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Principessa Maria Carolina di Savoia.

«"Principessa Maria Carolina Antonietta
di Savoia! Lo sposo da me scelto v'aspetta:
il Duca di Sassonia: Marcantonio Clemente."
...Così parlava il padre, il Re, solennemente»

(Guido Gozzano, Poesie Sparse, Carolina di Savoia)

Maria Carolina Antonietta Adelaide di Savoia (Torino, 17 gennaio 1764Dresda, 28 dicembre 1782), quarta figlia del re Vittorio Amedeo III di Savoia, crebbe alla corte sabauda, molto affezionata alla propria famiglia e amata dal popolo.

BiografiaModifica

Per decisione paterna, dovette sposare il principe elettore di Sassonia, Antonio Clemente: nonostante i dinieghi della fanciulla, il matrimonio venne suggellato a Moncalieri il 28 settembre 1781.

Per le nozze vennero realizzate feste sontuose in più parti della capitale. I balli ufficiali si svolsero nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Reale ed a Moncalieri, ma anche a Palazzo Gontieri si svolse un fastoso ricevimento, con tanto di ballo nel cortile interno, appositamente coperto per l'occasione[1].

Con riluttanza, a soli diciassette anni, la ragazza dovette lasciare Torino, diretta verso la Sassonia, il 17 settembre 1782. La famiglia reale l'accompagnò fino a Vercelli; a quel punto la giovane salì sulla carrozza che l'avrebbe portata in Germania.

Ad Augusta giunse il 14 ottobre. Il 24 ottobre venne celebrato il matrimonio in forma solenne.

Seppure l'elettore Federico Augusto I e il fratello Antonio Clemente si prodigassero per rendere il suo soggiorno in Germania piacevole, la giovane principessa era triste, con grande nostalgia delle sue terre natie. Improvvisamente, tra il 14 ed il 15 dicembre 1782 la principessa venne colpita dal vaiolo; nonostante le cure dei medici, il 28 dicembre morì.
Il feretro, esposto al popolo come di rito, ebbe poi sepoltura a Dresda.

L'amore che il popolo piemontese ebbe verso di lei e la sua triste vicenda la fecero tramandare attraverso una famosa canzone popolare, raccolta in numerose versioni da Costantino Nigra nella sua opera. Il testo della canzone venne ripreso poi da Guido Gozzano nel racconto Torino d'altri tempi.

AscendenzaModifica

NoteModifica

  1. ^ Luigi Bassignana, Torino in Festa, pp. 142-144, 2004, Torino Incontra.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN121929753 · ISNI (EN0000 0000 8046 8818 · LCCN (ENno2012084478 · GND (DE1015210902 · BNF (FRcb12334932n (data) · CERL cnp01221408 · WorldCat Identities (ENno2012-084478