Leontodon hispidus

specie di pianta
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Dente di leone comune
Leontodon hispidus Inflorescencia 2010-5-08 DehesaBoyaldePuertollano.jpg
Leontodon hispidus
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Hypochaeridinae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Hypochaeridinae
Genere Leontodon
Specie L. hispidus
Nomenclatura binomiale
Leontodon hispidus
L., 1753

Il dente di leone comune (nome scientifico Leontodon hispidus L., 1753) è una specie di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia Asteraceae dall'aspetto simile alle "margherite" di colore giallo.

EtimologiaModifica

Il nome del genere (Leontodon) deriva da due parole greche "leon" ( = leone), e "odous" ( = "dente") e si riferisce ai margini dentati delle foglie.[1] L'epiteto specifico (hispidus) è stato dato per la presenza di peli ispidi in varie parti della pianta (soprattutto sulle squame dell'involucro).[2]
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753.[3]

DescrizioneModifica

 
Descrizione delle parti della pianta
 
Il portamento

L'altezza di queste piante varia da 10 a 60 cm. La forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros), ossia sono piante perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e con le foglie disposte a formare una rosetta basale.[4][5][6][7][8]

RadiciModifica

Le radici sono secondarie da rizoma e sono di tipo fibroso.

FustoModifica

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è un rizoma a portamento obliquo con apici troncati e spesso dotato di ramificazioni.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è diritta, semplice (raramente è ramificata), robusta, senza squame (raramente possono essere presenti 1 - 3 squame) e afilla; una pianta può avere fino a 6 steli fertili.

FoglieModifica

 
La foglia

Le foglie sono disposte in rosetta basale ed hanno un portamento patente. La forma della lamina è variabile da oblanceolata a lineare-spatolata; il picciolo a volte è arrossato. I margini sono profondamente sinuoso-dentati fino a una forma del tipo pennatosetto. La larghezza massima è verso l'apice della foglia. La superficie è glabra oppure (raramente) ricoperta da peli semplici o biforcati. Dimensioni delle foglie: larghezza 1 - 2,5 cm; lunghezza 4 – 15 cm.

InfiorescenzaModifica

 
L'involucro

Le infiorescenze sono composte da singoli capolini per ogni stelo (gli scapi normalmente sono indivisi); hanno un portamento pendulo prima dell'antesi. I capolini sono formati da un involucro a forma cilindrica o campanulata composto da brattee (o squame) disposte in modo embricato su più serie all'interno delle quali un ricettacolo fa da base ai fiori tutti ligulati. Le squame possono essere glabre o più o meno peloso-irsute; quelle esterne (da 10 a 12) hanno una forma lineare, quelle interne (da 12 a 16) sono più lanceolate. Il ricettacolo è nudo, ossia privo di pagliette a protezione della base dei fiori. Diametro del capolino: diametro 2 – 4 cm. Dimensioni medie dell'involucro: larghezza 7 – 13 mm; lunghezza 10 – 15 mm. Dimensioni delle brattee esterne: 1 – 3 mm. Dimensioni delle brattee interne: 6 – 10 mm.

FioreModifica

I fiori (da 30 a 50) sono tutti del tipo ligulato[9] (il tipo tubuloso, i fiori del disco, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono tetra-ciclici (ossia sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi). I fiori sono ermafroditi e zigomorfi.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[10]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla è giallo-luminoso e più scura all'apice (di conseguenza i capolini prima dell'antesi nella zona apicale sono neri). Le corolle dei fiori periferici sono arrossate. Lunghezza della corolla: 10 – 15 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi, mentre le antere sono saldate in un manicotto (o tubo) circondante lo stilo.[11] La base delle antere è acuta.
  • Gineceo: lo stilo filiforme è giallo e peloso sul lato inferiore; gli stigmi dello stilo sono due divergenti. L'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli.
  • Fioritura: da giugno a ottobre

FruttiModifica

 
Acheni

I frutti sono degli acheni con pappo piumoso. La forma dell'achenio è un po' ristretta all'apice; ha inoltre delle coste oscure percorse da deboli rugosità trasversali. Il pappo ha un colore brunastro-chiaro ed è formato da diverse setole disposte su due serie (quelle esterne sono più brevi). La piumosità delle setole è data dalla presenza di peli secondari persistenti fino alla maturità dell'achenio. Dimensione dell'achenio: 6 – 12 mm.

RiproduzioneModifica

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitatModifica

 
Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[12] – Distribuzione alpina[13])
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Europeo-Caucasico.
  • Distribuzione: in Italia è comune ovunque (esclusa la Sardegna). Fuori dall'Italia, in Europa si trova ovunque sia nelle pianure che sui rilievi montani. Fuori dall'Europa si trova nel Vicino Oriente, mentre in America Settentrionale e in Australia è considerata specie naturalizzata.[14]
  • Habitat: questa pianta cresce in ogni ambiente, di preferenza nelle praterie rase, nei prati e nei pascoli aridi, anche se pietrosi. Il substrato preferito è calcareo ma anche siliceo con pH neutro, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 2700-3000 m s.l.m.; frequentano quindi tutti i piani vegetazionali oltre a quello planiziale (a livello del mare).

FitosociologiaModifica

Dal punto di vista fitosociologico l'entità di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[13]

Formazione : comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe : Molinio-Arrhenatheretea
Ordine : Arrhenatheretalia elatioris

SistematicaModifica

La famiglia di appartenenza del Leontodon hispidus (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale;, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[15] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[16]). Il genere Leontodon contiene 40-50 specie, una ventina delle quali sono presenti nella flora spontanea italiana.
Il numero cromosomico di L. hispidus è: 2n = 14[8][17].

VariabilitàModifica

La specie di questa voce è moltissimo polimorfa. I caratteri più soggetti a variabilità sono la forma delle foglie e la pelosità delle brattee dell'involucro. In Italia frequentemente si possono individuare gruppi isolati di Leontodon hispidus con determinate caratteristiche che potrebbero essere scambiati per sottospecie o addirittura specie diverse, che però ad un esame più approfondito si rivelano solo delle varietà locali. L'associazione delle varietà con peli ispidi con stazioni aride e viceversa varietà glabre con stazioni umide non è stata mai dimostrata in modo definitivo; in molti casi uno stesso individuo presenta foglie glabre in giovinezza e foglie ispide in maturità.
Qui di seguito vengono elencate alcune sottospecie e varietà della flora spontanea italiana non riconosciute tassonomicamente dalla comunità scientifica:[4]

  • Leontodon brumati Rchb.: piante con foglie glabre sublineari; distribuzione: pianura friulana; (vedi specie L. proteiformis)
  • Leontodon hispidus subsp. siculus (Guss.) Strobl: pianta a foglie quasi intere e con sinuosità poco profonda e con molti densi peli stellati (a 2 - 3 raggi) e stipitati; lo scapo e l'involucro sono quasi glabri; diametro dell'involucro 15 - 18 mm; frutti acheni grossi di 10 - 15 mm; distribuzione prevalente in Sicilia; (alcune checklist[18] descrivono questa entità come specie autonoma: Leontodon siculus (Guss.) Nyman)
  • Leontodon hispidus var. carnicus: i fiori hanno degli involucri densamente ispidi,; distribuzione: Carnia e Bellunese;
  • Leontodon hispidus var. dubius (Hoppe) Hayek: sono piante particolarmente lussureggianti e ispide con capolini grossi e lunghi scapi fino al doppio delle foglie;
  • Leontodon hispidus var. glabratus (Koch> Bischoff: sono piante a peli stellati con più o meno 3 raggi sottili (lunghezza dello stipite 0,3 - 1 mm);
  • Leontodon hispidus var. hyoseroides (Welw.) Beck: sono piante con foglie glabre profondamente incise fin alla nervatura;
  • Leontodon hispidus var. opimus (Hoppe) Weiss: sono piante particolarmente lussureggianti e glabre con capolini grossi e lunghi scapi fino al doppio delle foglie;
  • Leontodon hispidus var. pseudo-crispus Sch.-Bip.: sono piante con foglie ispide profondamente incise fin alla nervatura;
  • Leontodon proteiformis Vill.: piante con foglie glabre sublineari; distribuzione: pianura friulana; (vedi specie L. brumati)

SinonimiModifica

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. La tabella seguente elenca alcuni tra i sinonimi più frequenti:[4][13][14]

  • Apargia communis Spenn.
  • Apargia hispida (L.) Hoffm.
  • Apargia hispida (L.) Willd.
  • Apargia hirta Geners. ex Steud.
  • Apargia proteiformis (Vill.) Ambrosi
  • Apargia sudetica Link ex Spreng.
  • Hedypnois hispida (L.) Huds.
  • Leontodon alpinusi
  • Leontodon asperrimus Schur
  • Leontodon bourgaeanus Willk.
  • Leontodon brumati Rchb.
  • Leontodon bugeysiacus Beauverd
  • Leontodon caucasicus (M. Bieb.) Fisch.
  • Leontodon chondrillifolius Scop.
  • Leontodon crispatus (Gren.) Griseb. & Schenk
  • Leontodon danubialis Jacq.
  • Leontodon dubius (Hoppe) Poir.
  • Leontodon gouanii Hegetschw.
  • Leontodon hastilis L.
  • Leontodon hastilis L. var. vulgaris
  • Leontodon hispidus subsp. alpinus
  • Leontodon hispidus subsp. brumatii (Rchb.) Wraber
  • Leontodon hispidus subsp. danubialis (Jacq.) Simonk.
  • Leontodon hispidus subsp. glabratus (Koch) Celak.
  • Leontodon hispidus subsp. hastilis (L.) Corb.
  • Leontodon hispidus subsp. hyesoroides
  • Leontodon hispidus subsp. montanus (Ball) Greuter
  • Leontodon hispidus subsp. optimus (W. D. J. Koch) Finch & P. D. Sell
  • Leontodon hispidus subsp. pseudocrispus
  • Leontodon hispidus subsp. pseudoincanus (Hayek) Soó
  • Leontodon hispidus subsp. siculus (Guss.) Strobl
  • Leontodon hispidus var. dubius (Hoppe) Hayek
  • Leontodon hispidus var. glabratus (Koch> Bischoff
  • Leontodon hispidus var. hyoseroides (Welw.) Beck
  • Leontodon hispidus var. opimus (Hoppe) Weiss
  • Leontodon hispidus var. pseudo-crispus Sch.-Bip.
  • Leontodon hyoseroides Rchb.
  • Leontodon kulczynskii Popov
  • Leontodon major Mérat
  • Leontodon pavonii Boiss.
  • Leontodon proteiformis Vill.
  • Leontodon proteiformis Vill. subsp. proteiformis
  • Leontodon proteiformis Vill. var. crispatuss Gren.
  • Leontodon siculus (Guss.) Nyman
  • Picris acaulis Bernh.
  • Picris hispida (L.) All.
  • Virea hispida (L.) Gray
  • Virea hispida (L.) Gray var. hispida

Specie similiModifica

Questa pianta può facilmente essere confusa con la specie Taraxacum officinale Weber. Le differenze più rilevanti sono nel pappo: il pappo del "taraxacum" è formato da peli semplici (non piumosi); e nelle squame dell'involucro: nel "taraxacum" le squame esterne sono ribattute verso il basso.

UsiModifica

 
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

FarmaciaModifica

Secondo la medicina popolare il dente di leone comune può essere usato per la seguente proprietà medicamentosa:[19]

*diuretica (facilita il rilascio dell'urina).

CucinaModifica

In ambiente domestico le radici torrefatte di questa pianta possono essere usate come surrogato del caffè.[5] Altre parti commestibili sono le foglie (cotte o crude se giovani).[19]

Altre notizieModifica

Il dente di leone comune in altre lingue è chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Steifhaariges Milchkraut
  • (FR) Liondent hispide
  • (EN) Rough Hawkbit

NoteModifica

  1. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  2. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  3. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  4. ^ a b c Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 245.
  5. ^ a b Motta 1960, Vol. 2 - pag. 652.
  6. ^ Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 197.
  7. ^ Catalogazione floristica - Università di Udine, su flora.uniud.it. URL consultato il 30 ottobre 2012.
  8. ^ a b eFloras - Flora of North America, su efloras.org. URL consultato il 30 ottobre 2012.
  9. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 12.
  10. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 20 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  11. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 1.
  12. ^ Conti et al. 2005, pag. 119.
  13. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 630.
  14. ^ a b Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 30 ottobre 2012.
  15. ^ Judd 2007, pag. 520.
  16. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  17. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 30 ottobre 2012.
  18. ^ Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  19. ^ a b Plants For A Future, su pfaf.org. URL consultato il 30 ottobre 2012.

BibliografiaModifica

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Norbert Kilian, Birgit Gemeinholzer and Hans Walter Lack, Cichorieae – Chapter 24 (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 245, ISBN 88-506-2449-2.
  • D. Aeschimann, K. Lauber, D.M. Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 630.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F. Conti, G. Abbate, A. Alessandrini, C. Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 119-120, ISBN 88-7621-458-5.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 197, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 2, 1960, pag. 652.

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