Riserva naturale Fara San Martino Palombaro

riserva naturale italiana
Riserva naturale Fara San Martino Palombaro
Gole di Fara San Martino.jpg
Le gole di Fara San Martino
Tipo di areaRiserva naturale orientata
Codice EUAP0021
Class. internaz.SIC, ZPS
StatiItalia Italia
RegioniAbruzzo Abruzzo
ProvinceChieti Chieti
ComuniFara San Martino, Palombaro
Superficie a terra42,02 km²
Superficie a terra4202 ha
Superficie a mare0 ha
Provvedimenti istitutiviD.M. 02/02/1983
GestoreEx A.S.F.D.

La Riserva naturale Fara San Martino Palombaro è un'area naturale protetta dell'Abruzzo istituita nel 1983. Occupa una superficie di 4.202 ha all'interno del Parco Nazionale della Majella[1]. La riserva si estende tra i comuni di Fara San Martino e Palombaro, in provincia di Chieti.

Indice

TerritorioModifica

 
Le gole

La riserva è caratterizzata dalla presenza delle Gole di Fara San Martino, una sorta di forra formata dall'erosione del torrente Verde[2]: il vallone è lungo 14 km su un dislivello di ben 2400 m, che scende dalla sommità della Maiella fin sotto al paese, ed è suddiviso in tre parti:[3]

  • la prima detta Vallone di Santo Spirito, nome dall'omonima grotta;
  • la seconda la zona detta Macchia Lunga;
  • la terza detta Valle Cannella, terminante in un circo di formazione glaciale pieno di doline ed inghiottitoi.

Una leggenda vuole che le gole fossero state aperte dalle braccia di san Martino, probabile riferimento cristiano di Ercole e delle colonne d'Ercole.

Parallelo al vallone di Fara è il Vallone del Fossato.[3] Sparse per tutta la riserva, inoltre vi sono numerose grotte di cui alcune sono state trasformate nel corso del tempo in luoghi di culto, altre sono diventate rifugio di pastori e briganti. Nella zona della riserva, la presenza umana è attestata sin dall'epoca dell'Età del Bronzo.[2]

FloraModifica

La foresta è ricoperta di boschi di leccio, corbezzolo e terebinto. Nelle zone alte si trova il laricio, nella Valle di Macchia Lunga vi sono delle faggete ed il pino mugo[2]. Altre specie nella riserva sono il pino nero[4], la ginestrella di Valenza, la campanula di Cavolini, la primula orecchia d'orso, la potentilla appenninica, l'orchidea Corallorhiza trifida, la Pyrola chiorantha, la lonicera nigra, la scarpetta di Venere, il ginepro nano, l'uva ursina ed il ginepro sabino.[3]

FaunaModifica

La coturnice è il simbolo della riserva. L'avifauna è arricchita anche dalla presenza del picchio muraiolo e del crociere, mentre tra i rapaci ricordiamo l'aquila reale, l falco pellegrino e il lanario.[2]

Tra i mammiferi, degna di nota la presenza dell'orso marsicano, del lupo appenninico, del capriolo, del cervo[2] e del camoscio d'Abruzzo.[4]

Gole di Fara San Martino e Grotta Sant'AngeloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grotta Sant'Angelo (Lama dei Peligni) e Grotta Sant'Angelo (Palombaro).

Le Gole si trovano dietro il borgo nella spaccatura tra le due rocce. Il percorso chilometrico porta dal monastero di San Martino fino alla grotta di Lama dei Peligni.

Tra Fara e Palombaro inoltre è presente una cappella incisa nella roccia, dedicata a Sant'Agata.

Monastero di San Martino in Valle di FaraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Abbazia di San Martino in Valle.

I resti del monastero si trovano fra le Gole. Il.monastero dei monaci benedettini fu fondato nel VII secolo tramite un piccolo eremo sulla roccia e fu ampliato nel Quattrocento con la costruzione dell'edificio gotico. Il monastero venne devastato dai Turchi nel Cinquecento e non fu più riutilizzato.

Oggi rimane intatto il piccolo eremo sulla montagna e il portale gotico con alcuni colonnati delle tre navate. Secondo gli studi la facciata doveva essere a capanna con contrafforti che terminavano in guglie svettanti.

NoteModifica

Voci correlateModifica

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