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Luigi Guglielmo I Moncada

politico, militare e cardinale italiano
Luigi Guglielmo Moncada d'Aragona La Cerda
Principe di Paternò
Duca di Bivona, Duca di Montalto, Conte di Adernò, Conte di Caltabellotta, Conte di Caltanissetta, Conte di Collesano, Conte di Sclafani, Grande di Spagna
Stemma
In carica 9 giugno 1627 - 4 maggio 1672
Investitura 9 giugno 1627
Predecessore Antonio d'Aragona Moncada
Successore Ferdinando Moncada Aragona
Altri titoli Barone di Melilli, di Motta Sant'Anastasia, di San Bartolomeo, Signore di Malpasso, di Nicolosi, di Camporotondo, di Biancavilla, di Centorbi, delle Due Petralie, di Scillato e di Caltavuturo.
Nascita Collesano, 1º gennaio 1614
Morte Madrid, 4 maggio 1672
Sepoltura Basilica di San Domenico Maggiore
Luogo di sepoltura Napoli
Dinastia Moncada di Paternò
Padre Antonio d'Aragona Moncada
Madre Juana de la Cerda y de la Cueva
Coniugi María Enríquez de Ribera y de Moura (1629-1638)
Catalina de Moncada y Castro (1643-1653)
Figli
Religione Cattolicesimo
Luigi Guglielmo I Moncada
cardinale di Santa Romana Chiesa
Cardenal Luis de Moncada y Aragón.jpg
Ritratto del cardinale Moncada
COA Príncipe de Paternò - Casa de Moncada.svg
 
Incarichi ricoperti
 
Nato1º gennaio 1614 a Collesano
Ordinato presbitero1667
Creato cardinale7 marzo 1667 da papa Alessandro VII
Deceduto4 maggio 1672 (58 anni) a Madrid
 
Luigi Guglielmo Moncada d'Aragona La Cerda
1º gennaio 1614 – 4 maggio 1672
Nato aCollesano
Morto aMadrid
Luogo di sepolturaBasilica di San Domenico Maggiore
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoSpagna Spagna
Forza armataEjército de Tierra
Anni di servizio1º gennaio 1644 - 1º gennaio 1649
Gradocapitano generale
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Luigi Guglielmo Moncada d'Aragona La Cerda, principe di Paternò (in spagnolo Luis Guillermo de Moncada Aragón y de la Cerda; Collesano, 1º gennaio 1614[1]Madrid, 4 maggio 1672), è stato un nobile, politico, militare cardinale italiano del XVII secolo al servizio del Regno di Spagna.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Collesano - borgo madonita della Val Demone di cui i Moncada erano feudatari - il 1º gennaio 1614 da Antonio, IV principe di Paternò, e dalla nobildonna spagnola Juana de la Cerda y de la Cueva dei duchi di Medinaceli. Figlio secondogenito della coppia, il fratello maggiore Francesco, di un anno più grande, morì nel 1626 per un incidente nel bosco di Mimiano, nei pressi di Caltanissetta, fatto che segnò la sua adolescenza.[2]

Avendo i genitori abbandonato l'abito secolare, il 9 giugno 1627, il Moncada ottenne investitura di parte dei titoli e feudi ereditati dal padre, a partire da quello di principe di Paternò, a cui seguirono le investiture degli altri titoli e feudi del 26 maggio 1664 e 16 settembre 1667.[3] Si spostò a Napoli, dove nel 1629 sposò la nobildonna spagnola María Enríquez de Ribera y de Moura, figlia di Fernando, duca di Alcalá, da cui ebbe un solo figlio Antonio, nato nel 1630 e morto in giovane età.[4]

Avviato in politica dal suocero, al quale il padre lo aveva affidato prima di morire[2], che fu viceré di Napoli (1629-1631) e viceré di Sicilia (1632-1635), e che lo introdusse nelle rispettive corti, nel 1633, a soli diciannove anni, entrò a far parte del braccio militare del Parlamento siciliano, dove coordinò in unione con il Principe di Valguarnera il fronte di opposizione contro alcune pretese giurisdizionali del Sant'Ufficio.[5] Nel 1635, il Principe-Duca Moncada divenne presidente del Regno di Sicilia, suo primo incarico governativo di rilievo, che tenne fino al 1639.[3] Da governatore dell'isola si ritrovò ad affrontare diversi problemi, come la carestia del 1635-36 causata dalla crisi del raccolto, che riuscì ad attenuare riducendo la pressione tributaria sui raccolti.[5] Importante fu anche la dismissione di beni pubblici al fine di garantire le entrate tributarie al Regno di Spagna.[5] Fece inoltre abbellire la città di Palermo di fontane, in cui fece costruire la Porta Montalto (1637), completare la Porta Felice (1637), e fatta ristrutturare la Porta Carini.[3] Nonostante ricoprisse importanti cariche pubbliche, il Principe Luigi Guglielmo non trascurò la gestione amministrativa e finanziaria dei suoi feudi.[5]

Nel 1638, morì la sua consorte María, già gravemente malata[2], e partì per la Spagna, dove visse tra Madrid e Saragozza. In questo periodo conobbe Caterina de Moncada y Castro, figlia di Francisco, marchese di Aitona, menina della Regina di Spagna, che sposò nel 1643, e da cui ebbe i figli Ferdinando, Giovanni e Federico, dei quali gli ultimi due, morti in tenerissima età.[6] Il matrimonio con la rampolla del ramo spagnolo dei Moncada si rivelò importante per il Principe di Paternò, che gli permise di introdursi nella corte madrilena e di progredire nella carriera politica[5]: nominato viceré e capitano generale del Regno di Sardegna nel 1644, ricoprì il predetto incarico per due mandati fino 1649[2]; dal 1652 al 1658 fu viceré di Valencia.[2] Nel periodo 1650-51 fu inattivo perché accusato di far parte di quel gruppo di congiurati contro la Corona spagnola capeggiata da Giuseppe Branciforte, conte di Mazzarino, una congiura creata nel 1645 con lo scopo di separare la Sicilia dalla Spagna, ma tali accuse si rivelarono prive di fondamento.[2]

Nel 1653, il Principe-Duca fu nominato cavallerizzo maggiore della regina Anna d'Austria, e nell'anno medesimo morì la sua seconda moglie Caterina.[3][2] Gentiluomo di camera del re Filippo IV di Spagna[3], questi nel 1659 gli assegnò la carica di capitano generale della cavalleria di Napoli.[2] Non essendosi risposato, si occupò di organizzare il matrimonio del figlio Ferdinando con María Teresa Fajardo y Toledo y Portugal, figlia di Fernando, marchese di Los Vélez, avvenuto nel 1665.[2]

Nel 1667, su richiesta dei sovrani di Spagna[3], Moncada fu nominato cardinale da papa Alessandro VII, e la regina gli concesse le rendite delle due abbazie siciliane di Santa Maria di Roccamadore e dei Santi Pietro e Paolo, vacanti dopo la morte del cardinale Carlo de' Medici.[2] Sostenitore del gesuita Giovanni d'Austria, figlio naturale del re Filippo IV, fu allontanato da corte per ordine della regina, e si ritirò nel suo palazzo di Madrid dove morì nella notte tra il 3 e il 4 maggio 1672.[2]

Luigi Guglielmo Moncada fu anche ambasciatore presso l'imperatore Leopoldo, maggiordomo maggiore di re Carlo II di Spagna, e per tre volte Grande di Spagna dal 1631.[3] Di formazione umanistica, fu anche letterato e poeta[3] , nonché collezionista di arazzi.[7]

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'ordine militare di Alcántara
— 1630
  Cavaliere dell'ordine del Toson d'oro
— 1651
  Commendatore di Belvis de la Sierra

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Cesare Moncada Pignatelli, principe di Paternò Francesco Moncada de Luna, principe di Paternò  
 
Caterina Pignatelli Colonna  
Francesco Moncada de Luna, principe di Paternò  
Aloisia de Luna Vega Pietro de Luna Salviati, duca di Bivona  
 
Isabella de Vega y Osorio  
Antonio d'Aragona Moncada, principe di Paternò  
Antonio d'Aragona Cardona Antonio d'Aragona Folch de Cardona, duca di Montalto  
 
Giulia Antonia Cardona Gonzaga  
Maria d'Aragona La Cerda  
María de la Cerda y Manuel de Portugal Juan de la Cerda y de Silva, duca di Medinaceli  
 
Joana Manuel de Noroña y Fabra  
Luigi Guglielmo Moncada d'Aragona La Cerda, principe di Paternò  
Juan Luis de la Cerda, duca di Medinaceli Juan de la Cerda y de Silva, duca di Medinaceli  
 
Joana Manuel de Noroña y Fabra  
Juan de la Cerda y Aragón, duca di Medinaceli  
Isabella d'Aragona Cardona Antonio d'Aragona Folch de Cardona, duca di Montalto  
 
Giulia Antonia Cardona Gonzaga  
Juana de la Cerda y de la Cueva  
Gabriel de la Cueva y Girón, duca di Alburquerque Beltrán de la Cueva y Toledo, duca di Alburquerque  
 
Isabel Girón y Vega  
Ana de la Cueva y de la Lama  
Juana de la Lama y de la Cueva Gonzalo Fernández de la Lama  
 
Isabel Benedicta de la Cueva y Portocarrero, marchesa di Ladrada  
 

NoteModifica

  1. ^ G.M. Mira, Bibliografia siciliana ovvero Gran dizionario bibliografico, vol. 2, Gardiano, 1875, p. 90.
  2. ^ a b c d e f g h i j k Scalisi.
  3. ^ a b c d e f g h Spreti, p. 640.
  4. ^ LINEE GENERALE MONCADA DI PATERNÒ, su mariomoncadadimonforte.it. URL consultato il 17 luglio 2018.
  5. ^ a b c d e LA CAPITALE DI UNO STATO FEUDALE CALTANISSETTA NEI SECOLI XVI E XVII (PDF), su dspace.unict.it. URL consultato il 17 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2017).
  6. ^ G. A. della Lengueglia, Ritratti della prosapia et heroi Moncadi nella Sicilia, vol. 2, Sacco, 1657, pp. 488-494.
  7. ^ (ES) CORRESPONDENCIA ENTRE FERNANDO DE ARAGÓN (1644-1713), 8.º DUQUE DE MONTALTO, Y SU AGENTE EN BRUSELAS SOBRE LA REALIZACIÓN DE LA TAPICERÍA DE LA “HISTORIA DE LA CASA DE LOS MONCADA, su archivoespañoldearte.revistas.csic.es. URL consultato il 18 luglio 2018.

BibliografiaModifica

  • F. Garsia, Teria festante, epitalamio nelle nozze delli eccell. Sig. D. Luigi Moncada e D. Maria Ribera principi di Paternò e duchi di Montalto, Palermo, Decio Cirillo, 1638.
  • G. Savasta, Memorie storiche della città di Paternò, Catania, Galati, 1905.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Bologna, Forni, 1981.
  • R. Pilo, Luigi Guglielmo Moncada e il governo della Sicilia (1635-1639): gli esordi della carriera di un ministro della monarquía católica, Caltanissetta, Sciascia, 2008, ISBN 88-8241-296-2.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN89107479 · ISNI (EN0000 0000 6235 4462 · LCCN (ENn2009079017 · GND (DE139712038 · CERL cnp01202508 · WorldCat Identities (ENn2009-079017