avviata la causa di canonizzazione.

Nel 2012 Mindszenty ha ottenuto la definitiva riabilitazione legale, morale e politica. La Procura generale ungherese ha così chiuso ufficialmente la revisione del processo-farsa subito nel 1949.[9]

Il 12 febbraio 2019 papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche del cardinale Mindszenty e pertanto lo ha dichiarato venerabile.[10]

 
Lapide di József Mindszenty

Genealogia episcopaleModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Federico Catani, A 40 anni dalla morte del cardinale Mindszenty, in La Croce quotidiano, 6 maggio 2015.
  2. ^ Casaroli, p. 47.
  3. ^ Casaroli, p. 98.
  4. ^ Casaroli, pp. 48-54.
  5. ^ a b Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, p. 564
  6. ^ Casaroli, pp. 103-106, 109.
  7. ^ Casaroli, pp. 52-53.
  8. ^ Casaroli, p. 108.
  9. ^ Andrea Possieri, Giustizia per Mindszenty, in L'Osservatore Romano, 4 aprile 2012. URL consultato il 21/05/2015.
  10. ^ Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 13 febbraio 2019

BibliografiaModifica

  • Agostino Casaroli, Il martirio della pazienza. La Santa Sede e i Paesi comunisti (1963-1989), Torino, Einaudi, 2000.
  • Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 564, ISBN 978-88-7180-894-9.
  • (EN) Salvador Miranda, MINDSZENTY, József, su fiu.edu – The Cardinals of the Holy Roman Church, Florida International University.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN86865003 · ISNI (EN0000 0001 0922 2003 · LCCN (ENn50042188 · GND (DE118582615 · BNF (FRcb11916214r (data) · BAV ADV10060619 · NDL (ENJA00524471 · WorldCat Identities (ENn50-042188