Loris Fortuna

politico e partigiano italiano (1924-1985)

Loris Fortuna (Breno, 22 gennaio 1924Roma, 5 dicembre 1985) è stato un politico e partigiano italiano.

Loris Fortuna

Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie
Durata mandato31 luglio 1985 –
5 dicembre 1985
Capo del governoBettino Craxi
PredecessoreFrancesco Forte
SuccessoreFabio Fabbri

Ministro per il coordinamento della protezione civile
Durata mandato1º dicembre 1982 –
4 agosto 1983
Capo del governoAmintore Fanfani
PredecessoreGiuseppe Zamberletti
SuccessoreVincenzo Scotti

Vicepresidente della Camera dei deputati
Durata mandato20 giugno 1979 –
1º dicembre 1982
PresidenteNilde Iotti

Presidente della 12ª Commissione Industria della Camera dei deputati
Durata mandato27 luglio 1976 –
19 giugno 1979
PredecessoreOscar Mammì
SuccessoreGiorgio La Malfa

Presidente della 10ª Commissione Trasporti della Camera dei deputati
Durata mandato17 luglio 1974 –
4 luglio 1976
PredecessoreVittore Catella
SuccessoreLucio Libertini

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato16 maggio 1963 –
5 dicembre 1985
LegislaturaIV, V, VI, VII, VIII, IX
Gruppo
parlamentare
PSI, PSI-PSDI Unificati
CircoscrizioneUdine
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPCI (1946-1956)
Ind.
PSI (1957-1985)
PR (1974-1985)
Titolo di studioLaurea in Giurisprudenza
UniversitàUniversità di Bologna
ProfessioneAvvocato penalista

Il suo nome, assieme a quello del liberale Antonio Baslini, è legato alla legge italiana sul divorzio, denominata legge Fortuna-Baslini.[1]

Biografia modifica

Nasce nel 1924 a Breno, nella Val Camonica della provincia di Brescia, figlio di Luigina Dotti e Mario Fortuna, un cancelliere di Tribunale, emigrò a Udine in Friuli Venezia Giulia a seguito del trasferimento per lavoro del padre, dove consegue la maturità al liceo classico Jacopo Stellini.

Resistenza e il PCI modifica

Durante la seconda guerra mondiale, dove il padre era rappresentante del Partito Comunista Italiano (PCI) in seno al Comitato di Liberazione Nazionale di Udine, Loris fu partigiano nella Brigate Osoppo-Friuli. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e inviato nel penitenziario di Bernau in Germania, ove scontò una condanna ai lavori forzati di più di tre anni. Tornato in Italia al termine del conflitto, si iscrisse al PCI e nel 1949 si laureò in giurisprudenza all'Università di Bologna con una tesi sul diritto di sciopero. Fu legale della Federazione dei Lavoratori della Terra e delle Camere del Lavoro a Udine ed a Pordenone. Dal 1946 al 1948 diresse il settimanale "Lotte e lavoro", col quale condusse battaglie politiche e culturali anche a fianco di Pier Paolo Pasolini.[2]

Partigiano antifascista, inizialmente aderente al Partito Comunista Italiano, col quale venne eletto consigliere comunale, per poi uscirne nel 1956, all'indomani della rivoluzione ungherese. L'anno successivo s'iscrisse al Partito Socialista Italiano (PSI) di Pietro Nenni, con cui, oltre a divenire segretario provinciale, alle elezioni politiche del 1963 fu eletto per la prima volta deputato.[1]

Passaggio al PSI e l'attività politica socialista e radicale modifica

Due anni dopo fu il primo firmatario di una proposta di legge intenta a legalizzare il divorzio, ma su suggerimento di Nenni decise inizialmente di non sottoporre la sua proposta all'esame in parlamento.[1]

Sempre rieletto alla Camera dei deputati, nel 1970 egli ruppe gli indugi e propose la possibilità di divorziare per gli italiani insieme al collega liberale Antonio Baslini. Nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, Fortuna incassò l'appoggio del PCI, del Partito Radicale, del PLI e della sinistra: il 1º dicembre dello stesso anno la proposta di legge "Fortuna-Baslini" fu approvata con 325 sì (e 283 no) alla Camera e 164 sì (e 150 no) al Senato della Repubblica. Sempre nel corso della V legislatura (1968-1972) si occupò della revisione del diritto di famiglia e chiese l'abolizione degli annullamenti automatici dei matrimoni ad opera del Tribunale della Rota Romana.[1]

Successivamente la DC, nel tentativo di abolire l'istituto del divorzio, promosse un'iniziativa referendaria volta ad abrogare la legge Fortuna: il referendum abrogativo si tenne il 12 e il 13 maggio 1974 e vide prevalere i no col 59,3% dei voti, a fronte di un'affluenza alle urne pari all'87,7%. Durante la campagna elettorale Fortuna si legò umanamente e politicamente al leader radicale Marco Pannella: da qui la sua scelta di avere la "doppia tessera" del PSI e del PR.[1]

Nella successiva legislatura (1972-1976) il deputato socialista fu autore della prima proposta sulla depenalizzazione dell'aborto: anche su questa proposta la DC propose un referendum da svolgere il 17 maggio 1981, dove le tesi di Fortuna ottennero l'appoggio del 67,9% della popolazione. Un anno prima egli aveva suggerito una serie di modifiche alla legge sul divorzio, con una separazione necessaria ridotta a due anni (senza opposizione di uno dei due), rispetto ai cinque previsti.[1]

 
Roma, 1985, Marcia della Pace: Enzo Tortora, Maria Adelaide Aglietta (dietro), Giovanni Negri, Loris Fortuna, Flaminio Piccoli, Giuseppe Zamberletti

Più tardi, nel 1984, chiese alcune modifiche e integrazioni alla legge sulla cooperazione dell'Italia con i paesi in via di sviluppo e sugli interventi contro la fame nel mondo. Sempre nel 1984 Loris Fortuna si batteva nel chiedere norme sulla tutela della dignità del malato e la disciplina dell'eutanasia passiva. Poco prima di morire il politico friulano chiese a Bettino Craxi, che lo aveva appena nominato Ministro delle politiche comunitarie, di raggiungere un'intesa elettorale coi radicali.[1]

Fortuna muore a Roma il 5 dicembre 1985, venendo sepolto nel famedio del cimitero monumentale di San Vito a Udine.[3]

Omaggi e commemorazioni modifica

Il suo nome tornò a circolare nell'ambiente politico nel 2005 allorché, a seguito dell'alleanza tra radicali e SDI (Rosa nel Pugno) il vecchio amico Pannella lo accostò a Tony Blair e José Luis Rodríguez Zapatero come esempio da seguire all'interno della tradizione laico-socialista.[4]

Note modifica

Altri progetti modifica

Collegamenti esterni modifica

Controllo di autoritàVIAF (EN215184471 · ISNI (EN0000 0003 5932 4934 · SBN LO1V037904 · LCCN (ENno2018074765 · GND (DE116271543X · WorldCat Identities (ENlccn-no2018074765